Una sentenza pone in discussione la non risolta indipendenza

 

Il 9 marzo 2009 si è tenuta, presso l’aula magna del polo universitario, la conferenza Kosovo, scenari e prospettive per il 2009, a cura del Msoi Gorizia.

L’evento si è posto come l’ultimo capitolo di un progetto sul Kosovo del gruppo di studio sui Balcani, che ha visto gli studenti partecipi in discussioni di gruppo e nella simulazione di un dibattito, organizzato in un vero e proprio scontro tra le due fazioni serba e kosovara.

Nella conferenza si sono avvicendati come relatori i professori Ezio Benedetti,  di diritto internazionale, che ha trattato i profili giuridici dell’indipendenza e Stefano Pilotto, di storia delle relazioni internazionali, che si è concentrato sugli aspetti storici e politici. L’ evento ha ospitato anche il Dottor Ugo Trojano, funzionario ONU-MAE, che svolse il ruolo di amministratore municipale nella problematica città di Kosovo – Polje, all’interno della missione delle Nazioni Unite UNMIK.

Il 2009 si presenta come un anno di svolta nella situazione di crisi della regione: dopo l’autoproclamata indipendenza della repubblica kosovara del 17 febbraio 2008, la Serbia ha ottenuto dalle Nazioni Unite la facoltà di appellarsi alla Corte Internazionale di Giustizia, per valutare la questione kosovara. La sentenza che la Corte potrebbe pronunciare riguardo alla legittimità dell’ indipendenza del Kosovo, molto probabilmente negativa, costituirebbe un pretesto giuridico importante per la Serbia.

Come ricordato durante la conferenza dal professor Benedetti, l’indipendenza del Kosovo è stata proclamata, nel pretesto di una situazione di assoluta eccezionalità, con la violazione di molti principi strutturali del diritto internazionale. In particolare, il principio di autodeterminazione dei popoli è stato applicato ad un territorio che è parte integrante di uno stato sovrano, situazione generalmente non legittimata dal diritto internazionale. Inoltre la missione Nato, intervenuta a dirimere controversie che si potrebbero considerare proprie del diritto interno della Repubblica Serba, non ha rispettato il principio di non ingerenza negli affari di politica interna di uno stato. È controversa anche la definizione giuridica che si può dare del Kosovo indipendente: uno stato per assumere personalità giuridica internazionale necessita di indipendenza ed effettività, caratteristiche discutibili in un paese la cui amministrazione è affiancata sul territorio dalla presenza di missioni internazionali. Ancora, diversi istituti costituiti dalle forze internazionali fanno riferimento al piano di Martti Ahtisaari, che non è mai stato approvato dalle Nazioni Unite, e va per questo ritenuto illegale.

Tutti questi principi costituiscono un sostanziale vantaggio per la Serbia, che potrebbe ottenere una sentenza  favorevole dalla Corte Internazionale di Giustizia.

A questo punto è il caso di individuare quali possano essere i possibili scenari che si aprono nell’eventualità di tale verdetto: benché le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia abbiano valore esclusivamente consultivo, qualsiasi pronunciamento non potrà rivelarsi privo di conseguenze.

Secondo il professor Pilotto, la sentenza potrebbe congelare momentaneamente il riconoscimento dello stato kosovaro da parte di nuovi stati e giustificare un passo indietro diplomatico dei paesi che, troppo affrettatamente, vi hanno già provveduto. Finché il nuovo autoproclamato stato non sarà accettato in sede ONU, organizzazione che identifica la comunità internazionale, andrebbero infatti evitati atti simili per salvaguardare la stabilità dell’area.

La scelta dell’indipendenza, che forse non poteva più essere elusa, è stata portata a termine in modo sbagliato e troppo rapido: non è stata considerata sufficientemente la sensibilità della popolazione serba sulla questione di una terra fortemente legata alla sua storia. Il Dottor Trojano ha citato una passata ipotesi, proposta dall’ ex premier serbo Vojislav Koštunica, che suggeriva di applicare al Kosovo un modello di autonomia basato sul sistema di Hong Kong a cui far seguire un referendum popolare per l’indipendenza. L’esito di tale referendum avrebbe portato a una secessione inevitabile della provincia, ma il percorso seguito sarebbe stato accettato dalla maggior parte dei serbi come una soluzione più dignitosa.

L’appello serbo alla Corte Internazionale di Giustizia dimostra la necessità della Serbia di essere riabilitata a livello internazionale, anche se è molto difficile poter pensare ad un risvolto pratico del verdetto qualora esso si rivelasse “pro Serbia”. Il risultato auspicabile, sostenuto dal dott. Trojano, sta nell’avvicinamento graduale delle due parti, nella prospettiva che un dialogo più pacifico porti ad una partecipazione attiva alla vita cittadina anche della minoranza serba in Kosovo, chiusa al momento in un isolamento rigido ed infruttuoso.

Giacomo Manca