Con la preoccupazione di essere capitato in un paese troppo arretrato per la nostra Europa occidentale e ancora con le malelingue nell’orecchio (ma dove vai? Perché in Polonia? Ma non potevi scegliere Parigi, Lisbona o Berlino?) comincia il mio Erasmus. Sono convinto di avere fatto la scelta giusta, perciò i primi giorni mi devo convincere che non ci sono difficoltà, anche se fisicamente ci sono, in particolare quelle legate all’affitto della casa e alla lingua. È il Palac Kultury i Nauki, che mi accoglie a Varsavia, dopo un viaggio in treno di 22 ore. Il palazzo in questione, alto 234 metri, è il dono che Stalin ha voluto fare al popolo polacco nel 1952. È molto inquietante per via del marcato stile sovietico che lo contraddistingue, ma subito mi cattura, mi conquista, mi fa suo. E io mi lascio prendere, mi lascio guidare, mi lascio….
..quest’anno alle spalle, posso dire ora, alla sua conclusione. Il primo giorno, la prima settimana, il primo mese, il primo semestre. Tutto è passato così velocemente, senza che me ne potessi accorgere. Forse anche perché ho vissuto ogni attimo così intensamente da non poter già più ripensare al momento precedente, e da non voler ancora pensare a quello successivo. Un anno di esperienze, emozioni, sensazioni, conoscenze, incontri e a volte anche scontri, ma sempre con l’obiettivo di farmi crescere, di rendermi ancora più indipendente di quello che già ero. Chi ha fatto l’Erasmus lo sa, chi deve partire e legge ora queste mie righe non ancora, ma ben presto si renderà conto di quanto gli sarà utile quest’anno all’estero, se fatto con consapevolezza. Happy hour, feste, party, disco, birre, vodke, ragazze non mi sono certo mancate in Polonia..ma non ho certo ridotto il mio Erasmus solo a questo.
Innanzitutto ho puntato fin da subito sulle offerte formative, sul livello e sull’interdisciplinarietà dei corsi dell’Uniwersytet Warszawski, dalla struttura imponente e rassicurante..all’interno delle sue mura ci si sentiva protetti. 12 esami sostenuti, il D.A.L.F. e una conoscenza della lingue straniere che mai mi sarei aspettato così buona alla fine dell’anno sono quello che mi resta. Anche del mio livello di polacco, grazie al corso di lingua e alle numerose “insegnanti” che si sono succedute durante l’anno, posso dire con un po’ di orgoglio di essere completamente soddisfatto.
In secondo luogo, le attività culturali di una capitale che si sente molto europea sono state determinanti per avvicinarmi alla gente del posto e conoscere meglio le sue abitudini. Teatri, cinema, mostre e musei, a volte anche all’aperto, nei tanti splendidi parchi che Varsavia offre.
E infine i viaggi, che sono sempre la mia passione: le spiagge di fine sabbia bianca di Sopot, sul Mar Baltico, gli storici cantieri portuali di Danzica dove nacque “Solidarnosc”, le foreste incontaminate di Bialowieza, i Laghi Masuri, la Madonna Nera di Czestochowa, la casa natale di Copernico a Torun, il Wawel e la piazza del mercato di Cracovia, le miniere di sale di Wieliczka, le montagne sempre innevate di Zakopane, sugli Alti Tatra. Devo inserire nell’elenco anche le commoventi visite ai campi di concentramento di Majdanek, vicino a Lublino, e ovviamente di Auschwitz, visitata nella giornata della Memoria con oltre 2 metri di neve e -13°C. Non credo di dover aggiungere altro. La Polonia è ahimè soprattutto famosa per questo. E infine la Vistola, l’essenza stessa del paese, il Nilo polacco, il fiume che stringe intorno a sé la Polonia, dall’estemo sud al Mar Baltico.
Grazie a questi viaggi mi sono potuto immedesimare, tante volte anche grazie a guide locali, nel territorio, nella natura e nella storia polacca; ma anche nei costumi tradizionali e nella cucina tipica, in generale grassa, per fronteggiare il rigido inverno polacco, che in ogni caso quest’anno non è stato così terribile ( minime intorno ai -17, -18°C ). Ma è grazie a questi viaggi che soprattutto ho conosciuto l’ospitalità e la simpatia della gente, a volte estremamente conservatrice, altre volte decisamente “europea”…tutti però sempre così ospitali da farmi riflettere su quanto a volte noi Italiani, e non solo, siamo un po’ troppo avventati nel considerare e giudicare popoli che non conosciamo. Saranno magari indietro economicamente, non lo metto in dubbio, ma in tante occasioni sono molto più gentili di noi “dell’Europa avanzata”.
Che dire, in conclusione…tra pochi giorni tornerò di nuovo a Varsavia, per prolungare ancora un po’ questo sogno che nella realtà si è già concluso. Birre, vodke, ragazze, e ancora tanta storia e la mia tesi di laurea mi aspettano, in un Paese che, a mio parere, tra 10-15 avrà molto da dire all’Europa.