In poco più di quindici anni la Slovenia si è liberata dal gioco del Socialismo Jugoslavo e si è imposta a nazione di riferimento per tutta l’area del centro sud Europa.
Correva il 1991 quando a Nova-Gorica si sono visti i carri armati, e quando all’aeroporto di Lubiana si sono viste scene di pura guerriglia con da un lato l’esercito Jugoslavo e dall’altro i miliziani protetti dall’allora ministro della difesa Jansa, attuale Presidente del Governo sloveno. Oggi, nel 2008, tra Nova-Gorica e Gorizia non ci sono più barriere e a Lubiana, divenuta vera e propria capitale, atterrano una marea di voli low-cost come in tutto il resto dell’Europa occidentale.
Un vero e proprio miracolo di tipo economico, politico e sociale che trova le sue basi in molteplici fattori come la non partecipazione alla Guerra civile Jugoslava, la spiccata imprenditorialità, la diffusa ricchezza (se comparata al resto dei Balcani e all’Europa Orientale), la giovane età media della popolazione, e soprattutto gli ottimi rapporti politico-economici con Austria Italia e Germania.
Tali fattori sono stati, e sono il motore che ha permesso alla piccola Repubblica di avviare i primi negoziati di adesione all’Unione Europea già nel lontano 1996 (a cinque anni dall’indipendenza), di farvene parte nel 2004, di aderire alla moneta unica nel 2007 e di presiedere per il primo semestre 2008 l’Unione Europea.
In questi mesi la Slovenia si troverà di fronte alla sua più grande sfida degli ultimi anni: dimostrare all’Europa ma anche agli Stati Uniti di essere in grado di gestire e anche, dove possibile, risolvere le importanti questioni dell’Europa Balcanica. Purtroppo i primi avvenimenti sembrano giocare a sfavore degli obiettivi che il Paese si era posto. In primo luogo il clamoroso incidente diplomatico avvenuto tra Slovenia e Stati Uniti, ha fortemente ridimensionato la credibilità del piccolo Paese.
Ovviamente molte altre partite sono ancora da giocare, e questi sei mesi di presidenza non potranno che far bene alla Slovenia.
Oltre a tutte le problematiche relative allo sviluppo del Paese, in questi sei mesi la Slovenia dovrà affrontare tre questioni fondamentali per lo sviluppo dell’Unione. In particolare dovrà accompagnare la prima parte del processo di ratifica del nuovo trattato europeo, dovrà sviluppare ed iniziare ad attuare le linee guida della strategia di Lisbona, e soprattutto, come sopradetto, dovrà cercare di dare stabilità all’area balcanica attraverso la risoluzione delle problematiche in sospeso con la Croazia e soprattutto attraverso la definizione di uno statuto per il Kosovo.. Proprio la questione Kosovo ha infiammato le prime settimane di presidenza, infatti secondo un dossier clamorosamente desecretato gli Stati Uniti chiederebbero alla Slovenia di divenire, nel suo semestre di presidenza, il primo Paese a riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Ovviamente la questione che doveva rimanere segreta per ovvi motivi, divenendo di pubblica conoscenza ha fortemente complicato la situazione, e molto probabilmente ne rallenterà le operazioni.
La presidenza slovena oltre a far i conti con le passate presidenze di Germania e Portogallo si trova anche a confrontarsi con l’attesissima presidenza francese nel secondo semestre 2008; sfide indubbiamente importanti e complesse per un piccolo Paese di appena 2 milioni di abitanti, sfide però fondamentali per un Paese che vuole divenire fulcro di un’Europa sempre più spostata ad Est.

Marco Brandolin

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