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Il viaggio continua. Capodanno nella Matera dei sassi e dei saldi

Arrivo che è già buio a Matera, dal turbinio di strade che gira attorno al blocco intagliato dei sassi. La macchina scorre veloce tra le rotonde e le isole spartitraffico, serpeggia fra i palazzoni residenziali, sale e scende, la periferia vista dal finestrino è a metà tra l’autodromo e le montagne russe. Sono ospite della famiglia Bruno. Tutto intorno i balconi sono accesi di luci abbondanti e disordinate, hanno passato Natale e stanno aspettando il 2009.

Scendendo verso il centro ci s’incaglia nei sassi. Non li avevo mai visti né immaginati, li conoscevo solo come sfondo di film che raccontano altre storie. Sono le case sovrapposte scavate nel tufo dove i materani hanno vissuto fino agli anni Cinquanta prima dello sfollamento forzato. Stanzette contorte che ospitavano famiglie intere con asino o maiale, arroccate su una parete del burrone creato nei secoli dal torrente Gravina. Poi ruspe e palazzinari hanno costruito una seconda città tutto intorno, cementificata ma ariosa, in simbiosi con la prima. I sassi regalano poesia al traffico che scorre vivace in periferia.

Al Keiv bevo il primo amaro lucano. È un posto sciccoso, ricavato in un sasso, tra giochi di luci e specchi colorati. Un inizio da turista. Un po’ più su, verso la piazza che raccorda la Matera dei nonni a quella dei nipoti, sta Il Camera. È la pancia notturna che si ingoia i materani, un dedalo di cunicoli affollato di formichine opulente che trasportano il loro bicchiere di birra alla ricerca di un tavolino libero. I giovani sono tornati dall’esodo che svuota il Meridione per farsi il Natale in famiglia. «Auguri!» e bacini sulle guance si mescolano ai «Bentornato, quando torni su?».

«Non c’è lavoro. Che dobbiamo fare? Tutti a passeggio!». Sembra rassegnazione simpatica, ma a parlare è gente che fra qualche giorno si farà 13 ore d’auto per tornare a lavorare a Milano e che prima di “scendere” si è fatta un colloquio di lavoro a Torino. O che comunque sta per ricominciare a godersi la vita di studente, ma a 500-800-1000 chilometri da casa, a Roma, Bologna o Gorizia.

Capodanno ruota attorno al pranzo. La giornata è ormai irrimediabilmente scivolata in avanti di cinque sei ore; dopo la Notte dell’anno passata a ballare, la colazione presa in un bar fuorimano e qualche ora di sonno profondo, non riusciamo a sederci a tavola prima delle 14. Siamo a mangiare dalla zia.

Le portate principali arrivano accompagnate da risa e marcia trionfale (Aida), lo zio chiacchierone copre il ticchettare delle forchette con i suoi racconti, una televisione accesa e silenziosa movimenta la scena. Siamo in tanti, fratelli, zii e amici di famiglia che alla fine del pranzo sento quasi come miei cugini lontani. Pasta al forno, agnello arrostito, pizza rustica, pettole (quell’acqua-farina-sale fritti che a Ferrara chiamano pinzìn e che ogni regione mangia convinta che siano specialità locale), dolce alla ricotta. La maratona si chiude alle 18 col caffè. È il tempo delle carte: scopa e piattino, ho vinto anche qualche “spiccio”. È il casinò più bello.

Le notti si spingono fino a mattina alla ludoteca vicino alla villa. La gestisce un vecchio grasso e taciturno, si vede che fa il possibile per tenerla al passo coi tempi, sembra non faccia fatica ad aspettare l’alba per vedere vuoto il suo locale. Io mi drogo di biliardo e, nel soppalco ormai diventato una galleria del fumo, imparo a giocare a burraco.

Siamo all’ultimo giorno. Non so come ma l’inizio dei saldi ci fa arrivare al centro commerciale. Al “senso unico” sembra si sia trasferito un suq arabo: la folla si spintona tra gli scaffali, maglioni giacche e camice sono quasi all’aria, la musica è assordante. Tornati in città mi accorgo che è piena di quegli orribili babbi natale appesi/impiccati ai balconi. Delirio per gli sconti e buongusto natalizio fanno dell’Italia2009 un paese unito.

Ho passato bei giorni in questo Sud che parla sempre al passato remoto. «Matera affonda le sue radici nella notte dei tempi», le piace raccontarsi; vi ospiterà volentieri, fateci un giro. Conosco un buon indirizzo.

Francesco Marchesano

francesco.marchesano@sconfinare.net

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