La procedura si compone di alcune fasi:

1.    L’immigrato richiedente lo status di rifugiato, arrivato in Italia senza documenti, presenta alle autorità italiane la sua domanda

2.    La Commissione territoriale competente nella zona, presieduta da un prefetto, si occupa di studiare il singolo caso, analizzando e ascoltando, nello specifico, la storia del richiedente, la situazione politica del Paese di provenienza; quindi si attendono gli italici tempi burocratici

3.    Viene quindi concesso un permesso di soggiorno limitato al tempo necessario per la causa, il richiedente viene “alloggiato” al CARA, Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo (quello di Gorizia è stato aperto nel giugno 2008, qualche mese dopo l’inaugurazione del Centro di Bari). I CARA sono stati istituiti a seguito della riforma del diritto di asilo; sostituiranno progressivamente i centri di identificazione (CID), creati dalla legge Bossi-Fini per trattenere i richiedenti asilo quando si riteneva necessario verificare la loro identità o nazionalità. Non più quindi trattenimento ma accoglienza, anche se le differenze sono di fatto solo marginali. Nei CARA i richiedenti asilo potranno restare per un periodo fino a sei mesi. Durante il periodo di permanenza, la Questura rilascia all’interessato un attestato nominativo che verrà sostituito da un “permesso di soggiorno per richiesta di asilo” della durata di tre mesi rinnovabile, quando allo scadere dei termini previsti per l’accoglienza, la persona dovrà lasciare la struttura senza ancora aver avuto l’audizione per l’esame sua domanda di protezione internazionale da parte della Commissione.

4.    Dopo un periodo di sei mesi il CARA, a prescindere dal processo in atto, mette i richiedenti alla porta con il permesso di soggiorno temporaneo. I migranti restano comunque senza un domicilio per l’invio dei documenti necessari al processo e soprattutto non hanno un tetto sotto il quale riparare, tutto ciò a prescindere dalla stagione o dalle temperature

5.    Sono tre i tipi di status che la Commissione può concedere, dal livello più alto a quello più basso: Status di Rifugiato Politico, se il richiedente, come individuo, è stato minacciato di morte e ciò sia chiaramente dimostrato (per esempio da una fatwa lanciata nei suoi confronti); Protezione Sussidiaria, se appartiene ad una fazione o ad un gruppo minacciato e perseguitato nel suo paese; infine la Protezione Umanitaria, per motivi di salute o difficoltà varie, a giudizio insindacabile del questore

6.    Se la domanda viene rifiutata il richiedente riceve un invito a lasciare il Paese entro i successivi 15 giorni, trascorsi i quali, se scoperti ancora in Italia dalle autorità, ricevono il decreto di espulsione che lascia loro soltanto 5 giorni passare la frontiera con mezzi propri

7.    Da evidenziare che il richiedente entro il periodo dei 15 giorni può recarsi dal giudice di pace e inoltrare la richiesta di ricorso; se questo avviene il giudice concede un ulteriore permesso di ospitalità temporanea necessario per le procedure burocratiche: questi procedimenti farraginosi rendono vane i proclami gridati dai politici contro la clandestinità.

Da notare il fatto che i costi del processo, come pure quelli del ricorso, dovrebbero essere a patrocinio gratuito, solo che sempre più avvocati richiedono al cliente un anticipo di 78 euro più eventuali spese da sostenere inerenti al processo (circa 200 euro), in quanto non è automatico il rimborso, soprattutto a causa dei tempi e delle frequenti, se non consuetudinarie, lentezze burocratiche. Costi, questi, che inevitabilmente ricadono sui richiedenti e sulla Caritas, in quanto gli stessi, come immaginabile, sono privi di ogni tipo di disponibilità economica.

Francesco Plazzotta

 

 

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