L’interferenza della politica sui mass media.

Da vari decenni si è messo in moto un processo inarrestabile, destinato a sconvolgere l’ ”identità” del mondo: la globalizzazione, ossia l’unione di tutti i popoli sotto la medesima legge economica. In questo contesto “allargato” son nati e si son sviluppati degli strumenti capaci di “avvicinare” le varie regioni ed i vari continenti. Questo ruolo è affidato ai mezzi di comunicazione di massa (mass media, cioè televisione, radio, giornale, internet…), i veri protagonisti del nuovo millennio.Sempre di più si afferma il loro potere di far presa sulla gente, cresce la loro capacità di  formare le opinioni del Pubblico, e sempre di più cresce il controllo su di essi,si comprende il loro potenziale e si tenta di imbrigliarlo e indirizzarlo nella direzione voluta dal potere.Cala sempre di più lo spazio di un’informazione libera, soprattutto ad alti livelli,dai quali è possibile raggiungere e influenzare un pubblico più vasto. E questo capita anche in Italia molto più di quanto ci si aspetti o si creda possibile,illusi dal mito della libertà di espressione che riteniamo di possedere(noi, l’Occidente democratico) in esclusiva. Nel film Viva Zapatero, Sabina Guzzanti ha smascherato questo mito, mostrando come la stessa libertà di manovra dei giornalisti sia sempre più ridotta da scelte di direttori o di qualcuno che sta ancora più in alto, e che con il giornalismo non centra nulla, che decidono cosa trasmettere o pubblicare,quando e come, vanificandone cosi il lavoro e sostituendosi a essi.Non è la ricerca della verità che si è esaurita,ma aumenta il controllo e la delusione di non vedere pubblicate inchieste e notizie che veramente potrebbero fare dei mass media uno strumento di emancipazione delle coscienze. La“questione politica” ha investito dei personaggi illustri ed esperti come Enzo Biagi e Michele Santoro che, durante la legislatura berlusconiana, sono stati allontanati dai riflettori in quanto facevano un giornalismo “di parte” – ovviamente dell’opposizione – e, dunque, erano considerati imparziali – . E Emilio Fede? Cos’è se non un giornalista apertamente e, talvolta, ridicolamente schierato? Le “dimissioni forzate” di Biagi e Santoro (ma anche dello stesso Luttazzi, per esempio) hanno scosso l’opinione pubblica, ma non al punto tale da avviare una mobilitazione collettiva. Solo con la nuova legislatura di Prodi, sono tornati in TV. In Russia questo processo di “epurazione” del giornalismo dell’opposizione, ha assunto delle pieghe tragiche. Da quando Putin è al potere sono stati uccisi – o sono misteriosamente scomparsi – centinaia di giornalisti “scomodi”. Lo sdegno della comunità ha raggiunto l’apice con l’uccisione della giornalista Anna Politkovskaja, la quale aveva denunciato le carneficine commesse in Cecenia da parte del governo russo. Oppure,come nel caso di Roberto Saviano(autore di Gomorra) la denuncia della verità sulla Camorra si scontra con le minacce di morte da parte dello stesso sistema che ha svelato;sarebbe stato interessante sentire la sua opinione  sulla libertà di espressione nel mondo del giornalismo (durante una conferenza che c’è stata poche settimane fa a Udine) ma proprio per motivi di sicurezza non è potuto intervenire..Giornalisti costretti a “nascondersi”, giornalisti che proprio per il loro non nascondersi diventano la merce di scambio preferita di politici e estremisti:penso a tutti i casi di giornalisti diventati ostaggi in zone di guerra, di cui Mastrogiacomo è solo l’ultimo eclatante esempio. Scomodi per la loro opera di interferenza e di ricerca della verità anche in situazioni cosi complesse, ma nello stesso tempo vittime perfette proprio per la loro popolarità e capacità di toccare l’opinione pubblica. Anche qui a guidare le stesse decisioni di molti terroristi sembra la legge di mercato, proprio utilizzando chi ha fatto della lotta contro un’informazione costruita a tavolino e funzionale solo a scelte politiche il proprio lavoro. Le difficoltà, per un giornalista, cominciano anche all’inizio della carriera stessa: prima fra queste il precariato. Vari scioperi hanno confermato la tesi che il numero dei pubblicisti sta aumentando vertiginosamente e, di conseguenza, è sempre più difficile scrivere per un giornale con una certa continuità – i contratti sono a tempo determinato e, spesso, non rinnovabili – . Oltre a questo, è praticamente fermo il meccanismo di rinnovo generazionale dovuto al fatto che, in un’epoca in cui si predilige un tipo di scrittura di “accondiscendenza” politica, i direttori di testata faticano ad accogliere dei “giovani giornalisti in erba” in quanto non ne conoscono né l’operato, né l’ideologia.

Valentina Codeluppi
Federica  Salvo

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