Oggi giorno le nostre città non sono più sicure. Sempre più sovente sono cittadini extracomunitari la causa di tale insicurezza. Spaccio, prostituzione, reati di ogni tipo, e quasi sempre a commetterli sono immigrati irregolari che, probabilmente vengono in Italia col chiaro intento di delinquere. Tutti noi ci siamo indignati davanti al tentato sequestro di minorenne avvenuto a Ponticelli ad opera di una sedicenne rom. Le nostre case, le nostre strade non sono più sicure a causa di individui non avezzi al vivere civile. Ma adesso non è più tempo di indugi e bisogna agire. Primo passo individuato dal governo è il reato di clandestinità, ovvero un atto grazie al quale l’immigrato che viene trovato senza documenti e regolare permesso di soggiorno sarà soggetto ad una pena più l’immediata espulsione. Contento dell’operato del governo tutti potremo dormire più tranquilli. Ovviamente, come specificato dallo stesso Ministro, il reato non è retroattivo, ovvero se oggi un immigrato viene fermato, e dovesse risultare clandestino, non è reato; se un clandestino viene fermato dopo l’emanazione di tale atto, e non dovesse essere in regola, è reato.

In Italia, secondo il rapporto annuale Censis, sulla situazione reale del paese nel 2005, sono stati denunciati alle Forze dell’ordine 2.415.023 reati, di cui 189.424 commessi da extracomunitari, di cui il 78,3% è a carico di immigrati clandestini. Dati Istat di qualche giorno fa, evidenziano che il 6% dei reati commessi nello scorso anno è ad opera di immigrati (il 4,1% da clandestini). Tutto ciò denota una bassa relazione tra reati commessi ed immigrazione clandestina, tanto da chiedersi, cosa fa più scalpore: che ci sia un reato o che a commetterlo sia stato un immigrato? Oggigiorno siamo difronte ad una tendenza dissimulatrice che punta a farci dimenticare il reato in se, per focalizzare l’attenzione sull’attore dello stesso. Tale tendenza porta anche all’inevitabile conseguenza che il soggetto stesso dei reati è causa degli stessi, quindi alla sua criminalizzazione. Nell’attuale contesto italiano la criminalizzazione dell’extracomunitario è la risposta alla paura della gente. Ma vediamo da cosa nasce tale paura. La legittima richiesta di sicurezza è stata disattesa dalle istituzione, ovvero negli anni passati non è stata garantita. I motivi sono facilmente rintracciabili nello smantellamento metodico e certosino, di uno dei cardini dello Stato, ovvero la certezza del Diritto.

In un periodo storico in cui chi commette illecito può usufruire di indulti, indultini, buona fede e quant’altro, come un cittadino può essere sicuro che chi ha tentato di rapinarlo non potrà più farlo per almeno cinque anni? Bisogna tener conto che in questo clima politico in cui si sta minando la certezza del Diritto a 360° è più facile incolpare un’immigrato, piuttosto che noi stessi (dato che votiamo), è più facile prendersela con qualcun altro piuttosto che con il nostro vicino di casa.

Poco importa se l’incidenza dei reati commessa da immigrati è il 6% mentre quelli commessi dagli italiani, per contro, sono il 94%, dimentichiamoci che un reato è un reato a prescindere da chi lo abbia compiuto. Ricordiamoci che uno stupro commesso da un’immigrato è più grave di uno stupro commesso da un italiano. Dimentichiamoci che gli extracomunitari sono ormai diventati una colonna principale dell’economia specie quelli clandestini, scordiamoci le condizioni disumane nelle quali vivono e gli stipendi da fame che ricevono e diciamo tutti insieme immigrati di tutta Italia (ed anche persone di buon senso) unitevi ed andatevene.

Giovanni Armenio