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“In Eretz Israel (terra d’Israele) è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. […] Quindi noi, membri del Consiglio del Popolo, rappresentanti della Comunità Ebraica in Eretz Israel e del Movimento Sionista, siamo qui riuniti nel giorno della fine del Mandato Britannico su Eretz Israel e, in virtù del nostro diritto naturale e storico e della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiariamo la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel, che avrà il nome di Stato d’Israele. […] Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero.”

Il 14 maggio 1948 queste parole, pronunciate con una voce carica di emozione da David Ben Gurion, annunciavano al mondo intero la nascita dello Stato d’Israele. Parole che segnavano il coronamento di un’epopea avvincente e drammatica iniziata decenni prima, il concretizzarsi di un’ideale e di un progetto. L’idea di pochi intellettuali europei che aveva saputo conquistare  centinaia di migliaia di uomini e donne, ebrei e non, ora approdava nella creazione di uno Stato. Un popolo, o almeno una parte di esso, che per secoli era stato disperso e umiliato, che aveva conosciuto il ghetto, che aveva visto l’abisso della Shoah, non aveva però dimenticato (o forse aveva riscoperto?) la sua identità e sessant’anni fa costituiva la propria dimora nazionale in quella che considerava la terra dei suoi padri. Questo stesso evento festeggiato ogni anno da Israele ha però tutt’altro significato per i palestinesi: per loro è al-Nakba, la catastrofe.
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“In Eretz Israel (terra d’Israele) è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri. […] Quindi noi, membri del Consiglio del Popolo, rappresentanti della Comunità Ebraica in Eretz Israel e del Movimento Sionista, siamo qui riuniti nel giorno della fine del Mandato Britannico su Eretz Israel e, in virtù del nostro diritto naturale e storico e della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiariamo la fondazione di uno Stato ebraico in Eretz Israel, che avrà il nome di Stato d’Israele. […] Lo Stato d’Israele è pronto a compiere la sua parte in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente intero.”

Il 14 maggio 1948 queste parole, pronunciate con una voce carica di emozione da David Ben Gurion, annunciavano al mondo intero la nascita dello Stato d’Israele. Parole che segnavano il coronamento di un’epopea avvincente e drammatica iniziata decenni prima, il concretizzarsi di un’ideale e di un progetto. L’idea di pochi intellettuali europei che aveva saputo conquistare  centinaia di migliaia di uomini e donne, ebrei e non, ora approdava nella creazione di uno Stato. Un popolo, o almeno una parte di esso, che per secoli era stato disperso e umiliato, che aveva conosciuto il ghetto, che aveva visto l’abisso della Shoah, non aveva però dimenticato (o forse aveva riscoperto?) la sua identità e sessant’anni fa costituiva la propria dimora nazionale in quella che considerava la terra dei suoi padri. Questo stesso evento festeggiato ogni anno da Israele ha però tutt’altro significato per i palestinesi: per loro è al-Nakba, la catastrofe.
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Vivere e morire di cantiere
Si dice che la realtà ha diverse facce, che è composta da luci ed ombre, e che per capirla davvero bisogna considerare tutte le sfumature e comporle in un quadro il più possibile completo. A Monfalcone, la realtà del cantiere navale attivo dal 1908 è sicuramente così: da una parte c’è un’azienda, la Fincantieri, leader mondiale nel settore delle navi da crociera, che ha dato lavoro a centinaia di famiglie, giocando un ruolo determinante nello sviluppo economico della cittadina; dall’altra parte ci sono circa 2000 morti in 20 anni in quelle stesse famiglie che nel cantiere cercavano una possibilità di vita. Morti per aver lavorato a contatto con fibre di amianto o asbesto, minerale a basso costo utilizzato dalla Fincantieri nella costruzione di navi fino alla metà degli anni ’80, senza che gli operai fossero informati dei rischi a cui andavano incontro e senza che fossero adottate elementari misure di sicurezza, previste da leggi emanate addirittura negli anni ’50.
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Incontro aperto tra Docenti e Studenti, Gorizia 26 Maggio 2008

Lunedì 26 Maggio, ore 10.30 , noi Studenti del SID ci riuniamo in Aula Magna per capire quale sarà il futuro del nostro corso di Laurea. Puntuali arrivano il Preside della Facoltà di Scienze Politiche Domenico Coccopalmerio e il Prof. Emidio Sussi, (accompagnati dal Prof.. Georg Meyr); poco dopo li raggiunge anche il Presidente del nostro corso di Laurea, il Prof. Piergiorgio Gabassi. . A loro spetta il compito di far luce sui cambiamenti, o peggio, sui tagli che interesseranno la didattica del nostro Piano di Offerta Formativa.
L’Aula Magna, che nel frattempo ha cominciato a riempirsi, ascolta con attenzione il meccanismo di funzionamento del Decreto Ministeriale 270/2007 (noto come Decreto Mussi): diventano fondamentali per la sopravvivenza del corso 12 Docenti strutturati (tra ordinari, associati e ricercatori) per la Laurea di base triennale e 8 Docenti invece per la Laurea Specialistica biennale. Le tabelle ministeriali riordinano, inoltre, le materie di studio in ambiti scientifico-disciplinari, esse acquistano così diverso peso per quanto riguarda il numero di crediti e l’importanza dell’insegnamento. Il numero di esami dovrà scendere a 20 nel corso della Laurea Triennale e a 12 per quella Specialistica. Sono a rischio alcuni degli insegnamenti che caratterizzano il nostro corso: in primis le lingue straniere, che probabilmente diverranno degli insegnamenti pluriennali con un unico esame finale (sul modello seguito già da altre Facoltà, dove però le lingue non sono così importanti), o saranno destinate a diventare dei corsi marginali, che non incideranno sul punteggio finale di Laurea. Dagli attuali tre curricula specialistici si passerà probabilmente ad un unico curriculum, forse il risultato dell’unione dei diversi percorsi didattici.. Il Professor Gabassi ha addirittura ipotizzato la possibilità di tornare ad un corso di Laurea a ciclo unico, della durata di cinque anni.

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Boris Pahor si presenta come un signore molto solare, di ben 93 anni, ma che come spirito e prontezza ne dimostra ben di meno. Scrittore conosciuto in tutto il mondo, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura e insignito delle massime onorificenze da parte di molti Paesi europei e non, tranne, non proprio stranamente, da parte dell’Italia. Eh sì, perché Pahor fa parte di quella minoranza risultata per lungo tempo scomoda per l’Italia, la minoranza slovena residente sul confine, che nel periodo tra le due Guerre mondiali fu assimilata a forza nella comunità italiana, a cui venne fatto divieto di utilizzare la propria lingua ed esprimere la propria cultura. In molti suoi scritti Pahor si è dedicato sia alla critica delle politiche repressive italiane nei confronti di tale minoranza, di cui l’esempio più eclatante è il rogo della casa della cultura slovena (Narodni Dom) a Trieste del 1920 , evento che ha sconvolto profondamente lo scrittore allora bambino, sia alla critica del regime comunista di Tito in Jugoslavia, cosa che gli costò il divieto d’acceso nella Repubblica jugoslava per un anno.
Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne reclutato dell’esercito italiano e mandato a combattere in Libia, ma dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fece ritorno a Trieste e si unì alle fila della resistenza antifascista slovena nella Venezia Giulia occupata dai nazisti. Catturato, venne mandato prima a Dachau, successivamente in Francia, nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, a Harzungen e a Bergen-Belsen. Nonostante le atrocità e gli stenti a cui venne sottoposto, grazie prima alla mansione di interprete e poi a quella di infermiere, Pahor riuscì a tornare a Trieste, dove dopo la guerra si è dedicato principalmente ad attività culturali, e alla scrittura di opere che gli sono valse appunto la fama e la stima di tutto il mondo.
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Due anni sono trascorsi dal primo numero di Sconfinare. Dopo due anni molte cose sono cambiate, ma molte altre sono rimaste le stesse.
Le persone che scrivono su questo giornale, ad esempio, sono diverse dal primo numero: molti ormai fanno parte del “popolo del SID” sparso per il mondo o altri sono in Erasmus e torneranno in questo periodo per gli ultimi esami dell’anno.
La nostra Università invece non è cambiata e ancora per qualche anno non cambierà, come spiega il preside di facoltà Domenico Coccopalmerio al Sole24ore: «Ristrutturazioni e accorpamenti slittano al 2009-2010». Eppure qualche cambiamento è già stato fatto nei corsi della Specialistica del SID, ma questo al Sole24ore non lo sanno. La città di Gorizia non è cambiata: la contestata giunta del centro sinistra fa ormai parte della storia, non ci sono più telecamere ai semafori, e qui i problemi di “monnezza” non ci sono e mai ci saranno. La nuova piazza Vittoria sarà a breve aperta e, anche se le attività commerciali sono in calo, i bar sono sempre strapieni. I disagi per il traffico notturno e per gli schiamazzi sono stati prontamente segnalati, sono più quelli che la notte dormono di quelli che vogliono fare casino (e la maggior parte di questi non sono nemmeno residenti!).
Pare allora che l’Università da Gorizia non andrà mai via, quindi nemmeno gli studenti che la popolano. Ma per meglio dire, l’Università di Trieste non andrà mai via, grazie a legislazioni nazionali che piantano irremovibilmente il nostro Corso di Laurea qui. Circa l’Università di Udine, invece, sono molte le voci che circolano all’ombra del Castello: sono in molti a scommettere che almeno un Corso di Laurea sarà trasferito nella sede centrale. Attendiamo ulteriori notizie dalla webradio Uniud.it
Rimangono tanti interrogativi allora per Gorizia e per questo giornale e i giochi si riapriranno in settembre, con una carica propositiva nuova e con un nuovo Preside di Facoltà. Gli studenti continueranno a proporre e a essere presenti, in facoltà come nella città. Sono molti i progetti in preparazione, ma non possono essere il frutto dell’iniziativa dei soli studenti, hanno bisogno dell’impegno di tutti. Allora ecco un piccolo suggerimento al quale qualcuno sta pensando: la Città ha bisogno di presentarsi, ha bisogno di essere presente e attivarsi, negli eventi, nelle attività commerciali. Non si può ancora fare affidamento sul passaparola delle persone e degli studenti. La Gounicard ha iniziato a smuovere le acque, ma ha ormai perso slancio e sono molti gli esercizi che non la accettano più.
L’idea di una Scuola Superiore in Relazioni Internazionali a Gorizia premierebbe un percorso di 20 anni costellato da grandi successi, e lo dimostra il popolo del SID nel mondo. Chi non è favorevole ai miglioramenti (purchè siano effettivamente tali)?. A lato, bisogna lavorare sulle esigenze di tutti i giorni degli studenti: dalla mensa ai corsi extra-didattici, dalle opportunità di studio internazionali ai corsi di lingua, dal cinema al divertimento: “perchè lo studente non vive solo di acqua e libri“.
Così come la Città e il Corso di Laurea, anche questo giornale deve percorrere lo stesso percorso: già al giorno d’oggi ha acquisito una conoscenza diffusa all’interno delle due città transfrontaliere, ma dovrà evolversi ancora di più quale forum partecipativo tra studenti e città.
E questo lo sta facendo grazie al contributo del Consorzio che rappresenta l’interesse costante della città verso queste nostre iniziative.
Da settembre si ricomincerà con nuovo slancio con nuove discussioni, con la consapevolezza di stare facendo qualcosa di grande e che aspira ancora a qualcosa di più.
Buona estate, buoni esami, buone lauree, buone vacanze.

La Redazione

Assegnato a Fabrizio Gatti, autore di Bilal, Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi

E’ sempre di grande emozione la serata della consegna del Premio Terzani che si svolge a Udine ormai da quattro anni nell’ambito della manifestazione Vicino Lontano. Quest’anno la serata del 17 maggio 2008 lo è stata ancor di più: una Angela Terzani Staude commossa ha letto la motivazione della giuria che ha stabilito vincitore Fabrizio Gatti, scrittore e giornalista dell’Espresso, per il suo libro “Bilal, il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi”. E’ stato il premio che secondo Angela Terzani  si è probabilmente avvicinato di più a Tiziano: al suo spirito giornalistico e umano. La giuria, composta da Giulio Aselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Ettore Mo, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz ha riconosciuto all’autore di Bilal “qualità professionali ormai dimenticate nel giornalismo e rare qualità umane”.
Fabrizio Gatti ha più volte condotto inchieste sotto copertura e testimoniato tramite queste le tragiche vicende di prostitute, lavoratori in nero, immigrati clandestini. Vestendo i panni di Bilal, Fabrizio, da Agadez, in Niger, comincia il suo viaggio da immigrato clandestino verso l’Italia. Attraversa il deserto  su un camion stracolmo di persone, assiste e subisce i soprusi dei militari che pretendono denaro da ogni passeggero. La situazione degli immigrati è complicata dagli accordi tra i governi sull’immigrazione, più volte si fa riferimento a quello italo-libico. Il viaggio della speranza, già viaggio di disperazione, è ormai viaggio della disillusione. E il disincantamento aumenta entrando nel CPT di Lampedusa. Fabrizio Gatti nella gabbia di Lampedusa resta una settimana: questo centro è “la vergogna della nostra democrazia”. Bilal ottiene il foglio di via e inizia a lavorare come immigrato clandestino, prima al Nord e poi al Sud, raccogliendo pomodori in Puglia. L’esperienza di lavoro è un continuo di violenza e umiliazioni perpetrate dai caporali. Infine, Bilal compie il viaggio a ritroso e torna con gli immigrati respinti dalla Libia nel deserto.
Bilal è un libro straordinario, Fabrizio Gatti è una persona stupenda, come continuavano a ripetere tutti quelli che gli si avvicinavano per ringraziarlo del coraggio e dell’onestà del suo essersi trasformato completamente in Bilal.
Gli immigrati sono al tempo stesso i nuovi eroi e i nuovi schiavi.

Giulia Cragnolini

16 maja se začne IV mednarodni festival zgodovine

Zopet zgodovina v Gorici. Zopet italijanski in tuji novinarji, pisatelji in misleci, ki privlačijo množice ljudi, katerih nikoli si ne bi mislila videti v Gorici. Še enkrat zanimiva razpravljanja. In razstave, zgodovinske poti, gledališke predstave. Stisk roke z avtorjem. Vse to hvala ‘kulturnemu društvu eStoria’, katero si je izmislilo in organiziralo to pobudo in kateremu smo lahko hvaležni. To je gotovo zaslužena zahvala, saj do nekaj let od tega je bilo nemogoče pomisliti, da bo center mesta gostil toliko pomembnih pisateljev, zgodovinarjev in novinarjev. In tako sem tu že četrto zaporedno leto, ki nestrpno dočakujem začetek predavanj. Še enkrat radovedno prebiram revije, brochure, spletne strani, tako da preiskujem novice o tem dogodku. Zvedela sem, da letos bo nadzoroval manifestacijo komaj ustanovljen znanstveni odbor, sestavljen iz raznih uglednih italjaskih in tujih pisateljev, novinarjev in zgodovinarjev (npr. Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Mimmo Franzinelli, Richard Bosworth, H. James Burgwyn). In tako ponovno upam, da bo pobuda uspešna in da bo lahko razširila zanimanje za zgodovino, predmet, ki je po mojem mnenju zelo pomemben za današnjo družbo, čeprav malo zanemarjan.
Vprašam se, zakaj je zgodovina tako poglavitna veda, katere se ne moramo izogniti? V čem obstaja njena važnost? Da bi odgovorili na to vprašanje, mnogo uglednih filozofov preteklosti je napisalo obilja besed, in še enkrat toliko bi jih lahko napisali; vsekakor mislim, da nobena beseda ali stavek ne bi tako neposredno in učinkovito sporočili globok pomen zgodovine kot sledeča preprosta ter sintetična metafora, ki se jo večkrat sliši ponavljati: ‘zgodovina je za družbo, tisto kar je spomin za posameznika’. Enostavno a učinkovito; posameznik brez spominov svoje preteklosti izgubi zavest in ni več zmožen planirati bodočnost; v bistvu se znajde brez istovetnosti. Na isti način, družba brez zgodovine je v nevarnosti, da postane zmedena, nezmožna planirati prihodnost in tako neizogibna žrtev zunanjih okoliščin. To je poglavitni pomen zgodovine, torej neutajljiva potreba do učenja in razmišljanja o preteklosti. Vseeno študij preteklosti ni samo potreba, temveč večkrat postane tudi prava strast. Nekaj prijetnega. Predvsem, ker zgodovina vsebuje lepoto, ki je tako privlačna, čeprav je težko razložiti; morda, zaradi tistega pajčolana, ki prikriva preteklost in katerega nobena raziskava, čeprav pazljiva in natačna, ne bo mogla odkriti. Težko je, vsaj, pravilno razumeti duh minulih dob (več ali manj) oddaljenih v času.
Torej, važnost in lepota zgodovine. Zahvala gre nedvomno pobudi eStoria, ki je v zadnjih treh letih nudila Gorici možnost večje vidljivosti ter razširila zanimanje za zgodovino med goričani, kajti vsako leto je bila množica poslušalcev večja (35.000 prisotnih maja 2007). Kot vsako leto, tudi letos, organizacija eStoria bo potekala po istem kopitu. Predavanja se bodo zopet ukvarjala na določeno temo, ki bo glavni argument treh dni srečanja; izbrana tema je letos ‘junaki v zgodovini’, tema, ki bo razdeljena na tri manjše dele (‘maske junaka’, ‘junak med bajko in realnostjo’ in ‘potreben junak’). Ponovno, prisotni se bodo lahko udeležili raznih zgodovinskih izletov z vodičem. Standi in zastori bodo zavzemali prostor v javnem vrtu. Del srečanja bo tudi posvečen otrokom, saj bo urejena Ludotenda. Ne bodo manjkale razstave in gledališke predstave povezane z glavno temo (npr. Vittorio Sermonti bo v gledališču Verdi v četrtek 15 maja uprizoril predstavo ‘Eneida in junaštvo’. In ponovno med povabljenimi ne bo nikogar, absolutno nikogar, ki bi predstavljal Mednarodne in Diplomatske Vede.
Predpostavljam, da ne ljubim rušilnih in nasilnih presoj, napadalnih obtožb in polemik. Prav zaradi tega so minili dnevi, oziroma tedni, preden sem se lotila pisati članka, kajti bala sem se, da z mojimi presojami bom lahko užalila organizatorje pobude. Vsekakor opazka je potrebna. Moja opomba je torej plaha in morda, upam, uzgojena. A močno slišana. Ne morem se predati dejstvu, da na kulturni manifestaciji, oddaljeni od sedeža univerze le sto metrov, ne bo nobenega predstavnika mojega univerzitetnega tečaja.
Torej ponovno zgodovina v Gorici; in še enkrat nihče od naših profesorjev ne bo prisoten … upam, da naslednje leto zgodovina se ne bo ponovila.

Prevedel Samuele Zeriali

16 maja se začne IV mednarodni festival zgodovine

Zopet zgodovina v Gorici. Zopet italijanski in tuji novinarji, pisatelji in misleci, ki privlačijo množice ljudi, katerih nikoli si ne bi mislila videti v Gorici. Še enkrat zanimiva razpravljanja. In razstave, zgodovinske poti, gledališke predstave. Stisk roke z avtorjem. Vse to hvala ‘kulturnemu društvu eStoria’, katero si je izmislilo in organiziralo to pobudo in kateremu smo lahko hvaležni. To je gotovo zaslužena zahvala, saj do nekaj let od tega je bilo nemogoče pomisliti, da bo center mesta gostil toliko pomembnih pisateljev, zgodovinarjev in novinarjev. In tako sem tu že četrto zaporedno leto, ki nestrpno dočakujem začetek predavanj. Še enkrat radovedno prebiram revije, brochure, spletne strani, tako da preiskujem novice o tem dogodku. Zvedela sem, da letos bo nadzoroval manifestacijo komaj ustanovljen znanstveni odbor, sestavljen iz raznih uglednih italjaskih in tujih pisateljev, novinarjev in zgodovinarjev (npr. Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Mimmo Franzinelli, Richard Bosworth, H. James Burgwyn). In tako ponovno upam, da bo pobuda uspešna in da bo lahko razširila zanimanje za zgodovino, predmet, ki je po mojem mnenju zelo pomemben za današnjo družbo, čeprav malo zanemarjan.
Vprašam se, zakaj je zgodovina tako poglavitna veda, katere se ne moramo izogniti? V čem obstaja njena važnost? Da bi odgovorili na to vprašanje, mnogo uglednih filozofov preteklosti je napisalo obilja besed, in še enkrat toliko bi jih lahko napisali; vsekakor mislim, da nobena beseda ali stavek ne bi tako neposredno in učinkovito sporočili globok pomen zgodovine kot sledeča preprosta ter sintetična metafora, ki se jo večkrat sliši ponavljati: ‘zgodovina je za družbo, tisto kar je spomin za posameznika’. Enostavno a učinkovito; posameznik brez spominov svoje preteklosti izgubi zavest in ni več zmožen planirati bodočnost; v bistvu se znajde brez istovetnosti. Na isti način, družba brez zgodovine je v nevarnosti, da postane zmedena, nezmožna planirati prihodnost in tako neizogibna žrtev zunanjih okoliščin. To je poglavitni pomen zgodovine, torej neutajljiva potreba do učenja in razmišljanja o preteklosti. Vseeno študij preteklosti ni samo potreba, temveč večkrat postane tudi prava strast. Nekaj prijetnega. Predvsem, ker zgodovina vsebuje lepoto, ki je tako privlačna, čeprav je težko razložiti; morda, zaradi tistega pajčolana, ki prikriva preteklost in katerega nobena raziskava, čeprav pazljiva in natačna, ne bo mogla odkriti. Težko je, vsaj, pravilno razumeti duh minulih dob (več ali manj) oddaljenih v času.
Torej, važnost in lepota zgodovine. Zahvala gre nedvomno pobudi eStoria, ki je v zadnjih treh letih nudila Gorici možnost večje vidljivosti ter razširila zanimanje za zgodovino med goričani, kajti vsako leto je bila množica poslušalcev večja (35.000 prisotnih maja 2007). Kot vsako leto, tudi letos, organizacija eStoria bo potekala po istem kopitu. Predavanja se bodo zopet ukvarjala na določeno temo, ki bo glavni argument treh dni srečanja; izbrana tema je letos ‘junaki v zgodovini’, tema, ki bo razdeljena na tri manjše dele (‘maske junaka’, ‘junak med bajko in realnostjo’ in ‘potreben junak’). Ponovno, prisotni se bodo lahko udeležili raznih zgodovinskih izletov z vodičem. Standi in zastori bodo zavzemali prostor v javnem vrtu. Del srečanja bo tudi posvečen otrokom, saj bo urejena Ludotenda. Ne bodo manjkale razstave in gledališke predstave povezane z glavno temo (npr. Vittorio Sermonti bo v gledališču Verdi v četrtek 15 maja uprizoril predstavo ‘Eneida in junaštvo’. In ponovno med povabljenimi ne bo nikogar, absolutno nikogar, ki bi predstavljal Mednarodne in Diplomatske Vede.
Predpostavljam, da ne ljubim rušilnih in nasilnih presoj, napadalnih obtožb in polemik. Prav zaradi tega so minili dnevi, oziroma tedni, preden sem se lotila pisati članka, kajti bala sem se, da z mojimi presojami bom lahko užalila organizatorje pobude. Vsekakor opazka je potrebna. Moja opomba je torej plaha in morda, upam, uzgojena. A močno slišana. Ne morem se predati dejstvu, da na kulturni manifestaciji, oddaljeni od sedeža univerze le sto metrov, ne bo nobenega predstavnika mojega univerzitetnega tečaja.
Torej ponovno zgodovina v Gorici; in še enkrat nihče od naših profesorjev ne bo prisoten … upam, da naslednje leto zgodovina se ne bo ponovila.

Prevedel Samuele Zeriali

16 maja se začne IV mednarodni festival zgodovine

Zopet zgodovina v Gorici. Zopet italijanski in tuji novinarji, pisatelji in misleci, ki privlačijo množice ljudi, katerih nikoli si ne bi mislila videti v Gorici. Še enkrat zanimiva razpravljanja. In razstave, zgodovinske poti, gledališke predstave. Stisk roke z avtorjem. Vse to hvala ‘kulturnemu društvu eStoria’, katero si je izmislilo in organiziralo to pobudo in kateremu smo lahko hvaležni. To je gotovo zaslužena zahvala, saj do nekaj let od tega je bilo nemogoče pomisliti, da bo center mesta gostil toliko pomembnih pisateljev, zgodovinarjev in novinarjev. In tako sem tu že četrto zaporedno leto, ki nestrpno dočakujem začetek predavanj. Še enkrat radovedno prebiram revije, brochure, spletne strani, tako da preiskujem novice o tem dogodku. Zvedela sem, da letos bo nadzoroval manifestacijo komaj ustanovljen znanstveni odbor, sestavljen iz raznih uglednih italjaskih in tujih pisateljev, novinarjev in zgodovinarjev (npr. Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Mimmo Franzinelli, Richard Bosworth, H. James Burgwyn). In tako ponovno upam, da bo pobuda uspešna in da bo lahko razširila zanimanje za zgodovino, predmet, ki je po mojem mnenju zelo pomemben za današnjo družbo, čeprav malo zanemarjan.
Vprašam se, zakaj je zgodovina tako poglavitna veda, katere se ne moramo izogniti? V čem obstaja njena važnost? Da bi odgovorili na to vprašanje, mnogo uglednih filozofov preteklosti je napisalo obilja besed, in še enkrat toliko bi jih lahko napisali; vsekakor mislim, da nobena beseda ali stavek ne bi tako neposredno in učinkovito sporočili globok pomen zgodovine kot sledeča preprosta ter sintetična metafora, ki se jo večkrat sliši ponavljati: ‘zgodovina je za družbo, tisto kar je spomin za posameznika’. Enostavno a učinkovito; posameznik brez spominov svoje preteklosti izgubi zavest in ni več zmožen planirati bodočnost; v bistvu se znajde brez istovetnosti. Na isti način, družba brez zgodovine je v nevarnosti, da postane zmedena, nezmožna planirati prihodnost in tako neizogibna žrtev zunanjih okoliščin. To je poglavitni pomen zgodovine, torej neutajljiva potreba do učenja in razmišljanja o preteklosti. Vseeno študij preteklosti ni samo potreba, temveč večkrat postane tudi prava strast. Nekaj prijetnega. Predvsem, ker zgodovina vsebuje lepoto, ki je tako privlačna, čeprav je težko razložiti; morda, zaradi tistega pajčolana, ki prikriva preteklost in katerega nobena raziskava, čeprav pazljiva in natačna, ne bo mogla odkriti. Težko je, vsaj, pravilno razumeti duh minulih dob (več ali manj) oddaljenih v času.
Torej, važnost in lepota zgodovine. Zahvala gre nedvomno pobudi eStoria, ki je v zadnjih treh letih nudila Gorici možnost večje vidljivosti ter razširila zanimanje za zgodovino med goričani, kajti vsako leto je bila množica poslušalcev večja (35.000 prisotnih maja 2007). Kot vsako leto, tudi letos, organizacija eStoria bo potekala po istem kopitu. Predavanja se bodo zopet ukvarjala na določeno temo, ki bo glavni argument treh dni srečanja; izbrana tema je letos ‘junaki v zgodovini’, tema, ki bo razdeljena na tri manjše dele (‘maske junaka’, ‘junak med bajko in realnostjo’ in ‘potreben junak’). Ponovno, prisotni se bodo lahko udeležili raznih zgodovinskih izletov z vodičem. Standi in zastori bodo zavzemali prostor v javnem vrtu. Del srečanja bo tudi posvečen otrokom, saj bo urejena Ludotenda. Ne bodo manjkale razstave in gledališke predstave povezane z glavno temo (npr. Vittorio Sermonti bo v gledališču Verdi v četrtek 15 maja uprizoril predstavo ‘Eneida in junaštvo’. In ponovno med povabljenimi ne bo nikogar, absolutno nikogar, ki bi predstavljal Mednarodne in Diplomatske Vede.
Predpostavljam, da ne ljubim rušilnih in nasilnih presoj, napadalnih obtožb in polemik. Prav zaradi tega so minili dnevi, oziroma tedni, preden sem se lotila pisati članka, kajti bala sem se, da z mojimi presojami bom lahko užalila organizatorje pobude. Vsekakor opazka je potrebna. Moja opomba je torej plaha in morda, upam, uzgojena. A močno slišana. Ne morem se predati dejstvu, da na kulturni manifestaciji, oddaljeni od sedeža univerze le sto metrov, ne bo nobenega predstavnika mojega univerzitetnega tečaja.
Torej ponovno zgodovina v Gorici; in še enkrat nihče od naših profesorjev ne bo prisoten … upam, da naslednje leto zgodovina se ne bo ponovila.

Prevedel Samuele Zeriali

Režiser: Marc Forster. Igravci: Khalid Abdalla, Homayoun Ershadi, Shaun Toub, Atossa Leoni, Saïd Taghmaoui, Zekiria Ebrahibi. Drama, barva 131 minut. – Proizvodnja ZDA 2007.

Nikoli ne bi smeli si ogledati filma, če smo si že prebrali knjigo, iz katere je vzeta spletka filma. Nehote se vedno primerja med knjigo in filmom, čeprav bi bilo treba se izogibati primerjav, ker film in knjiga sta dve popolnoma različni obliki sporočanja. Tako se udobno vsedemo na naslanjač kinodvorane s strahom, da film ne bo nikoli tako zanimiv in ganljiv kot knjiga in v mnogih slučajih, potem ko izstopimo iz dvorane, je sum potrjen.
Prav to se mi je zgodilo, potem ko sem si ogledala film “Tek za zmajem”, katerega režiser je Marc Foster. Spletka filma je vzeta iz slavnega best-sellerja afganistanskega pisatelja Khaled Hosseini. Vsekakor moram povedati, da film ni tako slab kot sem si dočakala, temveč nekateri deli so precej zanimivi in ganjivi. Poleg vsega, spletka je še kar zvesta Hosseinijevem romanu, čeprav nekateri dogodki knjige so bili logično izpuščeni.
Gotovo igra vprid filma pripovedovanje (v obliki dolgega flashbacka) originalne in precej ganljive zgodbe. To je prijateljstvo med dvema afganistanskima otrokoma, ki sta Amir, sin pomembnega politika porekla pashtun, ter Hassan, svoj mali služabnik iz naroda azara (narod, ki je bil v Afganistanu smatran za manj vrednega). Vse to poteka v okviru bogate prestolnice Kabul v sedemdesetih letih. Otroka postaneta izjemni par v mestnih turnirjih v boju med papirnatimi zmaji. Prav med enim izmed teh bojev, v katerem sta zmagovalca, prijateljstvo se razdre. Na koncu tekme Amir prisostvuje (zaradi straha, ne da bi pomagal prijatelju) sodomizaciji Hassana iz strani treh bogatih in rasističnih mladeničev. Od tistega dne naprej, mali azara postane za Amirja živo naznanilo njegove strahopetnosti. To bo težko breme, ki si jo Amir nosi do odraslih let, ko se izseli v ZDA, potem ko so sovjetski vojaki zasedli Afganistan. Nekega dne, pa se odloči, da se vrne v domovino, tako da se lahko odreši in premaga slepila preteklosti.
Za Fosterja je bila naloga skoraj nemogoča prikazati v dveh urah filma vse napete občutke, ki jih knjiga povzroča, ter izražati na velikem ekranu tako kompleksni psihološki okvir junakov. Vsekakor, mislim da režiser, bi lahko pokazal kar nekaj več. Ni dovolj biti zvest pripovedovanju romana, kajti knjiga in film sta dve popolnoma različni obliki sporočanja. Naloga režiserja je, da oživi knjigo na ekranu, ter da izrazi s slikami, tisto kar je bilo lažje sporočeno z besedami. To je precej težko, če se ne imenuješ Visconti, temveč Foster…
Po mojem mnenju niso bili vključeni ali niso bili zadosti povdarjeni nekateri dogodki, ki bi lahko bolje opisali psihološki lik junakov. To se je zgodilo, predvsem, ker se je režiser preveč osredotočil na ameriško življenje protagonista, medtem ko bi lahko posvetil nekaj več minut na afganistanske pripetljaje. Škoda, da je Foster precej na hitro obravnaval težavni odnos med Amirom in sinom Hassana (eden izmed ključnih dogodkov, kateri je bil skoraj zanemarjan v filmu)
Nočem zgledati preveč stroga na račun režiserja in filma, ki pravzaprav, uspe zainteresirati in navdušiti gledavce. Čeprav zaključek filma je preveč v stilu Hollywooda  in vizija Afganistana precej enostranska (Hosseini je iz Afganistana, a živi v ZDA že 25 let), vredno je si ogledati film. Pripovedana zgodba je ganljiva in nudi možnost razmišljanja na pomembne teme kot so vojna, rasizem, verski fanatizem…
Ocena? Osem. Čeprav vlada zakon, da je knjiga vedno boljša od filma, “Tek za zmajem” je ta zakon kmalu spreobrnil.

Prevedel Samuele Zeriali

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South stream e Nabucco, gli interessi dell’Europa e quelli dell’Italia

Per capire quanto l’Europa sia irretita dal suo bisogno di energia, basta osservare questa cartina. La ragnatela di gasdotti russi si dirama verso ovest attraverso l’Ucraina: quando la Russia, a gennaio 2006, ha chiuso questo grande “rubinetto”, ha in realtà stretto un cappio intorno al collo dell’intera Europa occidentale.
L’Unione Europea è preoccupata e, per emanciparsi dalla dipendenza russa, progetta nel 2006 una sua linea di rifornimento per il gas, Nabucco, che ottiene l’appoggio di Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria.
La Russia ha, allo stesso tempo, bisogno di non perdere il preziosissimo mercato europeo e necessità di mantenere un forte potere di ricatto sull’indisciplinata Ucraina, che, dalla Rivoluzione arancione filoeuropea del  2004, le sta pericolosamente voltando la faccia.
Mosca, allora, inventa Nord Stream e South Stream, per aggirare l’Ucraina da nord e da sud e legarsi a Germania e Italia.  Sfruttando il collegiale indecisionismo dell’Ue (che non riesce ad accordarsi per aggiornare il Partenariato di Accordi e Cooperazione con la Russia, che risale al 1997), avvia singoli accordi bilaterali con gli stati funzionali al suo progetto.
Nord Stream collegherà San Piertoburgo alla Germania passando per il Mar Baltico.
South Stream, seguendo un percorso più tortuoso, passerà per il Mar nero per arrivare in Italia. In giugno 2007, a Roma, Paolo Scaroni di Eni e Alexander Medvedev di Gazprom si accordano sul progetto e in gennaio di quest’anno nasce la joint venture, South Stream AG, che lo realizzerà. Nel frattempo, Putin riesce ad agganciare Bulgaria (gennaio 2008), Serbia e Ungheria  (febbraio), Slovenia e Grecia (aprile) al suo nastro di gas lungo 900 km.
South Stream e Nabucco ricalcano praticamente gli stessi percorsi, ma si abbeverano a fonti diverse. Il primo alle riserve controllate da Gazprom, che contengono il 24% del gas al mondo. Qualche mese fa Putin ironizzava sui “tubi vuoti” di Nabucco, che porterà il gas in Europa senza sapere da dove pescarlo. Al contrario, Nabucco per rifornirsi ha l’imbarazzo della scelta.
Le compagnie di Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan hanno recentemente dichiarato la loro disponibilità a riempire con 10 miliardi di metri cubi all’anno le condutture Ue. Forse proprio per osteggiare queste buone intenzioni a fine maggio il presidente russo Medvedev si è recato in Kazakistan, ricordando ai tre paesi della CSI che il loro commercio di gas è vincolato da un accordo con la Russia.
Nel frattempo anche Siria, Egitto, Iran e Iraq hanno deciso che riempiranno Nabucco con le loro riserve.
Il legame energetico dell’Unione Europea con Iran e Iraq è fortemente  appoggiato dagli Stati Uniti, che probabilmente vedono di buon occhio i crescenti interessi del nostro continente in quell’area: un legame che ci costringerà a maggiore coinvolgimento in Medio Oriente (leggi: maggiore presenza nel pantano mediorientale oppure maggiore impegno nella stabilizzazione della regione, che passa anche attraverso accordi commerciali).
L’Italia ha scelto la sorgente russa, legandosi a doppio filo con il gigante Gazprom: con la Russia non resteremo certo al freddo, ma anche Nabucco (con la sua ampia e diversificata gamma di fonti) consente rifornimenti per tutte le “stagioni internazionali” e in un quadro negoziato in ambito europeo.
La crescente domanda di gas in tutta Europa farà probabilmente lavorare tutti i gasdotti e,
una volta ultimata l’opera, anche il nostro Paese si rifornirà da Nabucco. Tuttavia non credo che la politica italiana paghi, a lungo termine. Su un piatto della bilancia stanno i grossissimi affari di Eni, che tra l’altro collabora con Gazprom anche in Libia. Sull’altro pesa un forte vincolo politico con la Russia, che ci isola e toglie credibilità nell’arena europea. Tenendo lo stivale in due scarpe rischiamo che una ci abbandoni e che l’altra ci diventi troppo stretta.

Francesco Marchesano

Anche stamattina, come ormai mia consuetudine, sfogliavo i vari giornali (rigorosamente on-line), sorseggiando l’immancabile caffè. Alla prima pagina de “la Repubblica” trovo l’inquietante scritta: ”Nuovo balzo record della benzina Scajola:”Troppa differenza con Ue”, con tanto di allarme sul prezzo ormai oltre la soglia dei 127 $ al barile. Come sempre si è corso ai ripari; il Ministro ha chiamato i petrolieri, i quali si sono impegnati a fare qualcosa, strette di mano, foto per i giornali e tra un mese tutto come prima. La mia attenzione è subito stata attirata dalle profetiche parole del Ministro sulla differenza tra l’Italia e gli altri paesi dell’UE e, poiché diffido facilmente, ho voluto verificare di persona tale notizia facendomi una passeggiata in Slovenia. Scoperta rivelatrice, il Ministro ha ragione. Senza indugio ho cercato le motivazioni di tale scompenso visto che, a rigore di logica di mercato, all’aumento della quantità domandata, i prezzi dovrebbero diminuire (anche se non è sempre così), ed ho scoperto che in un mirabile documento edito il 17 Marzo del 2004 dalla Camera dei Deputati (http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf), si evince che il 70% del prezzo della benzina è dato da accise (ovvero imposte) tra le quali figurano 1,90 lire per la guerra di Abissinia (1935); 14 lire per la crisi di Suez (1956); 10 lire per l’alluvione di Firenze (1966); 99 lire per il terremoto del Friuli (1976); 205 lire per la missione in Libano (1983); 22 lire per la missione in Bosnia (1996) e lasciatemi ricordare l’IVA (una tassa sulla tassa) nonché altre ed eventuali tasse regionali. Ovviamente ciò che mi ha fatto allibire sono i prezzi ancora in lire, e non che ad ogni litro si debba pagare anche per la guerra d’Abissinia. Si aggiunga a ciò l’esauribilità della benzina, l’aumento di richiesta da parte di Cina ed India, la mancanza di nuovi pozzi di petrolio (non si fanno più ricerche dalla seconda metà degli anni ’70), le  macchine ormai obsolete, le guerre, i pozzi bruciati per ritorsione e chissà quali e quanti altri fattori. Fortunatamente ho un’auto a GPL (0,65 € al litro) ma nonostante tutto anch’esso aumenta. Così, alla ricerca forsennata di modi per risparmiare sul carburante, possibilmente anche biosostenibili, trovo che è addirittura possibile sfruttare l’olio degli scarti industriali per ottenere energia combustibile. Ciò vuol dire che posso fare il pieno andando dal McDonald’s (http://www.greasecar.com/). Altro esito della mia ricerca è un libro Economia all’idrogeno (Mondadori 2002)  di Jeremy Rifkin nel quale l’autore sostiene che anche l’idrogeno può essere usato come combustibile (lo hanno usato per le bombe…), ed essendo questo presente in natura (l’aria è composta all’80% di idrogeno) gli unici costi da sostenere sarebbero di natura tecnica, ovvero di trasformazione. Con estremo piacere campanilistico vengo a sapere che in Puglia è partita (o dovrebbe) la costruzione di cinque distributori di idrometano, una miscela composta dal 70 per cento di metano e dal 30 per cento di idrogeno. In ogni provincia della Puglia sarà così possibile fare il pieno scegliendo fra tre opzioni: idrogeno puro, idrometano e metano (http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/ambiente/rifkin-idorgeno-italia/rifkin-idorgeno-italia/rifkin-idorgeno-italia.html).  Ma la Puglia non è l’unica oasi dove sarà possibile fare il pieno di idrogeno. Molte sono le stazioni che erogano idrogeno in Italia; la prima è stata nell’area di servizio Agip di Grecciano, nel Comune di Collesalvetti, sulla carreggiata nord della Firenze-Pisa-Livorno. Non contento di questo cerco di capire che tipi di macchine sono e chi può essere l’acquirente medio.  La prima notizia che ottengo è che Roberto Formigoni il primo ottobre scorso aveva ricevuto una BMW Serie 7 Hydrogen dalle mani dell’amministratore delegato di Bmw Group Italia, e come se non bastasse ha recentemente ricevuto dall’a.d. di Toyota Motor Italia Massimo Norberto le chiavi di una auto blu Lexus LS600h (http://blog.panorama.it/autoemoto/2008/02/26/a-roberto-formigoni-piace-lidrogeno-ma-anche-librido/). Nel proseguire le mie ricerche, cercando di dare maggior enfasi all’articolo stesso,  leggo che il 7 Agosto 2002 sono stati promessi 1,2 miliardi di Euro per un progetto governativo di un motore totalmente ecologico per ridurre l’inquinamento atmosferico, da parte di George W. Bush.
Pago della scoperta dell’animo ambientalista di Bush figlio, una domanda mi assilla: ma Kyoto?

Giovanni Armenio

Uno schermo alle spalle di una commissione su cui passano testi di canzoni, immagini di contestazione, video musicali stimoli visivi e acustici che fanno da cornice ad una giornata di studi scientifici, sembra uno scenario divertente e vi assicuro che lo è. In particolare è quello che si poteva trovare in aula magna del polo di Gorizia il 19 maggio di quest’anno quando si è aperta la giornata di studi sul ’68.
Dopo una serie di canzoni riprodotte con chitarra e voce che hanno rotto il ghiaccio immergendo la platea nel clima degli studi, il prof. Neglie ha aperto il ciclo di interventi, descrivendo il contesto socio-politico-culturale in cui i movimenti di protesta ha mosso i primi passi con una puntuale analisi storica e sociale; facendo inoltre notare come il movimento fosse eterogeneo e soggetto a molte spinte di forze più o meno interessate.
Il prof. Belohradsky ha poi portato la sua testimonianza sul ’68 in Cecoslovacchia con una particolare attenzione agli eventi della “Primavera di Praga”. Nel suo intervento,  Belohradsky ha cercato di evidenziare l’aspetto umano al di la dei canoni scientifici classici fornendo, oltre a dati di fatto spesso poco considerati, un’analisi brillante della situazione intellettuale e della voglia di ragione che si scatenò in quel periodo.
Dopo un breve stacco musicale simbolicamente rappresentato da “The wall” dei Pink Floyd, il prof. La Mantia è intervenuto sui tratti caratteristici del movimento di contestazione nei Paesi dell’Europa orientale allora appartenenti al sistema sovietico, facendo notare le differenze tra la percezione   occidentale e quella orientale e le diverse richieste che ne sono scaturite. Durante lo stesso intervento il professore ha anche fornito un quadro generale  della situazione nella allora Jugoslavia del maresciallo Tito. La prima sessione di lavori ha avuto una conclusione Sui generis con la proiezione di uno spezzone del film “Woodstock”.
Alla ripresa dei lavori, il prof. Gabassi, facendo scorrere alle sue spalle le immagini del film “tempi moderni” ha spiegato come la pratica organizzativa sia cambiata dopo gli eventi del ’68 soprattutto nelle fabbriche e nelle officine in cui fordismo e profitto erano ormai le parole d’ordine di ogni imprenditore.
Terminata la proiezione dello spezzone del film, il senatore on. Giorgio Benvenuto ha fatto in modo che lo studio non si fermasse ai moti e alle occupazioni universitarie, ma ha portato l’esperienza vissuta del ’68 sindacale, periodo di forte fermento e di conquiste per le classi lavoratrici: rinnovi contrattuali, medici aziendali, riconoscimento di tempi di lavoro meno stressanti. Un particolare accento è stato posto sull’aspetto riguardante la sicurezza e la salubrità del posto di lavoro su cui hanno seguito delle riflessioni dei partecipanti.
Il professor Ungaro è intervenuto descrivendo il movimento di contestazione quale fenomeno sociale in cui si tentava di eludere le responsabilità personali, egli si è soffermato in particolare sui binomi libertà/consapevolezza e multicultura/intercultura facendo passare tra le coppie di parole il distinguo della responsabilità. Alla fine del suo intervento il prof. Ungaro ha suggerito di non ritenersi portatori di verità ma di essere veri in se stessi.
La sessione di lavori si è chiusa con la relazione del prof. Scaini il quale ha descritto il movimento del ’77 e il substrato culturale che lo ha reso possibile, legando i due movimenti con un filo rosso che percorre dieci anni di storia. Sono state tenute ovviamente in debita considerazione anche le differenze tra i due movimenti di protesta e le loro differenze sul piano dei risultati e delle conquiste.
A margine e conclusione della giornata di studi è inoltre stata organizzata una festa a  tema cui hanno preso parte numerosi studenti della nostra facoltà, piu o meno immersi nello spirito del periodo attraverso musica e travestimenti peculiari che hanno unito l’utile: capire uno spirito di gioventù diverso al dilettevole: la festa.
Come hanno sottolineato il professor Neglie e il prof. La Mantia questa giornata di studi alternativa è stata un esperimento a mio modesto parere di partecipante ben riuscito: gli organizzatori sono riusciti a mantenere una buona alternanza tra mezzi culturali “leggeri”, come film e musiche, e interventi brillanti. Sicuramente non ci si è annoiati e non è di certo mancata l’originalità che ha fatto si,  pur rimanendo nella sobrietà scientifica, non si cadesse nella tediosità di conferenze accademiche classiche.
Un ringraziamento particolare come hanno più volte fatto i professori organizzatori va agli studenti  che hanno collaborato alla riuscita della giornata.

Antonio Del Fiacco

Uno schermo alle spalle di una commissione su cui passano testi di canzoni, immagini di contestazione, video musicali stimoli visivi e acustici che fanno da cornice ad una giornata di studi scientifici, sembra uno scenario divertente e vi assicuro che lo è. In particolare è quello che si poteva trovare in aula magna del polo di Gorizia il 19 maggio di quest’anno quando si è aperta la giornata di studi sul ’68.
Dopo una serie di canzoni riprodotte con chitarra e voce che hanno rotto il ghiaccio immergendo la platea nel clima degli studi, il prof. Neglie ha aperto il ciclo di interventi, descrivendo il contesto socio-politico-culturale in cui i movimenti di protesta ha mosso i primi passi con una puntuale analisi storica e sociale; facendo inoltre notare come il movimento fosse eterogeneo e soggetto a molte spinte di forze più o meno interessate.
Il prof. Belohradsky ha poi portato la sua testimonianza sul ’68 in Cecoslovacchia con una particolare attenzione agli eventi della “Primavera di Praga”. Nel suo intervento,  Belohradsky ha cercato di evidenziare l’aspetto umano al di la dei canoni scientifici classici fornendo, oltre a dati di fatto spesso poco considerati, un’analisi brillante della situazione intellettuale e della voglia di ragione che si scatenò in quel periodo.
Dopo un breve stacco musicale simbolicamente rappresentato da “The wall” dei Pink Floyd, il prof. La Mantia è intervenuto sui tratti caratteristici del movimento di contestazione nei Paesi dell’Europa orientale allora appartenenti al sistema sovietico, facendo notare le differenze tra la percezione   occidentale e quella orientale e le diverse richieste che ne sono scaturite. Durante lo stesso intervento il professore ha anche fornito un quadro generale  della situazione nella allora Jugoslavia del maresciallo Tito. La prima sessione di lavori ha avuto una conclusione Sui generis con la proiezione di uno spezzone del film “Woodstock”.
Alla ripresa dei lavori, il prof. Gabassi, facendo scorrere alle sue spalle le immagini del film “tempi moderni” ha spiegato come la pratica organizzativa sia cambiata dopo gli eventi del ’68 soprattutto nelle fabbriche e nelle officine in cui fordismo e profitto erano ormai le parole d’ordine di ogni imprenditore.
Terminata la proiezione dello spezzone del film, il senatore on. Giorgio Benvenuto ha fatto in modo che lo studio non si fermasse ai moti e alle occupazioni universitarie, ma ha portato l’esperienza vissuta del ’68 sindacale, periodo di forte fermento e di conquiste per le classi lavoratrici: rinnovi contrattuali, medici aziendali, riconoscimento di tempi di lavoro meno stressanti. Un particolare accento è stato posto sull’aspetto riguardante la sicurezza e la salubrità del posto di lavoro su cui hanno seguito delle riflessioni dei partecipanti.
Il professor Ungaro è intervenuto descrivendo il movimento di contestazione quale fenomeno sociale in cui si tentava di eludere le responsabilità personali, egli si è soffermato in particolare sui binomi libertà/consapevolezza e multicultura/intercultura facendo passare tra le coppie di parole il distinguo della responsabilità. Alla fine del suo intervento il prof. Ungaro ha suggerito di non ritenersi portatori di verità ma di essere veri in se stessi.
La sessione di lavori si è chiusa con la relazione del prof. Scaini il quale ha descritto il movimento del ’77 e il substrato culturale che lo ha reso possibile, legando i due movimenti con un filo rosso che percorre dieci anni di storia. Sono state tenute ovviamente in debita considerazione anche le differenze tra i due movimenti di protesta e le loro differenze sul piano dei risultati e delle conquiste.
A margine e conclusione della giornata di studi è inoltre stata organizzata una festa a  tema cui hanno preso parte numerosi studenti della nostra facoltà, piu o meno immersi nello spirito del periodo attraverso musica e travestimenti peculiari che hanno unito l’utile: capire uno spirito di gioventù diverso al dilettevole: la festa.
Come hanno sottolineato il professor Neglie e il prof. La Mantia questa giornata di studi alternativa è stata un esperimento a mio modesto parere di partecipante ben riuscito: gli organizzatori sono riusciti a mantenere una buona alternanza tra mezzi culturali “leggeri”, come film e musiche, e interventi brillanti. Sicuramente non ci si è annoiati e non è di certo mancata l’originalità che ha fatto si,  pur rimanendo nella sobrietà scientifica, non si cadesse nella tediosità di conferenze accademiche classiche.
Un ringraziamento particolare come hanno più volte fatto i professori organizzatori va agli studenti  che hanno collaborato alla riuscita della giornata.

Antonio Del Fiacco

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