Il Grillo non è una persona fisica. Il Grillo è una coscienza punzecchiante che si propone, in infiniti replicanti virtuali(sotto forma i pagine web) a ciascuno di noi. Egli punge la dove sa che l’onore e il salvadanaio sono più sensibili, egli ci sveglia di soprassalto nella notte della rappresentanza democratica e del consumatore. Come morsi da una coscienziosa taranta noi scendiamo in piazza, trascinati da un leader che ancora una volta è virtuale,  irriproducibile per via del suo carisma messianico, e ci sentiamo forti, avviluppati stretti stretti nel drappo sgargiante dei suoi slogan scandalizzati.
L’impatto è cinematografico: la legge dei numeri e del clamore ci affermano come il gruppo di strilloni più popoloso e trendy.
Sì, perche indignarsi è di moda: entro poco tempo i sotto-rappresentati, gli azionisti truffati, gli eco-inquinati, e quelli che hanno sbagliato indirizzo web sono un corpo unico, che compone i suoi variegati interessi sotto il simbolo fulgido del consumatore da risarcire: in hoc signo protestes.

Come per tutto ciò che è mediaticamente importante(laddove ormai sulla bilancia dei media internet pesa quasi quanto mamma tv), i minuti di programmazione e l’insistenza su slogan e parole-simbolo(“la casta!”, come giustamente notato da Michele Serra su Repubblica) donano una consistenza tangibile a un arrosto che, raffreddandosi col tempo, ci lascia stringere solo tanto fumo. Infatti per ciascun settore “bombardato” dal Grillo(telefonini, azioni, telefoni fissi, politica, ecomostri…) ci si ritrova, a spettacolo finito, più disorientati che rimborsati, più arrabbiati che eruditi.

L’informazione capillare, precisa e dal carattere di inchiesta che questo movimento di scontento usa per far capire al cittadino dove la mano invisibile di Stato e arcigni Consigli d’Amministrazione lo taccheggino maggiormente dona ai destinatari l’illusione di potersi esprimere con una qualche autorità su questioni specifiche. Purtroppo, così non è. Un sano percorso di formazione di idee credibili richiederebbe una di queste due triadi: Informazione-Conoscenza-Coscienza (per interessi generati dall’esterno, ad esempio per chi non studia e si interessa a fatti particolari dopo averne sentito parlare); Conoscenza-Coscienza-Informazione(ad esempio per chi studia, e vede i suoi interessi sorgere dal suo campo di formazione). Nell’infatuazione che potremmo chiamare blog-stimolata la funzione di informazione fagocita quella di conoscenza e svolge un ruolo tirannico sulla formazione della coscienza dell’utente, che si ritrova alla base della piramide dei contenuti(e li può solo assimilare, con un margine di elaborazione minimo). Così, la conoscenza di uno spreco pubblico che colpisce indirettamente le tasche di un cittadino viene talmente esacerbata dalla rabbia blog-stimolante da fargli pensare che scavalcare i sistemi istituzionali che gli garantiscono nella giusta misura il suo l’intervento nel mondo politico, commerciale, sociale sia legittimo, alla luce di questa “illuminazione” che gli è piovuta addosso da internet.

Il Grillo in questo ha eccessivamente calcato la mano, forzando la legge invisibile del condizionamento medinte informazione. Laddove l’informaizone forma una coscienza non manifesta che serve efficacemente ad orientare le scelte quotidiane e anche apparentemente insignificanti di elettori e consumatori, si vedono nel lungo periodo dei risultati sorprendenti sulle sovrastrutture. Ma se la fame di risultati concreti spinge a portare in piazza questo potere dell’informazione, per ottenere in un tempo troppo breve cambiamenti significativi, tutto ciò che verrà prodotto saranno coscienze sorrette dal vigore verbale e dall’interesse individuale, che non potranno superare la prova delle prime sconfitte sul campo.

La debolezza del movimento antipolitico è infatti proprio questa: essere un aggregato di coscienze individuali, che agiscono stimolate dalla lesione di interessi tipicamente personali(e come tali presentati dal Grillo, per essere più efficace). Il movimentismo “-anti” perde la partita contro la democrazia vera e propria e le sue tradizionli strutture nel momento in cui appare chiaro che questo non si muove per volontà collettiva e con progetti in favore di tutti, ma che al contrario nasce dallo scontento individuale e che l’unico fattore accomunante per questo popolo di scontenti è un ribellismo distruttivo e diffidente.

 Davide Caregari

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