Intervista al prof. Gabassi, presidente del Corso di Laurea e Direttore del Polo Universitario Goriziano.

Prof. Gabassi, sta per iniziare il nuovo anno accademico…

Con l’incontro di lunedì 15 ottobre si inaugura ufficialmente il nuovo anno. Per l’occasione sono stati preparati dei pieghevoli dal quale gli studenti potranno trarre le essenziali informazioni sul funzionamento dell’edificio in via Alviano, sulle segreterie, sui laboratori informatici e via dicendo. Chiariremo quale è la funzione del Polo Universitario Goriziano (PUG, ndr), che dirigo contestualmente al corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID, ndr). Quest’ultimo, è bene chiarirlo subito, dipende dalla Facoltà di Scienze Politiche di Trieste, e perciò risente di margini di autonomia molto limitati. Quindi è ingiusto che vengano ascritte a questa presidenza, e ai miei collaboratori, delle responsabilità che non ci attengono. Ad esempio uno dei problemi che si è riproposto negli anni è quello della divisione del carico di lavoro tra i semestri: io ho cercato di affrontarlo in varie occasioni, viepiù da quando da due anni sono presidente del corso di laurea, tuttavia è impossibile essere coartanti nei confronti dei docenti che, in maggior parte riferiscono alla Facoltà la loro disponibilità a fare lezione, in base alle loro esigenze nell’arco della settimana.

Si è assistito ad un calo delle domande d’iscrizione all’esame di ammissione al primo anno. Cosa ne pensa?

Non è così: siamo perfettamente in linea con la media. Anzi rispetto agli altri anni abbiamo degli scarti minimi, di qualche unità. Si iscrivono circa 220 e si presentano all’esame circa 180-170 studenti ogni anno.

Stando alle graduatorie risulta che si siano presentati 153 ragazzi, rispetto a circa 160 dello scorso anno accademico e due anni fa oltre 200. Con i ripescaggi siamo arrivati al 148esimo in lista. Ha ancora senso l’esame di ammissione?

Io su questo ho una risposta chiara, la qualità di quest’anno è di molto superiore agli anni precedenti. Di fatto questo vuol dire che c’è una preventiva autoselezione, e soprattutto quelli che vengono da lontano sono bravissimi. Quest’anno quasi la totalità degli studenti proviene dai Licei Classici e Scientifici o sperimentale linguistico.

Restando sulla didattica, come vede questo nuovo corso di Scienze Politiche Internazionali sorto a Trieste? C’è il rischio di una concorrenza interna?

Mah… io ho votato a favore in Consiglio. Nell’economia della facoltà è abbastanza… distonico, ma nulla vieta a Trieste di attrezzarsi e, perché no di fare concorrenza a Gorizia. È inutile negare che nella realtà locale, si crea un tanto di concorrenza facendo due cose molto simili, perché il corso in questione è molto simile al nostro. Però qui a Gorizia, la differenza è fatta dal Diplomatico (curriculum, ndr) che è nel dna del corso. Voi (nell’intervista del numero 5 – Gennaio 2007, ndr) mi avete offeso parlando delle mie presunte velleità negoziali. A parte il fatto che non è quantitativamente vero che le materie negoziali siano in proporzione superiori alle altre: c’è metodologia e tecnica delle relazioni internazionali, tenuto egregiamente dal prof. Novello, e da quest’anno introdurrò il mio corso di Psicologia delle organizzazioni internazionali e negoziato. Dove sta tutto questo negoziato?

Ma di fatto lo studente si trova con una offerta formativa molto diversa rispetto al quando si era iscritto…

Qui siete fuori strada. Negli anni l’offerta è stata caratterizzata in senso negoziale, che poi venisse fatta in modo diverso è secondo me opinabile, è un altro discorso. Avevamo Baldocci, Ferraris e Farinelli, che sostanzialmente facevano negoziato.

Non può però contraddirci quando le diciamo che c’è stata una riduzione dell’offerta formativa, che porta inevitabilmente verso il negoziato…

Ah si, ma sulla diminuzione sfondate una porta aperta. Quanto al negoziato dove sta scritto che sia l’unica alternativa? Tutt’altro questo è il danno per voi, non farete solo negoziato, rischiate di avere una facoltà di scienze politiche come tante altre e di perdere la specificità storica del polo Goriziano. Al pericolo di una offerta formativa molto limitata a causa dei vari decreti ministeriali, io ho cercato di rispondere con cicli di conferenze e con la “microdidattica”. Purtroppo però ho trovato poca collaborazione soprattutto tra i miei colleghi docenti che, ritenendo il proprio ambito formativo come un “orticello” da difendere, non permettono sempre la libera partecipazione degli studenti.

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