Un uomo seduto. Solo nella sua stanza. La luce soffusa di una lampada. Carte attorno a lui. Fogli attorno a lui. Perso in un mondo lontano, scrive.
Una ragazza seduta al parco. Estranea a ciò che la circonda, legge.
Un ragazzo seduto in una biblioteca, piena di altri ragazzi come lui, legge, sottolinea, cerca, sfoglia, scrive. Torna a leggere.
In quel momento niente esiste attorno a questi personaggi. Il loro rifugio è un altro mondo. Un mondo dinamico, flessuoso, in continua evoluzione. La nuova realtà è quel libro appena scritto, è quel libro appena letto, quel libro velocemente sfogliato, frettolosamente sottolineato, schematizzato, nella disperata ricerca di un messaggio. Del messaggio.
In ogni testo si racchiude un pensiero. Il libro, composto da più pensieri, elaborati, aggrovigliati, infiniti appare come una stesura lineare dell’incredibile capacità intellettiva umana. Il libro è la sfida continua di ogni uomo alla sua sofferta incapacità di far corrispondere la parola al pensiero. E così l’uomo  si trova alla ricerca scostante, confusa, di quella parola, di quell’insieme di parole che meglio esplicano il suo pensare. Quando le trova, quando un’illuminante intuizione arriva improvvisamente, egli la prende e la trascrive per non dimenticare quell’ordine così perfetto, quella realtà mentale che gli è apparsa tanto vivida in quell’istante.
La scrittura rappresenta, quindi, la volontà di comunicare quel successo, al di là dello scopo estrinseco di ciò che è stato scritto. La lettura, quale sua compagna inscindibile, rappresenta l’umile volontà di ricevere il messaggio e si meraviglia, s’inorridisce, lo elogia, lo tiene comunque per sé. Un gioco in completa sintonia, uno scambio continuo dove la ricerca di un quid è ciò che muove assieme lo scrivere e il leggere. Filo conduttore dell’incessante interscambio è il pensiero, che vuole essere sprigionato, essere comunicato, essere scritto, essere letto, essere capito…
Il nostro scopo è quello di assecondarlo.

Nicoletta Favaretto

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