E’ domenica 11 novembre 2007, una domenica italiana, una domenica di calcio. Potrebbe essere una qualsiasi domenica e invece si trasforma in una di quelle giornate assurde, che non dovrebbero trovare spazio nella storia. Sono passate le 9 quando in un autogrill arezzano si consuma una tragedia. Colpito da un agente della polizia perde la vita Gabriele Sandri. Morto sparato per mano di un protettore dello Stato. Chi accende la televisione si ritrova esterrefatto davanti allo schermo e cerca di capire cos’è davvero successo e perché. Parte un bombardamento di informazioni diverse e contraddittorie: da rai uno a rai due a canale cinque le versioni cambiano..eccome! Gabriele ha 26 poi 28 o 29 anni; il poliziotto ha sparato da una collinetta e poi no, era in un altro luogo; il poliziotto ha sparato ad altezza d’uomo e dunque l’omicidio è volontario. La questura tace. E così certuni parlano tanto, capiscono poco e immaginano l’accaduto senza esimersi dal dare giudizi di merito su chi aveva ragione. E così l’ignoranza dilaga e la tendenza a fare della vita un reality aumenta. Non si sa più se ci sia qualcuno tra spettatori, giornalisti, forze dell’ordine e funzionari dello Stato che cerchi davvero la verità o che la voglia sapere. Interessa la notizia nella sua notiziabilità e così si parla volgarmente di una morte assurda e ingiusta perché è eccitante. Le persone hanno bisogno di emozioni e notizie, diamogliele. E la morte diventa spettacolo. D’altra parte diventa anche un pretesto per gli ultrà più violenti per usare un po’ bastoni e elementi vari di offesa, così, per vendicare. Vendicare o sfogare? Distruggere e pestare per far vedere la propria condanna nei confronti di ciò che è successo. Si, certo, la rabbia è tanta ma chi la sente davvero non ha anche profonda sete di verità? Chi assalta la sede del CONI non credo cerchi verità e chi fracassa auto e motorini forse vuole solo distruggere, come se in quella giornata già una vita e due famiglie non fossero state annientate. E ci si spinge a parlare di situazione da anni di piombo, da Genova durante il G8, certamente di guerriglia urbana. Lei come la definirebbe? E Lei? Grazie tante dell’idea. Io semplicemente parlerei di una spirale di violenza che si sta allargando e che si deve al più presto fermare. C’è chi vuole e cerca ancora la verità sulla morte di Carlo Giuliani e la pretende ora su quella di Gabriele. E’ chi è stufo di tutte le messe in scena dei vari delitti superdiscussi e si chiede solo che cos’ha questo mondo di così irrinunciabilmente violento. E’ chi vuole una Commissione d’inchiesta per i fatti di Genova, è chi cerca ancora un senso nel rapporto Stato – cittadino. E’ semplicemente chi vuole giustizia, un qualcosa che in Italia sembra troppo spesso impensabile.

Giulia Cragnolini