Visto le numerose e-mail di apprezzamento ricevute, riguadanti la versione ridotta di questo articolo, abbiamo deciso di riproporlo integralmente.

La storia comincia alle dieci del mattino. Ignaro di tutto, dopo una tranquilla colazione mi siedo a compilare la domanda erdisu.
Mi dico “ok, ho tempo fino al sei ottobre, cavolo sono un sacco di giorni, e vuoi che internet non serva a ridurre i tempi? Per dio, ho tutto il tempo del mondo!”…

(per la cronaca, mentre scrivo la mia domanda non è ancora stata spedita)

…stringo in mano fiduciosamente la dichiarazione ISEE e mi connetto al sito http://www.erdisu.trieste.it, pensando si sprecare tranquillamente una mezz’ora e di avere il resto della mattinata per svaccarmi in pace (connettermi ad internet è una tortura: ODIO LA TECNOLOGIA, ODIO IL COMPUTER, E ODIO AVERCI A CHE FARE, FOSSE PURE PER POCO).
Sono allenato, è la terza volta che la faccio.
Addirittura, ho anche sotto gli occhi il mio codice fiscale, insomma cazzo mi sento preparatissimo!

Via!
Clicco su “inserimento nuova pratica”, e subito metto il nome al posto del cognome.
Olé! Forse non sarà una cosa così scontata.
Correggo il tutto e ricomincio da capo.

Secondo problema: il numero di matricola!
Mi rendo conto imprecando che ho lasciato il libretto a Gorizia.
Vabbè, c’è lo spazio informatico personalizzato di ogni studente. Prendo, vado sul sito dell’università, e dopo qualche minuto riesco a recuperare il mio numero.

Comincio a dubitare di me stesso, ma è solo un presentimento, un’impressione vaga.
Sarò all’altezza della domanda erdisu?

Arrivo alla fine della prima pagina, quando mi squilla il telefono.
“Pronto?”. E’ Bonez! Anche lui, a un bel po’ di chilometri di distanza, sta facendo la domanda, e si è imbattuto in una bestia dalla quale non può fuggire, e che sta aspettando anche me.
Chiedono di inserire la media dei voti ed il numero di crediti ottenuti.
E ciò che più spaventa, è che non si può evitare.
E’ come lo stretto di Magellano.
Mi chiede se so come si calcola. E io, naturalmente, non lo so.
Ora, è interessante notare come nella nostra università esistano queste cose (percentuale di ore frequentate, media degli esami…) che IN TEORIA esistono e sono conosciute da tutti, ma IN PRATICA non sono scritte da nessuna parte.
“Niente paura!” mi dico. Sono fresco! La mia battaglia è appena cominciata, posso fare qualunque cosa, mi sento fortissimo! “Facciamo così” lo rassicuro “cerco in internet, al massimo ti richiamo dopo”.

Benissimo, torno nel sito dell’università. E da NESSUNA PARTE trovo scritta la modalità del calcolo della media.
Intanto i minuti passano.
Provo a tornare nel mio profilo informatico (come si chiama? ESSE3? H3? Vabbè, ci siamo capiti).
Sorpresa! Non posso entrare, ci sono dei problemi col server (penso, non me ne intendo di ‘ste robe, come mi sembra abbiate capito).
A questo punto cominciano a gonfiarmisi leggermente le vene sulla testa, ma resto ottimista.
Vedo il numero verde 800.23.69.16, per l’orientamento agli studenti. Numero verde! PUOI CHIEDERE INFORMAZIONI SU OGNI COSA! E’ PERFETTO!
E’ GRATIS!

Tra le altre cose, è pure occupato.
Sono le dieci e mezza. Prendo il cellulare e richiamo un paio di volte, quando… MIRACOLO! Mi risponde una cortese signorina. Il mio tono non è molto gentile, anzi, comincio ad incazzarmi sul serio. Sto per arrivare al punto in questione. “Mi chiedevo come si fa a calcolare la…”.
Silenzio. Vuoto.
SI E’ ESAURITA LA BATTERIA DEL CELLULARE.
PORCA PUTTANA!
Ok Rodolfo, tranquillo. Mantieni la calma.
NO.
Non sono un sannyasi, quindi mando a cagare i buoni propositi, mi fiondo correndo in camera, prendo il caricabatteria e torno davanti al computer.

Ricompongo il numero.
OCCUPATO.
Spiacente bimbo, hai sprecato la tua UNICA OCCASIONE.
Ma ci sono altre vie istituzionali! Non tutto è perduto!
Sono disperato, così disperato da ricorrere alla NOSTRA SEGRETERIA, dove incappo in DARIO BAZZARIN.
Il quale, ovviamente, impegnato in un solitario estenuante non ha tempo per aiutarmi.
“Beh, si calcoli la sua media: deve prendere i voti e li divide per il numero degli esami, e mette trentatre per la lode”.
(LA LODE VALE TRENTATRE? E questo da quando? E DOVE STA SCRITTO?)
Boh, sarò ignorante io. Ringrazio e riaggancio.

No, non sono convinto.
Un dubbio si insinua in me: forse Bazzarin non ha le risposte per tutto, forse ci sono davvero dei quesiti ancestrali che l’uomo non può risolvere, forse siamo davvero destinati a brancolare nella cecità…

…oppure, posso vedere se Emmanuel può aiutarmi.
Benissimo, chiamo Emmanuel.
Tuuuu…tuuu… “pronto, ciao Emmanuel! Ascolta, mi spiace romperti, ma ho problemi con la domanda Erdisu, non è che puoi darmi una mano?”.
Ahimè, discordia!, nonostante tutta la sua buona volontà non potrà essere il fido Emmanuel a salvare l’esito della mia impresa. Ma ancora, una porta si apre, una nuova, esile speranza: Davide sta per l’appunto anch’egli sbattendo la testa sulla domanda per l’erdisu.

Telefono al povero Davide, che giustamente dopo aver dato Trattati ha festeggiato come si conviene ad un buon veneto d.o.c.g. invecchiato di ventuno anni, e che trattiene a stento la giusta tentazione di mandarmi a quel paese assieme alle mie scartoffie. E’ gentilissimo e mi dice che NON SERVE CALCOLARE LA MEDIA. FANTASTICO! OTTIMO! GRANDIOSO! Comincio già ad assaporare la fine delle mie sventure, vedo la luce!
E invece, no.
Perché Gambi, che è lì vicino, gli spiega che invece lui l’ha calcolata.
“Ah.”
La bile in me ha appena compiuto un carpiato doppio, coefficiente di difficoltà 6.5.
Ringrazio e saluto tutti.
Dopo aver interrotto la chiamata, seguono minuti di cupo sconforto. Me la prendo un po’ con tutti quelli che mi circondano. Ad un certo punto, verso le undici (LE UNDICI! ALLA FACCIA DEI VENTI MINUTI!) entra mia nonna, che mi chiede se posso andare a farle la spesa.
La risposta non può essere riportata in questa sede.

E qui entra in gioco la mia incoscienza perché mi sento talmente incazzato & depresso che mollo tutto e vado a prepararmi…un caffè.
Effettivamente, era meglio la camomilla.
Effettivamente, già che c’ero sarebbe stato meglio mollare tutto e andare a letto.

E INVECE: ritorno con il caffè in mano davanti al computer, e riprovo a più riprese a richiamare il numero verde (per la serie: magari non sa nulla, ma almeno faccio una chiamata che non pago).

O-C-C-U-P-A-T-O.

Improvvisamente mi chiedo se Joyce abbia scritto l’Ulisse mentre aspettava che un numero occupato si liberasse.
Passo il tempo immaginando irruzioni alla Tarantino nell’università di Trieste, e sto per desistere definitivamente quando suona il mio telefono.
E’ di nuovo Bonez. E BONEZ E’ RIUSCITO A PARLARE CON L’OPERATORE DEL NUMERO VERDE.
Lo ascolto con l’espressione di chi vede un pezzo della vera croce.
E…sorpresa! Il mio salvatore mi dice:
1.    che NON SERVE LA MEDIA DEI VOTI, la calcolano loro (cazzo, più logico di così! Del resto, a che servono gli spazi di un questionario? Mica bisogna riempirli!).
2.    che – tenetevi forte – COMUNQUE NON SA QUANTO VALGA UNA LODE.
Per un paio di minuti imprechiamo entrambi a gran voce contro la gestione dell’erdisu.
Per la precisione, mi sa che imprecavo solo io.

A quel punto però la domanda è cosa fatta.
O no?

Inserisco le cifre degli indicatori.
MERDA! NON CI VANNO I SEPARATORI DELLE MIGLIAIA!
Torno, cambio i numeri, schiaccio “avanti”.
Ma il computer NON VA AVANTI.
Infuriato, clicco ad una velocità di “clic al minuto” tendente a +∞.
E torno alla schermata iniziale.

INSERIMENTO NUOVA DOMANDA ONLINE.
Mi viene da piangere. Mi sento come il capitano del Titanic.
Tutti i miei sforzi naufragati in quel mare di dati.
A quel punto mi metto a ricompilare la domanda. Termino verso mezzogiorno. Alla fine riesco ad inviarla. Che sollievo. Libero un sospiro di soddisfazione. Avrei potuto ubriacarmi per festeggiare.

Ma qui scopro una novità (per me, almeno, che ho una memoria cortissima). La domanda va anche stampata, ed inviata con raccomandata.
E’ così logico.
Del resto anch’io mi faccio spedire le cartoline prima via mail quando i miei amici vanno in vacanza.

Rassegnato, clicco su ‘stampa’.
Il computer non stampa.
Controllo la stampante, è accesa.
Clicco su ‘stampa’.
Il computer non stampa.
Il computer non stampa.
IL COMPUTER NON STAMPA.
Compare una schermata vuota, il documento non viene inviato alla stampante.

A quel punto mi metto a piagnucolare. Mi metto a inveire. Chiamo in causa la modernità, il progresso, Gabassi, il Sid, la lode-che-non-so-quanto-vale, la media che non serve, la stampante che non stampa, il computer che non computa, internet che non internetta, il libretto che è rimasto a Gorizia, la spesa che non ho fatto, il cellulare che mi è morto, mando a cagare tutto e metto su un po’ di musica.
Guns ‘n’ roses.
Giusto per calmarmi un attimo.
Lo so, sono un mona.

Che fare?
Telefono a pà. “Ciao pà, ho un problema con la pratica erdisu, non è che se ti do i dati puoi stamparla tu in ufficio?”. Mi dice di sì. Gli do il codice d’accesso. Aspetto un attimo.
E’ FATTA. HO STAMPATO LA DOMANDA.
Comincio ad esultare saltando in salotto, urlando “chi è il numero uno?! Eh? Chi è il numero uno?!”, e quindi mi accascio sul pavimento in preda ad una crisi di convulsioni. Ho la bava alla bocca e sto delirando. Mia nonna chiama il CSM. Mi portano via mentre sto ancora esultando e li scambio per angeli.

Non sono tuttora riuscito a completare questa missione.

Possibile che un chirurgo impieghi meno tempo a mettere un pacemaker di quanto ce ne voglia ad inviare la domanda erdisu?
Concludo brevemente:
BUROCRATI, E’ ORA DI FINIRLA, CAZZO!

Un ringraziamento di cuore – e le mie più profonde scuse – a tutti coloro che mi hanno dato una mano in questo difficile parto.
Ciao fioi,
Rodo