Michele ha 23 anni, ma nessuna delle “persone” che “frequenta” ogni giorno lo sa. Per loro si chiama Natasha, ha 25 anni e passa la giornata in vetrina in un bordello di Amsterdam “vestita” da cow-girl a “lavorare”. I clienti pagano Natasha in Linden Dollars, che si traducono per Michele in 10 euro, reali, per ogni prestazione virtuale. Gli arrivano per contrassegno.
È un non-senso di un ampio sistema: quello di Second Life, un mondo virtuale in cui ognuno può creare e diventare un personaggio (avatar) che si muova e interagisca con migliaia di altri avatar di utenti connessi da tutto il mondo. Tutto è possibile in Second Life, dallo shopping quotidiano alla visita di musei, dal gioco in casinò al tele-trasporto. I partecipanti sono semplicemente attori di mondi persistenti, nei quali dispongono di totale libertà e di denaro reale acquistabile online con carte di credito reali.
Second Life è un’occasione, è uno strumento nuovo, potente e totalmente a nostra disposizione, trionfo dell’innovazione tecnologica. Fabio Gambaro scrive: “potrebbe dare vita a nuove reti sociali e ad un’intelligenza collettiva capace di tenere conto dell’inedita relazione con lo spazio e con il tempo che si produce nella realtà virtuale”. La tecnologia è un goal se la si usa con responsabilità, e con lo scopo di stimolare la creatività, altrimenti si trasforma in un rifugio. Un luogo di evasione, senza divieti e senza bisogno di mettersi in gioco fino in fondo. Nella struttura intrinseca dell’uomo sta la tendenza  “a proiettarsi in realtà diverse dalla sua”, continua Gambaro, dando vita ad un doppio di sé.
Viviamo in una società dinamica, veloce e dominata dalla complessità. Fuggire la realtà non è certo un problema nuovo, ma sta assumendo dimensioni crescenti. Tartassati dalla tecnologia e dagli incalzanti ritmi della routine, evitiamo quelle occasioni che ci permettono di conoscere profondamente noi stessi e gli altri. Accettiamo passivamente il nostro lavoro, il nostro partner, il nostro comportamento, perché non c’è tempo di fare il punto della situazione. Spesso non affrontiamo, né tanto meno riconosciamo le nostre paure e i nostri limiti, ma ci proiettiamo  in mondi dove semplicemente non esistono. I difetti sono una sfida, migliorare è un gioco e migliorarsi accresce l’autostima. Stringere amicizie, vincere la paura del pubblico, impegnarsi in una partita, dimagrire, fare una lunga scalata. Ma molti scelgono di giocare altrove, senza le dure regole della realtà.
Perché il fenomeno è così diffuso?
Di un sistema complesso non si può che prendere in esame solo poche sfaccettature. Ad esempio gli standard della nostra società. Dobbiamo essere efficaci, competenti, determinati, freddi. Il tutto per entrare a far parte di un mondo arrivista, che guarda all’obiettivo, ma non al percorso, che privilegia ciò che facciamo rispetto a ciò che siamo, che appiattisce il nostro lato emotivo rispetto a quello razionale. Su questi principi, o meglio, su questi PRESUNTI principi, implodiamo. Le nostre convinzioni non sono infatti del tutto fondate. Mi spiego.
Il filosofo Kuhn ha individuato tappe fondamentali nelle rivoluzioni scientifiche. Si parte da un nucleo teorico originario, chiamato “paradigma”. Progressivamente se ne mettono in luce piccoli difetti, detti “rompicapo”, che più approfonditi si trasformano in “anomalie”. Queste danno vita ad un periodo di “travaglio intellettuale”, in cui si riconosce il vecchio paradigma inadeguato, e si cercano nuove teorie. Infine s’approda a un nuovo paradigma, e il ciclo si ripete. Il modello umano descritto sopra, che ci produce tanto affanno da farci desiderare altre vite, è il risultato di un paradigma rimasto in vigore fino ad oggi, connesso ad un certo modo di interpretare l’economia e la produttività.
Ad esso si sta avvicendando un nuovo paradigma, quello sostenuto da Giovanni Padroni, docente d’economia all’Università degli Studi di Pisa. Nel XXI secolo la nuova ricetta per il successo, con riferimento al mondo delle imprese, è stato individuato, o quasi. Oltre al fatturato materiale, la produttività d’un’azienda si basa oggi sull’umanità dei dipendenti, la loro creatività ed entusiasmo, la loro attitudine a fare squadra. “E’ il complesso delle relazioni tra le persone che rende possibile il funzionamento d’un’organizzazione”, scrive. Bill Gates proclama che la risorsa più grande della Microsoft è l’immaginazione dei suoi uomini. Il perseguimento dell’etica per le imprese e coltivare l’emotività per la persona creano, in definitiva, il maggior profitto possibile nel lungo periodo.
La fiducia e l’ottimismo di Padroni, sono condivisi da molti esperti del settore; non sono invece abbastanza diffusi nell’opinione pubblica, ancora in fase di travaglio intellettuale. Con il giusto utilizzo della tecnologia dell’informazione, si potrebbero evitare o almeno limitare il bisogno di evasioni catartiche e di sdoppiamenti virtuali. Traguardo raggiungibile se si diffonde la consapevolezza che la persona non si sentirebbe più scissa fra la sua anima razionale e quella sentimentale-creativa. Il XXI è potenzialmente il secolo dell’essere se stessi. È di ognuno di noi la responsabilità della riuscita.

Giorgia Ghizzoni

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