You are currently browsing the tag archive for the ‘accesso al credito’ tag.

Sembra non trovare pace questa Francia, che ha ancora negli occhi le immagini delle auto in fiamme, delle banlieues  in rivolta e dei loro figli dimenticati in cerca di riscatto e che oggi affronta una nuove paralisi,ben piu’ trasversale ed estesa,in grado di mobilitare un intero popolo contro il governo e contro l’ormai famoso CPE.
Alla base di tutto un binomio che riguarda il mondo intero,disoccupazione e flessibilità,chimera e bellerofonte,che il governo francese aveva creduto di armonizzare e risolvere  nel contratto di primo impiego. Questo,permettendo ai datori di lavoro di licenziare i dipendenti sotto i 26 anni senza offrire una giusta causa nell’arco dei primi due anni di lavoro,avrebbe dovuto abbassare l’allarmante tasso di disoccupazione che,secondo fonti ministeriali arriva a toccare il 40% nei giovani minori di 25 anni.
Il provvedimento,che ha fatto gridare allo scandalo era stato concepito,in realtà,proprio per sostenere la stabilità del lavoro giovanile:il CPE ,infatti,a dispetto del trend che vede i giovani assunti  a contratti determinati e sottopagati ,è una forma nuova di contratto indeterminato,senza scadenza ,quindi,e che prevede sì un lungo periodo di prova ,ma offre una remunerazione adeguata  e numerose garanzie al dipendente in materia di indennizzi di licenziamento,accesso al credito bancario e formazione professionale.
Era tuttavia evidente ai francesi che tale libertà decisionale concessa agli imprenditori e il sostanziale annullamento di qualsivolglia regolamentazione in materia di licenziamento ,avrebbe fatto camminare su un filo sottilissimo e precario i giovani lavoratori per 24 interminabili mesi.

La reazione è stata immediata,una moltitudine composita e compatta le cui file annoveravano età e ceti i più diversi si è riversata prontamente nei boulevards e nelle piazze,come solo i francesi più volte hanno dimostrato di saper fare. In principio è stato lo scontro,governo e studenti più sindacati irremovibili,gli uni nel sostenere il progetto di legge,gli altri nel contestarlo,poi la paura di una vera guerriglia urbana e la forza dei quasi tre milioni di manifestanti scesi in strada il 28 Marzo durante lo sciopero generale hanno convinto il Governo ad ammorbidire  la propria posizione.
La questione assume una certa rilevanza politica se si considera  che de Villepin,primo ministro e più accanito sostenitore del Cpe si sta giocando la reputazione in vista di una sua molto probabile candidatura alla presidenza e che Chirac,al termine del mandato,vorrebbe concludere degnamente e senza macchie indelebili  la sua lunga carriera.
Il presidente della repubblica ha affermato che “quando una legge è approvata va applicata”,oltretutto la Corte Costituzionale francese  ha giudicato valido senza riserva alcuna il progetto,il CPE è divenuto dunque patrimonio o disgrazia,per come lo si veda,dei Francesi.
In molti avevano sperato in un repentino ritiro del progetto,ma ciò avrebbe costituito un grave precedente oltre che un segno di debolezza del Governo. A dispetto della rigidità ancora dimostrata dai sindacati,le istituzioni e Chirac in prima linea si sono parzialmente aperti al dialogo,quest’ultimo auspicando una riduzione a un anno del periodo di prova e sostenendo il diritto del lavoratore a conoscere le ragioni del proprio licenziamento.Il La fumata bianca di Chirac,tuttavia,non ha, schiarito il cielo di Parigi ,che anzi rimane grigio,l’opinione pubblica,secondo recenti sondaggi,si è detta contraria alla legge,pure con le modifiche ,per il 66%.
Il confronto,a questo punto,è ancora aperto, le sorti del CPE e del precariato giovanile dipenderanno in parte dalla resistenza dei manifestanti e dalla loro capacità di  trasporre le mille grida e i colori apparse sulle rues francesi in un’unica voce,seduti a un tavolo,e dalla posizione di de Villepin ,sempre più solo e ragionevolmente preoccupato per il tracollo della propria immagine pubblica.
E’difficile immaginare l’esito di questa crisi che ha riportato con la mente al sessantotto e ai suoi sogni  gli uomini che hanno marciato in questi giorni e che ha permesso ai più giovani,per una volta,di sentirsi padroni del proprio futuro,come una volta.
Ciò che rimane ,a mio avviso,è la grandezza e la coerenza di una repubblica come si deve,con istituzioni forti,ma pronte a recepire,pur non senza esitazioni,il messaggio della gente e con un popolo unito,convinto delle proprie idee e capace di sostenerle a lungo,con l’ostinazione di chi sa essere nel giusto. D’altronde le agitazioni di questi giorni non sono state la manifestazione di una battaglia,ma come diceva la voce più frequente,“Reve generale”(sogno generale,invece di “greve”,sciopero), l’inseguimento di un sogno comune.

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 11.474 hits