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L’università è pubblica, offerta ad un prezzo stracciato. Tutti possono permettersela con qualche piccolo accorgimento: ridurre le statistiche di lettura (gentilmente fornite dalle case editrici) grazie all’usato o a tonnellate di fotocopie, sessioni di caccia all’offerta nei supermercati, una dieta equilibratamente priva di carne, pesce e vegetali e, infine, l’abile “riciclaggio” di qualche tesina o lavoro già fatto – dove sia possibile, naturalmente.
Ma avete mai provato a fare a meno del computer? Del comodo portatile che svolge il suo degno lavoro di radio, TV, quaderno e telefono, comodamente assiso sulla vostra scrivania?
Innanzitutto, vi toccherebbe affrontare lo sguardo contrariato dei prof al ricevere da una manina incerta due fogli a quadretti – miserelli – scritti a mano. Il prestigio di un font impersonale (anche se leggibile) e di un’impaginazione a cui il vostro intelligente marchingegno ha pensato per voi, non ha pari.
Per non parlare poi delle presentazioni: quei dieci minuti da elettricista tra cavi, prese, proiettori, pulsanti e rotelline sono uno dei momenti d’orgoglio della vita universitaria! Che fareste, impacciati, sempre con le medesime pagine manuscritte tra le mani, cercando di leggervi di straforo qualche parola illuminante, con gli occhi e le orecchie di tutti puntati su di voi (almeno nei primi imbarazzanti minuti) e non sullo schermo colorato, senza la possibilità di scappare a premere il magico bottone-cambia-slide? Davvero un bell’esercizio di self control!
In verità, l’università italiana incoraggia ancora la cultura del papiro, tant’è vero che molti professori non v’è maniera di contattarli se non di persona, essendo la posta elettronica un mero suppellettile. Il materiale dei corsi fornito agli studenti via internet, poi, è quasi un mito a cui non siamo abituati a far fronte. A volte ci perdiamo dietro a tanta innovazione e non riusciamo a tenere il passo. Insomma, per la scuola, questioni di forma a parte, se ne potrebbe far anche a meno.
È però nella vita privata che lo straordinario armenicolo imperversa e regna sovrano. Alla mattina l’oroscopo per i più superstiziosi, l’orario delle lezioni per gli scrupolosi; impostato sulla funzione “scarica di tutto” lo si può poi abbandonare per qualche ora, per approfittare, al ritorno, del ricco bottino nel frattempo conquistato. Musica, film sono una banale ovvietà. Viene poi il momento della lettura dei giornali, della mail e dei siti di rito. Ma il vero pericolo risiede nella libera divagazione per l’universo di YouTube, di Messenger, Facebook e chat varie. I contatti coi vecchi amici vanno ben salvaguardati, no?! E fu sera e fu mattina…secondo giorno!
Driiiin! Sveglia…è tardi…ach! Devo correre in università o non farò mai in tempo a copiare e stampare il lavoro di inglese. Pedala, suda, conquista la postazione, batti a ritmo folle sulla tastiera, vinci sul tempo i concorrenti nella corsa alla stampante e…tuuuu…stampante rotta! Sconsolata riprendo i miei fogli, controllo la posta e consegno le solite pagine sparse alla prof. È bene farsi un’elenco delle cose da fare a computer o potrebbe risultare fastidioso dover tornare apposta in facoltà per una piccola dimenticanza. Non è così facile, purtroppo mantenere i contatti con tutti vivendo in un’altra città e potendo consultare solo sporadicamente il web. Si evitano le comode relazioni basate su qualche parola via chat e ci si costringe a scrivere lunghe mail o addirittura lettere, anche se più raramente. Non vi preoccupate, dopo qualche anno vi capiranno!
Una volta conclusa la routine informatica, grazie ad una connessione dai ritmi preistorici (che di certo scoraggia le piacevoli scampagnate a tempo perso sul web), il pomeriggio è libero. Libero? Terribilmente vuoto! Mi toccherà farmi un giro, magari andare di persona a salutare Tizio o Caio e addentrarmi nel profondo della città, dei suoi dintorni e tra i suoi abitanti, giusto per perder un po’ di tempo fino a sera. Forse ci scappa addirittura un’oretta di sport…vero.
Margherita Vismara
A Gorizia qualcosa si muove…
Sull’onda, o forse al di fuori dell’Onda della protesta, a prescindere dal personale credo politico, dal colore delle bandiere e dalle più o meno intense abbronzature di chi la politica la fa o la dovrebbe fare, insomma nel contesto più o meno tormentato ed acceso di queste ultime settimane, anche a Gorizia, si respira aria di “yes, we can!”. Aria di incontro, aria di “pericolo: studente informato!”
Lunedì, 26 novembre, presso il bar Aenigma, luogo ormai votato a questo genere di iniziative, si è tenuto un workshop, completamente organizzato e gestito da nostri compagni e colleghi universitari, con varie collaborazioni di docenti di entrambi i Poli Goriziani di Trieste e Udine.
Tra i temi trattati: confronto Italia-Estero sul sistema universitario e le prospettive post-laurea, storia delle riforme dell’istruzione e dell’università in Italia dall’Unità ad oggi, infine, come la stampa ha reagito alla protesta, un’analisi di testate e di articoli giornalistici di tre quotidiani a tiratura nazionale: l’Unità, Libero e Il Corriere.
Non vogliamo soffermarci sulla trattazione degli argomenti, per quello sarà disponibile tra breve un resoconto redatto dalle organizzatrici, ma piuttosto presentiamo qualche considerazione e piccole ed umili critiche.
Data la numerosa partecipazione, circa una cinquantina di persone, forse il già citato bar non è il luogo più opportuno e appropriato per questo genere di incontri, dati gli spazi purtroppo modesti. Bisognerebbe entrare in un’ottica di idee che preveda lo sfruttamento di ambienti come il Punto Giovani, che benché sia più lontano dal centro e meno frequentato, possiede più ampi spazi ed è più adatto a tale scopo.
Secondo, le tre tematiche affrontate, pur nel loro carattere assai coinvolgente ed interessante, è sembrato che non avessero un forte e chiaro filo logico che le tenessero assieme. Più nello specifico, i primi due gruppi, storia e confronto Italia-Estero, erano perfettamente inerenti ed in sintonia all’interno dei lavori, mentre il gruppo mass media, nonostante il suo carattere attrattivo, si slegava e in un certo senso, faceva più che altro da cornice ai lavori.
Un’ultima nota, invece, deve essere fatta sul confronto finale e conclusivo dell’intera serata, dove, tra gli stessi partecipanti e senza bisogno di mediazione si poteva scorgere il desiderio e l’emergere di un acceso e vivo dibattito, anche molto sentito, da chi, soprattutto, come studente Erasmus, le diversità istituzionali e metodologiche di insegnamento le ha vissute sulla propria pelle, andando quindi a dare un contributo assai più palpabile e vero dei numerosi grafici, numeri e cifre che ci sono stati forniti, molto interessanti, ma purtroppo freddi e lontani, almeno a noi, nella forma e nello stile. Quindi era necessario un incontro tra i singoli gruppi di lavoro e in una seconda serata uno spazio completamente dedicato al confronto e al dibattito, così da non essere soffocato sul nascere.
La nostra semplice critica deve, però, tenere conto anche del lavoro, della passione e dell’impegno di chi il workshop l’ha pensato, proposto e vissuto più degli altri.
Un grazie e una sincera lode, quindi, a chi, in vari modi, ci fa capire che Gorizia non è così lontana da Roma come sembra, che questo confine è un’occasione e non un muro, che la piazza da sola non serve, ma va coadiuvata da un lavoro che prevede informazione e formazione, dentro e fuori gli ambienti istituzionalmente finalizzati all’apprendimento, per sfatare vecchi e ormai anacronistici miti, credenze e supposizioni. Che gli studenti non sono delle mere forme kantiane da riempire di nozioni preconfezionate, non sono dei vasi vuoti in cui far confluire un sapere sterile, ma essi stessi sono i primi ad insegnare e a dare qualcosa, prima ai professori, poi a colleghi e a individui in genere, perché il sapere e la crescita personale non sono mai a senso unico, ma si articolano e sviluppano in multiformi e differenti forme. Una società che si confronta, che considera importante ed essenziale il proprio patrimonio di giovani e anziani può progredire e migliorare, una società che si preoccupa solo di benessere e di crescita economica, di debito pubblico e di imprese, che attua politiche finalizzate solo a individui nella fascia dei 30-50 anni, è una società già morta, che non ha compreso, apprezzato e capito gli sforzi, i sacrifici e le conquiste di più di due millenni di storia Italiana o meglio italica ed Europea.
Ampliamo gli orizzonti, non preoccupiamoci solo della nostra piccola Italia, guardiamo all’Europa, all’Europa politicamente unita, il futuro è lì, nel campanilismo c’è la morte.
Ben vengano quindi questi incontri, queste proposte e questa vitalità! Sono il primo passo per un cambiamento ed una prospettiva, forse non più facile e felice, ma sicuramente più cosciente e vissuta.
Francesco Plazzotta
francesco.plazzotta@sconfinare.net
Il 26 novembre si è svolta presso la sede dell’Università di Trieste in Via Alviano la conferenza dal titolo “Gli impatti delle elezioni presidenziali sulla politica estera americana: premesse, sviluppi, prospettive”, durante la quale sono intervenuti il giornalista Demetrio Volcic, il professore AntonGiulio De’ Robertis e il responsabile per i Public Affairs del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano John Hillmeyer.
L’incontro è stato organizzato dall’associazione YATA (Youth Atlantic Treaty Association) Gorizia in collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano e il Corso di Laurea in Scienze Int.li e Diplomatiche e ha visto una partecipazione molto attiva degli studenti del polo goriziano, che hanno riempito l’aula magna come pochi eventi sono riusciti a fare.
La scelta di tre personaggi di calibro alquanto elevato, ma esperti di ambiti differenti, ha fatto sì che la tavola rotonda sia riuscita a toccare molte delle sfaccettature delle relazioni esterne degli States, dalla composizione del nuovo esecutivo, alle relazioni tra Stati Uniti e Russia, dalle aspettative sulla risoluzione dell’intervento in Iraq, al possibile ritorno della politica estera americana verso il multilateralismo.
E’ stato infatti su questa falsariga che il Hillmeyer ha svolto il suo intervento: un perfetto esempio di diplomazia, in cui ha esposto le linee principali del nuovo esecutivo, le aspettative degli americani stessi e del resto del mondo. Premettendo che le aspettative che si sono create attorno a questo nuovo presidente sono fin troppo alte, Hillmeyer ha affermato che, almeno nel primo periodo, l’interesse del nuovo esecutivo sarà focalizzato sulla politica interna, in particolare sulle misure da attuare per contrastare la crisi economica che solo nel novembre scorso ha portato al licenziamento di più di mezzo milione di persone. La priorità di Obama è quindi giustamente quella di salvaguardare il proprio Paese, cercando di consolidare gli Stati Uniti, che ora come mai hanno bisogno di un capo che sia in grado di guidarli verso un nuovo inizio.
Il responsabile per i Public Affairs ha comunque rincuorato la platea, assicurando che nel medio periodo Obama si dedicherà con profondo coinvolgimento alla politica estera, assicurando maggior impegno in Afghanistan e e un lento ma costante ritiro delle truppe e delle strutture statunitensi dall’Iraq. Analizzando le possibili candidature dei diversi membri dell’esecutivo, tra cui Hillary Clinton come Segretario di Stato, successivamente confermata dal neo-eletto presidente, Hillmeyer si è mostrato fiducioso verso un maggiore interesse del suo paese verso la questione mediorientale anche se i risultati si vedranno solo nel lungo periodo.
Nota dolente è stata purtroppo quella riguardante l’impegno americano in Africa: pare infatti che nell’agenda di Obama il continente da cui la sua stessa famiglia proviene non trovi grande spazio, e sia subordinato ad altri temi che per il neo presidente sono prioritari.
Dei rapporti tra Stati Uniti e Federazione Russa si è occupato il giornalista emerito Demetrio Volcic, goriziano e storico inviato a Mosca del TG1, il quale con una lezione magistrale è riuscito sia a spiegare le relazioni tra le due grandi potenze, sia a fare un quadro della Russia contemporanea e passata che solo un esperto del suo calibro era in grado di fare. Nel suo intervento Volcic ha innanzitutto toccato il delicato tema della crisi finanziaria, che ha investito anche la Federazione Russa, la quale in pochissimi mesi si è vista costretta a ridimensionare le proprie azioni e le proprie aspettative. Si è quindi parlato di una diplomazia più morbida da parte di Medvedev e Putin, volta a mantenere un profilo basso in seno alle organizzazioni internazionali. Questo avrà forse risvolti importanti sia verso i propri vicini, che molto spesso sono considerati dalla Russia come questioni quasi domestiche, sia verso l’Unione Europea e gli Stati Uniti. E proprio verso questi ultimi l’atteggiamento molto probabilmente cambierà, visto che con l’elezione di Obama sarà sempre più difficile sfruttare il comune denominatore dell’antiamericanismo, carta che molto spesso la Federazione ha usato negli ultimi tempi contro le azioni della amministrazione Bush jr.
Infine il professor De’ Robertis, docente emerito di Storia dei Trattati presso l’Università di Bari, ha analizzato lo spinoso argomento del multilateralismo nelle relazioni tra Stati Uniti e resto del mondo. Egli ha infatti notato un cambiamento epocale nella linea delle relazioni esterne degli Stati Uniti proposta da Obama durante la sua campagna elettorale: dopo 8 anni di amministrazione Bush jr. estremamente neoconservatrice e tendenzialmente unilaterale, si evince dai discorsi elettorali del neo presidente un impegno a considerare maggiormente i propri alleati e il valore dei fora internazionali. Ciò pare si espleterà attraverso il rifiuto dell’uso unilaterale della forza, tranne in caso di attacco sul suolo statunitense; la fine dell’occupazione dell’Iraq, per estendere il proprio impegno a tutta l’area; l’impegno a considerare maggiormente le proposte provenienti dagli altri Paesi riguardo alla riforma, ormai ritenuta unanimemente necessaria, della struttura e del funzionamento delle Nazioni Unite.
Questo incontro, si spera il primo di una lunga serie, ha visto come veri protagonisti gli studenti del Cdl in Scienze Int.li e Diplomatiche, che oltre a partecipare numerosissimi all’evento, si sono distinti per la quantità e soprattutto per la qualità delle domande poste ai relatori, le quali hanno permesso un dibattito molto vivo e certamente di alto valore culturale.
Leonetta Pajer
leonetta.pajer@sconfinare.net
In cantiere l’Alumni Day 2009…
Apprendo da Intelligence in Lifestyle che dalla crisi economico-finanziaria internazionale uscirà ancora vittorioso il british: se british è infatti la radice del moderno capitalismo, british è anche la soluzione ai suoi problemi…e non solo perché il piano Brown di risposta alla crisi è tra i più arditi, imitati e meno “economically-correct”, ma anche perché proprio inglese era quel John Maynard Keynes che elaborò la Teoria generale che dovrà tirarci dai guai.
Ed ecco allora che la rivista si lancia in un elogio di Eton: la public school che formò il grande economista. E proprio nel titolo leggo che il vero segreto del modello Eton è il mantenimento dei contatti tra gli studenti ed i laureati, non solo nella convizione che interagendo tra loro i migliori cervelli si accrescano a vicenda, ma anche affinchè ogni laureato, conoscendo il talento dei suoi colleghi più giovani, li chiami al suo fianco nei posti che contano. Questa, sottolinea il giornalista, è la versione british della raccomandazione.
Sta rinascendo in questi giorni tra le mura di via Alviano il progetto dell’ASSID (l’Associazione degli Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche). Nata nel 1993 l’associazione si era un po’ persa nel corso degli anni. Il suo obiettivo primario era quello di unire tutti gli studenti del SID (senza alcuna distinzione ideologica o di alcun tipo) e di creare per loro nuove e maggiori opportunità didattiche e professionali anche attraverso la pubblicizzazione del corso di laurea. Ecco dunque che quest’anno, tra le altre attività, l’ASSID si farà promotrice delle “task forces per il SID”: ogni studente potrà scegliere di tornare nella propria città di origine e pubblicizzare presso la propria scuola superiore il nostro corso di laurea, ottenendo per questo un parziale rimborso spese.
Ma l’ASSID vuole innanzitutto tornare ad essere il network tra studenti e laureati che era nei suoi anni migliori, per questo si sta muovendo già da ora in vista dell’Alumni Day 2009: la giornata di festeggiamento dei venti anni del SID in occasione della quale gli ex-studenti tornano ad incontrare i loro colleghi più giovani.
Come molti sapranno il nostro corso di laurea fu fondato all’alba della caduta del muro di Berlino, nell’ormai lontano 1989. Tradizionalmente l’ASSID ha preso parte all’organizzazione dei passati Alumni Day, per quest’anno si parla di un’intera giornata in giugno: in mattinata presentazione del corso e della sua storia, nel corso della giornata divisione in gruppi e presentazione delle opportunità di lavoro e serata di gala finale. Tutto però è ancora in fieri…ogni aiuto è ben accetto: la riuscita di un tale evento è legata soprattutto alla nostra capacità organizzativa (oltre che ai fondi a disposizione…).
A vent’anni dalla caduta del muro i Balcani bussano alla porta dell’Unione Europea. Mentre Gorizia ha la possibilità di tornare ad essere al centro della Mittleuropa, l’Italia non può essere spettatrice di un processo che si svolge alle sue porte. Questa sfida passa tutta per la Diplomazia e dunque anche per il SID: da qui dovranno uscire i laureati che dovranno negoziare ad ogni livello, dal comunale all’europeo fino al mondiale. È accaduto nel passato, ma deve accadere ancor più nel futuro anche attraverso una sinergia tra studenti, Polo ed una comunità locale che raramente ha collaborato con lungimiranza con il corso di laurea e spesso si è fermata a interessi di breve periodo.
Se è vero come apprendo che la qualità di un’università come Eton dipende dalla cooperazione e collaborazione dei cervelli che hanno frequentato e frequentano questa università, e se è vero come penso che ciò vale per qualunque istituzione accademica, allora il ruolo che l’ASSID, ed in essa tutti gli studenti del SID, vuole svolgere è certamente di vitale importanza. L’Alumni Day 2009 può essere solo l’inizio…le iscrizioni sono aperte…
Attilio Di Battista
attilio.dibattista@sconfinare.net
Ciao a tutti i lettori di Sconfinare!
L’Osservatorio Mediterraneo di Ricerca Operativa (O.Me.R.O.) sta cercando fra i giovani studenti del SID dei collaboratori. In particolare (da ex studentessa SID) mi riferisco alle moltissime tesi e tesine che siamo obbligati a scrivere per alcuni insegnamenti, sarebbe bello se alcuni di voi volessero mettere a disposizione le proprie ricerche su uno spazio internet.
OMeRO è un’Associazione Culturale di Geopolitica nata dalla passione di un gruppo di ex studenti del I Master in Geopolitica, organizzato dalla rivista Limes e dalla SIOI nel 2007.
L’oggetto principale della nostra indagine sono i rapporti fra i vari stati mediterranei, intendendo con questo non solo i Paesi rivieraschi, ma anche quelli del Mar Nero e del Medioriente.
A pochi mesi dalla nostra costituzione abbiamo deciso di dotarci di un blog (http://geopoliticalnotes.wordpress.com) come “finestra” verso il mondo, in cui cerchiamo di cimentarci con brevi pezzi di divulgazione che hanno lo scopo di portare all’attenzione dei lettori alcuni spunti di riflessione sull’area mediterranea. Il nostro interesse spazia dalle questioni politiche, economiche e sociali, alle tematiche più prettamente culturali, antropologiche e di costume. Il prodotto che ne viene fuori pian piano è un insieme di articoli, mappe, interviste, rassegne stampa e recensioni che possano aiutare chi legge ad approfondire anche per proprio conto gli argomenti che più lo interessano. Ogni due mesi circa è possibile leggere un focus monografico su particolari eventi o tematiche di importanza internazionale.
OMeRO propone, fra l’altro, numerosi incontri formativi fra giovani e studiosi, diplomatici ed esponenti militari per meglio facilitare la comprensione della complessa interdipendenza fra Stati, Regioni e Continenti. A questo proposito possiamo rimarcare l’incontro avvenuto con l’Ambasciatore Mistretta (ex ambasciatore in Libano) sulla tematica delle attuali sfide del Libano moderno (SIOI, 4 Luglio scorso).
Per avvicinarci ancora di più agli studenti ed alla realtà universitaria italiana, molti dei membri di OMeRO hanno iniziato una assidua collaborazione con Meltin’Pot, giovane rivista universitaria online.
Il “nostro” Mediterraneo è aperto a tutti voi! Saremo infatti felici di ricevere i vostri abstract o le vostre tesine (purchè originali), le recensioni su libri di tematiche inerenti al nostro obiettivo e quant’altro vorrete sottoporci!
Se siete interessati a collaborare con noi, ad aderire alle nostre iniziative e per mandarci il vostro materiale, vi invitiamo a scriverci all’indirizzo omeroinfo@gmail.com.
A presto!
Marianna Rapisarda
(per la redazione di OMeRO)
Gli studenti di Trieste contro la 133
Mercoledì 22 ottobre, l’aula Felice Venezian non riesce ad accogliere tutti gli studenti che sono accorsi per l’assemblea. Qualcuno propone di spostarsi in aula magna: un fiume di giovani inonda i corridoi e le scale, e continua a straripare anche nella sala più grande. La soluzione migliore è spostarsi in Piazzale Europa. Finalmente si respira, e si aspetta che casse e microfono siano pronti per diffondere gli interventi degli oratori. L’assemblea è cominciata bene: le migliaia di persone fra studenti, docenti e personale tecnico sembrano testimoniare una preoccupazione diffusa per il futuro dell’Università, di fronte alla legge 133. Il Rettore Peroni chiarisce subito il suo punto di vista: la 133 mette a rischio il regime pubblico della formazione universitaria garantito costituzionalmente. Per concludere invita tutti a “fare apostolato della Costituzione”, facendomi rabbrividire nonostante il clima tiepido. Dopodiché, il testo di legge viene letto e discusso nel corso dell’assemblea. Sbaglia, quindi, chi afferma che gli studenti non sono informati sull’oggetto delle loro proteste. Conclusa la lettura degli articoli contestati, il microfono viene aperto a chi vuole intervenire. A questo punto, inizio a provare un senso di delusione: gli interventi più applauditi sono quelli più infarciti di slogan, quelli che incalzano la protesta senza proporre niente di concreto. Mi aspettavo qualcosa di più da migliaia di studenti universitari. La maggior parte dei discorsi sono vuote parole d’ordine lanciate sull’onda dell’emozione per infervorare la platea (che comunque non dovete immaginare come un’orda scatenata: tutti molto composti nel loro entusiasmo). Appena un ragazzo di Azione universitaria prende il microfono, partono i fischi a smentire quello che è stato affermato precedentemente, cioè che la protesta va oltre i partiti. Lo studente di destra obietta che l’Università italiana è una fonte di enormi sprechi, e che era ora che qualcuno li tagliasse. E dopo che lo stesso batte in ritirata, nessuno che replichi seriamente a ciò che ha detto, semplicemente lo si ignora. E allora gli rispondo io adesso: i problemi dell’Università italiana sono senz’altro numerosi; dagli sprechi burocratici all’assenza di meritocrazia, dalla cattiva gestione finanziaria al mantenimento di corsi privi di studenti. Ma il modo di migliorare le cose non è certo questo taglio pesante dei fondi ad un’istituzione il cui regime pubblico è garantito dalla Costituzione, e che pone le basi della società civile, di oggi ma soprattutto di domani. L’istruzione ha un ruolo troppo delicato nella vita di un Paese per essere trattata con criteri puramente economici, ci vuole molto più impegno per risolvere la situazione. Secondo il Rettore, l’Università di Trieste, perdendo circa 22 milioni di euro nei prossimi 5 anni, rischierà la chiusura, nonostante il bilancio consuntivo del 2007 sia stato concluso in attivo. Purtroppo, nell’Italia di oggi, procedere con vere riforme, che vadano a sanare i meccanismi malati dell’istruzione pubblica, sembra impossibile: meglio un provvedimento drastico e superficiale che scateni il conflitto, da usare come pretesto per screditare il dissenso.
Qualche giorno dopo, sabato 25 ottobre, mi reco alla manifestazione degli studenti delle Superiori a cui si è deciso di unire la protesta dell’Università. Guardandomi un po’ intorno in Piazza Goldoni, punto di partenza del corteo, noto subito l’esiguità degli universitari, decimati dalle partenze del weekend: bella prova di impegno e coesione. Ma la sorpresa più amara arriva alla fine, in Piazza Unità: dopo un corteo festoso e tranquillo, che raccoglie addirittura gli applausi della gente che assiste ai margini, la protesta si esaurisce. Degli universitari che hanno guidato il corteo non c’è più traccia, e dopo qualche minuto la piazza si svuota, per lasciare campo libero a qualche camioncino di studenti delle superiori completo di casse che sparano techno a tutto volume ragazzini mezzi nudi che ballano con le orecchie incollate agli amplificatori. C’è anche qualche rappresentante dei centri sociali che cerca di dirigere la protesta verso il molo IV, dove si era svolta l’assemblea dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), nonostante i sindaci non ci siano più e nonostante non ci sia alcuna autorizzazione.
Io credo in questa protesta e nella sua continuazione fino a che il Governo non si deciderà ad eliminare i tagli all’Università, credo nell’utilità delle manifestazioni di piazza per far sentire il dissenso collettivo in maniera efficace; ma ci credo quando, a fare da base, c’è una consapevolezza ragionata degli obiettivi e dei mezzi con cui raggiungerli, e non una generica ed emozionale contrarietà. Altrimenti, i movimenti perdono senso, forza, e si smarriscono per strada: ci si ritrova come sabato scorso, in una piazza semi vuota, a chiedersi “Cosa ci faccio qui?”, e intanto quello per cui si manifestava rimane tale e quale, pian piano viene dimenticato, i media perdono interesse, e tutto va in malora, come sempre.
Athena Tomasini
Athena.tomasini@sconfinare.net
La satira, secondo la Corte Costituzionale, è pietra angolare dell’ordine democratico. La sua scomparsa dai mass media, dove è simulata dallo sfottò, ne sancisce la latenza voluta proprio per la sua pericolosità, dato che mina l’identità stessa di chi colpisce, smitizzandolo e umanizzandolo: devastante per chi fa affidamento sul carisma.
La satira castigat, ridendo mores dunque perché non usarla per la protesta studentesca, invece di dare un titolo a chi si contesta, riconoscendoglielo per il solo fatto di contestarlo; infatti, buggerando il governo riguardo la finanziaria e l’opposizione riguardo il cavalcare la protesta studentesca di fatto non politica, mostrandosi smaccatamente concordi si delegittimerebbe l’autorità perché si incrina il suo riconoscimento. Se qualcuno dirà per questo che non si cerca il dialogo noi dunque si andrà in piazza a mezzodì a cercarlo con un lanternino in testa.
Positivo il Decreto varato dal Ministro Gelmini, ma attenzione al Progetto di Riforma.
News d’Ateneo: nuovi corsi, assunzioni bloccate, conti in rosso.
Dall’inizio dell’anno accademico proseguono le manifestazioni di dissenso e di preoccupazione per la manovra estiva varata dal governo in agosto e per il progetto di riforma dell’università che il Ministro Gelmini presenterà in questi giorni. Ma prima di dedicarmi alla riforma ed alle iniziative che sono state prese anche a Gorizia in questi giorni, credo sia importante dare alcune informazioni “di servizio” interne al nostro ateneo e alla nostra facoltà.
La novità di maggior rilievo è senz’altro l’elezione del nuovo preside di Facoltà, il Prof Roberto Scarciglia, docente di Diritto Pubblico Comparato, eletto a grande maggioranza nel mese di ottobre e subentrato al Preside Coccopalmerio dal 1 novembre. Facciamo al neo-preside un in bocca al lupo e ci aspettiamo che riesca a portare una ventata di novità nella nostra Facoltà, portando avanti iniziative originali e più adatte ai nostri tempi.
Sempre nel mese di ottobre (16 ottobre) una seduta congiunta di Senato Accademico, Consiglio d’Amministrazione e Consiglio degli Studenti ha analizzato i primi dati raccolti nella Valutazione didattica per l’anno accademico 2007-2008. Tralasciando i dati in sé che sono consultabili sul sito della nostra università, è interessante sottolineare come nel dibattito che è seguito si sia sottolineata l’esigenza di dare un seguito a questi questionari, la cui validità statistica è però messa in discussione dal fatto che i soli questionari presi in considerazione sono quelli in cui è indicata una frequenza di più del 75%, senza considerare il fatto che l’assenteismo a lezione è esso stesso un giudizio sulla qualità dell’insegnamento. In questo modo tutti i dati risultano in qualche misura falsati.
Da un punto di vista più prettamente amministrativo è invece emersa anche quest’anno la necessità di utilizzare parte dei fondi studenteschi di facoltà 2009 (20.000 dei 70.000 euro del fondo) per la copertura di alcuni corsi previsti per l’anno accademico 2008-2009. Nello specifico per Gorizia erano a repentaglio i corsi di Spagnolo I e II e di Arabo II, che senza questi fondi non sarebbero potuti partire. La querelle sui fondi studenteschi usati per coprire le attività didattiche si ripete in realtà ogni anno. In cambio della disponibilità a spendere questi soldi per le suddette attività già programmate il Consiglio di Facoltà del 5 novembre ha però accolto quest’anno la richiesta dei rappresentanti di attivare nel secondo semestre di questo stesso anno accademico quattro corsi da 60 ore a contratto, il cui costo sarà coperto da parte dei restanti fondi studenteschi (circa 12.000 euro). Si tratterà di Russo I, Portoghese I,
Storia ed Istituzioni dell’America Latina e Economia Pubblica (o Scienza delle Finanze). È però da segnalare la protesta avanzata da parte del corpo docente (in particolare dai ricercatori) che hanno contestato la richiesta degli studenti ricordando che il SID non è un corso di lingue, che corsi come il cinese, quando c’erano, andavano deserti e che in un momento di vacche magre non dovrebbero essere sprecati fondi per “corsi inutili come questi” affidati a contratto a personale esterno.
Nello stesso CdF del 5 novembre è stata proposta dal Preside Scarciglia la modifica del regolamento di Facoltà per rendere elettive le cariche di rappresentanti degli studenti nella Giunta di Facoltà (sino ad ora erano di nomina del Preside). La discussione di questo punto è stata rimandata al 19 novembre per mancanza di tempo, ma con ogni probabilità ci troveremo presto ad eleggere un rappresentante nella giunta per Gorizia ed uno per Trieste.
Ma passiamo dunque ai perché di questo periodo di vacche magre: il decreto 133 del 6 agosto 2008 e l’imminente riforma del sistema universitario.
La convocazione dell’assemblea il 28 ottobre era concepita dai rappresentanti soprattutto come un momento di analisi della legge e delle sue problematiche, grazie all’indispensabile e puntuale contributo di Marco Barelli (rappresentante al CdF di Lettere e Filosofia), in modo da poter arrivare in maniera più cosciente all’elaborazione di iniziative concrete per manifestare il dissenso del nostro corso di Laurea. La piattaforma condivisa dall’assemblea, ed esposta nel documento proposto dai rappresentanti ed approvato nella seduta, è stata quella di un dissenso nei confronti di un provvedimento miope che non curandosi di una riforma globale del sistema universitario puntava solo a ridurne i costi, e non gli sprechi, che invece sono tanti e sarebbero restati tali perché nulla si faceva nello specifico contro di essi. Con il taglio drastico del Fondo di Funzionamento Ordinario da 1441 miliardi per il prossimi anni non si assicurava affatto una razionalizzazione della spesa: nessuna distinzione era prevista tra le università virtuose e le altre, tra i docenti che fanno ricerca e gli altri…solo un taglio che avrebbe colpito tutti e che combinato con il turn over al 20% avrebbe messo a rischio tutto il sistema universitario.
Pur restando invariata l’entità dei tagli al FFO, da allora molte cose sono cambiate. Con il Decreto del MIUR pubblicato lunedì in gazzetta ufficiale il ministro Gelmini ha apportato alcune modifiche ai tagli precedentemente varati dal governo.
Rendendo effettive direttive della finanziaria 1998 (rimaste lettera morta fino ad oggi) vengono bloccate tutte le assunzioni (di docenza ma anche del personale tecnico amministrativo) in tutti gli atenei che spendono in stipendi più del 90% del FFO. Sette ricadranno sicuramente in questa categoria e tra essi compare anche il nostro ateneo, insieme a quello di Cassino, Firenze, Bari, L’Aquila, Pisa, L’Orientale di Napoli; ma ad essi potrebbero aggiungersi altri 19 atenei.
Riprendendo inoltre il Patto con le Università firmato dal Ministro Mussi il decreto destina il 7% del FFO 2009 (circa 500 milioni) agli atenei virtuosi, le cui performance saranno valutate dal Cnvsu (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) e dal Civr (Comitato per la valutazione della ricerca) in base ai parametri di ricerca, crediti acquisiti dagli studenti e numero degli iscritti. In questo modo alcuni atenei, tra cui non compare il nostro ateneo, si troveranno ad avere addirittura più fondi per l’anno 2009 (43 milioni in più per Torino, 40 per il Politecnico di Milano, 30 per Padova, 29 per Bologna – IlSole24ore 7-11-08). Tra questi non compare Trieste che anzi nel periodo 2009-2011 avrà un taglio pari a 1.700 euro circa per studente (elaborazione IlSole24ore, 10 novembre 2008).
Il turn over viene inoltre ridotto dal 20% al 50%, ma il 60% delle risorse liberate dovrà essere impiegato per assunzioni di ricercatori, in modo tale che per ogni docente in pensione si assumano tra i 2 ed i 3 ricercatori (si punta a 3.000 ricercatori in più nel 2009).
Sono stanziati inoltre 65 milioni di euro in più per le residenze universitarie e 135 milioni per le borse di studio, in modo da accorciare il gap che ci distanzia dagli altri paesi europei (siamo ultimi in Europa per numero di studenti riceventi borse di studio: 11% contro l’86% della Gran Bretagna).
Vengono confermati i concorsi già banditi anche se le regole cambieranno. Per i ricercatori la commissione sarà formata da 2 ordinari (uno nominato ed uno sorteggiato) ed un associato, nessuno comunque appartente all’ateneo che bandisce il concorso. Mentre dal 2010 la selezione “è effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri riconosciuti anche in ambito internazionale”.
A questo decreto seguirà comunque in questi giorni il Progetto di Riforma vero e proprio, le cui linee guida sono comunque stilate già da ora. Si punta sulla razionalizzazione dei corsi di laurea (arrivati a 5.000) e delle sedi distaccate ed al cambiamento radicale del cursus honorum dei docenti, i cui scatti di stipendio non dovranno più essere legati all’anzianità ma alla produttività didattica e di ricerca degli stessi. Ma questo sarà di certo il punto su cui ci sarà lo scontro più duro con la casta dei baroni accademici.
Altro punto controverso su cui la riforma dovrà fare luce è quello della governance degli Atenei e della possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. A riguardo è necessario fornire precise e più stringenti garanzie circa l’influenza che gli eventuali enti privati potrebbero esercitare sulla didattica e sulla determinazione delle tasse universitarie. Nessuno inoltre sembra aver pensato al fatto che le condizioni economiche e la cultura amministrativa delle diverse regioni d’Italia avrà un peso determinante sulla vita delle fondazioni, creando università di serie A e di serie B.
Ancora da dissipare sono poi i dubbi sullo stato di salute delle finanze del nostro ateneo. Nella splendida assemblea svoltasi il 29 ottobre in Piazzale Europa a Trieste in un clima di grande libertà di cui il Magnifico Rettore è stato imparziale custode, lo stesso Peroni ha assicurato di fronte a 3000 tra studenti, docenti, personale ATA e semplici cittadini, che le finanze del nostro ateneo godono di ottima salute, che si è sempre raggiunto il pareggio di bilancio e che la nostra amministrazione non ha mutui di alcun tipo. È però del 10 novembre l’articolo del Sole24ore che include Trieste tra gli atenei “in profondo rosso”, salvo poi astenersi dal quantificare suddetto debito e limitarsi a scrivere che “un piano di rientro è in cantiere anche a Trieste”. Chiedo dunque ufficialmente che il Rettore, dati alla mano, faccia chiarezza su questo punto e che seguano eventuali smentite pubbliche sullo stesso giornale.
L’assemblea triestina ha inoltre approvato il documento elaborato il giorno precedente dall’assemblea di Gorizia, che è stato letto in Piazzale Europa da Nastasi.
Tutto dunque è ancora in movimento per l’università. Di certo molto è cambiato dagli inizi di ottobre ed il Decreto di lunedì va senz’altro nella direzione giusta. Restano però alcuni punti i cui sviluppi sarà importante seguire nella Riforma vera e propria: dalle Fondazioni Private all’abbattimento dei privilegi del ceto accademico. Come ci insegnano le Scienze Politiche, è importante ora non spegnere i riflettori sull’università e continuare a vegliare sull’operato di governo ed opposizione in maniera consapevole ed informata, esercitando al meglio la nostra Facoltà di Dissentire. È stato questo anche il senso profondo della giornata di leizoni all’aperto, lunedì 10 novembre. Circa 60 studenti hanno ascoltato interessati le lezioni tenutesi in Piazza Sant’Antonio e nella Galleria in Corso Verdi, attirando anche l’attenzione un po’ curiosa dei passanti goriziani. Alle splendide lezioni dei professori Tonchia, Goio, La Mantia, Schulze, Scarciglia, Abenante, Scaini e Palmisano è seguito l’intervento del Preside Gabassi che ha focalizzato l’importanza della qualità della didattica e dell’amministrazione, con un occhio anche ai rischi per Gorizia nell’ambito della razionalizzazione delle sedi distaccate.
Auspichiamo che altre iniziative continuino non per un dissenso fine a se stesso, ma per tenere viva l’attenzione e creare la consapevolezza alla base di un eventuale dissenso, affinchè, qualunque giudizio esprimeremo sulla riforma che verrà, esso sia argomentato sulla realtà dei fatti.
Da leggere: L’università corrotta, di Roberto Perotti ed. Einaudi; La crisi del potere accademico italiano, di Gilberto Capano e Giuseppe Tognon ed. Arel-Il Mulino; Come cambia la scuola, instant book del Sole24ore.
Attilio Di Battista
Rappresentante degli Studenti in CdF.
Pubblichiamo la mail dell’amico Vito Todeschini, uno dei rappresentanti degli studenti della facoltà di giurisprudenza di Ferrara “per capire la questione riguardante la trasformazione in fondazione delle università e i tagli ai finanziamenti della legge 133/2008 (conversione del decreto legge Tremonti)”.
“In particolare consiglio il power point del prof. Nappi che trovate al secondo link (sito dell’università di Ferrara). Bastano 10 minuti ed è molto chiaro.”
Testo della legge 133/08. In particolare vanno consultati gli artt. 16(Fondazioni) e 66(Tagli ai finanziamenti):
http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm
Pagina Unife sul decreto, con interventi dei vari soggetti:
http://www.unife.it/comunicazione/materiali/manovra-economica-2008-e-universita-di-ferrara/relazioni-assemblea-generale-di-ateneo-8-luglio-2008/
Piattaforma dell’UDU:
http://digilander.libero.it/Officina_unife//Varie/piattaforma%20l_%20133.pdf
Sito dell’UDU in cui possono trovarsi le posizioni di diversi Atenei e soggetti universitari:
http://web4.managed196.serverclienti.com/index.php?option=com_content&task=view&id=173&Itemid=59
Sito di RUA in cui sono reperibili diverse rassegne stampa:
http://www.ruaferrara.it/index.phtml?id=46
Last but not least:
http://officina-unife.blogspot.com
Grazie Vito!
Per gli studenti di Gorizia. Quelli che non hanno potuto esserci all’assemblea di mercoledì 23 ottobre. E quelli che non potranno esserci all’assemblea del 29 a causa delle lauree programmate nella sede staccata goriziana per quel giorno (nonostante che la centrale Trieste abbia decretato la sospensione dell’attività didattica). Ma anche, e soprattutto, per quelli a cui questa protesta non interessa. Con la speranza ma non la presunzione, di fare cosa sgradita.
Stato d’agitazione. Una condizione che ricorda lo stato d’allerta, quasi si trattasse di guerra o, com’è successo recentemente, di minaccia terroristica. Sennonché a dichiarare siddetta condizione d’urgenza, non è il ministero della difesa, ma un’assemblea degli studenti. Una delle tante in questi giorni di protesta anti-Gelmini. “Fate l’amore con il sapere” lo striscione appeso, non senza comiche difficoltà, sulle finestre al terzo piano dell’Università di Trieste. Sotto, senza il popolare yogurt, la mul(l)eria, gli studenti. Saranno novecento, millecinquecento. Chi azzarda 3 mila. Tanti, tantissimi, troppi per me che non sono mai stato bravo a far stime.
Di certo, come non era bastata a contenerci la sala Venezian, prima destinazione, così l’aula magna, seconda ma altrettanto vana sistemazione. “Fuori!”, l’urlo parte da quelli che s’accalcano all’entrata dell’aulone maestoso e oscuro. C’è voglia di partecipare, il grido si fa applauso e poi coro unisono. E fuori sia. Tempo d’organizzare una cassa e un microfono, nonché di percorrere le scale all’interno dell’edificio. Sembra di stare alla simulazione di un’evacuazione, quelle delle scuole dell’obbligo per intenderci. Solo che, a differenza di allora, non tutto scorre fluido e veloce. Niente maestro unico qui.
Percorro i gradini e mi risuonano in testa motivetti gucciniani da feste a base di rossi (i vini, ormai d’annata ci sono solo quelli). A me, che il ‘68 non so nemmeno cosa sia, e non me ne importa nemmeno più tanto, vien da sorridere. Penso a Gaber, al bar Casablanca. La locomotiva, intanto, procede lenta fino al cortile, lì come all’uscita di una stretta galleria, riprende a correre. E’ un anfiteatro che si apre al mare, il cortile di piazzale Europa.
“E’ in questo luogo simbolo dell’Unione Europea che, significatamene, ci ritroviamo”. Apre le orazioni il rettore Peroni. Svelto e attento a liberarsi da ogni critica di strumentalizzazione della protesta. Issato al muro centrale, sventola debolmente lo stendardo europeo, affiancato dall’ancora più stanco tricolore. Che il Magnifico mi venga ad informare sullo stato delle cose, invitando la mobilitazione degli studenti a me, uno pocofico, un po’ puzza. L’atmosfera è da grandi parole, senza bisogno di scomodar la retorica. Basta guardar la folla e, per i più romantici, spingersi oltre, fino al golfo. E’ il sentimento che ti frega nella massa, e così ti ritrovi, senza volerlo, ad applaudire la non-negoziabilità della carta costituzionale. Il giurista Peroni dimostra di saper usare i termini del mestiere e chiude con un appello all’apostolato per la costituzione. Amen. Meno accesi di un requiem, gli interventi istituzionali a seguire. Con a ruota la rappresentanza dell’Ateneo di Udine e della SISSA (la scuola internazionale superiore di studi avanzati). La platea rimane attenta, in uno stand-by continuo, pronta ad accendersi, ad alzarsi, ad infiammarsi.
Finchè, finalmente, arriva il momento degli studenti, della sedicente muleria. Si capisce subito che i pompieri non serviranno. Non questa volta, troppa pacatezza nell’aria. Si salutano le parole di tutti con degli applausi più da conferenza che d’assemblea. Poche le interruzioni da standing ovation. E difatti, lo scopo è quello d’informare prima di tutto. E, stando al silenzio, più di assento che di assenso, ce n’è davvero bisogno. La legge 133, chi era costei? E il DL 112? Potrei indovinare che più della metà dei presenti non si è nemmeno preso la briga di leggere gli articoli d’interesse. Così la demogagia di una mobilitazione, fosse anch’essa giusta, può dilagare.
C’è spazio anche per il dissenso del dissenso. E’ uno studente della destra studentesca che denuncia gli sprechi del mondo universitario. Per difendere il suo diritto allo studio, non c’è bisogno dell’intervento dei poliziotti-guardiani chiamati alle armi dal Cavaliere-capitano. Infatti, lo sfortunato navigante si becca la sana dose di fischi ed evapora nella folla, felicemente. L’impavido lo sa, verrà premiato l’indomani con una citazione nel giornale locale, anche questo, nel suo Piccolo, conta.
Scorre da un’altra parte la corrente della protesta. Studentesse e studenti, ricercatori, precari, docenti con e senza cattedra. Le parole sembrano fluire insieme, in un corso morbido come l’Isonzo, romantico come la Soča. E insieme alle parole le cifre. Un miliardo e mezzo di euro, tanto si taglierebbe all’Università da qui al 2013. Togliere fondi all’Università e alla ricerca è come sparare su una croce rossa che di rosso ha già anche il bilancio.
Tanti si rivoltano in nome della pubblica scuola. Tanti tacciono nell’indifferenza passiva e sedentaria che ha ormai prodotto questa democrazia da reality. Tanti, soprattutto tra i non universitari (ma non solo), si chiedono se, tra sprechi e baronati, stringere la cinghia non abbia effetti su un uso più efficiente delle risorse. La verità probabilmente rimane sottaciuta: di progetti di riforma non si fa nemmeno accenno, solamente si spenderà meno e si continuerà a spendere male, e questo non farà menomale. Anzi.
Ma è bello pensare che, come hanno ripetuto fino all’autoconvincimento gli studenti intervenuti, “Non finisce qui”. Ci s’illude di essere meno soli a parlar di “sogni”. Ad unirsi all’appello dei “cittadini civili che oggi insorgono”. E’ romantico e serve. Unendomi al corteo partito spontaneamente per le trade triestine, ho sentito ragazzi uscirne per la paura di essere “segnalati” alle forze dell’ordine. Di più: una ragazza mi ha rivelato che appena ha visto i poliziotti vestire i guanti ha subito pensato ad uno scontro violento e si è dileguata. Mi chiedo che paese sia l’Italia, dove chi manifesta ha paura, chi governa usa questa paura come strumento, e chi, come la muleria, non dovrebbe aver niente da perdere, abbassa il muso e decide di convivere con questa paura. Democrazia o Paurocrazia? Nel dubbio, meglio scender impavidi nelle piazze, invadere le strade, far lezioni in città. E il quarto d’ora accademico? Al bar Casablanca. “Al bar Casablanca seduti all’aperto la birra gelata. Guardiamo le donne, guardiamo la gente che va in passeggiata. Con aria un po’ stanca, camicia slacciata in mano un maglione, parliamo, parliamo, di studentato, di rivoluzione.” Ma come? Con tutte le libertà che abbiamo, vogliamo anche la libertà di cambiare?
Un nipote illegittimo del signor G.
(Davide Lessi)
Per avere qualche idea delle cifre proposte mercoledì 23 ottobre e appena accennate nell’articolo, rimando al sito della facoltà di scienze: http://www.smfn.units.it/default.aspx
in particolare al link del powerpoint pubblicato dal professor Rui, preside di facoltà e primo docente a tenere lezione in Piazza Unità a Trieste, per sensibilizzare sui temi della protesta la società civile.
Da Federico Nastasi, Studenti in Movimento
Come vi avevamo promesso in anteprima,
martedi 28 ottobre alle ore 16.00 in aula magna si terrà un’assemblea studentesca per capire come cambierà l’università pubblica italiana
se il disegno del governo dovesse diventare effettivo.
Credo ci siano seri motivi di preoccupazione da parte di tutti gli studenti universitari, indipendentemente da ciò che avete votato alle ultime elezioni: si tratta di ricostruire l’università, riconsiderare l’assunto dell’istruzione pubblica e fare tutto questo con tagli di finanziamenti statali che arriveranno a 445 mln di euro nel 2013.
Per questo vi invitiamo a partecipare numerosissimi, bisogna essere in tanti per parlarsi, capirsi e spiegare le nostre ragioni all’esterno. Per questo i prof sono stati invitati a sospendere le lezioni e partecipare all’assemblea.
Se vi interessa il sole 24 ore ha pubblicato una “vademecum” sulla finanziaria e sul decreto gelmini.
ci vediamo martedì,
vi prego di far girare questa mail
buone cose
Federico
Settembre, il mese della fine dell’estate, della vendemmia, della burocrazia e degli esami d’ammissione.
Ogni anno, ogni rientro dalle vacanze, ci si scontra inevitabilmente con questo signor Settembre. E bisogna farci in qualche modo i conti. Bisogna finire quello che è rimasto in sospeso prima delle vacanze e prima che (ri)comincino le lezioni, ci sono sempre le domande e bollettini da pagare e controllare, ci sono gli ultimi esami dell’anno da completare e ci sono anche gli esami d’ammissione.
Per questi ultimi fortunati è stata l’estate della maturità e della fine del liceo, delle vacanze veramente meritate e la vostra prima estate da “maggiorenni e maturi”. Ora scordatevi i 3 mesi estivi di libertà, appartengono al liceo, qui in estate si suda sui libri, e solo chi è stato veramente bravo può forse gustarsi le vacanze a partire da luglio.
Per l’esame di ammissione al SID 2008 si parla di circa 240 candidati, per 120 posti disponibili. Ottimi numeri, considerando il calo dei candidati nei due anni precendenti. Ma quest’anno ci sarà una novità ad accompagnare i candidati all’ammissione al SID, uno sportello informativo organizzato dall’ASSID (Associazione Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche) con la collaborazione di tutte le Associazioni Studentesche presenti a Gorizia, per consigliare e informare i candidati, i “Futuri Studenti Universitari”, nel loro ingresso nel mondo dell’università.
Buon rientro dalle vacanze, in bocca al lupo per gli esami e buon inizio del nuovo anno accademico!
Scarica il Foglio Informativo dell’ASSID
Diego Pinna
Lunedì 17 marzo si è spento, a Milano, il professor Enrico Fasana, Ordinario di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici presso la nostra Facoltà.
Nato a Robecco sul Naviglio il 28 agosto del 1940, Enrico Fasana si era formato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, laureandosi nell’anno accademico 1964-65 in Scienze Politiche, con una tesi sul problema tribale in India, sotto la guida del professor Luigi Prosdoscimi, già titolare degli insegnamenti di Storia della Chiesa e di Storia della colonizzazione e della decolonizzazione.
Successivamente, il professor Fasana ha conseguito un MA all’Università di Chicago nel 1970, e ha frequentato, nel 1974, i corsi di dottorato all’Università dell’Arizona a Tucson. Negli stessi anni ha intrapreso la carriera accademica alla Cattolica di Milano, prima quale assistente volontario, presso la stessa Facoltà di Scienze Politiche, quindi come assistente ordinario dal 1973.
L’interesse scientifico di Enrico Fasana per la storia e la società del subcontinente indiano, come si è visto, deriva dal contatto con l’insegnamento del professor Prosdocimi. Dunque la sua matrice si distingueva da quella dell’indologia pura, per avvicinarsi agli studi storico-religiosi. Al contempo, il suo approccio si teneva distante da un’interpretazione storica incentrata sulle relazioni di potere, mostrando invece una predilezione per lo studio delle istituzioni sociali e religiose.ì
Non vi è dubbio che la sua personale fede religiosa abbia avuto un peso rilevante nel formarne l’approccio di studioso. Il suo interesse originario per la storia della Chiesa, infatti, lo ha spinto, sin dall’inizio, a esplorare le radici del sacro nella cultura indiana, sottolineando il significato religioso delle istituzioni sociali che erano oggetto della sua ricerca. A tal proposito, Enrico ebbe spesso a confessare che, proprio in ragione della percezione di una costante presenza del sacro, egli si era diretto verso lo studio delle società afro-asiatiche, e dell’India in particolare, in cui tale dimensione continua ad avere un peso rilevante.
Da questo punto di vista, l’esperienza negli Stati Uniti ha avuto un’importanza centrale. Nel suo soggiorno a Chicago, infatti, Enrico Fasana è entrato in contatto con idee e concetti che avrebbero caratterizzato la sua interpretazione. In particolare, fu influenzato dell’antropologo Louis Dumont, autore del volume “Homo hierarchicus” che rivoluzionò l’interpretazione europea del sistema castale. È alla teoria dumontiana della casta e, più in generale, all’idea dell’antinomia tra l’”individualismo occidentale” e la “società tradizionale” indiana, che Enrico Fasana si è ispirato profondamente. Nella società indiana, infatti, Enrico intravedeva un modello che, nella sua visione, poteva costituire una chiave di lettura per una più generale analisi del passaggio dalla tradizione alla modernità.
Dopo il ritorno in Italia, verso la metà degli anni Settanta, Enrico Fasana ha proseguito nella carriera accademica, divenendo Professore Incaricato di Storia Moderna e Contemporanea del Subcontinente Indiano presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dal 1974 al 1979. Quindi, dall’anno accademico 1979-80, è stato Professore Incaricato di Storia e Istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Dal 1991-92 è stato Professore Straordinario della stessa disciplina, prima chiamato all’Istituto Universitario Orientale e poi a Trieste. Infine, dal 1995-96, Professore Ordinario della stessa materia a Gorizia, con supplenza a Trieste, presso la Facoltà di Scienze Politiche. Dal 1992 fino al ‘97, nella sede di Gorizia, ha tenuto per affidamento l’insegnamento di Storia e Istituzioni del Mondo Arabo.
La ricerca di Enrico Fasana si è sviluppata in diverse direzioni. Tuttavia si può affermare che il suo contributo più fecondo riguardi la storia sociale dell’India centro-settentrionale – in particolar modo la regione del Maharashtra, della quale ha sviluppato una conoscenza specialistica riconosciuta a livello internazionale. Da questo filone di indagine sono maturati alcuni tra i suoi saggi più rilevanti, tra cui “Samarth Ramdas e il dharma” e quelli sui principati indiani in epoca coloniale. Nella sua visione, Enrico Fasana era indubbiamente influenzato dalla concezione gandhiana, che considerava con particolare attenzione il mondo dei principati indiani – definito, dallo stesso Mahatma, “Indian India” – rifiutando l’ostilità del movimento nazionalista indiano verso quelle dinastie.
Alla figura del Mahatma Gandhi, Enrico Fasana ha dedicato una parte importante della propria ricerca, approfondendone il profilo morale e religioso, e rifiutando un’interpretazione – di derivazione anglosassone – che ne enfatizzava gli aspetti in prevalenza politici.
L’interesse scientifico che il professor Fasana aveva sviluppato verso l’”invenzione della tradizione” lo portava altresì ad approfondire il fenomeno della rivisitazione riformista e, in seguito, nazionalista, delle istituzioni castali e religiose. Da ciò derivarono alcuni dei suoi studi più originali, quali quelli dedicati al pensatore nazionalista V. D. Savarkar, e quelli sui rapporti tra Risorgimento e nazionalismo indiano. Nello stesso ambito di ricerca, Enrico Fasana sviluppò altresì una linea d’indagine che identificava nella cultura coloniale la matrice di un’invenzione del concetto stesso di casta. Avvicinandosi in tal modo all’idea dello “Stato etnografico” – sviluppata da autori quali Nicholas Dirks e Bernard Cohn – Enrico Fasana ha evidenziato il potere di trasformazione delle istituzioni coloniali, in particolar modo l’effetto divisivo dei Censimenti.
Tra le sue pubblicazioni più significative ricordiamo:
- Introduzione. In E. Fasana (a cura di), Le Confraternite cristiane e musulmane: storia, devozione, politica. Quaderni storici della Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Trieste, 2, pp. 9-31,2001.
- Gandhi e Vinoba. Atti del Convegno dell’ASSEFA Italia, Genova, 17-18 Marzo 2000, pp. 13-23.
- Deshabhakta: the leaders of the Italian independence movement in the eyes of Marathi nationalists. In N. K. Wagle (a cura di), Writers, Editors and Reformers, Manohar, Delhi, 1999, pp. 42-63.
- Luigi Pio Tessitori: his historical research and the Rajasthan of his time. Tessitori and Rajasthan. Proceedings of the International Conference. Bikaner, 21-23 February 1996 (eds. D. Dolcini & F. Freschi) Società Indologica “Luigi Pio Tessitori”, 1999, 129-64.
- Samarth Ramdas e il Dharma : un ‘santo’ indiano nella vita, nella storia e nell’immagine, in AA.VV., “La realizzazione spirituale nell’uomo”, Istituto di propaganda libraria, Milano, 1987, pp.75-122.
Diego Abenante, 14 aprile 2008
Ho sempre odiato il metodo “santo subito”. Quel misto di senso di colpa e di buonismo cattolico che spinge le persone a ipocrite esaltazioni di un defunto che fino a poche ore prima a malapena salutavano.
Odio gli elogi sterili e impersonali, andare ai funerali con la lista delle presenze. In una specie di tensione per dimostrare che siamo persone migliori.
Non sono mai stata una discepola di Fasana. E lui avrebbe voluto ancor meno che lo fossi. Non credo di poter dare un’idea completa di quell’isterico genio, né voglio farlo. Perché credo che in questo caso ancor più che in altri, tutte le impressioni, purché sincere e schiette, gridate o silenziose, siano giuste.
Ho passato molto tempo in una sorta di stato rancoroso perenne nei suoi confronti. Spesso ho intavolato estenuanti discussioni, che poi terminavano nella solita apologia dell’assoggettamento al potere. Il tutto condito dalle classiche frecciatine lungo i corridoi.
Se avessi agito razionalmente, quindi, forse non ci sarei andata. Eppure giovedì 20 marzo ero là. Non so dire se sia stata la distanza che come un setaccio ha alleggerito dalle tensioni della quotidianità quel cumulo di emozioni e conoscenze che i tre anni goriziani mi hanno lasciato. So però che si sono imposte giorno per giorno nella forma di un costante termine di confronto. D’infinito richiamo allo “spirito critico fasaniano”.
In macchina sull’A4 pensavo a quanta gente ci sarebbe stata. Immaginavo uno di quei funerali multietnicamente colorati, anarchici e intellettuali. Formulavamo ipotesi sui numeri della rappresentanza universitaria. Discutevamo dell’opportunità che chi l’aveva da sempre considerato come una mina vagante da disinnescare fosse presente nella veste ufficiale che l’Ateneo gli conferisce. Immaginavamo.
Già, immaginavo. E sbagliavo.
Lo scontro con la realtà è stato una doccia gelata, un grido ovattato. Poca gente. Pochi colori. Pochi studenti. Pochi familiari. Nessun’”Alta Carica Triestina”. Un funerale silenzioso e ordinato. Composto. Un funerale normale. Niente di più diametralmente diverso da quell’irruenta e incontrollabile persona, strenuo difensore dell’importanza del contattato umano.
Poche notizie certe. Pochi che sapessero cosa gli fosse successo.
Il funerale di una persona sola. Questa la cruda sensazione. Il triste contrappasso per qualcuno che nonostante i tanti difetti, ha poi forse duramente pagato per troppo bisogno degli altri. Tanto da soffocarli. E da allontanarli. O da avvicinarli, accettando che spesso fossero spinti da semplice opportunismo.
Avrebbe veramente voluto ci fosse quell’ufficiale riconoscimento, quella solenne incoronazione del proprio ego? Forse no. Forse in fondo avrebbe voluto che andasse così. Niente presenze ipocrite o forzate. Niente onoranze in pompa magna. Niente sorrisi di circostanza o frasi di rito.
Solo un comune senso di spiazzamento e d’instabilità, da cui l’esigenza di essere presenti.
Per me è stato così. Per questo ero a Milano. Forse nemmeno tanto per lui, per l’ultimo saluto. Forse più per me. Per riconoscere ed accettare la traccia che questo scompaginato esempio di passione e irrazionalità ha irrimediabilmente lasciato.
Valentina Collazzo
E’ il SID il fiore all’occhiello di Scienze Politiche.
Il 2008 è un anno d’incontri per la piccola comunità di Scienze Internazionali e Diplomatiche, che ha visto la presenza del Rettore nel mese di Marzo e quella del Preside di Facoltà Coccopalmerio in Aprile. Queste due personalità hanno voluto “conoscere” gli studenti goriziani, ascoltare i loro problemi e cercare assieme una soluzione. Sappiamo già che l’incontro col Rettore è stato caratterizzato da polemiche, lamentele e scontri; quello col Preside è avvenuto nella più totale calma e serenità anche per una serie di fattori da non trascurare quali la presenza non massiccia degli studenti- dovuta al ritorno di buona parte degli stessi nelle loro regioni di provenienza in occasione delle elezioni politiche- e nche perché il dialogo all’interno del Polo stesso si è fatto più costruttivo. Costruttivo vuol dire che gli studenti del SID stanno imparando a comunicare tra loro, in un continuo scambio di idee e di proposte che, si spera, continui ancora a lungo. Nell’incontro con il Preside Coccopalmerio sono emerse delle interessanti problematiche, talvolta difficili da risolvere anche in seno all’Ateneo stesso. Alcune di queste: il ripristino del ciclo unico nel nostro Corso di Laurea, l’introduzione di corsi-base di lingua inglese, la “creazione” di figure di collegamento tra il Polo Goriziano e la sede centrale. Il Preside ha preso atto di quanto detto dagli studenti e ha proposto, quando possibile, delle soluzioni adeguate. Nel corso dell’incontro è emerso anche il problema della scarsa rappresentanza degli studenti ai funerali del compianto prof. Fasana, al quale il Preside ha risposto con una lettera di ringraziamenti inviataci dal cugino del prof. Fasana, pubblicata in questo numero di Sconfinare. Ed è proprio al nostro giornale che il prof. Coccopalmerio, alla fine dell’incontro con gli studenti, ha gentilmente rilasciato un’intervista.
Signor Preside, La ringraziamo intanto per la sua presenza qui al Polo di Gorizia. Sappiamo che Lei è giunto alla fine del suo mandato e che a Ottobre ci saranno le elezioni per il nuovo Preside di Facoltà. Può dirci come ha trovato questa esperienza e cosa ha voluto dire per lei ricoprire questo incarico?
Essere Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste è stato per me un onore e so bene che il mio ruolo ha avuto, e ha tuttora, un’importanza fondamentale. Sono Preside dal 1987, cioè da ben 21 anni e ho visto una Facoltà in continua evoluzione. Ho visto una Facoltà rinomata ed accreditata agli occhi dell’Italia intera. Non dobbiamo dimenticare che secondo le statistiche del Censis, siamo la seconda Facoltà di Scienze Politiche a livello nazionale, preceduti soltanto da Forlì. E se possiamo vantare un tale primato è soprattutto grazie al Corso di Laurea di Scienze Internazionali e Diplomatiche, che è il nostro fiore all’occhiello.
Probabilmente l’Università dei giorni nostri non è più quella di una volta. Potrebbe aiutarci a individuare le cause di questo declino? In questo contesto cosa rappresenta l’Università di Trieste?
Ho constatato che effettivamente il livello generale di preparazione si è abbassato. Il sistema universitario si sta liceizzando per due motivi in particolare: in primis, vi è uno scadimento degli studi che precedono quelli universitari e le scuole medie superiori sono le maggiori colpevoli. In secondo luogo, la colpa l’attribuirei alla riforma dell’Università che ha moltiplicato la cattedre e i Corsi di Laurea dal 1999 in poi, causando un minor rigore dei criteri selettivi della classe docente. Fortunatamente, l’Ateneo di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e, in seno a quest’ultimo, il SID, conservano il prestigio e l’alta qualità. Il SID è una nicchia d’eccellenza, ma che, nell’ambito di applicazione del decreto Mussi, deve ritrovare una propria specificità.
Cosa potrebbe dirci riguardo alla politica nazionale ed internazionale? La corruzione, la sete di denaro e di potere, il clientelismo sono sotto gli occhi di tutti. E’ questo l’esempio che noi studenti, in particolare noi amanti della politica, riceviamo. La prego, ci dia un buon motivo per credere ancora nelle “scienze politiche” e/o nelle ideologie…
Innanzitutto, con riferimento agli innumerevoli Corsi di Laurea che si sono venuti a creare, il “sapere” si è diviso: o gli studi sono troppo tecnici, o sono troppo ampi. Le scienze politiche, invece, sono scienze organiche, non sono né troppo tecniche, né troppo ampie, benché il loro campo di applicazione sia molto vasto. Un ragazzo che studia scienze politiche conosce l’economia, il diritto, la sociologia. Questa Facoltà potrebbe essere definita avocazionale, universalistica. Chi ha studiato politica si sa muovere su ogni terreno, perché lo contraddistingue la curiosità intellettuale, l’elasticità mentale e la capacità di adattamento. Sebbene la politica nazionale e internazionale spesso ci deludano, i grandi statisti non sono mancati e comunque non è un buon motivo per dissuadere i giovani dallo studiare le scienze politiche.
Federica Salvo






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