Impressioni di alcuni giovani sloveni sui rapporti con gli italiani.

All’indomani dell’adozione dell’euro della Slovenia, alla vigilia del suo ingresso nell’area Schengen (che significa, anche, libera circolazione delle persone) sarebbe normale pensare che le relazioni quotidiane tra sloveni ed italiani siano sempre più fitte. Ma è veramente così? Lo abbiamo chiesto ad alcuni nostri coetanei di Nova Gorica, sottoponendogli alcune domande. Ecco la prima:
Cosa ne pensi del processo d’integrazione europea? E in particolare dell’abbattimento del confine tra Italia e Slovenia?
Anja (18 anni) si dichiara “Favorevole”. Come lei, Eva (25 anni), che attenta ai costi del confine, spiega: “Il processo d’integrazione permette di risparmiare tempo e denaro”. Analogamente Benjamin (27 anni) ritiene: “E’ una cosa buona”. Sulla stessa linea d’onda Mojca (30 anni), Sara (17 anni) e Maja (28 anni): “Siamo entrambe favorevoli”.
Il consenso è unanime: tutti per l’Europa. Ma se si approfondisce il discorso sull’andamento dei rapporti transfrontalieri con l’Italia, l’entusiasmo cala vistosamente. Questo il secondo quesito:
Dopo l’adozione dell’euro, vieni più spesso a Gorizia?
Anja: “Non è cambiato nulla, è rimasto tutto come prima”. Dello stesso parere Jasna la quale afferma: “Vengo a Gorizia per lo più per fare shopping, ma con la stessa frequenza di prima”. Lo shopping attira nella cittadina isontina anche Mojca e Maja, ma anche per loro la routine è rimasta tale e quale. Per Sara alle compere si aggiunge il divertimento: “Vengo spesso al Comix e al Fly”. Non escono dal coro Benjamin ed Eva; quest’ultima racconta: “Studiando ad Udine attraverso il confine quasi tutti i giorni, ma per ora nulla è cambiato”.
Sembra che la moneta comune non abbia modificato sostanzialmente le abitudini degli intervistati: la frequenza e le motivazioni che li spingono oltre confine, sono rimasti gli stessi. Il venir meno delle difficoltà connesse al cambio, non ha costituito un incentivo decisivo all’intensificazione dei rapporti. Con il tallero o con l’euro, poco cambia. Ma al di fuori delle relazioni economiche? Ecco allora il terzo quesito:
Come sono i tuoi rapporti con i coetanei italiani?
Eva e Sara sono un’eccezione: conoscono entrambi parecchi italiani e hanno rapporti con gli sloveni della minoranza. Gli altri, invece, poco o nulla. Benjamin afferma: “Non conosco nessun italiano”. Come lui Mojca e Maja: “Non abbiamo amici oltre confine”. Jasna infine ha come punto di riferimento delle assocciazioni culturali: “Conosco delle persone italiane, grazie a delle associazioni slovene che operano in Italia, ad esempio il Kulturni Dom”.
Insomma sia le relazioni economiche che quelle personali non sono state influenzate in maniera consistente dall’ingresso della Slovenia nell’euro.
Nonostante tutti i limiti della nostra indagine, come provare a valutare le relazioni tra sloveni e italiani? Stando agli intervistati nulla o poco è cambiato negli ultimi anni: i rapporti proseguono come in uno stato d’inerzia. Anzi, stando alle parole di Benjamin, con il quale abbiamo approfondito il tema, si può ipotizzare che in futuro, questi vadano peggiorando. Basti pensare ai beni di consumo: “Mentre una volta era necessario venire in Italia per comprare determinati prodotti che non c’erano da noi, -spiega Benjamin- oggi possiamo trovare tutto negli scaffali dei nostri supermercati”.
Più ancora che i rapporti economici, sono quelli personali (e se si vuole culturali) a sembrar destinati a diminuire, o comunque, a non aumentare. Una sua argomentazione appare illuminante a riguardo: “La maggior parte dei ragazzi sotto i 20 anni, a differenza dei più grandi, non sa parlare la lingua italiana, o lo fa con difficoltà. Questo perché, una volta, la presenza delle reti della televisione italiana era parte integrante della nostra vita. Molti di noi, da bambini, imparavano l’italiano con i vostri cartoni animati”. Dopo la creazione nel 1992 della repubblica Slovena e con il libero sviluppo della propria identità culturale, le cose sono cambiate: “Oggi, invece, la qualità della televisione nazionale è molto più alta e quando si guardano televisioni straniere generalmente si preferiscono le reti tedesche e anglosassoni”. Sembra quindi esserci un problema di comunicabilità di fondo: da una parte restano pochi gli italiani che parlano e s’interessano alla lingua slovena, dall’altra sta venendo meno, tra i giovani sloveni, la necessità dell’italiano. Un punto d’incontro si potrebbe trovare, come nel caso di Jansa, nelle associazioni culturali (come appunto il Kulturni Dom che ha da poco festeggiato il suo 25esimo compleanno) e nei progetti transfrontalieri europei.  Uno di questi, denominato “GO & GO Centro audiovisivi. Servizi interculturali e transfrontalieri” e finanziato dall’Interreg IIIA, ha permesso, attraverso l’associazione Kinoatelje, di riprodurre pellicole di cultura video-cinematografica slovena e, più in generale, dei paesi dell’Europa centro-orientale; un appuntamento col cinema d’autore, che si rinnova ogni giovedì sera al Palazzo del Cinema di Piazza Vittoria.
Un’altra ipotesi d’incontro, per risolvere i problemi di comunicazione tra le due comunità, sarebbe quello della lingua inglese. Ma, qui appare ancora con più evidenza la disparità tra i giovani italiani e quelli sloveni. “Il problema è che voi italiani, l’inglese non lo sapete parlare” dice sarcastica Eva. E Benjamin conclude: “Comunicare tra italiani e sloveni in inglese? Perché no? Ma tutto dipende da voi…”. E’ mica arrivata l’ora dei cartoni animati in inglese? Sarà ma, per i nostalgici, sarà buffa l’idea di un grande Puffo che “puffa” in inglese.

Davide Lessi
Emmanuel Dalle Mulle