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L’università è pubblica, offerta ad un prezzo stracciato. Tutti possono permettersela con qualche piccolo accorgimento: ridurre le statistiche di lettura (gentilmente fornite dalle case editrici) grazie all’usato o a tonnellate di fotocopie, sessioni di caccia all’offerta nei supermercati, una dieta equilibratamente priva di carne, pesce e vegetali e, infine, l’abile “riciclaggio” di qualche tesina o lavoro già fatto – dove sia possibile, naturalmente.

Ma avete mai provato a fare a meno del computer? Del comodo portatile che svolge il suo degno lavoro di radio, TV, quaderno e telefono, comodamente assiso sulla vostra scrivania?

Innanzitutto, vi toccherebbe affrontare lo sguardo contrariato dei prof al ricevere da una manina incerta due fogli a quadretti – miserelli – scritti a mano. Il prestigio di un font impersonale (anche se leggibile) e di un’impaginazione a cui il vostro intelligente marchingegno ha pensato per voi, non ha pari.

Per non parlare poi delle presentazioni: quei dieci minuti da elettricista tra cavi, prese, proiettori, pulsanti e rotelline sono uno dei momenti d’orgoglio della vita universitaria! Che fareste, impacciati, sempre con le medesime pagine manuscritte tra le mani, cercando di leggervi di straforo qualche parola illuminante, con gli occhi e le orecchie di tutti puntati su di voi (almeno nei primi imbarazzanti minuti) e non sullo schermo colorato, senza la possibilità di scappare a premere il magico bottone-cambia-slide? Davvero un bell’esercizio di self control!

In verità, l’università italiana incoraggia ancora la cultura del papiro, tant’è vero che molti professori non v’è maniera di contattarli se non di persona, essendo la posta elettronica un mero suppellettile. Il materiale dei corsi fornito agli studenti via internet, poi, è quasi un mito a cui non siamo abituati a far fronte. A volte ci perdiamo dietro a tanta innovazione e non riusciamo a tenere il passo. Insomma, per la scuola, questioni di forma a parte, se ne potrebbe far anche a meno.

È però nella vita privata che lo straordinario armenicolo imperversa e regna sovrano. Alla mattina l’oroscopo per i più superstiziosi, l’orario delle lezioni per gli scrupolosi; impostato sulla funzione “scarica di tutto” lo si può poi abbandonare per qualche ora, per approfittare, al ritorno, del ricco bottino nel frattempo conquistato. Musica, film sono una banale ovvietà. Viene poi il momento della lettura dei giornali, della mail e dei siti di rito. Ma il vero pericolo risiede nella libera divagazione per l’universo di YouTube, di Messenger, Facebook e chat varie. I contatti coi vecchi amici vanno ben salvaguardati, no?! E fu sera e fu mattina…secondo giorno!

Driiiin! Sveglia…è tardi…ach! Devo correre in università o non farò mai in tempo a copiare e stampare il lavoro di inglese. Pedala, suda, conquista la postazione, batti a ritmo folle sulla tastiera, vinci sul tempo i concorrenti nella corsa alla stampante e…tuuuu…stampante rotta! Sconsolata riprendo i miei fogli, controllo la posta e consegno le solite pagine sparse alla prof. È bene farsi un’elenco delle cose da fare a computer o potrebbe risultare fastidioso dover tornare apposta in facoltà per una piccola dimenticanza. Non è così facile, purtroppo mantenere i contatti con tutti vivendo in un’altra città e potendo consultare solo sporadicamente il web. Si evitano le comode relazioni basate su qualche parola via chat e ci si costringe a scrivere lunghe mail o addirittura lettere, anche se più raramente. Non vi preoccupate, dopo qualche anno vi capiranno!

Una volta conclusa la routine informatica, grazie ad una connessione dai ritmi preistorici (che di certo scoraggia le piacevoli scampagnate a tempo perso sul web), il pomeriggio è libero. Libero? Terribilmente vuoto! Mi toccherà farmi un giro, magari andare di persona a salutare Tizio o Caio e addentrarmi nel profondo della città, dei suoi dintorni e tra i suoi abitanti, giusto per perder un po’ di tempo fino a sera. Forse ci scappa addirittura un’oretta di sport…vero.

Margherita Vismara

Cari instancabili lettori,

più passa il tempo per me in questo Polo, più mi sembra di capirlo: una bottiglia di vetro con dentro una nave, bambini adulti che da questi ultimi vogliono prendere da subito la strafottenza, il prestigio, la meschinità, ma molte volte la maturità, la voglia di fare, il ragionamento etico e responsabile. Mi sembra di capire un po’ il mondo, se proporzionato ad una scala più vasta. Allora questo giornale diventa sempre più quello che nel mondo è la cultura: è uno spazio libero, innanzitutto. Ciò che il comunismo ancora cerca attraverso l’abolizione della proprietà privata, probabilmente le parole ed il pensiero l’hanno già ottenuto.

Eppure mi compiaccio di come la comunità studentesca del nostro Polo sia interessante ed interessata, nonostante il virus molto presente di quello che io chiamo “attendismo” (tutto mi deve essere servito davanti, altrimenti mi lamento: “perché a Gorizia non c’è proprio nulla…”). Mi stupisco sempre di più che tutta la barca in fin dei conti naviga, e naviga più che bene, grazie a noi studenti, naviga grazie al giornale, grazie alle Associazioni; naviga anche senza il prestigioso riconoscimento di chi questa barca la manovra, mangiando caviale e dimenticandosi di pagare i mozzi. Non i capitani, o gli ammiragli. I mozzi.

Tra pochi mesi scenderò giù dalla nave contento, e non mi dispiacerò di aver perso questa Università. Mi dispiacerò di aver perso questo quadro variopinto di persone.

Allora brindiamo, che il tintinnio dei bicchieri si senta forte, su fino al quinto piano e in torretta. Brindiamo alle conquiste che abbiamo ottenuto e che otterremo il giorno che ci installeremo nella nuova Aula Associazioni, dove tutti finalmente potranno con-vivere. Se l’esperienza universitaria tralascia la mutuale conoscenza, se tralascia lo scambio di idee, se tralascia l’esistenza di uno spazio comune in cui condividere, beh… avremo perso un po’ dei nostri venti anni. E il giornale non ci sta.

Felice Natale a tutti e buone vacanze,

Edoardo Buonerba

edoardo.buonerba@sconfinare.net

Per tutti i lettori di Sconfinare.net il nuovo numero è ora completamente disponibile. Come avrete notato è cambiata un pelo un bel po’ la grafica del sito internet. Spero sia ora più leggibile e più semplice ritrovare i contenuti. Gli elementi più importanti sono le due barre: una orizzontale in alto con le sezioni Redazione e Pdf. La seconda barra invece mostra le statistiche del sito, le foto della redazione e cliccando sulle categorie potrete visualizzare solo gli articoli di quelle rubriche di tutti i numeri, oppure scegliendo un archivio più in basso visualizzerete gli articoli pubblicati in quei mesi. Buona lettura a tutti.
Diego Pinna

Per chi si trova a vivere a Gorizia il confronto con il confine rappresenta una tappa obbligata. Il confine non è però soltanto quelloche divide il territorio italiano da quello sloveno, ma anche quello – senza dubbio meno evidente – tra la città e l’università e ancora quello che separa i due atenei goriziani. Questo aspetto non è sfuggitoagli studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste. Ed è da questa consapevolezza che nasce «Sconfinare». Ecco dunque il primo numero di quella che vuole essere da un lato un’occasione di confronto e riflessione all’interno del mondo universitario, ma anche un modo di aprirsi a Gorizia. Troppo spesso città e università vivono esistenze a sè, senza opportunità di scambiarsi esperienze e arricchirsi vicendevolmente. «Sconfinare» si candida allora a diventare lo strumento per superare quel confine che divide il colle che ospita il Seminario minore – oggi, appunto, sede del Polo universitario goriziano di via Alviano – da Gorizia e soprattutto dai goriziani. Non si concludono qui gli obiettivi degli studenti che hanno dato vita a questa nuova iniziativa editoriale. Il
giornale, infatti, avrà anche un’anima transfrontaliera attraverso la traduzione in sloveno dei principali articoli proposti in ogni numero. Nella speranza che continuino ad arricchire con i loro contributi la
realtà di «Sconfinare», i ringraziamenti della redazione vanno sin d’ora a Piergiogio Gabassi, Demetrio Volcic, Roberto Covaz e Pietro Neglie, senza dimenticare il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano

Annalisa Turel