ZIMBABWE, ancora sconosciuti i risultati del voto

Non so figurarmi Nadine Gordimer e kofi Annan, premi Nobel per la Letteratura e per la Pace, seduti in un salotto di Pordenone a parlare del loro continente. Una delle crisi africane più “fresche di stampa” è quella dello Zimbabwe. Mentre scrivo si è aperto a Lusaka il vertice di emergenza della Sadec (Southern African Development Community, riunisce 14 Paesi dell’Africa del Sud) per decidere sulla messa in accusa del padre padrone dell’ex Rodesia del Sud, Robert Mugabe. Il presidente, eroe dell’indipendenza e oggi spietato dittatore, non partecipa all’incontro e prende tempo dopo le elezioni del 29 marzo. Il suo partito – lo Zanu-PF, di ispirazione marxista – leninista – ha certamente perso la maggioranza parlamentare in favore del Movement for Democratic Change fondato nel 1999 da Morgan Tsvangirai. Quest’ultimo, leader dell’opposizione, reclama da giorni di aver ottenuto pure la maggioranza assoluta alle presidenziali; tuttavia i risultati ufficiali non sono ancora stati resi noti dal presidente, che intende indire un ballottaggio sostenendo che nessun candidato abbia ottenuto il 50 per cento delle preferenze.

Mugabe non è riuscito a condizionare il risultato del voto nonostante la minacciosa presenza presso i seggi dei suoi uomini armati e una riforma elettorale che attribuisce un peso maggiore alle circoscrizioni a lui più favorevoli. Il popolo è stanco del dittatore.

Salito al potere nel 1980 appena raggiunta l’indipendenza si era impegnato in un’opera di redistribuzione delle ricchezze perché migliorasse la qualità della vita della popolazione nera, garantendo assistenza sanitaria e scolastica a tutti; si guadagnò rispetto e appoggio internazionali. Il graduale accentramento di poteri, le quotidiane violazioni dei diritti umani e le politiche autoritarie hanno tuttavia portato allo stremo il Paese. L’economia va a rotoli, l’inflazione è al 164 mila per cento, la disoccupazione rasenta l’80 per cento, l’aspettativa di vita è crollata.

Oggi, mentre le manifestazioni di protesta sono state vietate, Tsvangirai intende scendere in piazza. La polizia pattuglia le città, si rischiano repressione e guerra civile.

F. M.