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Quanto costa accedere alla biblioteche della London School of Economics? oppure seguire un corso di Political Philosophy a Yale? Niente, perché oggi è gratis (e possibile).

Vi siete mai chiesti che cosa avranno le più blasonate università anglofone da richiedere rette criminali? cosa potranno avere loro, che noi, forse, non abbiamo? Oggi, si può farsi un’idea.

È risaputo che il mondo accademico si sta volgendo sempre di più alle nuove tecnologie, una conferma data dall’accordo tanto storico quanto controverso tra gli editori statunitensi e Google (prevede la digitalizzazione delle biblioteche universitarie americane). Infatti, stanno emergendo opportunità, non solo più accessibili, ma anche gratuite. È il caso di Itunes U, una piattaforma dedicata a scuole e università, offerta – purtroppo – dal famoso marchio Apple. Le opportunità che offre questo database (enorme) sono a dir poco sorprendenti: accedendo al Itunes Store del programma, basterà digitare il nome di una materia per ritrovarsi corsi registrati, lezione per lezione, delle migliori università americane e britanniche. Un esempio: avete appena finito di seguire il corso di Filosofia della Politica e, un po’ per quella tipica hybris studentesca, pensate che si poteva fare ben altro (se non meglio); a questo punto, vi domandate come l’avrebbero trattata all’estero. Il confronto diventa facile: entrate su Itunes, accedete al Itunes Store e digitate “Political Philosophy”. Il primo risultato sarà il corso di 24 lezioni di Filosofia della Politica della University of Yale. Questa giochetto lo si può ripetere anche con altre università come Harvard, Oxford, Stanford ecc.

Oltre a questa interessante possibilità, si trovano singole lectures dei più noti accademici e conferenze registrate(anche in italiano!). Per esempio, se siete interessati a all’economista Amartya Sen, basterà digitare nel programma le parole chiave, e vi compariranno una decina di lezioni (anche con video) tenute dal premio Nobel. Un giochetto che si può ripetere anche per materiale nostrano: si possono trovare dalle “Lezioni di Storia Laterza” (di cui vorrei segnalare una straordinaria lezione sul Maxiprocesso del 1986 di Salvatore Lupo) alle “Lezioni di Filosofia” di Salvatore Natoli. Insomma, un vero e proprio sconfinato database dove, se prenderete mano, vi ritroverete a scaricare ore e ore di materiale.

Un altro strumento interessante, in particolare per ricerche tesi, è il Caronte. Per capire la sua utilità, bisogna sapere che l’Università di Trieste è abbonata a migliaia di periodici on-line (come “European journal of international relations” o “African Studies Bulletin”) e banche dati (come la IBSS, giustappunto, la biblioteca della LSE), che sono accessibili solo se connessi alla rete della università. Pertanto, per accedere a queste risorse si hanno due possibilità: o si è presenti, fisicamente, all’università (connettendosi con un computer dell’aula informatica o alla rete wifi UniTS) oppure si utilizza un sistema VPN (Virtual Private Network), nel nostro caso, il Caronte. Quindi, quest’ultimo è un ponte che permette di collegare un computer alla rete dell’università, anche se utilizzate la linea ADSL di casa vostra. In poche parole, si accede a tutte le risorse a cui è abbonata l’università, non muovendosi di casa. Utilizzare Caronte, non è troppo complicato. Il primo passo è accedere al sito caronte.units.it ; scrivete le vostre credenziali e, una volta entrati, seguite passo a passo le istruzioni del sito (tra cui l’installazione dell’affidabile programma Cisco VPN IPSec). Dopo aver eseguito tutta la procedura, rientrate di nuovo nel sito del Caronte e cliccate, partendo da sinistra verso destra, alla terza icona che troverete in alto a destra. Questa aprirà una piccola finestra e, a fianco della scritta “Biblioteca (S.B.A)”, schiacciate il pulsante GO, che vi porterà al sito del Sistema Bibliotecario dell’Ateneo. A questo punto – connessi alla rete UNiTs comodamente da casa vostra – potete accedere a tutte le sterminate risorse che troverete nei link “Banche dati” e “Catalogo periodici elettronici”. In questi due motori di ricerca troverete milioni di pagine di PDF, tutte scaricabili gratuitamente. Tuttavia, per quanto utile possa sembrare, Caronte non ha pochi problemi. E’ da dire che è una tecnologia che, da una parte viene sottovalutata e, dall’altra, sottosviluppata. Spesso la connessione in certe banche dati, come JSTOR, è mortalmente lenta e può capitare che in certi periodi non funzioni del tutto. Ma il problema più grosso rimane la gestione del materiale: solo nell’area umanistica dei periodici accademici, sono digitalizzate più di 5000 mila riviste; il problema diventa come trovare il materiale che serve.

D’altro canto, Itunes U, per quanto possa avere questi grandi nomi, non potrà mai sostituire un reale corso accademico, né tantomeno rappresentarlo (se non parzialmente). I corsi sono spesso o propedeutici alla materia (es. Political Philosophy di Yale) oppure estremamente specifici (es. Nietzsche on Mind and Nature di Oxford) . Ma, in ogni caso, sia Itunes U che Caronte sono dei strumenti da tenere in considerazione.

Luca Magonara

In un suo ottimo articolo di qualche mese fa (La Repubblica, 24/09/08), Michele Serra analizzava il nuovo concetto (vincente) della destra al potere: la semplicità. Portava poi come esempio la riforma della scuola, le parole del Ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta, la gestione del caso Alitalia. Serra, purtroppo, non poteva sapere che il futuro ci avrebbe regalato il decreto sicurezza (‘antistupri’) del febbraio 2009. Ma credo che sarebbe stato un utile punto di partenza per le sue argomentazioni.

Ho scelto l’aspetto più controverso (non certo l’unico!) del decreto: le ronde. O meglio, l’istituzionalizzazione di gruppi di privati cittadini che pattugliano il territorio ‘armati’ (così, almeno, dovrebbe essere) di soli cellulari, per chiamare le forze dell’ordine.

A questo punto, non si capisce che utilità sociale porti con sé un gruppuscolo di persone (a forte rischio di politicizzazione) costrette a chiamare in aiuto polizia e carabinieri. Più sensato (e meno ipocrita) sarebbe stato, dico per assurdo, armarli davvero. Ma ciò non tarderà a succedere, credetemi; presto assisteremo alla legittimazione di armi di difesa personale, e già abbiamo osservato i primi tentativi di privatizzare le ronde attraverso sponsor. Per non parlare del rischio che le ronde diventino un modo per sfogare i propri istinti razzisti o per, purtroppo è possibile, legalizzare il controllo sul territorio delle organizzazioni mafiose. Non credo sia una possibilità da sottovalutare.

Eppure, basterebbe richiamare alla mente la storia del nostro Paese per renderci conto che questo delle ronde è uno sdoganamento pericoloso; e non credo serva un articolo come questo per farlo notare. Spero, in fondo, che la nostra scarsa memoria storica riservi ancora un po’ di spazio per parti del nostro passato che qualcuno vorrebbe dimenticassimo.

Ma lasciamo perdere il merito, e guardiamo al metodo, al pensiero che c’è dietro tutto ciò, all’anima della nuova destra di potere, convincente, vincente e, probabilmente, destinata ad un lungo periodo di egemonia anche culturale: il pensiero del suo maggior partito, il PDL (che è ormai un partito a tutti gli effetti, dopo il congresso costitutivo), non è, in effetti, un vero pensiero; è un pensiero televisivo, da pubblico e sondaggi, e quindi: perché le ronde? Perché è qualcosa di concreto, di semplice. Di semplice, appunto. Di sicuro impatto. Complesso sarebbe intervenire alla radice del disagio sociale degli italiani poveri e degli stranieri. Complesso, e senza un immediato successo. Il che, per la teoria politica dei sondaggi e delle elezioni, è semplicemente un assurdo, una cantonata madornale, un ‘errore di comunicazione’. E non sono certo un originale, se dico che non è certo il lungo periodo che interessa al nostro Premier. La Lega Nord, quanto meno, ha ottenuto proprio ciò che voleva: le è estraneo (né è una sorpresa che sia così), non le interessa risolvere il problema criminalità dalla radice (problema complesso), quanto eliminare le conseguenze (problema semplice). Ma non è certo una colpa della Lega, e più in generale, a ben pensarci e con le dovute differenze, nemmeno della nostra nuova destra.

E’ un discorso sinistroide? Non credo: la sinistra è in una pessima situazione, in una tremenda e definitiva impasse; così com’è, non sarebbe probabilmente in grado di governare. Ma non si può certo dire che ricerchi troppo la semplicità, e anzi cade di continuo nell’eccesso opposto.

L’Italia è un Paese che ha sempre vissuto di semplicità, rifiutando la complessità. La dolce vita, il rimando all’indomani, il compromesso, la furberia, il ‘Franza o Spagna purché se magna’. Istituzionalizzare le ronde è l’ennesimo esempio della nostra attitudine a nascondere la polvere sotto il tappeto. E’ anche giocare con il fuoco del paramilitarismo, che abbiamo voluto (o siamo stati costretti, chi lo sa) dimenticare, ma che in realtà ben abbiamo conosciuto. La soluzione delle ronde è la più semplice, e forse avrà una certa (limitata!) efficacia; ma è la sconfitta dello Stato, la sconfitta delle forze dell’ordine, e infine anche uno spreco immane di risorse pubbliche, spese per addestrare ronde in giro per i paesotti di provincia.

Questo è un problema sociologico (ed ecco perché, forse, a destra storcono il naso inneggiando al ‘pragmatismo’; che alla fine significa sempre ‘semplicità’), e in quanto tale non può essere sottovalutato. Perché è ora che l’Italia cresca e cominci a capire che sono le soluzioni complesse, quelle che richiedono discussioni (sì, le discussioni, le ore perse a capire le ragioni dell’altro, quello che ormai la vulgata comune considera ‘tempo perso’ solo perché sottratto all’azione pura e semplice), quelle che dopo due anni sono ancora in via d’attuazione, quelle che poi risolvono i problemi. Ed è l’ora che l’Italia capisca che una soluzione semplice porta sempre a conseguenze disastrose. Siamo ancora in tempo?

Francesco Scatigna

francesco.scatigna@sconfinare.it

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