You are currently browsing the tag archive for the ‘catenaccio’ tag.

Gorizia. Dopo nove intense giornate e ben quantotto partite cala il sipario sul torneo universitario, l’evento più sentito dell’intero anno accademico. L’ambito trofeo è stato alzato al cielo del Pastor Angelicus da Marco Iodice, capitano della CSKA Turismo, ed ha avuto nel suo mattatore l’aitante centravanti dei vincitori, Emmanuele Moretti. Medaglie e tanti sinceri complimenti per i secondi classificati, i Vulcan Bargains, autentica rivelazione del campionato. La finale, svoltasi in una bella serata di fine maggio, è stata una partita avvincente, ricca di capovolgimenti di fronte, con il risultato perennemente in bilico. La CSKA ha prodotto una gran mole di gioco, prendendo il comando delle operazioni sin dai primi minuti, dimostrandosi tuttavia sterile nei metri conclusivi. Al contrario, i Vulcan risultavano essere pungenti con rapide azioni di contropiede non finalizzate solo per la cattiva serata dell’acciaccato Marraffa, limitato da un precedente infortunio al ginocchio. Il primo tempo terminava sullo zero a zero ma entrambe le squadre sembravano non avere alcuna intenzione di mollare. Il secondo tempo iniziava in modo spettacolare, con la CSKA scatenata e vicinissima alla segnatura proprio con Moretti, prima lesto ad intercettare un superficiale retropassaggio di Bellinghieri e poi rabbioso nello scagliare una fucilata verso la porta. Il palo e la traversa strozzanavano in entrambi i casi l’urlo di gioia del giocatore. Ironia del calcio: nell’azione successiva Adriano Trampus, erculeo centrocampista dei Vulcan, prima ruba palla a centrocampo e poi, con un preciso rasoterra ad incrociare, supera imparabilmente l’estremo difensore avversario. La felicità dei Vulcan dura pochi minuti, precisamente sette; è il tempo che passa tra il loro goal ed il pareggio di Marco Iodice, felino nella deviazione su corner di Faidutti. La partita si infiamma e la CSKA attacca a testa bassa e sfiora la marcatura per ben tre volte. Fuori per questione di centimetri. Ancora una volta i Vulcan sfruttano una ripartenza e purgano in contropiede: bellissimo il cross di Mezzaroba ed il destro ad incrociare nell’angolo alto di Filippo. Nuovo vantaggio e catenaccio per i Vulcan. Ma non basta. Ancora una palla inattiva, precisamente una rimessa laterale, ancora una dormita del pacchetto arretrato e Faidutti realizza un goal molto simile a quello di Crespo in Argentina-Messico del campionato mondiale. A quel punto le energie svaniscono, i ritmi si abbassano finchè non si arriva alla roulette russa dei rigori. Decisivo l’errore del difensore dei Vulcan Antonio Esperi, eletto migliore in campo. CSKA campione, Vulcan ci proverà l’anno prossimo. Onore ad entrambe le squadre. Nella finalina, netta vittoria dei Siderurgici sulle feccie rosse, forse unica delusione del torneo, grazie ad un impressionante Lessi ed un energico ed instancabile Gambardella. Senza banalità alcuna affermo che un clima turbato come quello che il nostro calcio sta pesantemente vivendo a causa dello scandalo di Moggiopoli, queste piccole manifestazioni organizzate dall’università possono riavvicinare la gente ad uno sport tra i più belli del mondo e far dimenticare l’inquinamento morale e materiale che il business e gli interessi economici hanno prodotto nell’universo del pallone. L’obbiettivo sarebbe di sottolineare come una partita sia sempre un gioco e non un affare o peggio un lavoro. Infine, il livello di gioco apprezzato durante il torneo è stato discreto, lo spettacolo folkloristico e l’ambiente quasi famigliare, ideale non solo per gli studenti ma anche per tutti coloro che volessero rilassarsi e divertirsi semplicemente al martedì ed al mercoledì sera. Tutto questo rappresenta un invito a tutti quelli che amano il calcio e la migliore pubblicità per questo meraviglioso sport.

Marco Di Liddo

TRIESTE.Gloriosi stendardi tricolori e clima da finale di coppa del mondo. C’è un intero popolo di prodi (oops…)  difensori dell’italico vessillo all’apertura del comizio elettorale del ministro Gianfranco Fini, tenuto in un teatro Verdi di Trieste vestito a festa.
Pienone dunque, c’era da attenderselo: l’italianissima Trieste, strategico porto di frontiera, così a lungo attesa nel corso di secoli, discussa, divisa e poi mutilata della sua “naturale appendice”, non poteva che entusiasmarsi al richiamo risorgimentale del Gianfranco nazionale. E così tutti lì, cuore tricolore in mano e nostalgia negli occhi, ad attendersi ciò che in tivù non si può dire ma ad un comizio sì.
Pubblico di occhialuti e capelli bianchi, sembra un autobus su cui è doveroso lasciare il posto ai più anzianotti…
I gregari locali scaldano un auditorium mai così partecipe ed interagente;, perché se la politica attuale sa accendere la passione, il ricordo di ciò che è stato infiamma e coagula al tempo stesso, tizzone ardente su una ferita che rischia di essere ancora aperta (ahinoi…).
Sindaco Di Piazza, Scoccimarro, Lippi, Menia…Poi, bando ai convenevoli. Silenzio tutti, parla Fini. L’inizio è poderoso, da leader che non possa disattendere l’entusiasmo di una folla oceanica tutta lì, cuore, cervello e polmoni,  per lui. “Italiani e italiane di Trieste!” Il Verdi esplode. “Touché!” deve aver pensato Gianfranco. Il tasto da premere è quello, lo si sapeva anche prima di cominciare. Le prime parole sono un invito alla militanza, la folla risponde  il suo “obbedisco” di applausi, tra la baraonda spicca un “Vinceremo, vinceremo”. Sorriso sulle labbra di tutti. Compiacimento?
I toni sono accesi, Fini se ne rende conto ben presto e, da maldestro oratore che non sappia mantenere una folla in tensione ( o da abile giocatore di scacchi…), provvede a placarli. Il comizio del leader di AN è un Brasile che gioca col catenaccio; rapide e fugaci puntatine all’attacco, il pubblico per un momento s’infervora, tutti in piedi ad inseguire con lo sguardo quella punta che potrebbe essere così veloce… ed invece gioca con il freno tirato. Esigenze di campagna elettorale. Esigenze di moderare i toni. Fini lo sa bene; il suo comizio è poco sregolatezza e tanto senso tattico.  L’abile numero 8 dispensa assist quanto basta per non far sprofondare in letargo l’auditorium. A ogni calo di attenzione l’oratore lancia  un’esca a cui il pubblico abbocca con tanto tanto piacere.
E così è sufficiente un accenno alle irredente terre di Istria e Dalmazia per colpire il triestino laddove è più indifeso e scatenare bolgie furiose di applausi; basta un richiamino, tra le righe, all’amor patrio per svegliare chi, di sentire che la lotta al terrorismo verrà condotta senza tregua, ne ha piene le orecchie.
Il comizio continua singhiozzando talento a  monotonia, entusiasmo a politichese da Porta a Porta. Una domanda pare sorgere spontanea: è questa l’Alleanza Nazionale che esige più destra, che prima di Fiuggi…, che  conserva nel suo simbolo la fiamma tricolore? E’ questa l’Alleanza nazionale che una grande parte del popolo di sinistra non esita a definire ’ fassista’?
Il comizio si conclude sulle celebri note della Turandot di Puccini, un “vincerò, vincerò” che non sarà la scelta più originale ma di sicuro non lascia indifferenti. All’uscita m’imbatto in un tale al quale confido le mie perplessità riguardo il comizio. Troppo controllo palla, poche sortite all’attacco, come pretende di fare la punta questo Fini? E alleanza nazionale non rischia di snaturarsi, incatenata ai rigidi schemi imposti dalla politica di televisione, di elezione, di moderazione? Il tale risponde che no, che la via imboccata è quella giusta, che se non si vuole rimanere isolati in quella ragnatela all’angolino destro è necessario istituzionalizzarsi, moderarsi, allacciarsi. Melina? Sì,ma con la consapevolezza di restare attaccanti di razza!

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 12.274 hits