Come l’abbiamo capita

 

In quest’ultimo periodo, la parola “Finanziaria” ha invaso la vita degli italiani; ma non per la sua novità, bensì per i contrasti creatisi in seno alle forze politiche di questo paese. La battaglia si ripete in realtà ogni anno.

Mentre con la legge di bilancio il governo si limita a fotografare la situazione finanziaria del Paese, con la legge finanziaria esso modifica le voci di spesa, aumentando o diminuendo le tasse, regolando insomma la vita finanziaria dei cittadini per l’anno a venire. Alla luce della sua importanza un dibattito acceso è assolutamente comprensibile. Il progetto di legge deve essere presentato alla Camera o al Senato entro il 30 settembre. A questo punto una Commissione parlamentare di bilancio la discuterà, proponendo degli emendamenti, e porterà il risultato in aula dove si procederà alla votazione. (Naturalmente gli emendamenti alla finanziaria possono essere presentati dai gruppi costituiti in Parlamento o da singoli parlamentari). Il testo, una volta approvato, passerà all’altro ramo del Parlamento finché verrà approvato nella medesima forma. La finanziaria entrerà quindi in vigore. Tutto però deve avvenire entro il 31 dicembre, altrimenti si entrerebbe in un regime di “esercizio provvisorio” per cui ogni mese lo Stato potrà spendere al massimo 1/12 di quanto ha speso nello stesso mese l’anno precedente.

Questa ultima “manovra di bilancio”, si legge in una nota di Palazzo Chigi,”si sviluppa secondo tre principi guida strettamente interconnessi: crescita, risanamento, equità”. Il progetto presentato quest’anno è notevolmente corposo: 33,4 miliardi di euro (la precedente era di 24 miliardi). Significa che il governo conta di raccogliere nelle sue casse la cifra menzionata e poi utilizzarla per due scopi principali:

–    favorire lo sviluppo (costo: 18,6 miliardi di euro);

–    mantenere il rapporto deficit/pil sotto il 3% (costo: 14,8 miliardi di euro).

Il primo ruota attorno alla riduzione del cuneo fiscale che è la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro ai dipendenti e quanto effettivamente essi percepiscono, al netto quindi di ciò che viene versato al fisco e agli enti di previdenza. Insomma si vorrebbe ridurre l’incidenza del fisco sul costo del lavoro che oggi è ad un livello del 45,4% dello stipendio lordo, mentre la media dell’UE a 25 è di 42,49%.

Il secondo deriva dai limiti del Trattato di Maastricht, con il quale i firmatari si impegnarono a rispettare un codice di condotta, le cui regole fondamentali sono due: un governo può spendere più di quanto raccoglie creando così deficit, ma non più del 3% di quello che il Paese produce in un anno. Infatti dietro al deficit si nascondono soldi che i cittadini prestano allo Stato, ma che andranno restituiti con tanto di interessi. Il deficit si accumula di anno in anno e forma il debito pubblico, ed ecco la seconda regola: per l’UE il debito non deve superare il 60% di quello che il Paese produce. Si tratta di parametri impossibili? Per l’Italia molto più che per altri Paesi perché essa ha accumulato negli anni un debito pubblico pari al 106% del PIL! L’UE nel ’92 ci permise l’ingresso a patto che c’impegnassimo a ridurlo, mantenendo il deficit intorno allo o%. Se consideriamo che la scorsa finanziaria puntava ad abbassarlo dal 2,9% al 2,7% capiamo quanto l’obiettivo sia distante, ancor più difficile da raggiungere a causa degli interessi che bisogna pagare ogni anno (circa il 12% della spesa pubblica).

I parametri del patto di stabilità non sono un limite irraggiungibile solo per il nostro paese: nostri vicini, come Austria(62,9%) e Francia (66,8%), si trovano in condizioni fuorilegge, ma anche Belgio (93,3%) Germania (67,7%, e che presenta inoltre un deficit del 3,5%) , Portogallo (63,9%) e Grecia (107,5%), si presentano in situazioni simili da almeno 3 anni. Oltre ai diversi pareri , che ovviamente si sono creati all’interno del nostro paese, all’estero vi sono state discordanti reazioni, che però in parte approvano questa ultima legge finanziaria.

L’Economist affermava che tra le cose sicuramente positive di questo governo, c’era anche il decreto volto ad erodere il quasi- monopolio televisivo di Berlusconi; la lotta contro l’evasione fiscale, nel caso si verificasse nei numeri attesi dal governo, farà riprendere fiato alle casse statali, e sarà possibile eseguire una ridistribuzione delle tasse, “tutto il resto è secondario – Mr Prodi said”. Secondo il Financial Times, questa finanziaria ha il duplice scopo di garantire la sopravvivenza politica del governo e ridurre il deficit, ma con tre difetti: “Primo, punta sugli aumenti delle tasse più che sui tagli alla spesa pubblica. Secondo, contiene artifici contabili. Terzo, non prevede riforme strutturali. Il problema dell’Italia non è tanto il deficit in sé, ma il fatto che sia accompagnato da una scarsa crescita economica.” Il Wall Street Journal sostiene che la crisi italiana potrebbe mettere in difficoltà i paesi della zona euro: “L’Italia ha il secondo peggior rating dopo la Grecia. La possibilità che l’Italia sia costretta a uscire dalla zona euro è remota, ma non può essere esclusa”. Vedremo se il dibattito interno e i giudizi esteri porteranno o meno ad una revisione del progetto. Nel frattempo però l’ntesa tra il governo e parti sociali, mostra un clima di collaborazione in Italia, ed una volontà di dialogo, pur accompagnate dalle proteste in piazza dell’opposizione.

Nell’attesa gli studenti possono solo sperare che, qualunque sia il risultato, questa finanziaria sia la prima di una lunga serie che porterà ad una sensibile riduzione del debito e che possa riaccendersi con decisione la crescita italiana. Altrimenti un domani saremo noi, in prima persona, ad affrontare pesantemente queste vecchie responsabilità.

 

 

 

I NODI DELLA DISCORDIA 

Le principali novità e i punti della legge che più hanno sollevato polemiche

  • Le aliquote IRPEF (l’imposta sul reddito) passano da 3 a 5 , portando la pressione fiscale massima dal 41% al 43%;
  • Varia la “no tax area” (reddito minimo al di sotto del quale non c’è tassazione): 7500 euro per i pensionati, 8000 per i lavoratori dipendenti, 4800 per gli autonomi.
  • Le deduzioni diventano detrazioni. Per ogni familiare a carico, prima si scalava una quota del reddito su cui calcolare le tasse, ora si riduce l’ammontare     delle tasse;
  • In ambito scolastico si propone l’assunzione di 150 mila nuovi docenti e 20 mila ATA. L’obbligo d’istruzione e l’età di accesso al lavoro verranno innalzati a 16 anni.
  • Superbollo sui SUV (i fuoristrada di lusso), che ha destato un acceso dibattito;
  • Viene introdotta un’accisa sugli alcolici del 10%. Inoltre è vietata la somministrazione di alcolici ai minorenni nei pubblici esercizi.

 

Diego Pinna e Emmanuel Dalle Mulle