Il festival festeggia la sua sessantesima edizione

Festival di cannes

Un festival che pare dedicato alla parte più fragile e meno luccicante del mondo: sulla Croisette ha vinto chi si schierava con le donne, i vecchi, i malati, i puri di cuore, con la natura.

Trionfa il regista romeno Cristian Mungiu, che senza grandi sorprese ha ricevuto sul palco del Grand Théâtre Lumière la Palma d’oro numero 47 con il commovente Quattro mesi, tre settimane e due giorni, cronaca di un aborto nella Romania di Ceausescu. Un risultato straordinario, considerando che il film è stato girato in meno di sei mesi. «Questo premio – ha detto Mungiu – dimostra che non servono grandi budget né attori famosi per fare un bel film: ringrazio Cannes per tutto questo».

Palma d’oro alla carriera per Jane Fonda, una delle presentatrici della serata, che porta a casa un riconoscimento mai assegnato prima d’ora ad una personalità non francese – e che solo una volta in 60 anni è finito nelle mani di un’attrice (Jeanne Moreau). «Jane merita il premio perché è una combattente ed una vincente», ha detto Gilles Jacob, presidente del Festival, nel consegnarle la Palma. Delusione per tutti gli americani: non vincono niente i fratelli Coen, il cui No country for old man era tra i favoriti alla vigilia, mentre porta a casa con evidente delusione uno speciale premio per il 60° anniversario Paranoid Park di Gus Van Sant. Stroncati da pubblico, critica e giuria, tornano a mani vuote Death Proof di Tarantino e Promise me this di Emir Kusturica, che insieme a My Blueberry Nights di Wong-Kar-Wai sono stati definiti dalla stampa francese «le peggiori delusioni del festival».

Tante le donne premiate: alla giapponese Naomi Kawase è andato il prestigioso Gran Premio per Mogari no mori, storia di un vecchio e una ragazza spersi dentro una foresta rigeneratrice. La Camera d’Oro è stata invece assegnata all’israeliana Shira Geffer, in coppia col marito, per Meduzot. Al femminile è pure il Premio della Giuria: ha vinto Marjane Satrapi, già conosciuta per le sue vignette sulle condizioni delle donne nel mondo islamico e ora al suo debutto come regista con Persepolis. Vince come miglior attrice la coreana Jeon Do-Yeon, protagonista di Secret Sunshine; miglior attore è invece il russo Konstantin Lavronenko, interprete di The Banishment di Andrej Zviaguintsev (già Leone d’oro a Venezia nel 2003).

Bocciata la sedicente dark lady del cinema italiano e non, Asia Argento, interprete di tre film invitati a Cannes di cui uno in concorso: articoli e dichiarazioni quasi ogni giorno, scene shock (una su tutte, il bacio appassionato con un cane rottweiler), provocazioni e trasgressioni sono il suo pane quotidiano. Ma il ruolo che deve consacrarla attrice di prima grandezza è ancora molto lontano…

Il vero vincitore della sessantesima edizione di Cannes è tuttavia il Festival stesso, che in mezzo secolo di attività non ha mai conosciuto una simile affluenza di pubblico: duecento yacht ormeggiati al porto ed una parata di star – Angelina Jolie, Brad Pitt, Matt Damon, Sharon Stone, Rosario Dawson tra gli altri – che hanno abbandonato le rive della Costa Azzurra senza lo straccio di un premio.

Federico Permutti

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