Ancora storia a Gorizia; ancora nessuno dei nostri professori… ma la storia, speriamo, non si ripeterà.

Ancora storia a Gorizia. Ancora giornalisti, scrittori e studiosi italiani e stranieri ad attirare folle di gente che mai, sinceramente, avrei pensato di vedere in città. Ancora dibattiti appassionati. E mostre, percorsi storici, spettacoli teatrali. Il tutto grazie ad una manifestazione ideata ed organizzata dall’”Associazione culturale èStoria”, della quale non possiamo che riconoscere i meriti. Meriti enormi, direi: che il centro cittadino potesse accogliere un tale concentrato di autorevoli scrittori, storici e giornalisti è cosa che – non nego – fino a qualche anno fa non avrei mai potuto immaginare. Eppure eccomi a fare il bilancio, per il quarto anno consecutivo, delle intense conferenze e vivaci dibattiti che, per tre giorni, hanno animato il centro della città. A constatare con piacere che quest’anno l’organizzazione ha  anche potuto godere della supervisione di un neo costituito comitato scientifico che annovera, fra gli appartenenti, autorevoli studiosi italiani e non (fra gli altri Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Mimmo Franzinelli, Richard Bosworth). Eccomi, ancora, a sperare che il successo della manifestazione possa contribuire a diffondere la consapevolezza dell’importanza essenziale della storia, del suo rilievo sostanziale, a mio parere sottovalutato (o comunque non sufficientemente valorizzato) dalla società attuale.
A tal punto è d’obbligo, per meglio comprendere l’importanza della manifestazione promossa dalla Libreria Editrice Goriziana, porsi una domanda: cosa di preciso fa della storia una disciplina essenziale, che nessuna società dovrebbe permettersi di sottovalutare? Ai fiumi di parole che sono state scritte da illustri filosofi del passato per rispondere a tali interrogativi se ne potrebbero aggiungere altrettanti; ma nulla, credo, varrebbe a comunicare in  maniera più efficace ed immediata il senso profondo della storia quanto una semplice, sintetica metafora che spesso si sente ripetere: “la storia è per la società ciò che la memoria è per un individuo”. Semplice; illuminante: un individuo senza ricordi del proprio passato perde coscienza di sé, capacità di pianificare il futuro; si ritrova, di fatto, privato della propria stessa identità. Allo stesso modo, quindi, il rischio che corre una società senza storia è quello, terribile, di vedersi ridotta al suo involucro esterno, disorientata, incapace di pianificare il futuro ed inevitabilmente vittima delle circostanze esterne: questa è l’importanza essenziale della storia, la necessità innegabile dello studio e della riflessione sul passato. Che, per altro, non si limita ad essere un’esigenza imprescindibile. Accade a volte che si trasformi in un’autentica passione. Un piacere. Perché la storia ha una sua bellezza intrinseca. Esercita un’attrattiva difficile da spiegare: per via, forse, di quel velo che avvolge il passato e che nessuna ricerca, per quanto meticolosa ed attenta,  potrà mai sgualcire data l’impossibilità di cogliere appieno lo spirito di epoche (più o meno) lontane.
Importanza e bellezza della storia, quindi. E merito indubbio, conseguentemente, della manifestazione “èStoria” che in questi ultimi anni, oltre ad aver dato maggior visibilità alla città di Gorizia, ha di certo contribuito a divulgare la rilevanza di tali concetti presso un pubblico sempre più numeroso. Giunta oramai alla sua quarta  edizione, “èStoria” si è ripetuta secondo lo stesso modello organizzativo degli anni scorsi. Ancora una volta le conferenze sono state articolate attorno ad un tema centrale che ha funto da filo conduttore delle tre giornate di incontri: quest’anno, nella fattispecie, quello degli “eroi nella storia”, a sua volta suddiviso in tre diversi itinerari (“le maschere dell’eroe”, “l’eroe tra il mito e la realtà” e l’”eroe necessario”). Ancora una volta la possibilità di partecipare ad escursioni storiche guidate. Gli stand e tendoni ventilati ad occupare i giardini pubblici. Le iniziative rivolte anche ai più piccoli, con l’organizzazione di una Ludotenda a loro specificamente dedicata. Le mostre e gli spettacoli teatrali collegati (a partire da quello offerto al teatro Verdi da Vittorio Sermonti la sera di giovedì 15 maggio dal titolo “Eneide ed eroismo”). E di nuovo … nessun, assolutamente nessun professore di Scienze Internazionali e Diplomatiche tra i protagonisti.
Premetto: non amo le critiche distruttive, violente; le accuse aggressive e la polemica ad ogni costo. Ed è per questo che sono passati giorni, anzi settimane prima che mi decidessi ad iniziare a scrivere, combattuta com’ero dal timore di poter mancare di rispetto verso il lavoro svolto dagli organizzatori della manifestazione. Ma un’osservazione deve essere fatta. Necessariamente. La mia, quindi, sarà una critica timida, forse, spero educata. Ma profondamente sentita. Perché, francamente, non posso rassegnarmi all’idea di non veder rappresentato il mio corso di laurea in una manifestazione culturale che si tiene a qualche centinaio di metri dall’edificio universitario. Non voglio discutere in questa sede delle ragioni che possono aver determinato tale (ripetuta) mancanza. Ovvio che un’idea me la sono fatta, ma non si può trattare, dati gli elementi a mia disposizione, che di mere supposizioni, congetture incerte che non vale la pena di riportare. Mi limiterò in questa sede ad evidenziare che, paradossalmente, la più importante manifestazione storica goriziana trascura di annoverare fra i suoi protagonisti i (validissimi) professori di un corso di laurea che indubbiamente rappresenta una delle maggiori “risorse culturali” della città. Di certo la mia è una critica costruttiva, che, se ascoltata, darà un significativo contributo al miglioramento costante e al sempre maggior successo futuro della manifestazione promossa dalla LEG.