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“Se molti di voi pensano che Gorizia senza universitari sia una città morta, si sbagliano di grosso”.

Sono in molti a pensare che Gorizia non meriti le realtà universitarie, altri che non riesca a gestirle o a valorizzarle. Nonostante questo non bisogna sottovalutare o giudicare per partito preso le iniziative presenti in città. Vi sono essenzialmente due novità: ciò che interesserà sopratutto il popolo di studiosi che di Gorizia ha fatto la sua seconda città, o semplicemente il luogo dove “spende” la settimana dal lunedì al venerdì, è l’apertura dei bandi dell’Erdisu, per usufruire dei contributi per lo studio, per l’alloggio, per maggiori info Erdisu.

Interesserà invece anche la cittadinanza l’apertura del nuovo “Conference Center” in via Alviano, a partire da Gennaio 2009. Come riportato da “Gorizia Oggi” il sindaco Romoli ha salutato la conclusione dei lavori con la speranza che la struttura possa essere adeguatamente sfruttata e pubblicizzata.

Dunque appuntamento a Settembre e a Gennaio… godetevi le vacanze.

Diego Pinna

Vi informo e vi invito caldamente a partecipare alla Conferenza di giovedì 15 maggio alle ore 15, presso l’Aula Magna della nostra Università, alla quale parteciperà Mme Florence SAUTEJEAU, Consigliera per gli Affari Sociali dell’Ambasciata di Francia a Roma. L’intervento verterà su una presentazione in lingua francese della legislazione del lavoro francese (ripercorrendo l’excursus di CPE, CNE e le ultime proposte di Contratto Unico che hanno toccato anche la società italiana) nonchè sulla presentazione dello stage presso l’Ambasciata Francese che già da anni è attivo presso il nostro Corso di Laurea, grazie all’intermediazione della prof.ssa Leggeri e attualmente della prof.ssa Dupond.

Locandina intervento Mme Sautejeau 15 maggio 2008

Scambio culturale finanziato dall’Unione Europea

Treno Venezia S. Lucia – Trieste Centrale. Destinazione Gorizia. Il tempo sembra essersi fermato. Guardo fuori dal finestrino e mi perdo col pensiero… appena tornati da un lungo viaggio si rimane sempre un po’ assopiti, passano davanti agli occhi mille immagini che la mente tenta inutilmente di afferrare, i ricordi sono aggrovigliati. Piano, piano quasi cullati dal lento scorrere del tempo si riprende il filo conduttore di un entusiasmante viaggio in Colombia.

La pellicola è finita, riavvolta, pronta per essere proiettata a chi aspetta con ansia di sapere com’è andata.

Un giorno arriva improvvisamente la proposta: viaggio in Colombia. Senza sapere come, dove, quando e perché; accompagnata da un entusiasmo irrefrenabile, accetto. Nei giorni successivi sarà tutto più chiaro. Si chiama Programma Gioventù. Programma della Commissione Europea (2000 – 2006) relativo all’educazione informale dei giovani nell’ambito europeo. Un incentivo alla partecipazione attiva e alla cooperazione tra i giovani. Il progetto consta di 5 azioni: la Gioventù con l’Europa, il Servizio Volontario Europeo, Iniziative Giovanili, Azioni Congiunte e Mezzi di Appoggio.

Quella a cui avrei partecipato, la prima, prevede uno scambio multilaterale finanziato per il 70% dall’Unione europea tra gli Stati membri e paesi terzi a cui possono partecipare giovani dai 15 ai 25 anni. Finalità dello scambio sono lo sviluppo di una conoscenza e comprensione migliore della diversità culturale, l’incremento dell’uguaglianza di opportunità e l’approfondimento di problematiche legate al mondo giovanile.

Il mio scambio dal titolo ” Diversidad cultural en la globalisación juvenil” si sarebbe svolto a Baranquilla a Nord della Colombia assieme a spagnoli, greci, salvadoregni e colombiani appunto. Conoscenza della lingua: zero. Voglia di conoscere un mondo totalmente diverso dal mio: molta.

Dieci giorni accompagnati dal colore giallo. Questo è il colore che predomina. La gente è solare. La gente è comunicativa. La gente balla. Tutta la giornata è accompagnata dal ritmo giallo della musica, dal movimento

inarrestabile del corpo. Si balla nei bar, si balla a casa, si balla per strada e ballando con loro faccio il mio primo incontro con la Colombia.

Grazie a conferenze, incontri formali con il gruppo dirigente della regione ma soprattutto attraverso le mille chiacchierate con gli amici colombiani e i due indigeni che partecipavano allo scambio con noi, ho imparato a conoscere questo Paese. Una terra che ospita mille culture, oltre ai colombiani vi sono 90 comunità di gruppi indigeni, una terra della mitologia kogui, fortemente influenzata dallo spirito europeo, terra di conquiste, della globalizzazione, della contraddizione. Il binomio capitalismo – povertà regna indisturbato nel Paese e il suo apparato burocratico amministra il territorio attraverso la corruzione, lo sfruttamento minorile, la guerriglia che ha perso ormai tutta la sua connotazione politica e segue anch’essa le curve di domanda e offerta nel mercato del narcotraffico.

Di tutto questo si parla in uno scambio, dei problemi che affliggono i giovani. Ci si rende conto di quanto sia importante integrarsi in un gruppo, e di quanto si possa imparare vivendo con persone che affrontano realtà diverse dalla propria. In un clima di condivisione si viene a far parte di un’unica trama. Il progetto coglie tutte le esigenze, le aspettative del mondo giovanile e alla fine gli obiettivi dello scambio sono perfettamente raggiunti…

La Colombia si impegna però a nascondere quello che è il vero problema a chi arriva e visita il Paese, parlarne si, ma non troppo. E se proprio questa è l’immagine che si vuole dare allo straniero, il mosaico non ha mai i suoi tasselli al proprio posto. Ce n’è sempre uno nero che spicca tra tutti gli altri. Una vecchia donna che rovista tra i rifiuti per cercare del cibo rimasto da un pranzo al sacco. Quel tassello così importante vale più di qualsiasi discorso. Il suo colore nero è pronto a testimoniare che oltre il bene vi è anche il male. Entrambi esistono all’interno e all’esterno di ogni individuo come gli Aruahki ci hanno saggiamente ricordato.

Nicoletta Favaretto

Alle superiori l’Assemblea d’Istituto era il paradiso dei disertori e il palcoscenico dell’élite che lottava contro l’indifferenza studentesca. All’università invece tutta un’altra vita: un confronto tra docenti e studenti in due round ( il 9 marzo e il 4 aprile) che ha visto una buona partecipazione di entrambi. Non immaginatevi l’aula magna straripante, i cori e le trombe da stadio, però…
Nella prima puntata erano stati discussi il riordino dei curricula della specialistica, la ridefinizione del numero dei crediti f per la triennale, le sovrapposizioni di orario, e l’istituzione di una commissione paritaria di 5 studenti e 5 docenti, tutte  questioni riprese ed approfondite al secondo incontro. Sul palco, all’angolo sinistro, siede una nutrita rappresentanza degli studenti con i neoeletti Hussein, Collazzo, Moda più il redivivo Luccisano (ma Masucci e Poli, gli altri rappresentanti? Ah in Erasmus giusto!); all’angolo destro invece troviamo i professori Gabassi, Meyr, Belhoradsky, le professoresse Swain e Cusina, e infine  Dario Bazzarini.
Pronti via e il professor Gabassi lancia il tema dei temi, il riordino dei curricula della specialistica. Dopo la  precedente assemblea era serpeggiata tra gli studenti questa domanda “…è vero che vogliono fare una sola specialistica concentrata sul  negoziato?!” e la risposta più gettonata era “..Ehh?!?”. Ora finalmente è arrivata un po’ di chiarezza. La facoltà ha predisposto una commissione per il riordino delle specialistiche, la “Commissione Riordino” (bando alla fantasia), che avrebbe previsto la confluenza dei tre inidrizzi attuali in uno solo. Il tutto però rientrerebbe in un progetto di trasformazione del percorso tre più due in un quinquennio blindato composto dall’attuale triennale, da  un anno comune di specializzazione sul negoziato e infine, all’ultimo anno, da una differenziazione sul modello dei tre percorsi odierni. Si partirebbe dal 2007/2008. Ma perché proprio il negoziato? In realtà non è stato confessato apertamente, ma possiamo intuire che la volontà sia quella di caratterizzare il più possibile il corso per permettergli di distinguersi e sopravvivere agli attacchi di facoltà più dinamiche, donde la scelta di un settore di nicchia per il biennio.
Il colpo è potente e ben assestato, ma la platea schiva e contrattacca con il suo fuoco di domande, attraverso le quali viene introdotto l’annoso problema delle sovrapposizioni d’orario. Gabassi allora gioca d’astuzia e dichiara le sue difficoltà nel risolvere la questione. D’altronde egli non può obbligare i professori a fare lezione a determinate ore se  non vogliono. Segue una fase di stanca, la platea langue nel suo mare di poltrone rosse, mentre gli attori parlano senza entusiasmi della commissione mista (5 studenti + 5 docenti + Bazzarini) che avrà il compito di discutere l’applicazione della riforma. Si passa poi ai “crediti f” (crediti che non fanno media sul punteggio finale, acquisibili anche con attività extra – curriculari) e al loro probabile aumento da 9 a 12, ma, nonostante Luccisano chieda insistentemente che gli spieghino come completare i 5 Cfu della specialistica, il ritmo non sale, finché una ragazza non si lamenta della qualità dell’insegnamento. Improvvisamente gl’interventi s’imbottigliano in una coda senza fine che ci accompagnerà fino alle 16.45. La professoressa Cusina spiega come i test di valutazione costituiscano un sicuro strumento per migliorare la qualità della docenza. Tuttavia molti studenti si chiedono che cosa sia un test di valutazione dell’insegnamento, dal momento che  non ne hanno mai visto uno!! Arriveranno rassicura la professoressa, ma ormai il pubblico scotta ed è un attimo passare dalle lamentele per il livello delle lezioni, alle cannonate sui metodi poco chiari di attribuzione delle borse Erasmus. La situazione si complica, ci vorrebbe un time-out, ma ormai il tempo è agli sgoccioli e così il professor Meyr dichiara di concordare sulla necessità di una maggiore trasparenza che verrà ricercata attraverso la pubblicazione di un elenco  dei partenti con le ragioni e le modalità di attribuzione della borsa. Quando poi tutto sembra finito qualcuno mette in discussione la “Dottrina delle conferenze”. Gabassi allora rasserena gli animi rivelando le ottime impressioni lasciate dagli studenti ai conferenzieri finora succedutesi.
In chiusura ad  una mano atrofizzatasi sotto il suo stesso peso viene data finalmente la parola: “perché tutte le conferenze finora svolte hanno trattato di tematiche balcaniche? Non sarebbe meglio discutere anche di altre aree geografiche?”. Risposta: “non c’è nessuna pregiudiziale preferenza per l’est, però Gorizia si trova dove si trova  e si dovrà pure valorizzare la propria posizione no?!”. Non fa una piega e così dopo quasi tre ore  filiamo tutti a casa!!

Emmanuel Dalle Mulle

Flickr Photos

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