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Un dialogo col Presidente del Consorzio per lo Sviluppo del Polo Universitario

Con l’uscita del nuovo numero di Sconfinare ci è parso giusto cercare di fare un po’ di luce sulla situazione universitaria a Gorizia. Per fare questo abbiamo scelto di intraprendere una strada, per certi versi rischiosa, quella cioè di andare a porre delle domande a quelle istituzione che in prima persona scelgono e sviluppano le politiche locali e regionali per migliorare la situazione universitaria di noi studenti.

La prima tappa di questo viaggio ci ha posto a confronto con l’Ing. Fornasir Presidente del Consorzio per lo sviluppo del Polo Universitario di Gorizia. Per chi ancora non lo sapesse tale istituzione, di concerto con le altre realtà regionali, si occupa di sviluppare e predisporre tutte quelle scelte che servono al mantenimento e alla crescita della realtà universitaria nel capoluogo isontino.

Si evince dunque, come una Regione a statuto speciale quale è il Friuli Venezia Giulia mantenga delle forti connotazioni di autonomia anche nel campo dell’istruzione, ma anche purtroppo anche in questa realtà la “riforma” universitaria proposta dall’attuale governo sembrerebbe avere delle ripercussioni. Infatti se la voluta razionalizzazione non verrà sviluppata in termini di qualità, ma al contrario verrà effettuata solo in chiave di risparmio sarà possibile che per la realtà universitaria goriziana arrivino tempi duri e si sviluppino problematiche reali. Altresì se si scegliesse la via dello sviluppo delle “specialità” sia a livello locale sia a livello accademico Gorizia troverebbe un ruolo forte non solo in ambito regionale ma anche in ambito internazionale.

A questo proposito il Presidente ci ha ricordato come si stanno sviluppando con particolare forza due nuovi progetti: da un lato lo sviluppo del conference center, e dall’altro il trasferimento del corso di Architettura dell’Università di Trieste qui a Gorizia.

Tali ipotesi per avere successo devono, sempre citando il Presidente, riuscire a far sistema con le realtà preesistenti nella zona ed in Regione. Ci si riferisce in particolare al corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche e per quanto riguarda Architettura alla volontà di sviluppo del “Polo Tecnologico” ed alla collaborazione con Area Science Park. Per quanto riguarda il progetto “Architettura” la scelta è ricaduta su Gorizia in primo luogo perché qui ci sono già a disposizione circa 12000 mq di aule e strutture libere e sono incorso di ultimazione o finanziamento investimenti atti a predisporre circa altri 18000 mq di spazi utili a contenere aule e laboratori universitari; dove per contro le strutture e gli spazi oggi utilizzati a Trieste dalla Facoltà di Architettura sono almeno definibili come impropri. Inoltre mancando ad Udine un corso in Architettura, gli studenti friulani potrebbero beneficiare della maggior centralità del centro isontino rispetto la città giuliana.

Parlando di centralità e marginalità l’attenzione si è posta sul ruolo di Gorizia quale punto di cooperazione e collaborazione tra Italia e Slovenia. In quest’ottica la collaborazione tra il Consorzio di parte italiane ed il parigrado di parte slovena (VIRS), già attiva da molti anni, sta ora dando i suoi frutti attraverso il prossimo sviluppo del progetto EuroKampus www.eurokampus.si dove, dopo una prima bocciatura del progetto di un università internazionale andato a Pirano (SLO) si stanno proponendo nuove collaborazioni quali lo sviluppo di un polo tecnologico transfrontaliero e di una casa dello studente internazionale.

Forti sono però ancora le lacune che a più livelli pesano su noi studenti, la principale riguarda indubbiamente la mancanza di un servizio mensa nelle sedi di Via Alviano e di Via Diaz. Stando alle parole del Presidente più volte il Consorzio si è fatto carico di tale problema proponendo una soluzione che unificasse le necessità dei poli di Trieste ed Udine. Essendo in questo senso responsabili i due ERDiSU nelle prossime settimane si instaurerà un nuovo tavolo di confronto tra il Consorzio e tali enti con la speranza di trovare un soluzione in tempi brevi. Purtroppo anche ad altri livelli si stanno creando piccoli nuovi problemi, in quanto il territorio e le sue istituzione locali non sembrano appoggiare delle concrete misure di integrazione e sviluppo tra società locale e studenti; basti pensare aglii ormai famosi comitati anti schiamazzi, causa anche della chiusura del noto Fly e alla completa mancanza delle istituzioni e del mondo imprenditoriale locale all’interno dell’Università, soprattutto in Via Alviano.

Ci è parso dunque di capire che al di là delle solite polemiche si stanno sviluppando dei progetti concreti ma che essi per diversi motivi non riescano a venir completati in quell’ottica di collaborazione in primo luogo tra città ed università, poi tra i due atenei ed ancora tra Italia e Slovenia. Una situazione non proprio favorevole in questo momento di difficoltà per il mondo universitario e non solo.

Oggi più che mai, sembra necessario riuscire a superare queste barriere poste su più livelli; per creare politiche di comune intento atte a sviluppare la presenza universitaria a Gorizia. Per questo motivo nel prossimo numero cercheremo di porre queste domande all’attuale Assessore Regionale all’Istruzione.

Marco Brandolin

Marco.brandolin@sconfinare.net

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Le due Gorizie saranno sede di una rassegna d’arte contemporanea che diviene sempre più trasfrontaliera ed europea.

 

Un semplice muretto con una rete. Un’apparenza modesta per quello che è stato uno dei confini caldi dello scorso secolo, la divisione tra est ed ovest, tra comunismo e capitalismo, tra Gorizia e Nova Goriza. Questo confine però sta subendo un processo di cambiamento inesorabile che ha avuto inizio ben prima della fine della guerra fredda, grazie alla volontà di cooperazione fra le due parti di quella che era stata un’unica realtà isontina.

Arcipelago 06 è la seconda edizione del Festival d’arte contemporanea trasfrontaliero e si terrà dall’1 all’8 luglio principalmente lungo la linea del confine che porta dal valico di San Gabriele a quello di Salcano oltre che ovviamente in piazza transalpina, il punto nevralgico ed emblematico del nostro confine. Questa piazza infatti è un po’ la porta di Brandeburgo goriziana, uno dei punti importanti di quando la città era unita ed ora invece è una piazza divisa fra le due realtà.

Eppure, come può aver senso una piazza che è per definizione punto d’incontro di vie e genti, nel momento in cui diventa confine?

La mostra Arcipelago riconsegna alla piazza la sua valenza unificatrice e di scambio, le sue opere d’arte, sparse e diverse, sono come isole, appunto, di un arcipelago, separate dal mare di un confine di burocrazie e leggi ma unite dalla loro forma, la loro essenza artistica che supera senza difficoltà ogni confine.

Questa rassegna diventa anche occasione di numerose altre attività culturali, dalla performance alla poesia, prosa, teatro, film, animazione e concerti musicali.

Le opere d’arte che sono presentate quest’anno sono emblematiche del successo di questa iniziativa: in una anno il numero egli artisti è più che raddoppiato ed ora sono presenti nomi dalla Bosnia Erzegovina, Croazia, Germania, Italia, Olanda, Serbia, Scozia e Slovenia. Nell’arco di due edizioni la rassegna si apre immediatamente al resto d’Europa dimostrando quanto è importante e sentito il tema del confine e della ricerca del suo superamento, oltre che ricordarci che questo è un confine europeo e rappresenta quelle barriere che dai Pirenei all’Egeo stiamo lentamente cercando di togliere.

Le opere d’arte che saranno esposte saranno molto all’avanguardia, utilizzando mezzi spesso inusuali per comunicare al visitatore e giungendo ad effetti più o meno apprezzabili a dipendere dei propri gusti ( ed alla bravura dell’artista); il mio consiglio è quello di osservare queste opere, più che esclusivamente come singoli pezzi, come un tutt’uno, un “arcipelago” che unisce e poi magari prendere spunto per riflessioni sul confine, per sconfinare con la mente.

Sconfinare. Sì è proprio questa la cosa secondo noi più importante, il pensiero che deve dominare non solo l’osservatore di questa mostra ma ognuno che vive e visita questa cittadina di “confine”. Siamo giunti, noi studenti, infatti a Gorizia con il sogno di andare oltre le barriere, di andare oltreconfine per l’abbattimento del confine stesso, per sconfinare.

Appoggiamo quindi pienamente lo splendido lavoro che stanno facendo per questa mostra la PROLOGO di Gorizia e KREA e LIMB di Nova Goriza e ci auguriamo che quando ognuno di noi osserverà le varie opere d’arte ,butterà l’occhio dall’altra parte per vedere quello che vi si trova, focalizzandolo fino a far scomparire il reticolato bianco dalla sua vista.

 

Cudicio Allan-Francesco

Scambio culturale finanziato dall’Unione Europea

Treno Venezia S. Lucia – Trieste Centrale. Destinazione Gorizia. Il tempo sembra essersi fermato. Guardo fuori dal finestrino e mi perdo col pensiero… appena tornati da un lungo viaggio si rimane sempre un po’ assopiti, passano davanti agli occhi mille immagini che la mente tenta inutilmente di afferrare, i ricordi sono aggrovigliati. Piano, piano quasi cullati dal lento scorrere del tempo si riprende il filo conduttore di un entusiasmante viaggio in Colombia.

La pellicola è finita, riavvolta, pronta per essere proiettata a chi aspetta con ansia di sapere com’è andata.

Un giorno arriva improvvisamente la proposta: viaggio in Colombia. Senza sapere come, dove, quando e perché; accompagnata da un entusiasmo irrefrenabile, accetto. Nei giorni successivi sarà tutto più chiaro. Si chiama Programma Gioventù. Programma della Commissione Europea (2000 – 2006) relativo all’educazione informale dei giovani nell’ambito europeo. Un incentivo alla partecipazione attiva e alla cooperazione tra i giovani. Il progetto consta di 5 azioni: la Gioventù con l’Europa, il Servizio Volontario Europeo, Iniziative Giovanili, Azioni Congiunte e Mezzi di Appoggio.

Quella a cui avrei partecipato, la prima, prevede uno scambio multilaterale finanziato per il 70% dall’Unione europea tra gli Stati membri e paesi terzi a cui possono partecipare giovani dai 15 ai 25 anni. Finalità dello scambio sono lo sviluppo di una conoscenza e comprensione migliore della diversità culturale, l’incremento dell’uguaglianza di opportunità e l’approfondimento di problematiche legate al mondo giovanile.

Il mio scambio dal titolo ” Diversidad cultural en la globalisación juvenil” si sarebbe svolto a Baranquilla a Nord della Colombia assieme a spagnoli, greci, salvadoregni e colombiani appunto. Conoscenza della lingua: zero. Voglia di conoscere un mondo totalmente diverso dal mio: molta.

Dieci giorni accompagnati dal colore giallo. Questo è il colore che predomina. La gente è solare. La gente è comunicativa. La gente balla. Tutta la giornata è accompagnata dal ritmo giallo della musica, dal movimento

inarrestabile del corpo. Si balla nei bar, si balla a casa, si balla per strada e ballando con loro faccio il mio primo incontro con la Colombia.

Grazie a conferenze, incontri formali con il gruppo dirigente della regione ma soprattutto attraverso le mille chiacchierate con gli amici colombiani e i due indigeni che partecipavano allo scambio con noi, ho imparato a conoscere questo Paese. Una terra che ospita mille culture, oltre ai colombiani vi sono 90 comunità di gruppi indigeni, una terra della mitologia kogui, fortemente influenzata dallo spirito europeo, terra di conquiste, della globalizzazione, della contraddizione. Il binomio capitalismo – povertà regna indisturbato nel Paese e il suo apparato burocratico amministra il territorio attraverso la corruzione, lo sfruttamento minorile, la guerriglia che ha perso ormai tutta la sua connotazione politica e segue anch’essa le curve di domanda e offerta nel mercato del narcotraffico.

Di tutto questo si parla in uno scambio, dei problemi che affliggono i giovani. Ci si rende conto di quanto sia importante integrarsi in un gruppo, e di quanto si possa imparare vivendo con persone che affrontano realtà diverse dalla propria. In un clima di condivisione si viene a far parte di un’unica trama. Il progetto coglie tutte le esigenze, le aspettative del mondo giovanile e alla fine gli obiettivi dello scambio sono perfettamente raggiunti…

La Colombia si impegna però a nascondere quello che è il vero problema a chi arriva e visita il Paese, parlarne si, ma non troppo. E se proprio questa è l’immagine che si vuole dare allo straniero, il mosaico non ha mai i suoi tasselli al proprio posto. Ce n’è sempre uno nero che spicca tra tutti gli altri. Una vecchia donna che rovista tra i rifiuti per cercare del cibo rimasto da un pranzo al sacco. Quel tassello così importante vale più di qualsiasi discorso. Il suo colore nero è pronto a testimoniare che oltre il bene vi è anche il male. Entrambi esistono all’interno e all’esterno di ogni individuo come gli Aruahki ci hanno saggiamente ricordato.

Nicoletta Favaretto

Il campo di lavoro è sicuramente una delle esperienze più interessanti e intense che uno studente possa fare, soprattutto se  interessato, dopo l’università, ad intraprendere una carriera nel volontariato umanitario. Il campo di lavoro è inoltre la situazione ideale per chi vuole iniziare ad approcciarsi al mondo della cooperazione nei paesi in via di sviluppo, per chi non ha esperienza e vuole un impegno a breve termine. Soprattutto in vista delle vacanze estive, questi campi vengono spesso indicati come delle ottime esperienze propedeutiche, utili e arricchenti dal punto di vista umano. Sotto il profilo psicologico i campi di lavoro non sono particolarmente impegnativi, anche perché molto spesso si è inseriti in un gruppo di coetanei; lo scopo primario per cui si partecipa rimane comunque sempre lo stesso: aiutare chi ha bisogno.
Nei campi di lavoro spesso non è richiesta esperienza, la struttura è organizzata per accogliere un certo numero di volontari, i tipi di lavoro richiesti sono semplici e mai in situazioni estreme (spesso è messo in preventivo che ci siano delle persone meno motivate e capaci di altre…). I campi di lavoro sono una prova di volontariato all’estero: una volta che nel vostro curriculum avrete un po’ di anni di volontariato in questi campi , con anche referenze attestabili, questo potrà essere considerato un requisito sufficiente ad essere ammessi come volontari di maggior responsabilità o per il volontariato retribuito a lungo termine.
Come già è stato ricordato la professionalità richiesta è molto bassa o nulla e questo rende i campi di lavoro più accessibili a noi poveri inesperti del settore…solitamente è solo richiesta la conoscenza della lingua utilizzata nel campo di lavoro (quasi sempre l’inglese).
Chi poi ha più esperienza può sempre ambire ad una posizione di coordinamento, per essere più gratificato e valorizzato.
E’ bene ricordare infine che le posizioni di volontariato generico, soprattutto nei campi di lavoro,  generalmente non sono retribuite;al massimo si riceve un rimborso spese.

Pubblicazioni

Esistono diverse pubblicazioni utili per chi vuole approfondire il mondo della Cooperazione. Esiste innanzitutto un’ottima e completa guida per chi vuole iniziare una carriera in cooperazione: “Guida alla cooperazione e al volontariato internazionale”. Viene aggiornata ogni due anni ed elenca tutte le ONG riconosciute dal Ministero Aff. Esteri (le ONG possono anche non essere riconosciute), tutti i loro progetti in corso, con gli Enti finanziatori e i settori di intervento suddivisi per Paesi. La guida riporta anche molte informazioni utili, tra cui le organizzazioni che allestiscono dei campi di lavoro,  gli uffici dei comuni e tutti i corsi di formazione, Master e Scuole di specializzazione organizzate da Università, enti pubblici o dalle stesse ONG. La guida viene pubblicata da un ufficio pubblico, il SOCI di Milano (Servizio Orientamento Cooperazione Internazionale, che dipende dal Settore Relazioni Esterne e Comunicazione del Comune). Per chi semplicemente inizia e vuole affrontare volontariato a breve termine questa guida è fin troppo dettagliata; è possibile richiederla (verrà spedita per posta) telefonando al Servizio SOCI- P.zza Duomo 21- 20121 Milano, tel. 02 8846 3636, fax. 02 8846 3635, e-mail: ufficio.soci@comune.milano.it –  http://www.comune.milano.it/ relazioninternazionali/ cliccare su Cooperazione internazionale.
Molto interessante è anche il libro del CISPI (una delle tre federazioni nazionali di ONG): “Come diventare operatore della Solidarietà Internazionale”. Questo libro offre le basi per conoscere il mondo delle ONG, i presupposti, le strategie di Cooperazione, il tipo di sviluppo sostenibile, le relazioni economiche tra Nord e Sud. La guida si può ordinare dal sito del CISPI: http://www.cispi.it
Molte ONG hanno dei bollettini a varia periodicità che si possono ottenere associandosi o facendo una donazione all’ONG che li pubblica. Possiamo citare ad esempio “Volontari per lo Sviluppo”, periodico mensile edito da un consorzio di 13 importanti ONG italiane tra cui la FOCSIV. Vedere il sito: http://www.volontariperlosviluppo.it

In rete

http://www.fivol.it: il sito della Fivol, Federazione Italiana Volontariato. Il sito distingue la sezione “Per fare volontariato in Italia” e la sezione “Per fare volontariato in un Paese in via di Sviluppo” e contiene inoltre una lista di oltre 20000 organizzazioni di volontariato censite.

http://www.unimondo.org: il sito dell’associazione Unimondo di Trento, parte del network mondiale OneWorld, con offerte di volontariato internazionale.

http://www.volint.it: gestito dal VIS, Volontariato Italiano per lo Sviluppo, contiene una sezione dedicata alle offerte di lavoro dalle ONG di Cooperazione allo Sviluppo.

http://www.cocis.it: il sito del COCIS, Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo.

http://www.cispi.it: il sito del CISPI, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale.

http://www.oneworld.net: il sito di OneWorld che riporta occasioni di volontariato in tutto il mondo, oltre ad offerte di lavoro e numerosi link.

http://www.esteri.it: cliccando: Politica estera, Grandi temi, Cooperazione allo sviluppo, si accede alle pagine dedicate alla Cooperazione. Si segnala la pagina “Opportunità nelle Organizzazioni Internazionali” e in particolare la sezione “Posti vacanti e opportunità per i giovani”.

http://www.idealist.org: il sito con il più grande data base di associazioni al mondo, ripartite per campo di intervento e stato.

http://www.worldvolunteerweb.org: portale dell’ONU gestito dall’UNV, l’agenzia delle Nazioni Unite per il volontariato.

http://www.vfp.org: lista di campi di lavoro in 80 paesi del mondo.

http://www.alliance-network.org: sito dell’Alliance of European Voluntary Service Organisations; contiene una lista di ONG europee che offrono campi di lavoro.

http://www.missionfinder.org: occasioni di volontariato a lungo e breve termine nelle missioni di tutto il mondo.

http://www.reliefweb.int: sito dello United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA); contiene una lista aggiornata di posizioni professionali vacanti.

Chiunque avesse bisogno di qualche altra informazione, anche relativa ad un’organizzazione specifica, può contattarmi all’indirizzo e-mail: mister_bush@hotmail.it

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