Conferenza dell’Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte,

Rappresentante d’Italia presso il Comitato Militare della NATO

di Andrea Frontini  e Federico Vidic

L’Ammiraglio di Squadra Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Rappresentante d’Italia presso il Comitato Militare della NATO a Mons (Belgio), è stato ospite, lo scorso 18 Aprile 2008, del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche di Gorizia.
L’evento, tenutosi presso l’Aula Magna del Polo Universitario Goriziano dell’Università di Trieste, è stato promosso e supportato dalla nascente sede goriziana del Comitato Atlantico Giovanile del Friuli Venezia Giulia, componente universitaria locale dell’Atlantic Treaty Association (ATA), che, nata nel 1954 all’Aja, promuove da più di cinquant’anni le tematiche legate alla NATO, alla sicurezza internazionale ed alle relazioni transatlantiche all’interno delle istituzioni della società civile.

Argomento del dibattito, le strategie per la pace nell’attuale scenario internazionale. Il relatore ha tenuto subito a sottolineare come per un approfondito studio riguardo alla strategia, intesa non solo come disciplina militare, non sia sufficiente il semplice apporto dell’intelligence, ma si debba conseguire anche una conoscenza storica e sociologica degli scenari di intervento.
Per raggiungere la pace – ha argomentato l’Ammiraglio di Monteforte – occorre avvalersi del sostegno di alcuni mezzi imprescindibili: il denaro e la forza. Si tratta di strumenti difficili da impiegare, sia per quanto riguarda i limiti, sia per la necessità di una coerenza tra finalità perseguite e risorse impiegate. Per questo, è particolarmente importante distinguere adeguatamente la strategia dalla politica, per quanto questo esercizio possa rivelarsi nella pratica complicato. È utile così focalizzarsi sulla metodologia, ovvero al “come” fare, piuttosto che al “cosa” fare: quest’ultimo, compito dei centri decisionali democraticamente eletti nelle istituzioni rappresentative. Un tale approccio si ritrova anche nei “classici” della strategia, da Clausewitz, a Corbett e Mahan, tutti impregnati dello zeitgeist (lo “spirito del tempo” già d’ispirazione romantica) ottocentesco che, in ultima analisi, si rivela attivo artefice della pace, a partire dalla potenza per eccellenza egemone del XIX secolo, la Gran Bretagna.
Nel nuovo secolo la strategia sta progressivamente uscendo dal campo militare per farsi “onnicomprensiva”, ovvero per ricomprendere tutti gli aspetti di gestione di una crisi, un conflitto o più in generale l’evoluzione di un contesto politico, militare e territoriale. La politica invade il campo tradizionalmente detenuto dai militari (il “come” fare); gli staff dei Capi di Stato e di Governo elaborano per i loro superiori la strategia da riprodurre nel concreto. Questo processo di smilitarizzazione della strategia si applica poi al campo economico, con la “strategia aziendale”, od anche alla vita degli individui (le ormai note “strategie di vita”). In sintesi, ha rilevato Monteforte, la strategia diviene fondamentale per superare i perigli dell’esistenza nei suoi molti e sfaccettati aspetti.
Ci si può dunque chiedere quale può essere oggi un serio ambito di applicazione della strategia nella finalità di perseguire la pace. In questo senso, l’esperienza della NATO costituisce un esempio di successo. A ben vedere, infatti, l’intero sviluppo dell’Alleanza Atlantica ha rappresentato una continua sfida in materia di adattamento ed elaborazione strategica. La NATO, colta dall’Ammiraglio nella sua profonda natura di “gioco tra diplomazia e strumento militare”, ha avviato infatti, negli ultimi decenni, un complesso processo di evoluzione trasformativa, ad un tempo militare ed istituzionale, che ha registrato tappe assai significative in numerosi campi, dalle capacità militari, alle operazioni sul campo, fino alla stessa membership atlantica.
Nel complesso, come ha del resto notato l’Ammiraglio, un elemento chiave dell’intatta forza dell’Alleanza è rappresentato dalla regola del consensus, garanzia decisionale di unanimità dei Paesi membri in relazione all’azione collettiva; una garanzia che sottende al mantenimento, ed anzi all’estensione, dei valori originali di democrazia, libertà e sicurezza condivisa che da quasi sessant’anni animano l’Alleanza Atlantica.
I prossimi anni saranno del resto essenziali per misurare appieno l’efficacia e gli sviluppi del processo di trasformazione della NATO; tra gli elementi di maggior rilievo è possibile senz’altro individuare la formulazione di un nuovo Concetto Strategico, lo sviluppo delle attuali operazioni (oltre a quelle più note in Bosnia, Kosovo ed Afghanistan, anche di quella di supporto logistico alla forza multilaterale dell’Unione Africana in Darfur e la missione di assistenza al Governo iracheno, con sede a Baghdad), nonché lo sviluppo di nuove capacità operative e l’approfondimento della rete di collaborazione istituzionale con UE, OSCE e Nazioni Unite (l’approccio delle “interlocking insitutions”), che rappresenta una delle maggiori sfide in materia di cooperazione per la sicurezza da parte della comunità internazionale.
L’intervento dell’Ammiraglio Sanfelice di Monteforte ha quindi costituito un momento essenziale di riflessione e di maturazione condivisa in merito alle maggiori sfide dello scenario strategico contemporaneo, nonché una presa di coscienza sulla necessità di un impiego proporzionato e complementare di azione politica e forza militare, di consenso ed imposizione, sotto la guida costante di una visione strategica diretta, oltre che alla vittoria nel conflitto, ad una reale “conquista” della pace.

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