No, non doveva dirle niente… non poteva!

Come avrebbe potuto sopportare di dirle che, dall’oggi al domani, la loro vita era completamente distrutta?

Bianca era sì una donna forte, ma ne aveva passate veramente troppe perché potesse sopportare anche questa.

All’età di 12 anni, si era ritrovata orfana di padre e costretta a vivere da sola con sua madre che, malgrado l’avesse messa al mondo, era la persona che la comprendeva meno di chiunque altro.

Aveva provato a scappare di casa più volte: mal tollerava il dover dividere il tetto con colei che, mentre suo padre scriveva il testamento, era alla disperata ricerca di un nuovo partito. Però, con il tempo, era riuscita ad acquisire la pazienza necessaria per attendere il momento in cui la sua “fuga da casa” sarebbe diventata legale. Così, appena presa la maturità, era riuscita a vincere una borsa di studio negli USA e a partire. Ma fu tutt’altro che rose e fiori! La madre ed il patrigno, che non erano assolutamente d’accordo con la sua scelta, decisero di lasciarla praticamente in balia di sé stessa, pagandole meno dello stretto necessario. Bianca si ritrovò costretta a lavorare come cameriera part-time per mantenersi. Non aveva amici in America, aveva perso i contatti con quelli lasciati in Italia e si ritrovò a dover contare sempre e solo sulle sue forze, passandone di cotte e di crude. Quando Paolo la incontrò per la prima volta era una ragazza ombrosa e diffidente nei confronti di tutti. Solo dopo tante fatiche ed attenzioni era riuscito a guadagnare la sua fiducia e a conquistare il cuore. Ed ora,dopo tutto quello che avevano passato, vedere i suoi occhi smettere di brillare ed il suo sorriso morirle sulle labbra lo avrebbe straziato molto più che le pene dell’Inferno.

D’altronde,non avrebbe nemmeno potuto sopportare di tradire la sua fiducia celandole la verità – una verità che sarebbe presto venuta a galla – meglio la morte!

Quell’ultimo pensiero, che mai e poi mai avrebbe preso in considerazione in qualsiasi altro momento della sua vita, divenne all’istante un imperativo per lui.

Rientrò di fretta in casa, sbattendo la porta. Entrato in camera da letto, si mise a rovistare tra le scatole sulla mensola del suo armadio.

Trovata la scatola giusta, la aprì, e ne estrasse una pistola.

Così, infine, avrebbe risolto il suo problema: chi l’avrebbe mai detto che tutti i litigi sopportati avrebbero dato un risultato opposto a quello desiderato?

Andò in soggiorno. La radio stava ancora trasmettendo. La spense. Voleva morire con dignità, fissando per l’ultima volta quella Luna che l’aveva visto toccare il cielo con un dito e sprofondare nel fango nell’arco di pochi istanti.

Caricò la pistola. Con un gesto lento, rilassato, la portò alla tempia ed attese qualche istante: stava esitando. Fece un respiro profondo. All’improvviso sentì un urlo disperato e dei passi affrettati alla sue spalle. Subito dopo una forte spinta gli fece perdere l’equilibrio. Sentì il colpo di pistola partire involontariamente tra le sue mani: il rinculo lo sbilanciò definitivamente, facendolo cadere. Cercò di capire cosa era successo ma provò un tremendo dolore alla testa e poi, l’incoscienza lo inghiottì.

Era così perfetta distesa sul letto in quell’istante crudele in cui la morte era venuta a reclamarla.

Il suo corpo vi era delicatamente appoggiato e le braccia, che prima erano impegnate ad impedire lo sgorgare del sangue dal suo petto, ora erano entrambe distese sui fianchi in mezzo al sangue rappreso. I lunghi capelli neri erano sparsi sul cuscino.

Il volto tradiva il suo dolore e la sua disperazione.

Paolo, sconvolto, si avvicinò tremante al letto. Si inginocchiò e pose una mano sulla sua guancia: era fredda, ma la sua pelle era ancora liscia e morbida.

-“Perdona, mio tesoro, il tuo amato che è così debole da non essersi preoccupato di te e del tuo dolore”, bisbigliò lui.

– “ Perdonalo perché, ora che quel dolore l’ha provato, non ha la forza di affrontarlo.”

Si alzò e, dolcemente, la baciò sulla fronte.

Con passo lento ma sicuro, ritornò in soggiorno e trovò la pistola, nascosta dietro il divano.

Si distese sul letto, accanto a lei, stringendole la mano. Con l’altra, mirò al petto e premette il grilletto. Infine, lasciò cadere per terra la pistola e, lentamente,attese che il tutto finisse.

Tommaso Ripani