Voto: 8 1/2
Nazione: USA
Cast: Jim Sturgess
Kevin Spacey
Kate Bosworth

Durata: 123’

Basato su una storia vera, “21” segue le vicende di uno studente ventunenne del MIT, Ben Campbell (Jim Sturgess), che si trova a far parte di un pugno di “genietti” matematici della sua università dediti a sbancare i casinò di Las Vegas al blackjack. A condurre il gruppetto c’è il losco professor Micky Rosa (Kevin Spacey), che ha elaborato un sofisticato sistema di conteggio delle carte fatto di gesti e parole-chiave. Il piano funziona alla grande, almeno inizialmente, ma il timido Ben si trova presto trascinato dalla sete di soldi, in contrasto con le sue intenzioni iniziali di smettere non appena raggiunta la somma necessaria per pagarsi gli studi.

Il film comincia un po’ a rilento, ma in seguito prende ritmo, alternando tra la frenesia dei luccicanti casinò di Las Vegas e sequenze più “lente”, quasi di riflessione. Cominciamo anche a capire che qualcosa sta andando storto, forse c’è un nemico, ma potrebbe non essere quello che pensiamo (non vi sveliamo la verità, un po’ per buona educazione, un po’ perché il colpo di scena è notevole). Buoni anche i dialoghi, mai troppo lunghi o noiosi, e con il minimo indispensabile di termini tecnici: uno di questi è il “cambio di variabili”, espressione matematica che però si arricchisce notevolmente di significato verso la fine della storia. “21 vittoria, grande baldoria”: questo è il motto del gruppetto di matematici col pallino del blackjack. E “21” vince (e convince) sotto tutti gli aspetti della produzione: tutto appare di alto livello, specialmente la fotografia e il montaggio. Tra gli attori si distingue, come al solito, Kevin Spacey, capace di dare al suo personaggio notevole spessore: il ruolo del professor Rosa, uomo senza scrupoli, sembra fatto apposta per lui. Piacevolmente sorprendenti anche Jim Sturgess e Kate Bosworth.

Certo, non tutti i dettagli di questo film sono perfetti. La musica non è sempre all’altezza, eccezion fatta per alcune scene: una su tutte, quella di apertura, di indubbio impatto sia visivo che acustico (la canzone è “Time to pretend” degli MGMT). Nella parte iniziale del film sarebbe stato bello vedere qualcosina in più del gioco del blackjack, mentre alcune banali scene di vita da college si sarebbero potute tagliare: il ritmo ne avrebbe giovato parecchio. Comunque, a parte questi dettagli, la sceneggiatura è di quelle buone, ed è anche piuttosto fedele al libro da cui è tratta (“Bringing Down the House” di Ben Mezrich).

In conclusione, “21” è un gran bel film, tematicamente significativo nel mondo di oggi dove dominano il materialismo e la sete di denaro. L’impatto è ancora maggiore, rispetto ad altre pellicole sullo stesso argomento, perché i fatti raccontati sono accaduti realmente. Tutto ciò, sommato all’alta qualità della produzione e della recitazione, ne fa un vero gioiellino, divertente e coinvolgente al punto da far venire voglia di imparare a giocare a blackjack…

F.P.