A Gorizia qualcosa si muove…

Sull’onda, o forse al di fuori dell’Onda della protesta, a prescindere dal personale credo politico, dal colore delle bandiere e dalle più o meno intense abbronzature di chi la politica la fa o la dovrebbe fare, insomma nel contesto più o meno tormentato ed acceso di queste ultime settimane, anche a Gorizia, si respira aria di “yes, we can!”. Aria di incontro, aria di “pericolo: studente informato!”

Lunedì,  26 novembre, presso il bar Aenigma, luogo ormai votato a questo genere di iniziative, si è tenuto un workshop, completamente organizzato e gestito da nostri compagni e colleghi universitari, con varie collaborazioni di docenti di entrambi i Poli Goriziani di Trieste e Udine.

Tra i temi trattati:  confronto Italia-Estero sul sistema universitario e le prospettive post-laurea, storia delle riforme dell’istruzione e dell’università in Italia dall’Unità ad oggi, infine, come la stampa ha reagito alla protesta, un’analisi di testate e di articoli giornalistici di tre quotidiani a tiratura nazionale: l’Unità, Libero e Il Corriere.

Non vogliamo soffermarci sulla trattazione degli argomenti, per quello sarà disponibile tra breve un resoconto redatto dalle organizzatrici, ma piuttosto presentiamo qualche considerazione e  piccole ed umili critiche.

Data la numerosa partecipazione, circa una cinquantina di persone, forse il già citato bar non è  il luogo più opportuno e appropriato per questo genere di incontri, dati gli spazi purtroppo modesti. Bisognerebbe entrare in un’ottica di idee che preveda lo sfruttamento di ambienti come il Punto Giovani, che benché sia più lontano dal centro e meno frequentato, possiede più ampi spazi ed è più adatto a tale scopo.

Secondo, le tre tematiche affrontate, pur nel loro carattere assai coinvolgente ed interessante, è sembrato che non avessero un forte e chiaro filo logico che le tenessero assieme. Più nello specifico, i primi due gruppi, storia e confronto Italia-Estero, erano perfettamente inerenti ed in sintonia all’interno dei lavori, mentre il gruppo mass media, nonostante il suo carattere attrattivo, si slegava e in un certo senso, faceva più che altro da cornice ai lavori.

Un’ultima nota, invece, deve essere fatta sul confronto finale e conclusivo dell’intera serata, dove, tra gli stessi partecipanti e senza bisogno di mediazione si poteva scorgere il desiderio e l’emergere di un acceso e vivo dibattito, anche molto sentito, da chi, soprattutto, come studente Erasmus, le diversità istituzionali e metodologiche di insegnamento le ha vissute sulla propria pelle, andando quindi a dare un contributo assai più palpabile e vero dei numerosi grafici, numeri e cifre che ci sono stati forniti, molto interessanti, ma purtroppo freddi e lontani, almeno a noi, nella forma e nello stile. Quindi era necessario un incontro tra i singoli gruppi di lavoro e in una seconda serata uno spazio completamente dedicato al confronto e al dibattito, così da non essere soffocato sul nascere.

La nostra semplice critica deve, però, tenere conto anche del lavoro, della passione e dell’impegno di chi il workshop l’ha pensato, proposto e vissuto più degli altri.

Un grazie e una sincera lode, quindi, a chi, in vari modi, ci fa capire che Gorizia non è così lontana da Roma come sembra, che questo confine è un’occasione e non un muro, che la piazza da sola non serve, ma va coadiuvata da un lavoro che prevede informazione e formazione, dentro e fuori gli ambienti istituzionalmente finalizzati all’apprendimento, per sfatare vecchi e ormai anacronistici miti, credenze e supposizioni. Che gli studenti non sono delle mere forme kantiane da riempire di nozioni preconfezionate, non sono dei vasi vuoti in cui far confluire un sapere sterile, ma essi stessi sono i primi ad insegnare e a dare qualcosa, prima ai professori, poi a colleghi e a individui in genere, perché il sapere e la crescita personale non sono mai a senso unico, ma si articolano e sviluppano in multiformi e differenti forme. Una società che si confronta, che considera importante ed essenziale il proprio patrimonio di giovani e anziani può progredire e migliorare, una società che si preoccupa solo di benessere e di crescita economica, di debito pubblico e di imprese, che attua politiche finalizzate solo a individui nella fascia dei 30-50 anni, è una società già morta, che non ha compreso, apprezzato e capito gli sforzi, i sacrifici e le conquiste di più di due millenni di storia Italiana o meglio italica ed Europea.

Ampliamo gli orizzonti, non preoccupiamoci solo della nostra piccola Italia, guardiamo all’Europa, all’Europa politicamente unita, il futuro è lì, nel campanilismo c’è la morte.

Ben vengano quindi questi incontri, queste proposte e questa vitalità! Sono il primo passo per un cambiamento ed una prospettiva, forse non più facile e felice, ma sicuramente più cosciente e vissuta.

Francesco Plazzotta
francesco.plazzotta@sconfinare.net

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