L’arrivo nel 1906 della ferrovia Transalpina nella città di Gorizia fu il completamento di un lungo processo di ammodernamento della vie di comunicazione che collegavano la città con il resto dell’Impero asburgico.

Tale processo iniziò dapprima in maniera teorica con lo studio di Carl von Czoernig, il funzionario imperiale arrivato nella “Principesca Contea di Gorizia e Gradisca” come allora si chiamava, commissionatogli dal governo imperiale per verificare quali potessero essere le possibilità di sviluppo di tale parte del Kustenland (Litorale) e si avviò concretamente con l’arrivo dei Ritter a Gorizia. I Ritter infatti, famiglia di industriali di origine tedesca trasferitisi dopo varie vicissitudini a Trieste, scelsero nel 1850 Gorizia come sede delle proprie attività.

Questa scelta fu fondamentale per Gorizia in quanto per esportare i propri prodotti da Gorizia a Trieste e verso il resto dell’Impero, fecero pressione presso le autorità imperiali affinché la ferrovia “Meridionale”, costruita con i finanziamenti dei Rothschild, che doveva collegare Vienna con Trieste, passasse per Gorizia: cosa che puntualmente avvenne nel 1860. Tale scelta ebbe ripercussioni per la città anche dal punto di vista urbanistico; infatti, per collegare il centro cittadino con la nuova ferrovia, si dovette costruire una nuova arteria che attualmente è il corso Italia, cioè la principale via di Gorizia.

Tale ferrovia però non bastava per il completamento dell’ammodernamento della vie di comunicazione.

Infatti in seguito all’arrivo della linea ci fu uno sviluppo delle attività commerciali della città che non riguardavano solo le attività Ritter, ma pure quelle attività dei piccoli e medi commercianti che incominciarono a popolare la città (artigiani, ma soprattutto produttori di vino e alcolici che dal Collio venivano spediti in tutto l’Impero, povero di zone adatte per la coltivazione dell’uva).

Per far fronte a tale sviluppo la classe dirigente locale capì che ci sarebbe stato bisogno di un’altra ferrovia che arrivasse direttamente in Carinzia (il principale sbocco dei prodotti della Contea di Gorizia).

Tale ferrovia è l’attuale Transalpina che arrivò a Gorizia nel 1906 dopo una lunga gestazione causata anche da problemi tecnici, legati all’attraversamento di un territorio particolarmente impervio che fa di questa linea, però, una bellissima ferrovia panoramica. In realtà per le autorità austriache tale ferrovia non era importante solo per il commercio ma anche per una funzione militare, in quanto costituiva una via di comunicazione in grado di trasportare le proprie truppe con facilità sul confine di un paese straniero (l’Italia). Valore aggiunto che però fu calcolato male dalle autorità austriache, infatti proprio questa vicinanza con il confine la rese vulnerabile agli attacchi italiani durante il primo conflitto mondiale.

Ciò non toglie che nel 1906, con l’arrivo della Transalpina, Gorizia attuò il completamento dello sviluppo delle vie di comunicazione: molte ditte commerciali spostarono la loro sede in prossimità della nuova ferrovia (piazza Corno, l’attuale piazza de Amicis, e vie adiacenti) per poter agevolmente usarla per il trasporto delle proprie merci verso la Carinzia.

Beffardamente tale apogeo dell’attività commerciale avvenne nel 1906, cioè solo otto anni prima del conflitto mondiale che comportò, in seguito al cambiamento dei confini, la recisione completa di Gorizia dai suoi mercati rendendo tali ferrovie di colpo inutili.

Nonostante ciò la Transalpina, fino alla Seconda Guerra mondiale, continuò ad avere un ruolo per le ditte locali nello smercio dei propri prodotti verso la valle dell’Isonzo. Purtroppo anche questo residuo mercato venne a mancare, dopo l’ultimo conflitto mondiale, quando l’ennesimo cambiamento dei confini fece sì che addirittura la stessa ferrovia rimanesse separata dalla città per la quale era stata costruita.

Giangiacomo Della Chiesa