Pianificazione. Amministrazione. Progetto. Strategia. Tutto ciò fa parte della psicologia di qualsiasi organizzazione. Anche di un’organizzazione Criminale.
In copertina tre volti, quasi tre maschere dal sorriso tagliente, figure emblematiche di ciò che sta all’interno di “ Romanzo Criminale”. Emblematica pure una delle due citazioni che aprono il libro, tratta dall’opera teatrale di Bertold Brecht, die drei Groschenoper: “la limitazione al minimo, la razionalizzazione dello spargimento di sangue è un principio commerciale”. Così Giancarlo De Cataldo, giudice presso la Corte d’Assise oltre che scrittore, inizia la sua danza epica, raccontando minuziosamente e in modo acritico uno dei misteri d’Italia.
1977. Mentre l’Italia è scompaginata dal terrorismo e dal pericolo rosso, una potente holding del crimine inizia ad insinuarsi con passo felpato fino a radicarsi anche nei più stretti vicoli della capitale. Progetto della banda non è solamente quello di trarre profitto dalle numerose attività illegali. Ciò che accomuna tutti i ragazzi è la volontà di giungere al totale controllo dell’Urbe. Questo è l’obiettivo della Banda della Magliana. “Io voglio Roma con le buone e se serve con le cattive”, questo è quanto afferma il Libanese, capo e ideatore dell’organizzazione.
Il lato oscuro della capitale inizia la sua corsa reinvestendo il denaro ottenuto dal sequestro del barone Rossellini. Il grande disegno di appropriarsi Roma si concretizza controllando il mercato della droga, le bische, le case di lusso i cui protagonisti sono attori, cantanti, poliziotti, avvocati, giornalisti, politici.
I membri della banda sono gente di strada il Dandi, il Freddo, Trentadenari, Bufalo, il Sorcio ognuno con un soprannome ad indicare la provenienza e la particolare personalità.
La Mafia, la Camorra, ogni forma di delinquenza entra ed esce. Appare. Magistralmente scompare, per poi riapparire nuovamente. In un continuo gioco di patti, alleanze, litigi, confessioni, di entrate ed uscite dal Rebibbia e dal Regina Coeli l’organizzazione si estende, si allarga, rischia il tracollo. La corruzione prende per mano ciascun personaggio e lo porta allegramente verso nuovi orizzonti, deviandolo dall’obiettivo iniziale in nome del Potere e del Dio Denaro.  Chi non riesce ad afferrare sono i due idealisti del romanzo: il giudice Borgia e il suo commissario Scialoja, che tentano per anni di incastrare la malavita romana.
Tra le pagine girate sempre più velocemente si intrecciano le vite dei giovani eroi maledetti con continui riferimenti al divenire italiano. A fare da sfondo è il Vecchio, personaggio sfumato e sfuggente, il cui scopo è quello di alimentare il Caos. Regna il Caos tra i criminali, regna il Caos in Italia il cui tempo è scandito dai vari attentati terroristici, dall’ inquinato sistema giudiziario, dalla frammentazione politica…
Impossibile classificare questo romanzo entro una determinata categoria. Non un giallo, non un poliziesco, non un noir; ma un’ottima combinazione di questi generi.
625 pagine di fusione perfetta tra finzione narrativa e storia.
625 pagine in cui “il cuore occulto dell’Italia è messo a nudo”.

Nicoletta Favaretto