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Uno schermo alle spalle di una commissione su cui passano testi di canzoni, immagini di contestazione, video musicali stimoli visivi e acustici che fanno da cornice ad una giornata di studi scientifici, sembra uno scenario divertente e vi assicuro che lo è. In particolare è quello che si poteva trovare in aula magna del polo di Gorizia il 19 maggio di quest’anno quando si è aperta la giornata di studi sul ’68.
Dopo una serie di canzoni riprodotte con chitarra e voce che hanno rotto il ghiaccio immergendo la platea nel clima degli studi, il prof. Neglie ha aperto il ciclo di interventi, descrivendo il contesto socio-politico-culturale in cui i movimenti di protesta ha mosso i primi passi con una puntuale analisi storica e sociale; facendo inoltre notare come il movimento fosse eterogeneo e soggetto a molte spinte di forze più o meno interessate.
Il prof. Belohradsky ha poi portato la sua testimonianza sul ’68 in Cecoslovacchia con una particolare attenzione agli eventi della “Primavera di Praga”. Nel suo intervento,  Belohradsky ha cercato di evidenziare l’aspetto umano al di la dei canoni scientifici classici fornendo, oltre a dati di fatto spesso poco considerati, un’analisi brillante della situazione intellettuale e della voglia di ragione che si scatenò in quel periodo.
Dopo un breve stacco musicale simbolicamente rappresentato da “The wall” dei Pink Floyd, il prof. La Mantia è intervenuto sui tratti caratteristici del movimento di contestazione nei Paesi dell’Europa orientale allora appartenenti al sistema sovietico, facendo notare le differenze tra la percezione   occidentale e quella orientale e le diverse richieste che ne sono scaturite. Durante lo stesso intervento il professore ha anche fornito un quadro generale  della situazione nella allora Jugoslavia del maresciallo Tito. La prima sessione di lavori ha avuto una conclusione Sui generis con la proiezione di uno spezzone del film “Woodstock”.
Alla ripresa dei lavori, il prof. Gabassi, facendo scorrere alle sue spalle le immagini del film “tempi moderni” ha spiegato come la pratica organizzativa sia cambiata dopo gli eventi del ’68 soprattutto nelle fabbriche e nelle officine in cui fordismo e profitto erano ormai le parole d’ordine di ogni imprenditore.
Terminata la proiezione dello spezzone del film, il senatore on. Giorgio Benvenuto ha fatto in modo che lo studio non si fermasse ai moti e alle occupazioni universitarie, ma ha portato l’esperienza vissuta del ’68 sindacale, periodo di forte fermento e di conquiste per le classi lavoratrici: rinnovi contrattuali, medici aziendali, riconoscimento di tempi di lavoro meno stressanti. Un particolare accento è stato posto sull’aspetto riguardante la sicurezza e la salubrità del posto di lavoro su cui hanno seguito delle riflessioni dei partecipanti.
Il professor Ungaro è intervenuto descrivendo il movimento di contestazione quale fenomeno sociale in cui si tentava di eludere le responsabilità personali, egli si è soffermato in particolare sui binomi libertà/consapevolezza e multicultura/intercultura facendo passare tra le coppie di parole il distinguo della responsabilità. Alla fine del suo intervento il prof. Ungaro ha suggerito di non ritenersi portatori di verità ma di essere veri in se stessi.
La sessione di lavori si è chiusa con la relazione del prof. Scaini il quale ha descritto il movimento del ’77 e il substrato culturale che lo ha reso possibile, legando i due movimenti con un filo rosso che percorre dieci anni di storia. Sono state tenute ovviamente in debita considerazione anche le differenze tra i due movimenti di protesta e le loro differenze sul piano dei risultati e delle conquiste.
A margine e conclusione della giornata di studi è inoltre stata organizzata una festa a  tema cui hanno preso parte numerosi studenti della nostra facoltà, piu o meno immersi nello spirito del periodo attraverso musica e travestimenti peculiari che hanno unito l’utile: capire uno spirito di gioventù diverso al dilettevole: la festa.
Come hanno sottolineato il professor Neglie e il prof. La Mantia questa giornata di studi alternativa è stata un esperimento a mio modesto parere di partecipante ben riuscito: gli organizzatori sono riusciti a mantenere una buona alternanza tra mezzi culturali “leggeri”, come film e musiche, e interventi brillanti. Sicuramente non ci si è annoiati e non è di certo mancata l’originalità che ha fatto si,  pur rimanendo nella sobrietà scientifica, non si cadesse nella tediosità di conferenze accademiche classiche.
Un ringraziamento particolare come hanno più volte fatto i professori organizzatori va agli studenti  che hanno collaborato alla riuscita della giornata.

Antonio Del Fiacco

Uno schermo alle spalle di una commissione su cui passano testi di canzoni, immagini di contestazione, video musicali stimoli visivi e acustici che fanno da cornice ad una giornata di studi scientifici, sembra uno scenario divertente e vi assicuro che lo è. In particolare è quello che si poteva trovare in aula magna del polo di Gorizia il 19 maggio di quest’anno quando si è aperta la giornata di studi sul ’68.
Dopo una serie di canzoni riprodotte con chitarra e voce che hanno rotto il ghiaccio immergendo la platea nel clima degli studi, il prof. Neglie ha aperto il ciclo di interventi, descrivendo il contesto socio-politico-culturale in cui i movimenti di protesta ha mosso i primi passi con una puntuale analisi storica e sociale; facendo inoltre notare come il movimento fosse eterogeneo e soggetto a molte spinte di forze più o meno interessate.
Il prof. Belohradsky ha poi portato la sua testimonianza sul ’68 in Cecoslovacchia con una particolare attenzione agli eventi della “Primavera di Praga”. Nel suo intervento,  Belohradsky ha cercato di evidenziare l’aspetto umano al di la dei canoni scientifici classici fornendo, oltre a dati di fatto spesso poco considerati, un’analisi brillante della situazione intellettuale e della voglia di ragione che si scatenò in quel periodo.
Dopo un breve stacco musicale simbolicamente rappresentato da “The wall” dei Pink Floyd, il prof. La Mantia è intervenuto sui tratti caratteristici del movimento di contestazione nei Paesi dell’Europa orientale allora appartenenti al sistema sovietico, facendo notare le differenze tra la percezione   occidentale e quella orientale e le diverse richieste che ne sono scaturite. Durante lo stesso intervento il professore ha anche fornito un quadro generale  della situazione nella allora Jugoslavia del maresciallo Tito. La prima sessione di lavori ha avuto una conclusione Sui generis con la proiezione di uno spezzone del film “Woodstock”.
Alla ripresa dei lavori, il prof. Gabassi, facendo scorrere alle sue spalle le immagini del film “tempi moderni” ha spiegato come la pratica organizzativa sia cambiata dopo gli eventi del ’68 soprattutto nelle fabbriche e nelle officine in cui fordismo e profitto erano ormai le parole d’ordine di ogni imprenditore.
Terminata la proiezione dello spezzone del film, il senatore on. Giorgio Benvenuto ha fatto in modo che lo studio non si fermasse ai moti e alle occupazioni universitarie, ma ha portato l’esperienza vissuta del ’68 sindacale, periodo di forte fermento e di conquiste per le classi lavoratrici: rinnovi contrattuali, medici aziendali, riconoscimento di tempi di lavoro meno stressanti. Un particolare accento è stato posto sull’aspetto riguardante la sicurezza e la salubrità del posto di lavoro su cui hanno seguito delle riflessioni dei partecipanti.
Il professor Ungaro è intervenuto descrivendo il movimento di contestazione quale fenomeno sociale in cui si tentava di eludere le responsabilità personali, egli si è soffermato in particolare sui binomi libertà/consapevolezza e multicultura/intercultura facendo passare tra le coppie di parole il distinguo della responsabilità. Alla fine del suo intervento il prof. Ungaro ha suggerito di non ritenersi portatori di verità ma di essere veri in se stessi.
La sessione di lavori si è chiusa con la relazione del prof. Scaini il quale ha descritto il movimento del ’77 e il substrato culturale che lo ha reso possibile, legando i due movimenti con un filo rosso che percorre dieci anni di storia. Sono state tenute ovviamente in debita considerazione anche le differenze tra i due movimenti di protesta e le loro differenze sul piano dei risultati e delle conquiste.
A margine e conclusione della giornata di studi è inoltre stata organizzata una festa a  tema cui hanno preso parte numerosi studenti della nostra facoltà, piu o meno immersi nello spirito del periodo attraverso musica e travestimenti peculiari che hanno unito l’utile: capire uno spirito di gioventù diverso al dilettevole: la festa.
Come hanno sottolineato il professor Neglie e il prof. La Mantia questa giornata di studi alternativa è stata un esperimento a mio modesto parere di partecipante ben riuscito: gli organizzatori sono riusciti a mantenere una buona alternanza tra mezzi culturali “leggeri”, come film e musiche, e interventi brillanti. Sicuramente non ci si è annoiati e non è di certo mancata l’originalità che ha fatto si,  pur rimanendo nella sobrietà scientifica, non si cadesse nella tediosità di conferenze accademiche classiche.
Un ringraziamento particolare come hanno più volte fatto i professori organizzatori va agli studenti  che hanno collaborato alla riuscita della giornata.

Antonio Del Fiacco

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