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Il lettore saprà già se Dilma Rousseff, candidata del PT (Partito dei Lavoratori) alle presidenziali brasiliane, sarà la prima donna al timone del gigante sudamericano. Pur restando favorita, Dilma non ce l’ha fatta a conquistare la presidenza al primo turno, nonostante sia stata consacrata propria erede dal “politico più popolare al mondo”, come lo ha definito Barack Obama. Un presidente che esce di scena dopo due mandati consecutivi con ancora l’80 % dei consensi è un record senza pari.

Luiz Ignacio Lula da Silva, ex operaio, ex sindacalista, eletto nel 2003 con qualche titubanza (la paura di posizioni troppo “socialiste” determinarono, in un primo momento, una fuga di capitali) è stato capace, in otto anni di governo, di cambiare l’immagine di un paese dal brillante futuro che non arriva mai in quella di modello per tutto il mondo in via di sviluppo, e non solo.

Innegabile la clamorosa crescita economica avuta in Brasile, con un tasso di crescita medio del PIL del 4,2 % tra il 2003 e il 2009. Un’economia stabile (merito che affonda le radici anche nelle riforme avviate negli anni ’90), la conduzione di politiche economiche responsabili e la solidità del settore bancario hanno permesso al gigante sudamericano di affrontare la crisi finanziaria con relativa calma, senza perdere di vista gli obiettivi di politica sociale e ribadendo con fiducia l’essenziale ruolo dello stato nell’economia. Particolarmente rilevante il PAC (Programa de Aceleração do Crescimento), massiccio progetto di intervento statale nel mercato annunciato da Lula nel 2007 (anno in cui la crescita del PIL ha raggiunto il picco massimo) con l’obiettivo di favorire una crescita economica per mezzo di investimenti infrastrutturali e nel settore energetico.

Lula ha conquistato ben presto anche l’appoggio degli imprenditori: dopo aver realizzato, negli anni novanta, uno dei principali programmi di privatizzazione al mondo (l’allora ministro delle finanze brasiliano affermava che “la miglior politica industriale è non avere politica industriale”), il Brasile di Lula ha attuato, sotto questo frangente, una politica esplicita e pronunciata: il BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Economico e Social) ha investito ingenti somme di denaro pubblico nei settori più dinamici, e ha aumentato il credito pubblico al settore privato delle piccole e medie imprese.

I campi in cui Lula ha però ottenuto il successo per cui sarà ricordato sono altri: la politica sociale è stata il vero fiore all’occhiello di questi 8 anni di presidenza. La disuguaglianza dei redditi rappresentava uno dei tristi record brasiliani, e uno dei principali risultati del governo è stato proprio la sua riduzione: l’indice di Gini, misurante l’ineguaglianza della distribuzione nei vari paesi, è passato dal 0,593 del 2001 al 0,56 del 2005 al 0,49 del 2007, con 0 che indica una perfetta uguaglianza e 1 la perfetta disparità (in Italia, per intenderci, è al 0,36). La vera riforma è stata lanciata nel 2003, con l’avvio del programma Bolsa Familia: Vennero integrate ed accorpate le cinque misure di sostegno al reddito già esistenti in un unico trasferimento, sotto la gestione di un unico ministero, e i beneficiari aumentarono dai poco meno di cinque milioni di famiglie nel 2001 alle 12 milioni nel 2009 (più o meno il 26 % della popolazione del Brasile). In presenza di bambini nel nucleo familiare il sussidio è condizionato alla frequenza scolastica e all’effettuazione di visite mediche regolari. Le scelte istituzionali e amministrative che hanno contribuito al successo del programma brasiliano sono state prese a modello anche da Paesi come il nostro, nell’affrontare la frammentarietà e l’ineguaglianza che ancora caratterizza le nostre politiche di sostegno al reddito.

I successi raggiunti in casa hanno sicuramente portato conseguenze benefiche anche sul piano degli affari esteri: il Brasile di Lula si è ritagliato un ruolo di primo piano nell’agenda internazionale, arrivando a chiedere con insistenza un seggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu. La visione squisitamente multilaterale, a partire da un buon livello di integrazione con i vicini sudamericani, ha visto il paese stringere solidi rapporti con Cina (principale socio in termini di esportazioni), Paesi Arabi (gli scambi si sono quadruplicati negli ultimi sette anni) e scommettere in un’intensa cooperazione sud-sud. E’ dunque a buon titolo che il Brasile si assume l’impegno di protezione e promozione degli interessi degli stati in via di sviluppo nei consessi internazionali.

Gli indubbi successi ottenuti da Lula non risolvono tutti i problemi che ancora affliggono il Brasile, un sistema d’istruzione carente e una riforma agraria ancora in sospeso in primis. Ma di questi tempi, con stati sull’orlo del fallimento e finanziarie da lacrime e sangue, l’idea che un ex metalmeccanico lasci in eredità un Paese più ricco e più giusto non può lasciare indifferenti.

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Gli ultimi giorni di maggio hanno visto un folto manipolo di studenti del SID, iscritti e simpatizzanti, partecipare al viaggio di visita presso le istituzioni europee organizzato dalla sezione goriziana del Movimento Federalista Europeo.

Il tour di cinque giorni ci ha visto raggiungere la città tedesca di Francoforte e quella francese di Strasburgo, dove hanno sede importanti organi comunitari.

Trascorsa una entusiasmante notte in autobus, la fredda e piovosa accoglienza della città sul Meno è stata mitigata dal benvenuto riservatoci presso la Banca Centrale Europea, nella quale dopo la visita guidata abbiamo assistito alla conferenza dei dott. Mazzaferro e Zisola sul ruolo e le funzioni della BCE, spaziando attraverso argomenti di più stretta attualità quali i rischi continente di fronte alla crisi economica e le risposte europee.

Dopo un lauto pasto e una breve visita della città sul Meno, ci siamo diretti oltreconfine verso la città di Strasburgo e il luogo di pernottamento per le successive tre notti: Munster, un piccolo comune alsaziano di 4000 abitanti con una pensione a conduzione familiare la cui capacità ospitante ha sorpreso tutti noi.

Il giorno successivo è stato dedicato alla visita libera della città, che per la sua identità biculturale è conosciuta come una delle capitali dell’Unione: dalla cattedrale gotica al centro storico della Grand Ile, patrimonio Unesco; oltre che, ovviamente, alla ricerca di qualche specialità alsaziana per i pasti e qualche svago serale.

Il viaggio è proseguito l’indomani, con la visita al Consiglio d’Europa, il tour guidato alla Debating Chamber dell’Assemblea e la conferenza sul ruolo di questa organizzazione internazionale, ancora troppo spesso sconosciuta, o peggio, confusa, con le strutture istituzionali dell’Unione Europea (il Consiglio Europeo). Questa organizzazione (di cui fanno parte, per intenderci, anche paesi come Russia e Turchia) ha lo scopo di promuovere l’identità culturale europea vegliando sul rispetto per i diritti e la democrazia, predisponendo e favorendo la stipulazione di accordi e convenzioni internazionali tra gli stati membri. Tra le istituzioni che dipendono dal Consiglio d’Europa, la Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

L’ultima sera a Strasburgo abbiamo avuto modo di trascorrerla in compagnia dei giovani della sezione JEF (Jeunes Européens Fédéralistes), occasione di svago e di confronto sulle tematiche e le battaglie comuni che portiamo avanti nei rispettivi paesi.

Come ultima tappa del viaggio, la visita al Parlamento Europeo ci ha portato ad assistere dalle tribune a parte della seduta parlamentare dalla tribuna e all’entusiasmante e piacevolmente informale dibattito con la parlamentare europea uscente P. Napoletano, vice presidente del PSE e della Commissione esteri. Oltre al coinvolgente entusiasmo della nostra connazionale nel raccontare il funzionamento di una sessione plenaria e la sua personale esperienza politica, l’onorevole ci ha intrattenuto con il resoconto del recente viaggio a Gaza con la delegazione europea nei territori palestinesi colpiti dal recente conflitto.

Un viaggio che ora, a meno di un mese dalle elezioni per il rinnovo del parlamento, non poteva che risvegliare le coscienze europeiste di ciascuno di noi.

Matteo B. Lucatello
www.matteolucatello.it

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