Riflessioni di una telespettatrice partecipe a consuntivo 2008

Avevo detto che quest’anno avrei seguito il Festival e così ho fatto, con sommo giovamento della mia insonnia, improvvisamente scomparsa di fronte al dinamismo della conduzione e alla brevità delle puntate…wow! Pensa che gioia per tutti i nottambuli collegati in Eurovisione!
A detta degli organizzatori la selezione per parteciparvi è stata davvero dura, ma i risultati si sono visti: l’intonazione di tutti i cantanti era perfetta, soprattutto quella di Toto Cutugno, Paolo Meneguzzi e del giovane Daniele Battaglia; i testi e le musiche assolutamente originali, almeno tanto quanto l’abbigliamento della Berté, che presa dall’entusiasmo pre-esibizione ha distrutto un cuscino dell’hotel per sistemare alla meglio il suo cappuccio da frate;  gli ospiti internazionali incredibilmente professionali, soprattutto Lenny Cravitz, che ha commosso tutti cantando dal vivo munito di occhiali da sole in onore alla moda lanciata dalla già citata Bertè. Perché noi telespettatori non lo sappiamo, ma i riflettori abbagliano!
E che dire della giuria di qualità? Chiaramente in un concorso canoro qual è il festival sanremese sarà stata  composta da noti ed esperti musicisti, no? E infatti così è stato:  il teatro dell’Ariston ha potuto beneficiare, tra gli altri, della presenza del grande maestro Nicolas Vaporidis, del sommo Federico Moccia e della divina Sarah Felberbaum. Prostriamoci dinnanzi a cotanta cultura musicale…
Indiscusso è  l’assoluto talento di tutti i  campioni in gara: certo, i poveri Sonohra, vincitori della sezione giovani che spopolano già tra le teenagers, possono davvero prenderli a modello, visto che, causa la giovane età, non sanno far altro che suonare, arrangiare, scrivere, comporre e cantare. L’inesperienza in acustico di una gavetta lunga 10 anni in giro per i pub veronesi non può reggere di fronte alla profonda varietà armonica di mostri sacri quali Grignani e Minghi. Eh, ma avranno tempo di scoprire le magie del ritocco digitale e l’arte del vendere…
La cosa sconvolgente è che poi riaccendi la tv a pranzo, capiti per caso su Raidue, ti becchi l’intervista al grande Uto Ughi e che ti trovi? Che il costo di due serate del Festival potrebbe coprire quelli di un intero anno di attività di un’orchestra sinfonica! Ma in fondo che importa se le orchestre in Italia stanno chiudendo i battenti perché non sbarcano il lunario, quando la Guaccero e la Osvart, meravigliose donne-soprammobili, possono svolazzare felici in settecento abiti diversi e Chiambretti può giocare con il palcoscenico telecomandato?Fortuna che in RAI i soldi non ci sono mai…

Isabella Ius

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