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Ancora storia a Gorizia; ancora nessuno dei nostri professori… ma la storia, speriamo, non si ripeterà.

Ancora storia a Gorizia. Ancora giornalisti, scrittori e studiosi italiani e stranieri ad attirare folle di gente che mai, sinceramente, avrei pensato di vedere in città. Ancora dibattiti appassionati. E mostre, percorsi storici, spettacoli teatrali. Il tutto grazie ad una manifestazione ideata ed organizzata dall’”Associazione culturale èStoria”, della quale non possiamo che riconoscere i meriti. Meriti enormi, direi: che il centro cittadino potesse accogliere un tale concentrato di autorevoli scrittori, storici e giornalisti è cosa che – non nego – fino a qualche anno fa non avrei mai potuto immaginare. Eppure eccomi a fare il bilancio, per il quarto anno consecutivo, delle intense conferenze e vivaci dibattiti che, per tre giorni, hanno animato il centro della città. A constatare con piacere che quest’anno l’organizzazione ha  anche potuto godere della supervisione di un neo costituito comitato scientifico che annovera, fra gli appartenenti, autorevoli studiosi italiani e non (fra gli altri Sergio Romano, Ernesto Galli della Loggia, Mimmo Franzinelli, Richard Bosworth). Eccomi, ancora, a sperare che il successo della manifestazione possa contribuire a diffondere la consapevolezza dell’importanza essenziale della storia, del suo rilievo sostanziale, a mio parere sottovalutato (o comunque non sufficientemente valorizzato) dalla società attuale.
A tal punto è d’obbligo, per meglio comprendere l’importanza della manifestazione promossa dalla Libreria Editrice Goriziana, porsi una domanda: cosa di preciso fa della storia una disciplina essenziale, che nessuna società dovrebbe permettersi di sottovalutare? Ai fiumi di parole che sono state scritte da illustri filosofi del passato per rispondere a tali interrogativi se ne potrebbero aggiungere altrettanti; ma nulla, credo, varrebbe a comunicare in  maniera più efficace ed immediata il senso profondo della storia quanto una semplice, sintetica metafora che spesso si sente ripetere: “la storia è per la società ciò che la memoria è per un individuo”. Semplice; illuminante: un individuo senza ricordi del proprio passato perde coscienza di sé, capacità di pianificare il futuro; si ritrova, di fatto, privato della propria stessa identità. Allo stesso modo, quindi, il rischio che corre una società senza storia è quello, terribile, di vedersi ridotta al suo involucro esterno, disorientata, incapace di pianificare il futuro ed inevitabilmente vittima delle circostanze esterne: questa è l’importanza essenziale della storia, la necessità innegabile dello studio e della riflessione sul passato. Che, per altro, non si limita ad essere un’esigenza imprescindibile. Accade a volte che si trasformi in un’autentica passione. Un piacere. Perché la storia ha una sua bellezza intrinseca. Esercita un’attrattiva difficile da spiegare: per via, forse, di quel velo che avvolge il passato e che nessuna ricerca, per quanto meticolosa ed attenta,  potrà mai sgualcire data l’impossibilità di cogliere appieno lo spirito di epoche (più o meno) lontane.
Importanza e bellezza della storia, quindi. E merito indubbio, conseguentemente, della manifestazione “èStoria” che in questi ultimi anni, oltre ad aver dato maggior visibilità alla città di Gorizia, ha di certo contribuito a divulgare la rilevanza di tali concetti presso un pubblico sempre più numeroso. Giunta oramai alla sua quarta  edizione, “èStoria” si è ripetuta secondo lo stesso modello organizzativo degli anni scorsi. Ancora una volta le conferenze sono state articolate attorno ad un tema centrale che ha funto da filo conduttore delle tre giornate di incontri: quest’anno, nella fattispecie, quello degli “eroi nella storia”, a sua volta suddiviso in tre diversi itinerari (“le maschere dell’eroe”, “l’eroe tra il mito e la realtà” e l’”eroe necessario”). Ancora una volta la possibilità di partecipare ad escursioni storiche guidate. Gli stand e tendoni ventilati ad occupare i giardini pubblici. Le iniziative rivolte anche ai più piccoli, con l’organizzazione di una Ludotenda a loro specificamente dedicata. Le mostre e gli spettacoli teatrali collegati (a partire da quello offerto al teatro Verdi da Vittorio Sermonti la sera di giovedì 15 maggio dal titolo “Eneide ed eroismo”). E di nuovo … nessun, assolutamente nessun professore di Scienze Internazionali e Diplomatiche tra i protagonisti.
Premetto: non amo le critiche distruttive, violente; le accuse aggressive e la polemica ad ogni costo. Ed è per questo che sono passati giorni, anzi settimane prima che mi decidessi ad iniziare a scrivere, combattuta com’ero dal timore di poter mancare di rispetto verso il lavoro svolto dagli organizzatori della manifestazione. Ma un’osservazione deve essere fatta. Necessariamente. La mia, quindi, sarà una critica timida, forse, spero educata. Ma profondamente sentita. Perché, francamente, non posso rassegnarmi all’idea di non veder rappresentato il mio corso di laurea in una manifestazione culturale che si tiene a qualche centinaio di metri dall’edificio universitario. Non voglio discutere in questa sede delle ragioni che possono aver determinato tale (ripetuta) mancanza. Ovvio che un’idea me la sono fatta, ma non si può trattare, dati gli elementi a mia disposizione, che di mere supposizioni, congetture incerte che non vale la pena di riportare. Mi limiterò in questa sede ad evidenziare che, paradossalmente, la più importante manifestazione storica goriziana trascura di annoverare fra i suoi protagonisti i (validissimi) professori di un corso di laurea che indubbiamente rappresenta una delle maggiori “risorse culturali” della città. Di certo la mia è una critica costruttiva, che, se ascoltata, darà un significativo contributo al miglioramento costante e al sempre maggior successo futuro della manifestazione promossa dalla LEG.

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In questi mesi, mentre nel panorama nazionale si consumava la lotta elettorale tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni per la Presidenza del Consiglio, in Friuli Venezia Giulia assistevamo alla sfida tra il governatore uscente Riccardo Illy e Renzo Tondo che ha visto prevalere quest’ultimo. L’imprenditore triestino a capo della coalizione di centro-sinistra (Pd, IdV, Sinistra Arcobaleno, Slovenska skupnost, Cittadini per il Presidente, partito socialista) e l’albergatore di Tolmezzo sostenuto dello schieramento di centro-destra (PdL, Lega Nord, Unione di Centro, Pensionati ) hanno dato vita ad un’interessantissima sfida per la giuda della regione. Per quello che riguarda i programmi c’è da dire che i due candidati hanno deciso di intraprendere due diverse strade. Gli elettori friulani si sono così trovati di fronte a due proposte molto competitive, che promettevano di mettere mano a questioni delicate ed importanti:

Illy, nel suo programma, affermava la necessità di valorizzare prodotti e servizi per il turismo; salvaguardare le produzioni alimentari; nell’ambito sociale: migliorare la rete ospedaliera regionale, incrementare l’occupazione femminile e sostenere le famiglie che hanno in casa diversamente abili o anziani; produrre energia tratta da fonti rinnovabili, ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra; rafforzare il sostegno alla ricerca ed infine, nel campo delle infrastrutture completare la copertura della banda larga e costruire la nuova linea ferroviaria transpadana.

Renzo Tondo puntava sul valore della famiglia; le pari opportunità tra uomo e donna; la sicurezza come diritto inviolabile; la diminuzione delle spese della politica; il miglioramento della collaborazione tra il porto di Trieste e quello di Venezia; l’apertura verso i nuovi paesi emergenti come Serbia, Bulgaria, Kosovo, Albania, Macedonia e Bosnia Erzegovina; la diminuzione dell’Irap alle piccole imprese; la salvaguardia del piccolo commercio che negli ultimi anni era stato messo in disparte per dar spazio ai grandi centri commerciali.

Alla fine, lo scorso weekend, i cittadini friulani e giuliani si sono trovati a decidere e, ribaltando le previsioni della vigilia che vedevano Illy favorito, Renzo tondo è risultato vincitore, distaccando di quasi sette punti il proprio avversario. Una sorpresa? NO! Infatti se controlliamo la lista di Tondo ci accorgiamo che il carnico ha potuto godere non solo dell’ appoggio della lega ma anche di quello dell’UdC. Tale aiuto si è rivelato determinante dal momento che ha portato quei sei punti che costituiscono il divario tra le due coalizioni. Certo è che la campagna elettorale del neo eletto governatore non è stata tra le più brillanti considerato che, al primo contraddittorio con Illy, l’esponente del PdL ha abbandonato dopo pochi minuti lo studio televisivo, rifiutando di avere altri faccia a faccia in assenza di spiegazioni sul bilancio regionale.

Bisogna comunque riconoscere che negli ultimi anni la regione si è trovata ad avere un debito maggiore di quello di Sicilia e Calabria, tristemente note per lo sperpero di denaro pubblico. Inoltre, Tondo ha ricordato come la tanto citata crescita del Pil di 2,53 punti negli ultimi 4 anni sia valsa a ben poco dato che le spese di amministrazione sotto la precedente giunta sono arrivate alla metà del Pil regionale. Un’ altra questione di risalto che ha reso impopolare il precedente governatore è quella delle sue apparizioni troppo sporadiche nelle province di Pordenone e Udine, senz’altro ha pesato molto sull’elettorato portando dei voti importanti allo schieramento di centrodestra.

Possiamo dunque dire che la discutibile campagna elettorale di Tondo non è stata influente sulla decisione dei cittadini, ma piuttosto, alcuni errori commessi dalla precedente amministrazione hanno fatto spostare molti voti facilitando così la vittoria dell’albergatore di Tolmezzo.

Infine va segnalato che l’affluenza alle urne ha registrato una notevole impennata: sui 1.092.901 aventi diritto al voto in Friuli Venezia Giulia i cittadini che sono andati alle urne sono stati 790.492, poco più del 72%, un’affluenza superiore di quasi l’8% dalle scorse elezioni del 2003(64,24%).

Ora al neo-eletto presidente spetterà l’arduo compito di guidare la regione in un periodo in cui l’economia non solo italiana ma anche europea fatica a rialzarsi. Non ci resta che augurare a Renzo Tondo un “buon lavoro!” per questi 5 anni che lo vedranno al timone della regione.

Federico Filipuzzi

Sembra prospettarsi per Gorizia un’ulteriore ampliamento delle sedi e dei Corsi di Laurea da parte delle due Università regionali di Udine e Trieste.

Proprio nei giorni scorsi si sono sentite importanti dichiarazioni, anche e forse soprattutto in funzione elettorale, che promettevano importanti investimenti in infrastrutture e corsi per le sedi universitarie di Gorizia. Particolare rilevanza ha avuto soprattutto la proposta portata avanti dai sindaci di Gorizia e Nova Gorica di sviluppare nelle strutture ormai dimesse del vecchio polo ospedaliero a ridosso del confine, dei nuovi moderni spazi in cui poter insediare nuovi Corsi di Laurea. Questa proposta che circola ormai da diversi negli ambienti culturali e politici cittadini, ha per la prima avuto il sostanziale appoggio dell’uscente Presidente Regionale Illy (al momento della battitura non è ancora chiaro se sarà lui il futuro Presidente N.d.R.), il quale pur sottolineando come non spetti a lui ma bensì alle Università scegliere come e dove sviluppare nuovi Corsi di Laurea ha espresso un vivo interesse da parte della Giunta e della Regione tutta affinché si sviluppi in questi territori un Polo Universitario orientato alle tematiche di natura europea e transconfinarie.

Parallelamente, e forse più concretamente, l’Università degli Studi di Udine tramite il suo Prorettore ha fatto sapere che a breve, anche grazie alla sinergia con Fondazione e Provincia, si terranno i lavori di ampliamento della sede di via Diaz, tali ampliamenti si svilupperanno su dei palazzi adiacenti. Tali operazioni permetteranno quindi di creare nuove aule e nuovi spazi dove si potranno insediare i nuovi Corsi di Laurea specialistica ed anche le nuove offerte di Master che verranno in futuro presentate.

E’ ben chiaro, almeno per quanto riguarda l’Università di Trieste, come al momento si stia parlando soltanto di promesse e nulla è ancora ben definito e delineato. L’unico reale progetto, di discutibile interesse, è la costruzione dell’ormai famoso conference center all’interno della nostra sede universitaria.

Quindi, pur se nel complesso gli interventi di sviluppo e potenziamento della realtà universitaria goriziana non possono che essere analizzati in modo positivo, permangono dei forti dubbi sul senso di un ampliamento universitario qui a Gorizia. La città, non si è mai distinta per particolare interesse nei confronti degli studenti, presentando croniche carenze di servizi e spazi rivolti al mondo giovanile; è sotto gli occhi di tutti, giovani e non, come la città si presenti più a misura di anziano che non di giovane.

Forse prima di pensare a grandi e possibili sviluppi dei poli universitari sarebbe importante capire se al di la del mero interesse economico portato dalla presenza delle università nel territorio, ci sia per gli studenti un qualche minimo ritorno in termini di valore aggiunto a permanere in un città che in questi anni non ha dimostrato il ben che minimo interesse per gli studenti universitari.

Marco Brandolin

Il parere dell’Ambasciatore Daniele Verga.

Nell’ambito delle conferenze seminariali promosse dal Movimento Federalista Europeo, si è dato particolare rilievo alla nuova situazione che interessa da vicino l’area del nord-est Italia, in particolare le città di Gorizia e Trieste: l’apertura del confine italo-sloveno. A tal proposito, nell’aula magna del nostro istituto è stato invitato a discorrere dell’abbattimento delle frontiere l’illustre ambasciatore italiano in Slovenia Daniele Verga. Ambasciatore a Lubljiana dal 2004, è stato un attento osservatore dell’evoluzione che ha portato ad un ulteriore allargamento dell’Europa verso est. Un allargamento complesso, senza ombra di dubbio, soprattutto dal punto di vista storico, politico ed economico. Sappiamo infatti quali sono le condizioni- in particolare economiche- da rispettare per entrare nell’area Schengen e sappiamo anche quali sono le difficoltà affrontate dai paesi reclamanti l’ingresso nell’UE. La Slovenia, comunque, ha un’economia galoppante, in constante crescita, grazie anche a particolari scelte economiche azzeccate- ad esempio lo sviluppo di grandi ed efficienti imprese pseudo-nazionalizzate, come la HITstar dei Casinò di Nova Gorica.
Adesso la Slovenia si troverà a dover affrontare il semestre di presidenza del Consiglio Europeo in cui dovrà, oltre a gestire i vari temi ereditati dalle precedenti presidenze: ratificare il trattato di Lisbona, sperando che la ratifica arrivi anche da tutti gli altri paesi; occuparsi di energia ed emissioni; aver cura di attuare un politica di buon vicinato favorevole all’allargamento- nel caso di Italia e Slovenia c’è un’identità di vedute- ; aumentare la sicurezza nei paesi dell’area Schengen, ma anche fuori di essa, prestando una particolare attenzione al Mediterraneo, che in questo delicato momento storico risente molto dell’instabilità soprattutto mediorientale.
Saprebbe delineare i principali vantaggi e svantaggi che scaturiscono dall’apertura delle frontiere?
L’apertura dei confini è un traguardo, rappresenta uno spazio di comunicazione e di movimento. Simbolicamente, è un’Unione Europea che si afferma fisicamente. Soprattutto per Gorizia, è il superamento di una fase storica, delle divisioni ideologiche. In più vi sarà un incremento del commercio per entrambi i paesi, uno stimolo allo spirito imprenditoriale che ovviamente dovrà fondarsi su una sana competizione. Non vedo dei particolari aspetti negativi, anche in tema di sicurezza: abolizione delle frontiere non vuol dire abolizione della vigilanza. Anzi, si è rafforzata, soprattutto in seguito all’accordo di Cooperazione Transfrontaliera di Polizia tra Italia e Slovenia.
Lei che è presente sul territorio sloveno da diversi anni, sa dirci com’è l’Italia vista dagli Sloveni?
Con molto piacere posso assicurarvi che c’è una grande ammirazione per il nostro paese, in particolar modo per il suo patrimonio culturale. Quindi dal fascino che l’Italia promana, ne deriva un grande desiderio di conoscenza: ogni sloveno è andato almeno una volta nella sua vita in Italia. Per non parlare poi del bilinguismo, che è molto diffuso, più che dalle nostre parti, anche se, bisogna ammetterlo, per ragioni più che altro di convenienza. Quando il 20 Dicembre sono state abbattute le frontiere, si sono realizzati i sogni di molti, in primis quello di Altiero Spinelli. Ma è giusto ricordare che le barriere “interiori”- ideologia, sentimento- erano già state abolite.

Federica Salvo

In poco più di quindici anni la Slovenia si è liberata dal gioco del Socialismo Jugoslavo e si è imposta a nazione di riferimento per tutta l’area del centro sud Europa.
Correva il 1991 quando a Nova-Gorica si sono visti i carri armati, e quando all’aeroporto di Lubiana si sono viste scene di pura guerriglia con da un lato l’esercito Jugoslavo e dall’altro i miliziani protetti dall’allora ministro della difesa Jansa, attuale Presidente del Governo sloveno. Oggi, nel 2008, tra Nova-Gorica e Gorizia non ci sono più barriere e a Lubiana, divenuta vera e propria capitale, atterrano una marea di voli low-cost come in tutto il resto dell’Europa occidentale.
Un vero e proprio miracolo di tipo economico, politico e sociale che trova le sue basi in molteplici fattori come la non partecipazione alla Guerra civile Jugoslava, la spiccata imprenditorialità, la diffusa ricchezza (se comparata al resto dei Balcani e all’Europa Orientale), la giovane età media della popolazione, e soprattutto gli ottimi rapporti politico-economici con Austria Italia e Germania.
Tali fattori sono stati, e sono il motore che ha permesso alla piccola Repubblica di avviare i primi negoziati di adesione all’Unione Europea già nel lontano 1996 (a cinque anni dall’indipendenza), di farvene parte nel 2004, di aderire alla moneta unica nel 2007 e di presiedere per il primo semestre 2008 l’Unione Europea.
In questi mesi la Slovenia si troverà di fronte alla sua più grande sfida degli ultimi anni: dimostrare all’Europa ma anche agli Stati Uniti di essere in grado di gestire e anche, dove possibile, risolvere le importanti questioni dell’Europa Balcanica. Purtroppo i primi avvenimenti sembrano giocare a sfavore degli obiettivi che il Paese si era posto. In primo luogo il clamoroso incidente diplomatico avvenuto tra Slovenia e Stati Uniti, ha fortemente ridimensionato la credibilità del piccolo Paese.
Ovviamente molte altre partite sono ancora da giocare, e questi sei mesi di presidenza non potranno che far bene alla Slovenia.
Oltre a tutte le problematiche relative allo sviluppo del Paese, in questi sei mesi la Slovenia dovrà affrontare tre questioni fondamentali per lo sviluppo dell’Unione. In particolare dovrà accompagnare la prima parte del processo di ratifica del nuovo trattato europeo, dovrà sviluppare ed iniziare ad attuare le linee guida della strategia di Lisbona, e soprattutto, come sopradetto, dovrà cercare di dare stabilità all’area balcanica attraverso la risoluzione delle problematiche in sospeso con la Croazia e soprattutto attraverso la definizione di uno statuto per il Kosovo.. Proprio la questione Kosovo ha infiammato le prime settimane di presidenza, infatti secondo un dossier clamorosamente desecretato gli Stati Uniti chiederebbero alla Slovenia di divenire, nel suo semestre di presidenza, il primo Paese a riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Ovviamente la questione che doveva rimanere segreta per ovvi motivi, divenendo di pubblica conoscenza ha fortemente complicato la situazione, e molto probabilmente ne rallenterà le operazioni.
La presidenza slovena oltre a far i conti con le passate presidenze di Germania e Portogallo si trova anche a confrontarsi con l’attesissima presidenza francese nel secondo semestre 2008; sfide indubbiamente importanti e complesse per un piccolo Paese di appena 2 milioni di abitanti, sfide però fondamentali per un Paese che vuole divenire fulcro di un’Europa sempre più spostata ad Est.

Marco Brandolin

Dopo il frastuono delle ultime settimane politiche ci troviamo immersi fino allo sfinimento nell’ennesima campagna elettorale sia a livello nazionale che regionale.
Anche a livello regionale si sono visti e si stanno tuttora vedendo grandi movimenti all’interno dei due maggiori schieramenti, soprattutto per quanto riguarda il fronte di centro destra.
Se da un lato Intesa Democratica, riproponendo il candidato attuale, Riccardo Illy sembra riconfermare la squadra che ha governato negli ultimi cinque anni, il centrodestra a meno di due mesi dal voto non ha ancora trovato un candidato unitario e potrebbe presentarsi spaccato, per la gioia di Illy, che non gode di ottima salute politica.
Forza Italia ed Alleanza Nazionale stanno appoggiando, ormai da diversi mesi, la candidatura di Renzo Tondo, già Presidente della Giunta regionale. La figura di Tondo gode di ampio appoggio popolare soprattutto nel Friuli, dove al contrario Illy non è ben visto a causa della sua “triestinità”. Tondo infatti stando agli ultimi sondaggi, batterebbe, in un confonto diretto, Illy non solo nella Provincia di Udine ma anche in quella di Pordenone e probabilmente anche nella città di Gorizia. Con questi numeri una riconferma dell’attuale Governatore risulterebbe difficile da prevedere.
Ma tutto quello che è stato fin qui detto, cade di fronte alla sempre più forte possibilità che la Lega Nord si presenti da sola alle prossime elezioni. In una regione come il Friuli Venezia Giulia, ciò provocherebbe una clamorosa e sonora sconfitta per la coalizione di centro destra che verrebbe a trovarsi privata di circa il 5-7 % dei voti.
Vista dal di fuori questa sembrerebbe essere una mossa definibile solo come “suicida”, in quanto porterebbe alla sicura riconferma dell’attuale coalizione di governo.
Dietro a queste scelte sembrerebbero esserci due cause ben definite, da un lato un odio personale tra Renzo Tondo ed Alessandra Guerra, mentre dall’altro ci sarebbero le promesse nei confronti della Lega di un possibile assessorato, magari quello alla cultura.
Per quanto concerne lo scontro frontale tra i due massimi esponenti del PDL e della LN, la problematica risale come minimo a cinque anni fa quando tra i due ci fu uno scontro durissimo su chi dovesse guidare la coalizione di centro destra alle passate elezioni regionali, la scelta in quella data ricadde su Alessandra Guerra, ragazza prodigio dei movimenti per l’autonomia locale di tutti gli anni novanta. Guerra in quelle elezioni perse sonoramente non solo in Provincia di Gorizia e Pordenone ma ci fu addirittura un vero e proprio plebiscito per Illy nella città di Trieste e nella sua Provincia con punte che toccavano l’80% dei voti. Di fronte a tale sconfitta, la figura di Alessandra Guerra sembrava definitivamente destinata a diventare solo un brutto ricordo per il mondo del centro destra, ma oggi a cinque anni da quei giorni  sembra, per i votanti del PDL, di rivivere lo stesso incubo politico.
Questa volta, almeno, sembrerebbe esserci un fine politico, la promessa dell’assessorato alla cultura. Infatti, almeno stando alle voci uscite nei giornali locali, sembrerebbe esserci nelle intenzioni di Illy la volontà di un “appoggio esterno” della Lega o almeno degli autonomisti più convinti, nei confronti della Giunta al fine di appoggiare con ancora maggior forza la Legge Regionale sulla difesa della lingua friulana, che è stata (per fortuna N.d.R.) bocciata a livello nazionale.
Ciò che attende il Friuli Venezia Giulia, è un periodo di campagna elettorale molto meno combattuta rispetto cinque anni fa, dove proprio da qui partì la disfatta berlusconiana. Sembrano infatti ben definiti possibili risultati: se la Lega appoggierà  il candidato Tondo il centro sinistra, o meglio Intesa Democratica, sarà destinata ad una probabile sconfitta; viceversa se la Lega non aiuterà il centro destra ci saranno ottime o meglio sicure possibilità per l’attuale maggioranza, di riconfermare l’attuale squadra di governo.

Marco Brandolin

Mancano poco più di due mesi all’entrata della Slovenia all’interno dell’area Schengen. La Repubblica Slovena è infatti il primo Paese della cosiddetta Europa Orientale ad “abbattere” le proprie frontiere verso Italia e Austria. Infatti il passaggio ai valichi sarà libero già a partire dalla metà di Dicembre quindi quindici giorni in anticipo rispetto la data del primo Gennaio 2008, questo anche grazie all’ importante interesse espresso dal Sottosegretario all’ interno Dott. Rosato.

Al di là delle due settimane d’anticipo, che tutt’al più semplificheranno la corsa agli ultimi acquisti natalizi in Italia o in Slovenia, il momento è di rilevante importanza per i territori italiani del Friuli Venezia Giulia, austriaci della Carinzia ed ovviamente per la Slovenia tutta. Indubbiamente la Città di Gorizia vedrà, più di altri, nascere e svilupparsi una vera e propria rivoluzione, anche se non proprio di grandi dimensioni, a causa della sua ormai unica posizione di Città di frontiera, o meglio di Città divisa da una frontiera.

Ora, per la prima volta dopo sessant’ anni, le due città e tutte le diverse frazioni ritorneranno a far parte di un unico sistema, dove le persone potranno muoversi liberamente utilizzando tutta la rete viaria esistente, senza porsi più il problema di esibire i documenti. Questo momento, insieme all’utilizzo della moneta unica non farà altro che legare sempre di più i diversi territori grazie ad una omogeneizzazione dei linguaggi.

Questa imminente piccola rivoluzione porterà sicuramente degli stimoli nuovi e positivi che potranno trasformarsi in ulteriori fattori di sviluppo. Ancora una volta Gorizia, tutto il Friuli Venezia Giulia e la stessa Slovenia dovranno ringraziare la lungimiranza di chi, anche in queste zone, ha saputo guardare avanti; guardare oltre tutte quei confini insiti nella storia di una terra profondamente segnata dall’odio reciproco verso il vicino.

Ora grazie all’Unione Europea tali limiti di tipo politico ed economico verranno abbattuti, vedremo se anche le persone di queste terre saranno in grado di superare i rancori di una storia passata.

Marco Brandolin

I ben informati sostengono che un Montezemolo insolitamente lascivo, addirittura senza cravatta, sia prossimo ad annunciare la prima fase del nuovo piano confindustriale per il rilancio dell’economia patria. L’operazione richiederebbe la mediazione del corpo politico, e pare quindi che siano già iniziati i primi sondaggi informali.

Lo slogan sarà il seguente: “Amore libero?! Liberalizzato!”. Lo schema, molto felicemente, quello che così tanti successi ha mietuto nel mondo del lavoro: sono previste diverse tipologie di rapporto di coppia, per una durata massima di un anno, ferie comprese ma malattia esclusa (del resto, chi avrebbe mai voglia di andare a letto con un malato?). Per i datori d’amore più dinamici, sarà offerta la possibilità di rivalutare il rapporto ogni tardo pomeriggio. Secondo uno studio congiunto Fiat-Kawasaki, una diffusione a macchia d’olio degli amorosi intenti raggiungerebbe un duplice risultato: da un lato, farebbe aumentare del 2,17% la produttività degli impiegati colpiti da Cupido; dall’altro, garantirebbe un incremento non trascurabile delle vendite dei preservativi. Badate bene, con benefici evidenti sull’intero indotto, che finiranno per ricadere a pioggia nelle tasche dei consumatori, innescando un circolo virtuoso di proporzioni ancora non ben quantificabili. Non va poi trascurata, in chiave politica, la crescita del benessere nazionale: i single, gli esclusi, gli amanti e i cornuti potranno finalmente uscire dalla finestra per rientrare dalla porta. Il modello, molto socialdemocraticamente, sembra quindi ispirarsi alle 36 ore francesi, e pare che sia allo studio proprio un contratto di pari durata: amare meno per amare tutti. Il sindacato è confuso, spezzato: l’ala riformista si dice pronta a sedersi al tavolo della trattativa; la Fiom invece rivendica il diritto ad avere moglie e amante, ché ad avvitar bulloni tutto il giorno ci facciamo un culo così e avremo pure il diritto di fornicare in quantità industriali ed esclusive. Entusiasmo nella destra triestina: col suo inconfondibile accento di San Giacomo-Manzano, il sindaco Di Piazza, rovinando così l’effetto sorpresa della prossima dichiarazione di Montezemolo, ha annunciato l’intenzione di avvolgere il molo Audace con un preservativo gigante, per meglio accogliere i passeggeri della Queen Elizabeth. La Lega applaude, e si dice pronta a fornire il suddetto condom rovistando fra le scorte di Bossi, ché non sono mica solo i bingo-bongo ad avercelo così.Fini tace, mentre più di qualcuno ha visto Menia correre senza sosta da un capo all’altro di Piazza Unità, esultando più di Grosso e Tardelli insieme. Antonione e Camber starebbero litigando per chi dovrà informare il divo Silvio della splendida notizia. Al perdente toccherà un pistolotto di Veronica Lario, a cui Scalfari ed Ezio Mauro hanno già offerto l’intera prima pagina di Repubblica. Ma Repubblica non è l’unico giornale del Gruppo Espresso ad essersi preparato per tempo: più di qualcuno ha scorto gli Hemingway del Piccolo, Erné e Barbacani, a rovistare fra le lenzuola degli ospizi cittadini, per un’inchiesta da titolo: “Com’era bello far l’amore da Trieste in giù”.Papa Benedetto ha lasciato intendere chiaramente di approvare la flessibilizzazione del sentimento, a condizione che l’amore consumato nell’adempimento degli obblighi contrattuali segua una cerimonia nuziale celebrata in latino. La Santa Sede ha poi aggiunto di non essere contraria in linea di principio al preservativo gigante del molo Audace (già molo San Carlo), purchè  bucato alla sommità. Non si sa ancora nulla sulla presa di posizione di Riccardo Illy, ma più di qualcuno è pronto a giurare che sia ormai barricato in Regione da giorni, tutto intento ad ammirare il suo profilo di tre quarti. Inequivocabili, comunque, le prime indiscrezioni provenienti dall’entourage del Presidente: il preservativo formato molo farebbe il paio con l’ormai celeberrima sedia di Manzano, e insomma pare proprio che il Fvg si stia attrezzando per tempo alla venuta degli alieni giganti, diventando un punto di riferimento imprescindibile per l’intera Euroregione. Irriferibili i commenti sulle dimensioni di Bossi e sulla virilità della razza celtica tutta. Snaidero tentenna e boccheggia, dicendo di essere d’accordo ma poi nemmeno troppo, e che comunque da Roma non sono stati abbastanza chiari. Certo sarebbe un buon affare, per i tavoli da cucina ergonomici…Fassino teme che la nuova flessibilità possa portare ad un problema di leadership nella coppia, pur ribadendo che il timone è saldamente nelle mani di Prodi. Dopo telefona a Consorte e si convince. La base Ds mugugna, brontola, minaccia e viene cornificata a iosa, ma poi tanto la mozione Fassino otterrà il 70%, e sarà così scritta un’altra pagina fondamentale nel processo di modernizzazione della sinistra. Il tema non viene discusso né dalla Margherita, né dall’Udeur, perché nessuno si azzarda a pronunciare la parola “sesso” in pubblico. Rutelli tenta di colmare il vuoto con audaci metafore, ma poi viene richiamato all’ordine da una Palombelli dilagante e plaudente alla nuova frontiera del femminismo. Veltroni pontifica sul binomio libertà-flessibilità, anzi guarda caso ci sta scrivendo su un libro, e inaugura una mostra in Piazza Navona sulle amanti di Kennedy.Diliberto appare preso in contropiede, mentre un usciere della Camera dichiara al tg5 di aver udito Bertinotti vagheggiare di un mega-profilattico in cachemire, tesi subito sposata entusiasticamente da Antonaz.

L’UPI (Unione Professioniste Italiane) dichiara sciopero ad oltranza.

 Andrea Lucchetta

Anche l’Italia, a volte, scende in piazza, prende per mano il proprio destino e inizia a lamentarsi. Anche gli italiani, a volte, decidono di sfruttare quell’incredibile invenzione che qualcuno un giorno chiamò democrazia, ma che ormai ha preso il suono di oligarchia, ed esce a gridare piano il proprio sdegno per le strade, chiedendo che le bellissime promesse di quell’invenzione siano finalmente messe in atto. Anche l’Italia e gli italiani, a volte, scendono in piazza e si ricordano che l’unico modo per cambiare le cose è agire, fare, disfare, provare e riprovare a rendere più giusto questo nostro paese, a rendere realtà quel sogno di un luogo governato dal demos, dal popolo.

Sembrano qualcosa di inventato, un’esagerazione quasi, queste poche righe, ma ho deciso di crederci a quello che ho scritto. Ho deciso di credere che dopo questo 8 settembre 2007, in Italia possa migliorare davvero qualcosa. Probabilmente il mio è un discorso che sfiora l’utopia, ma non è proprio il desiderio dell’inarrivabile che ha reso possibile quello che gli uomini per secoli ritenevano impossibile? E allora perché non provare a sciogliere questa “casta” che ci controlla e ci governa, con più di un regio scettro?

Se devo essere sincero non mi sarei mai aspettato che un principio di cambiamento politico, potesse arrivare da un comico, ma mi devo ricredere (se così tanti politici fanno ridere è probabile che anche un uomo che dovrebbe far ridere possa cimentarsi nel ruolo del politico), perché è proprio grazie al lavoro di Beppe Grillo se un certo malcontento asfittico e pericoloso è uscito e ora cerca una sua collocazione reale. È grazie a lui se certe idee, assurdamente definite “qualunquiste” e “spregevoli” da qualcuno seduto comodamente in una poltrona in uno dei palazzi più belli di Roma, hanno trovato spazio e risalto nei media e nella gente. Ma tutto ciò non sarebbe stato poi così importante se non ci fossero state così tante persone in piazza e in internet a gridare tutte “Vaffanculo” contro un certo nostro malcostume politico e non solo. Se tutto ciò non ci fosse stato, se in aria non si fosse levato all’unisono quel suono un po’ volgare certo, ma terribilmente sincero e veritiero, non ci sarebbero state tanto parole spese dalla casta in difesa propria e Beppe Grillo sarebbe stato soltanto un “cialtrone” qualsiasi pronto ad essere giustiziato nella pubblica piazza dai benpensanti dell’opinione pubblica.

Se questa giornata sarà davvero importante per il nostro paese, sarà solo il tempo a dirlo, la storia no, quella tanto si sa che è sempre stata fatta dai vincenti, e finora la popolazione tra essi non è mai stata annoverata. Ora c’è bisogno di perseverare, far sentire la nostra voce, il nostro peso, fregandocene per una volta di destra-o-sinistra e pensando per la prima volta al bene di un paese che ci riguarda tutti, nessuno escluso.

Giovanni Battistuzzi

Il Grillo non è una persona fisica. Il Grillo è una coscienza punzecchiante che si propone, in infiniti replicanti virtuali(sotto forma i pagine web) a ciascuno di noi. Egli punge la dove sa che l’onore e il salvadanaio sono più sensibili, egli ci sveglia di soprassalto nella notte della rappresentanza democratica e del consumatore. Come morsi da una coscienziosa taranta noi scendiamo in piazza, trascinati da un leader che ancora una volta è virtuale,  irriproducibile per via del suo carisma messianico, e ci sentiamo forti, avviluppati stretti stretti nel drappo sgargiante dei suoi slogan scandalizzati.
L’impatto è cinematografico: la legge dei numeri e del clamore ci affermano come il gruppo di strilloni più popoloso e trendy.
Sì, perche indignarsi è di moda: entro poco tempo i sotto-rappresentati, gli azionisti truffati, gli eco-inquinati, e quelli che hanno sbagliato indirizzo web sono un corpo unico, che compone i suoi variegati interessi sotto il simbolo fulgido del consumatore da risarcire: in hoc signo protestes.

Come per tutto ciò che è mediaticamente importante(laddove ormai sulla bilancia dei media internet pesa quasi quanto mamma tv), i minuti di programmazione e l’insistenza su slogan e parole-simbolo(“la casta!”, come giustamente notato da Michele Serra su Repubblica) donano una consistenza tangibile a un arrosto che, raffreddandosi col tempo, ci lascia stringere solo tanto fumo. Infatti per ciascun settore “bombardato” dal Grillo(telefonini, azioni, telefoni fissi, politica, ecomostri…) ci si ritrova, a spettacolo finito, più disorientati che rimborsati, più arrabbiati che eruditi.

L’informazione capillare, precisa e dal carattere di inchiesta che questo movimento di scontento usa per far capire al cittadino dove la mano invisibile di Stato e arcigni Consigli d’Amministrazione lo taccheggino maggiormente dona ai destinatari l’illusione di potersi esprimere con una qualche autorità su questioni specifiche. Purtroppo, così non è. Un sano percorso di formazione di idee credibili richiederebbe una di queste due triadi: Informazione-Conoscenza-Coscienza (per interessi generati dall’esterno, ad esempio per chi non studia e si interessa a fatti particolari dopo averne sentito parlare); Conoscenza-Coscienza-Informazione(ad esempio per chi studia, e vede i suoi interessi sorgere dal suo campo di formazione). Nell’infatuazione che potremmo chiamare blog-stimolata la funzione di informazione fagocita quella di conoscenza e svolge un ruolo tirannico sulla formazione della coscienza dell’utente, che si ritrova alla base della piramide dei contenuti(e li può solo assimilare, con un margine di elaborazione minimo). Così, la conoscenza di uno spreco pubblico che colpisce indirettamente le tasche di un cittadino viene talmente esacerbata dalla rabbia blog-stimolante da fargli pensare che scavalcare i sistemi istituzionali che gli garantiscono nella giusta misura il suo l’intervento nel mondo politico, commerciale, sociale sia legittimo, alla luce di questa “illuminazione” che gli è piovuta addosso da internet.

Il Grillo in questo ha eccessivamente calcato la mano, forzando la legge invisibile del condizionamento medinte informazione. Laddove l’informaizone forma una coscienza non manifesta che serve efficacemente ad orientare le scelte quotidiane e anche apparentemente insignificanti di elettori e consumatori, si vedono nel lungo periodo dei risultati sorprendenti sulle sovrastrutture. Ma se la fame di risultati concreti spinge a portare in piazza questo potere dell’informazione, per ottenere in un tempo troppo breve cambiamenti significativi, tutto ciò che verrà prodotto saranno coscienze sorrette dal vigore verbale e dall’interesse individuale, che non potranno superare la prova delle prime sconfitte sul campo.

La debolezza del movimento antipolitico è infatti proprio questa: essere un aggregato di coscienze individuali, che agiscono stimolate dalla lesione di interessi tipicamente personali(e come tali presentati dal Grillo, per essere più efficace). Il movimentismo “-anti” perde la partita contro la democrazia vera e propria e le sue tradizionli strutture nel momento in cui appare chiaro che questo non si muove per volontà collettiva e con progetti in favore di tutti, ma che al contrario nasce dallo scontento individuale e che l’unico fattore accomunante per questo popolo di scontenti è un ribellismo distruttivo e diffidente.

 Davide Caregari

Intervista allo sconfitto Nicolai.

1. Signor Nicolai, come commenta il suo risultato alle elezioni comunali di Gorizia?
Cosa dovrei dire? Ci sono stati dei brogli. B-r-o-g-l-i (scandisce, ndr). E’ ovvio…

2. Brogli? Ma se non ha preso nemmeno 1 voto. Come può parlare di brogli?
Proprio per questo mi sembra palese che ci siano state delle irregolarità. Peggio, un’autentica cospirazione per conservare il potere tra le mani della gerontocrazia goriziana.

4. Sta muovendo delle accuse pesanti. Su quali basi?
Tutti avrete letto o sentito di quanto è accaduto a Lucinico, dove un presidente di seggio ha intascato una scheda elettorale. Evidentemente è stato il solo ad essere beccato in fragrante. Chi può dire che questo non si sia ripetuto in tutti i seggi? Chi può dimostrare che non ci sia stata un’allenza di tutti i presidenti dei seggi goriziani contro di me? Loro se ne sono usciti con le tasche piene, io senza voti…

5. Intende ricorrere al TAR del Lazio?
In effetti ci sarebbe un’altra irregolarità: vi era un altro candidato di nome Nicolai in una lista a me ostile. Evidentamente c’era la volontà di togliermi dei voti. Mi temevano…Ma se questa città non mi vuole evidentemente non merita che Romoli…

7. Romoli ha ottenuto oltre il 50% dei voti e si è insediato, da circa una settimana, nel palazzo comunale. Come vede il nuovo sindaco?
Come un ex-missino alleato con Berlusconi.

7. Basta così?
Serve altro?

8. Veramente si…
Allora è un populista il cui primo impegno preso è quello di ripavimentare le strade. A Gorizia non servono cerotti, non servono politiche con lo sguardo corto. Lui sembra miope, io ero il candidato con gli occhiali…

9. Lo era. E adesso, pensa di aver finito con la politica goriziana? O intende lanciarsi nella costruzione del Partito Democratico come l’altro grande sconfitto, Mosetti?
Il partito democratico è un’illusione, un’ accozzaglia priva di dignità politica che non riuscirà mai a formulare un programma propositivo. Quanto a me, ho ben altri progetti…

10. Nuovi progetti?
Si, intendo dedicarmi alla cultura, alla cinematografia. Intendo cambiare le cose una persona alla volta.

11. Eh? Cambiare le cose una persona alla volta?
La politica mi ha deluso di nuovo, dopo l’esperienza di rappresentante d’istituto. Penso di poter fare di più agendo su una scala più piccola.

10.Vuole quindi ricucire lo strappo tra politica e società civile?
Esattamente! Agendo alla base, arrivando alla coscienza dei singoli, fino a convertirli.

11. Convertirli sembra un verbo più adatto alle liste civiche confluite nel Forum dell’ex prete Bellavite?
La chiesa non ha l’esclusiva sui missionari.

12. Quale sarà il suo messaggio?
Fate come se i politici non ci fossero e cercate, ognuno di voi, di risolvere i problemi del vicino di casa..o della vicina (strizza l’occhio, ndr)

13. Ma per finire, non ha proprio niente da dire al sindaco Romoli?
Solo un celebre aforisma: “Il problema della corsa dei topi è che, anche se vinci, sempre topo sei”.

Davide Lessi

E insomma, alla fine nessuna sorpresa: è cambiato tutto per lasciare le cose esattamente come stavano prima. Il sindaco è ancora uno pseudo-moderato in grado di tranquillizzare la popolazione, a cui un eccesso di emozioni potrebbe essere fatale; i preti restano confinati sul sagrato della chiesa, mentre vescovi e cardinali continuano a sproloquiare sullo scibile umano; e il centro-sinistra non può proprio fare a meno di spaccarsi e rovinare quel successo colto miracolosamente pochi anni fa.
Viene voglia di lasciar andare tutto in vacca; di mandarli, finalmente, dove meriterebbero di stare. Che stiano là là, i nostri eroici rappresentanti, ad accoltellarsi per apparire su Tele 4. A tramare e a sproloquiare per non venir dimenticati. E invece, è proprio questa la condanna che meriterebbero. La dimenticanza. Brancati chi? Ah, sì, quello con la barbetta. Mosetti quale? Mi dispiace, proprio non so chi sia.
Ci si può provare, a lasciarli dietro alle nostre spalle, ma poi non credo che staremmo meglio. Perché l’incazzatura resterebbe. Un’incazzatura epica, di dimensioni colossali. Ci può stare di perdere a Gorizia, che proprio città rossa non è. Ma non così. Non con questa noncuranza spocchiosa. E con questo non voglio dire che le 3725 voci della fu Unione non abbiano lavorato duramente, o non abbiano davvero cercato di vincere queste benedette elezioni. Il punto è un altro. Si saranno pure sbattuti come pazzi, ma nessuno che abbia mai cercato di varcare i confini del proprio orticello. Sono rimasti tutti là, confinati fra slogan e parole d’ordine, a scimmiottare i loro guru, quelli che a Vespa e Mentana danno del tu, quelli che nemmeno sanno cos’è Tele 4, figurarsi le telecamere ai semafori.
E’pazzesco, è snervante. Almeno a livello locale, in una città piccola come Gorizia, che proprio una metropoli non è, si potrebbero cercare nuove forme di partecipazione politica. Avvicinare veramente i cittadini alle istituzioni. Perché, tutto sommato, un conto è se l’Istituzione è qualcuno che conosci solo grazie alla tv, un altro è se lo è il tuo vicino di casa. Mai avrei il coraggio di andare a chiedere lo zucchero a Napolitano. Ma a Mosetti sì. Perché sono sicuro che è come me: lo vedevo a far la spesa fino all’altro ieri. Mangia, beve, lavora, e forse si mette persino a dieta.
Ecco, è questo che è imperdonabile: che una persona esattamente come me, cresciuta fra gli stessi problemi, lontana da scuole di partito e amenità varie, si comporti come un Rutelli dei poveri. Ma non si rendono conto di essere patetici, dalla Gironcoli in giù? Che forse perfino i loro familiari li votano più per accondiscendenza che altro…
Non c’è bisogno di citare Marx, per riasfaltare una strada. E forse, ma solo forse, Moro se ne sarebbe fregato, del blocco del traffico. Eppure sono tutti là, i dalemini de noialtri, a cercare la protezione di totem forse un po’ troppo ingombranti.
Fa piacere, certo, che Giordano venga ad incontrare Bellavite. Uno si sente considerato, insomma, anche come suo potenziale elettore. Magari ha passato pure la notte in bianco, a ripassare le due frasette in croce che avrà il tempo di dirgli. Ma alla lunga, a cosa servirà il segretario di Rifondazione? Lo vedremo forse mai in Consiglio comunale? Ascolterà le tiritere infinite degli abitanti della città più morta d’Italia? E lo stesso vale per Fini. Poveraccio, oltre a ripetere come un mantra che Gorizia è italiana e che noi non abbiamo da festeggiare nulla con gli Sloveni, non è che possa fare molto…
E noi là come fessi, ad applaudire a comando secondo logiche d’appartenenza che più tribali di così non potrebbero essere. In questi giorni si parla molto di crisi della politica, rievocando lo spettro del ’92. Ma forse siamo noi, i soli ad essere in crisi. Perché, senza di noi, la politica non esisterebbe. Perché fra cinque anni, se non saranno Mosetti e Brancati, ce ne troveremo altri due fatti con lo stampino. E noi qua passivi, a guardare la politica come si studierebbe un rito misterioso, inevitabile. Ma è davvero possibile che non riusciamo a capire che, almeno a livello locale, la politica non è, non deve essere quella dei salotti televisivi? Perché ci lasciamo dettare l’agenda da Rutelli e Fassino, che sapranno tutto del Family day, ma via Carducci non la troverebbero mai?

Andrea Luchetta

La candidatura di don Bellavite alle comunali e la crisi della politica italiana.

Leggendo i giornali locali in questi giorni mi sono chiesto che cosa penserebbero al mio posto Gino Cervi e Fernandel, i mitici interpreti di Don Camillo e Peppone. Si perchè la cronaca goriziana ci presenta una storia simile ma dai caratteri opposti: il prete fa politica e il comunista lo appoggia nella sua campagna.
Al di là del carattere apparentemente caricaturale della scena la situazione è di particolare interesse, tanto da trascendere la dimensione locale, sia per richiamo mediatico che per contenuti. La storia è abbastanza nota: don Andrea Bellavite, prete quarantasettenne, ha deciso di colmare il vuoto della sinistra locale candidandosi alle elezioni comunali appoggiato da Rifondazione Comunista, Verdi, Italia dei Valori e Comunisti italiani. La notizia ha immediatamente attratto l’attenzione dei principali quotidiani italiani. Su La Repubblica di giovedì 12 aprile, lo si descrive come «vicino ai ‘Beati i costruttori di pace’ contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano in provincia di Pordenone e ai ‘no global’ contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo in provincia di Goriza ». La descrizione che ne ha dato Il Manifesto mercoledì 11 aprile risulta però più incisiva:«…don Andrea Bellavite è a un passo dal diventare il candidato a sindaco di Gorizia del centrosinistra. Se non lo è ancora ufficialmente è perché nell’Unione c’è un partito che fa resistenza e caso strano è proprio il partito più cattolico del gruppo, la Margherita…don Andrea non è il tipo più comune di parroco, intanto perché non ha una parrocchia ma insegna filosofia e teologia a Udine e Trieste, poi fino all’altro ieri era direttore del settimanale diocesano Voce isontina, distribuito nelle carceri al motto «diamo voce a chi non ha voce»…». Il Giornale invece ha trattato la questione in maniera più lapidaria nella rubrica Spilli in cui si dice: «…don Andrea Bellavite deciderà in queste ore se candidarsi sindaco a Gorizia per l’Unione…Erano preti contro, ora sono sol preti con. Il governo attuale…”. Sul Corriere della Sera invece la questione è stata trattata in maniera più articolata. Venerdì 13 aprile si poteva leggere una lucida presentazione della situazione seguita da un’elencazione delle sue battaglie sociali alla quale si aggiungeva: “…ma nei giudizi politici, ora che è candidato, è più ecumenico: “Mi piacciono D’Alema, Bertinotti, Prodi. Ma stimo anche Casini e Fini”. Più che a Baget Bozzo – “fa politica per conto di settori della Chiesa” – si rifà ad esempi illustri: “Don Sturzo fu il sindaco di Caltagirone…” . Don Bellavite dunque ha proiettato la campagna elettorale goriziana su un palcoscenico nazionale che tuttavia non sembra interessarsi all’analisi delle motivazioni di una situazione se non altro anomala. Pochi o nulli infatti i commenti al riguardo.
Un prete che si candida alle comunali, per di più sostenuto dai principali partiti comunisti, è un evento piuttosto raro. Da una parte bisogna sottolineare la straordinaria larghezza di vedute del candidato che, al di là delle facili critiche, lo ammanta senza dubbio di un’aura da libero pensatore, insolita all’interno del mondo clericale spesso considerato rigidamente dogmatico. Dall’altra però non si può non cogliere come questa candidatura sia una manifestazione di una patologia della politica italiana. La decisione di padre Bellavite è una chiara reazione della società civile alla desolazione del panorama politico attuale. Come gli anticorpi agiscono quando una malattia colpisce il corpo, così la società civile interviene a sanare le patologie croniche della politica. Di per sè è una reazione positiva. Alcuni cittadini si fanno portavoce dell’esasperazione e della sfiducia collettiva e cercano di dare da soli una risposta che la classe poltica non è in grado di dare. Purtroppo però alla base vi è sempre una situazione insana. Il processo non è nuovo, si chiama populismo e ne sono esempi illustri il berlusconismo e la Lega Nord.
Dunque la situazione goriziana costituisce la manifestazione locale di una situazione patologica che la politica nazionale si trascina dall’inizio degli anni ’90. Tangentopoli, l’ascesa in campo di forze nuove, ‘apolitiche’, il passaggio a un sistema tendenzialmente bipolare, hanno solo alleviato i sintomi di una crisi politica languente nel Paese. La causa principale di tale fallimento probabilmente risiede nel mancato rinnovamento della classe politica. Le comunali goriziane sono ancora una volta esemplari al proposito. Infatti il centrodesta, pur riuscendo ad accordarsi su un unico candidato, ha concentrato le proprie speranze sul settuagenario Romoli: certo un candidato di spessore, ma anche un tipico rappresentante di una classe politica incapace di rinnovarsi.
Infine vi è un ultimo aspetto da considerare. Don Bellavite ha opportunamente deciso di sospendere temporaneamente il suo ruolo spirituale e gareggiare così da ‘laico’. Tuttavia, la sua non è una condizione che si cancella con una dichiarazione di principio. Nella sua campagna pertanto si troverà stretto tra l’impossibilità di farsi portavoce di interessi particolari e il rischio di scivolare nella demagogia se esagerasse nelle dichiarazioni di azione politica ‘ecumenica’. La situazione dunque è spinosa ed egli si troverà esposto a facili critiche. Uscirne indenne e al tempo stesso portatore di un programma politico efficace sarà impresa ardua. Ci vorrebbe un miracolo, ma per un religioso come lui potrebbe anche essere un vantaggio.

Emmanuel Dalle Mulle

Brillante studente nato a Mestre il 24 maggio 1986, Luca Nicolai si avvicina alla politica ricoprendo, per ben 4 anni di seguito, l’incarico di rappresentante degli studenti del liceo Stefanini.

Brucia le tappe fin da piccolo: colleziona la prima denuncia per scherzi telefonici alla tenera età di 8 anni, prima di replicare poco tempo dopo, nuovamente perseguitato dalla repressione poliziesca, per aver partecipato all’occupazione del suo istituto superiore.

Diffida della realtà dei partiti fin da quando, a 16 anni, viene avvicinato da alcuni esponenti dell’avanguardia del partito leninista mestrino. Provato dall’esperienza, sembra perdere ogni attrazione per la politica organizzata, fino all’annuncio, sulle pagine di questo giornale, della sua sorprendente candidatura.

Arriva a Gorizia nel lontano settembre 2005, classificandosi dodicesimo all’esame d’ingresso del Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“i primi 11 erano raccomandati”, ha poi denunciato). Autore di spicco di racconti erotici a puntate (Il Grande Gioco 1, Il Grande Gioco 2, Il Grande Gioco 3, Il Grande Gioco 4), è noto ai più all’interno della facoltà per essere stato il promotore , nonché unico partecipante, del “no paints day 2006” (la giornata senza pantaloni). E’attualmente allo studio l’edizione 2007. Amante del cinema, ha gusti eclettici in fatto di libri e donne. Gli piacciono i gatti. Pare non abbia nessun tatuaggio (?).

Signor Nicolai, cosa l’ha spinta a candidarsi?
Il fatto che questa città, chiaramente piena di problemi, non riesce a trovare un candidato all’altezza della sfida. Guardate il centro sinistra: sembra che nessuno, al suo interno, sia in grado di ottenere il supporto necessario, oppure che abbia il fegato di rischiare una candidatura fallimentare. Dall’altra parte abbiamo il centro destra, la cui presunta unità intorno ad un solo candidato non credo possa durare per tutto un mandato.


Come definirebbe allora la sua collocazione politica?
Prima di tutto, chiariamo che io intendo governare con i cittadini e per i cittadini. Vorrei ridurre il solco esistente tra la politica e la società civile. Intendo quindi prendere il meglio d’entrambi gli schieramenti. Mi sento vicino a molte delle battaglie del centro sinistra, che vorrei portare avanti col pragmatismo e la decisione tipiche del centro destra. Insomma, la mia è una lista civica apolitica che strizza l’occhio ai partiti politici.
Perché proprio uno studente ha deciso di mettersi in gioco?
Per combattere la gerontocrazia. Perché siamo stanchi di questi tecnocrati della politica avvinghiati alle poltrone: è ora di sradicarli! E permettetemi di dire che, nella vecchia Gorizia, i giovani sono la categoria meno rappresentata e più bistrattata. Basta chiedersi questo: com’è possibile che in una città che ospita ben tre università ci sia un coprifuoco? Bisogna difendere questi poveri ragazzi, costretti alla perdizione, gettati nelle fauci dell’alcool e delle droghe da politiche giovanili che, ad ogni mandato, si sono fatte sempre più miopi. Io sono il loro candidato con gli occhiali
Cosa pensa quindi degli altri candidati?
Iniziamo col centrodestra. Quanto dura un mandato? 5 anni? Fatti tutti i debiti scongiuri, possiamo non porci qualche dubbio sulla longevità del venerabile Romoli? E se anche mi sbagliassi, come possiamo aspettarci una svolta da un over-settanta che si candida con i fascisti di fiamma tricolore? E il centrosinistra? Un grande punto interrogativo. Un Brancati che va e viene, un Mosetti che sfoglia i rami dell’Ulivo, e un prete spretato che s’appoggia sui compagni che furono.
Poi ci sono alcuni candidati che non esiterei a definire bizzarri: non posso che ammirare la fiducia e l’ottimismo di Tuzzi, Rea e Ferone, aspiranti sindaci sostenuti da gioiose macchine da guerra del calibro della Lista Civica per Gorizia, dell’Udeur rosa e dei Pensionati. Quanto a Glessi…non sembra aver le idee troppe chiare un personaggio che passa dalla nuova Dc al Progetto Nordest del defunto Giorgio Panto. E De Gironcoli? Si chiama come l’ospedale di Conegliano. Nomen omen…  Non nascondo, comunque, di subire il fascino indomito della paladina Stefania Atti, la bastian contraria di via Rastello: ma la leader dei comitati-contro sarà mai a favore di qualcosa?
Qual è il suo rapporto con la minoranza slovena?
Gli amici sloveni sono una parte importante e culturalmente attiva della città. Tenendo ben presente che Gorizia rimane, prima di tutto, una città italiana.
Come si pone, allora, nei confronti del processo d’integrazione europea?
Assolutamente favorevole.. La condizione è che i soldi dei cittadini non siano sperperati in opere e progetti utili solo ad altri. Gorizia è un città che lavora e merita i suoi riconoscimenti.
Tornando appunto alla realtà locale, quali sono i principali problemi di Gorizia?
Molti e pochi. Oppure pochi e molti.  A mio modo di vedere, bisognerebbe ravvivare la città. Gorizia è una delle realtà più vecchie d’Italia; è perciò necessario trovare un modo di stimolarla senza snaturare le caratteristiche del suo tessuto sociale. Prendendo spunto dai nostri giovani amici d’oltre confine, che hanno trovato nel gioco d’azzardo un ottimo volano per la loro economia, potremmo rimpolpare le casse comunali investendo su un tipico gioco d’azzardo per anziani: il Bingo!
Bingo, dunque. Ma come pensa di tutelare chi rappresenta in prima persona,e  cioè i giovani?
La mia giovane età, unita alla mia notevole esperienza, dà di per sé sufficienti garanzie. La vostra domanda è banale e provocatoria: come al solito i giornali cercano il pelo nell’uovo, la polemica sterile.
Ci scusi, ha ragione. Passiamo ad un’altra grande questione d’attualità, quella delle multe. Cosa ne pensa?
Il mio pensiero è molto chiaro: qui ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo, ad una palese violazione diritti dei cittadini; diritti che sono garantiti nella nostra gloriosa Costituzione, la quale, all’art.16,  sancisce la libertà di circolazione delle persone. E dov’è la libertà nella repressione che ha colpito i multati? Ciò detto, non intendo usare questo argomento per far campagna elettorale, a differenza di altri…
Mi impegno però, una volta eletto, a prendere di petto il problema con tatto e diplomazia. Lo stesso atteggiamento che terrei sulla questione rifiuti.
Qual è il primo progetto che vorrebbe realizzare, e quale il più importante?
Più che concentrarmi su di un progetto in particolare, voglio che il mio mandata assuma una forma mentis. Nessuna priorità, se non quella di lavorare con i cittadini e per i cittadini.

Davide Lessi
Andrea Luchetta

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