Meditazioni intorno a un libro su Sarkozy

Vittime del più becero populismo. Ma chi? i “nuovi” candidati della destra considerata neo-con? no; semplicemente un gran numero di rubriche di giornali italiani e di altri paesi esteri che hanno seguito la campagna elettorale francese e l’esplosione del fenomeno Sarkozy, loro sì sono rimaste vittime della loro stessa retorica populista. Che non ha nulla di attuale per chi segue la politica
d’oltralpe, se non che in campagna offre sul piatto d’argento occasioni ghiotte per attrarre l’opinione pubblica. Argomenti come immigrazione, sicurezza, stato meritocratico, repressione di atti di
violenza, vengono usati come perno di un nuovo populismo, giornalistico prima di tutto, impregnato di moralismo. Su quest’ultimo ha perso la sinistra della Royal, perchè non arriva più a convincere una popolazione alla ricerca del cambiamento, che vede la crisi e chiede un recupero di valori, un rilancio dell’economia, maggiori sicurezze in seguito alle violenze del 2005, un recupero del ruolo di grandeur congenito nella politica internazionale francese.  Questo anche la sinistra l’ha capito: sentire una candidata socialista promuovere il tricolore alle finestre di tutte le case rappresenta bene un nazionalismo al di sopra di ogni ideologia partitica. Ma sembrerebbe che la vera risposta sia arrivata invece dal “Francese di ferro”, dal protagonista dell’ultimo libro di Massimo Nava, corrispondente del Corriere della Sera a Parigi, che apre al lettore un interessante ventaglio sulla politica e sulla società francese. Che analizza con sapienza i meccanismi interni di uno stato dove gauche e droite rappresentano un binomio non proprio comparabile agli altri binomi europei, tanto meno al banchetto italiano. Motivo per negare le pretese di paternità di una tale politica a Berlusconi: a risentire le promesse di rivoluzione liberale del 2001 forse sì; a vederne gli
effetti di governo, molto meno. Sarkozy, inoltre, dei nemici non ne ha fatto alleati, ne ha rubato gli elettori. Basti pensare ai propositi più estremisti per raccogliere frutti all’interno del Fronte Nazionale (a posteriori, quest’ultimo ha ottenuto il risultato più basso di sempre), oppure all’opposizione, quando parla di “(…)aperture solidali: voto agli immigrati, lotta al carovita e controllo dei prezzi dei supermercati, discriminazione positiva (…)”. Qui sta un grande atout dell’attuale populismo: porta sulla scena del dibattito politico un gruppo teatrale di argomenti. Rimarrà stupito colui che si andrà a rivedere il faccia a faccia del secondo turno: non si tratta di parole in aria e grafici, si tratta di veri piani politici. Di economia, di politica del lavoro, di sviluppo sostenibile ed ecologia, di immigrazione, di politiche sociali, di costruzione europea e di politiche internazionali. Il libro però si ferma ad un’analisi della situazione pre-elettorale. Il fallimento della politica del Presidente Chirac, la nascita di una vera e propria classe politica del paese, che deve affrontare l’eredità di un gaullismo, a volte molto rimaneggiato, e le sfide di una struttura di potere in continuo aggiornamento. La speranza è che questo libro riesca a ridurre l’incomprensione da parte dell’opinione estera di un tale fenomeno, sorta di opposizione aprioristica contro la quale mi sono personalmente confrontato. Risulta quindi un buon aiuto per chi vuole approfondire il contesto di un tale changement, senza mai mancare di pragmatismo. Chissà che non risulti utile anche allo stallo italiano. Come dice Sergio Romano nella prefazione al libro: “I malanni attuali diagnosticabili in Italia e in Francia sono gli stessi. Le risposte no”. Bisognerebbe poi analizzare due fondamentali sviluppi della nuova Presidenza: il viaggio a Berlino nel giorno stesso dell’investitura di Sarkozy; La nomina a Ministro degli esteri dell’ex-socialista Kouchner. Ma questo già è un altro libro. Edoardo Buonerba

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