èStoria

Dal 18 al 20 Maggio Gorizia ha danzato lungo la linea del tempo. Ha manifestato in piazza assieme ad un gruppo di dissidenti. Ha ascoltato attonita leader politici che dall’alto delle loro posizioni di potere proclamavano il mutamento radicale della società o cercavano disperatamente di frenare richieste di maggiori libertà civili. Ha passato notti  insonni, con curiosità, angoscia, stupore nello studio di qualche scienziato. Per tre giorni la città è diventata sede di èStoria.
Al Terzo Festival Internazionale della Storia sono bastati un lungo tappeto rosso e uno schermo che, con finta noncuranza, proiettava immagini in bianco e nero, momenti del nostro vissuto, piccoli scorci di quello che fu. È bastato un “accampamento” che ricordava un popolo nomade pronto a sconvolgere la monotona quotidianità. Un popolo di nomi illustri, storici, scrittori, giornalisti -basti citare Rampini, Kagan, Allam, Canfora, Chang- disposti a contrastare ogni pregiudizio, a portare la propria esperienza di vita e a dare una diversa versione dei fatti, mentre progressivamente la nostra storia lineare si è concentrata in un unico punto: la Rivoluzione. Questo il tema centrale del Festival: il mutamento storico, radicale e profondo che comporta la rottura con un modello precedente e il sorgere di uno nuovo. La rivoluzione è stata affrontata in ogni suo aspetto, evidenziando soprattutto la necessità di analizzare il concetto stesso del processo rivoluzionario, il suo imporsi in modo esplicito o silenzioso, le sue novità e i suoi elementi persistenti. Riflessioni particolari sono poi state rivolte ai mezzi utilizzati e quindi alla legittimità della violenza e all’uso della non violenza. E così migliaia -si sono sfiorate le 40.000 presenze- di visitatori, esperti, o semplicemente amanti del passato e dei suoi infiniti segreti hanno preso parte attivamente alle 50 proposte in cartellone ideate e organizzate da LEG Libreria Editrice Goriziana, gremendo le tende Erodoto e Elio Apih. La rivoluzione intesa in senso politico, a partire da quella francese e americana, come una trasformazione che continua tuttora e concepita come un processo che ingloba qualsiasi elemento della nostra vita sociale, ha toccato anche il mondo dell’arte. Si sono succedute conferenze e laboratori sul rapporto musica-potere e spettacoli serali che hanno affrontato la rivoluzione del rock’n’roll nella società italiana, l’esperienza del Cantastorie e l’importanza del ruolo della musica nell’Italia del boom economico. Centrale è stato lo stesso percorso espositivo dal titolo “Nel segno di Klimt. Ver Sacrum, la rivista della Seccessione Viennese”.
Il Festival ha saputo stimolare la curiosità intellettuale di ogni generazione proponendo accanto alla tematica strettamente politica e sociale (si ricordi tra l’altro la conferenza sul femminismo che ha condotto a un dibattito dai toni molto accesi fra ex attiviste e il professore universitario Van Creveld) anche quella della rivoluzione scientifica e tecnologica, elemento ormai essenziale della nostra quotidianità. Particolarità di questa edizione sono state l’allestimento di una ludotenda per aiutare gli studenti delle scuole primarie ad approcciarsi all’aspetto rivoluzionario della storia ed “èStoria bus”, il tour delle dodici battaglie dell’Isonzo.
Gorizia è stata per tre giorni la metafora della rivoluzione stessa. Al principio erano lo scetticismo e la critica poco costruttiva. “L’evento è stato mal pubblicizzato”, “Una manifestazione del genere qui è sprecata”. In ultima analisi chi affermava, certo della propria posizione, che la comunità avrebbe continuato a riposare nel letto del passato senza un minimo slancio vitale, è stato prontamente smentito. Questa è stata la vera occasione in cui coloro che aspettavano da tempo il risveglio della città hanno potuto esclamare: “finalmente!”. Finalmente la cara vecchia città di confine ha avuto il coraggio di alzare la voce e di mostrare con vigore le sue potenzialità. Gorizia malcompresa, quasi repressa, ha abilmente sfruttato la sua peculiarità: la sua immensa e radicata memoria storica. Qui il passato aleggia, si traspira da ogni mattone, viaggia in ogni vicolo, consuma le strade del centro. Ma questa volta la popolazione, invece di chiudersi sterilmente in se stessa ha investito nel proprio passato riuscendo a trovarvi una linea di continuità. Essa stessa è stata protagonista di una rivoluzione ponendo l’accento sulla propria identità e storia attraverso il confronto con esperienze lontane e promuovendo il dibattito critico, molte volte represso da discorsi stereotipati.

Nicoletta Favaretto

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