La leggenda vuole che nel lontano XIV secolo i nobili venzonesi avessero offerto tutte le loro ricchezze per abbellire e fortificare la cittadina situata a una trentina di km a nord di Udine. Ben presto, tuttavia, i denari terminarono e numerosi furono i lavoratori non ricompensati che avevano già svolto il loro servizio. Tra questi, in particolare, un’artista di Udine che aveva completato la cupola in rame del Duomo di Sant’Andrea Apostolo con una palla d’oro e in quanto non pagato decise di sostituire la palla con una zucca. Pochi giorni dopo, la zucca cadde dalla sommità della cupola e si sfracellò a terra: fu allora che i venzonesi compresero la beffa dell’artista. E’ da quel tempo che la zucca è presenza fondamentale di Venzone, specialmente nell’ultimo fine settimana di ottobre. Quella della zucca è una festa vivace, che lega piacere della buona cucina a storia e magia e sembra fortunatamente lontana dalla banale festa di Halloween. Entrando nella bella cittadina fortificata di stile medioevale si lascia il presente, la realtà, il traffico della strada statale affollata da macchine cariche di persone attratte dalla magia di questo “borgo”. Sono torce e fiaccole ad illuminare la via del visitatore che incontra antichi nobili, cavalieri, dame, giocolieri, acrobati, saltimbanchi. Significative rievocazioni storiche li impegnano in canti, danze, musiche o spettacoli in genere che coinvolgono lo “straniero” e lo accompagnano mentre sbalordito si ferma di fronte alla bellezza del Palazzo comunale degli inizi del XV secolo. Esse lo conducono attraverso vie, piazze, taverne locande e botteghe dove le zucche si presentano maestose: zucche intagliate e decorate da osservare, zucche enormi da guinness dei primati, zucche finalmente da mangiare. Squisiti gnocchi di zucca con ricotta affumicata, frico, pane o dolci alla zucca deliziano i palati specialmente se accompagnati da un buon vino friulano o da un liquore di zucca. Si lascia Venzone ancora pensando alla zucca e condizionati dall’atmosfera magica del luogo, si crede che come in Cenerentola la zucca possa trasformarsi in carrozza. Rapida è, ahimè, la delusione: la zucca non diventa carrozza ma macchina e, ancora una volta, si riparte.

Giulia Cragnolini