Anche l’Italia, a volte, scende in piazza, prende per mano il proprio destino e inizia a lamentarsi. Anche gli italiani, a volte, decidono di sfruttare quell’incredibile invenzione che qualcuno un giorno chiamò democrazia, ma che ormai ha preso il suono di oligarchia, ed esce a gridare piano il proprio sdegno per le strade, chiedendo che le bellissime promesse di quell’invenzione siano finalmente messe in atto. Anche l’Italia e gli italiani, a volte, scendono in piazza e si ricordano che l’unico modo per cambiare le cose è agire, fare, disfare, provare e riprovare a rendere più giusto questo nostro paese, a rendere realtà quel sogno di un luogo governato dal demos, dal popolo.

Sembrano qualcosa di inventato, un’esagerazione quasi, queste poche righe, ma ho deciso di crederci a quello che ho scritto. Ho deciso di credere che dopo questo 8 settembre 2007, in Italia possa migliorare davvero qualcosa. Probabilmente il mio è un discorso che sfiora l’utopia, ma non è proprio il desiderio dell’inarrivabile che ha reso possibile quello che gli uomini per secoli ritenevano impossibile? E allora perché non provare a sciogliere questa “casta” che ci controlla e ci governa, con più di un regio scettro?

Se devo essere sincero non mi sarei mai aspettato che un principio di cambiamento politico, potesse arrivare da un comico, ma mi devo ricredere (se così tanti politici fanno ridere è probabile che anche un uomo che dovrebbe far ridere possa cimentarsi nel ruolo del politico), perché è proprio grazie al lavoro di Beppe Grillo se un certo malcontento asfittico e pericoloso è uscito e ora cerca una sua collocazione reale. È grazie a lui se certe idee, assurdamente definite “qualunquiste” e “spregevoli” da qualcuno seduto comodamente in una poltrona in uno dei palazzi più belli di Roma, hanno trovato spazio e risalto nei media e nella gente. Ma tutto ciò non sarebbe stato poi così importante se non ci fossero state così tante persone in piazza e in internet a gridare tutte “Vaffanculo” contro un certo nostro malcostume politico e non solo. Se tutto ciò non ci fosse stato, se in aria non si fosse levato all’unisono quel suono un po’ volgare certo, ma terribilmente sincero e veritiero, non ci sarebbero state tanto parole spese dalla casta in difesa propria e Beppe Grillo sarebbe stato soltanto un “cialtrone” qualsiasi pronto ad essere giustiziato nella pubblica piazza dai benpensanti dell’opinione pubblica.

Se questa giornata sarà davvero importante per il nostro paese, sarà solo il tempo a dirlo, la storia no, quella tanto si sa che è sempre stata fatta dai vincenti, e finora la popolazione tra essi non è mai stata annoverata. Ora c’è bisogno di perseverare, far sentire la nostra voce, il nostro peso, fregandocene per una volta di destra-o-sinistra e pensando per la prima volta al bene di un paese che ci riguarda tutti, nessuno escluso.

Giovanni Battistuzzi