Un saluto al grande genio azero del violoncello

Una vita intera dedicata alla musica, con passione e dedizione. Una carriera illustre, costellata di incontri importanti e collaborazioni che pochi possono vantare. Ma anche un’attenzione a chi aveva avuto meno dalla vita e un impegno costante per migliorarne l’esistenza. Tutto questo è stato Mstislav Leopoldovič Rostropovič, genio azero del violoncello e direttore d’orchestra scomparso a Mosca il 27 aprile scorso per un tumore al fegato.
Quando ho sentito la notizia della sua morte mi sono chiesta come avrei potuto rendere omaggio alla sua memoria senza scadere nella banalità. Di fronte a tanto talento, poco resta da dire: la musica, si sa, non ha bisogno di parole. Ma il coraggio delle proprie idee sì.
Il coraggio è forse un tratto distintivo della personalità di questo artista: nato a Baku, città azera dell’allora Unione Sovietica, nel 1927, Rostropovič è cresciuto a pane e musica nel vero senso dell’espressione. All’età di quattro anni ha iniziato a suonare il piano seguito dalla madre e a dieci è stato introdotto al violoncello dal padre. Dopo gli studi compiuti a Mosca e la carriera in patria, ha iniziato a mostrare insofferenza nei confronti del regime, cosa che l’ha portato ad allontanarsi nel 1974 dall’Unione Sovietica, dove ormai non poteva più esercitare incarichi pubblici a causa della sua amicizia con Aleksandr Solženicyn e del sostegno dato ai dissidenti. Gli è stata perfino revocata la cittadinanza sovietica nel 1978.
Diviso tra Parigi e gli Stati Uniti, Rostropovič, al pari di altri artisti dissidenti di origine russa come il pittore Mark Chagall e il compositore Igor Fëdorovič Stravinskij, ha continuato a sperare nel rientro in una patria diversa e libera. Immaginate la sua emozione alla notizia del crollo del muro di Berlino nel 1989, cui sarebbe seguita, due anni più tardi, la caduta del regime comunista. Rostropovič si trovava a Parigi e il giorno successivo al crollo era sotto il muro a cercare un buon posto per sé e per il suo violoncello: “Non volevo suonare per la gente, ma per ringraziare Dio di quanto era successo”. E così, per Dio, ma anche per quanti erano morti attraversando quel muro in cerca di una vita migliore, Rostropovič ha suonato il suo violoncello, per terminare poi con un pianto liberatore.
I riconoscimenti e le onorificenze ricevuti sono molteplici, e fra esse spicca la laurea honoris causa in Scienze Politiche, conferitagli dall’Univesità di Bologna per il suo “impegno a favore dei diritti umani”. Rostropovič, infatti, si è sempre battuto per la libertà d’espressione in campo artistico e ha creato numerose fondazioni in favore di bambini e ragazzi dell’ex Unione Sovietica.
Un piccolo esempio di come si possa essere non solo uomini, ma uomini che rendono il mondo migliore.

Isabella Ius

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