Quest’anno ho avuto l’occasione di partecipare all’ISFIT (Internatonal Student Festival In Trondheim): si tratta di uno dei Festival studenteschi più importanti che si svolge ogni due anni in Norvegia per circa 10 giorni e a cui partecipano studenti provenienti da ogni parte del mondo, ospitati dalle famiglie del luogo. A prima vista potrebbe sembrare uno dei soliti raduni in cui ci si diverte e basta; in realtà, l’ho trovata un’esperienza molto costruttiva ed alquanto ben organizzata sia per gli argomenti trattati che per gli ospiti a livello internazionale presenti in essa. E già dai primi incontri attraverso il forum, ma soprattutto dalla cerimonia d’apertura, l’atmosfera che si respirava era grandiosa. Tema della manifestazione di quest’anno è stato “Global Boundaries”,con la suddivisione dei partecipanti(circa 400) in 16 workshops in cui poter discutere e confrontarsi. Io facevo parte del Ws10 Cultural Crossroads con una trentina di persone; stavamo con il gruppo dalle 9 alle 16.30 circa sviluppando gli argomenti sotto la guida dei groupleaders, poi si cenava insieme (in Norvegia hanno degli orari un po’ strani per noi italiani) e la sera di solito si svolgeva una conferenza aperta a tutti in cui ulteriori dibattiti e riflessioni erano possibili. Tra di esse molto interessante è stata quella tenuta da Kimmie Weeks, un giovane liberiano che dopo aver vissuto sulla propria pelle la guerra civile, ha deciso di dedicarsi alla lotta per i diritti umani,fondando la “Youth Action International” (associazione non Profit che fornisce aiuto in Africa soprattutto ai bambini e alle donne). Recentemente ha vinto il Brick Award 2007(consegna il 12 aprile), assegnato a chi ha fatto qualcosa di concreto per salvare il mondo prima di aver compiuto 25 anni. Altra figura di rilievo è stata una ragazza birmana di 22 anni, Charm Tong,; ella da ormai sei anni aiuta i rifugiati che dalla Birmania,a causa di un regime di repressione delle minoranze, riescono a scappare in Thailandia , ed inoltre è tra le fondatrici di una scuola che fornisce ai rifugiati un livello minimo di istruzione inglese ed informatica. A lei ed alla sua associazione è stato assegnato lo Student Peace Prize, un premio in denaro assegnato proprio in occasione dell’ISFIT ad una istituzione o ad una persona che abbia contribuito alla pace ed alla collaborazione soprattutto attraverso lo strumento dell’istruzione.E poi i dibattiti sulla globalizzazione, sul ruolo dei media nel rendere accessibili le informazioni, l’intervento della delegazione dell’Africa dai grandi laghi, etc. Tutti seguiti con grande interesse e rispetto dalla maggioranza delle persone presenti. Ma anche i dialoghi che ho sostenuto con svariate persone sono stati molto interessanti, in particolare con una ragazza palestinese e una israeliana, nonché con un ragazzo Sikh da Singapore. Culture diverse che si incontrano e si confrontano in un ambiente ideale.E se la parte concreta e di approfondimento ha giocato per me un ruolo fondamentale in questa manifestazione, di certo non sono mancati i momenti di divertimento; oltre al primo giorno passato ad Oslo in compagnia , concerti, musical e performances hanno animato le serate, nonchè la Global Fiesta: un’intera notte di manifestazioni con la possibilità per i partecipanti di mostrare qualcosa di tipico del Paese di provenienza, come una danza, una canzone,una leggenda. Insomma, un’esperienza davvero indimenticabile e che consiglio a tutti, nonostante il freddo e le scivolate sul ghiaccio, che ovviamente non sono mancate, e l’ormai famosa costosità della Norvegia (comunque ci si deve pagare solo il viaggio, per tutto il resto si è spesati). Concludo citando la frase più significativa del discorso finale del Presidente dell’ISFIT , accompagnato dalla canzone “Don’t stop me now”: “Siamo come palle di neve lanciate da una collina: rotolando diventiamo sempre più grandi fino a creare delle valanghe e farci sentire”.

Lisa Cuccato