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Quanto costa accedere alla biblioteche della London School of Economics? oppure seguire un corso di Political Philosophy a Yale? Niente, perché oggi è gratis (e possibile).

Vi siete mai chiesti che cosa avranno le più blasonate università anglofone da richiedere rette criminali? cosa potranno avere loro, che noi, forse, non abbiamo? Oggi, si può farsi un’idea.

È risaputo che il mondo accademico si sta volgendo sempre di più alle nuove tecnologie, una conferma data dall’accordo tanto storico quanto controverso tra gli editori statunitensi e Google (prevede la digitalizzazione delle biblioteche universitarie americane). Infatti, stanno emergendo opportunità, non solo più accessibili, ma anche gratuite. È il caso di Itunes U, una piattaforma dedicata a scuole e università, offerta – purtroppo – dal famoso marchio Apple. Le opportunità che offre questo database (enorme) sono a dir poco sorprendenti: accedendo al Itunes Store del programma, basterà digitare il nome di una materia per ritrovarsi corsi registrati, lezione per lezione, delle migliori università americane e britanniche. Un esempio: avete appena finito di seguire il corso di Filosofia della Politica e, un po’ per quella tipica hybris studentesca, pensate che si poteva fare ben altro (se non meglio); a questo punto, vi domandate come l’avrebbero trattata all’estero. Il confronto diventa facile: entrate su Itunes, accedete al Itunes Store e digitate “Political Philosophy”. Il primo risultato sarà il corso di 24 lezioni di Filosofia della Politica della University of Yale. Questa giochetto lo si può ripetere anche con altre università come Harvard, Oxford, Stanford ecc.

Oltre a questa interessante possibilità, si trovano singole lectures dei più noti accademici e conferenze registrate(anche in italiano!). Per esempio, se siete interessati a all’economista Amartya Sen, basterà digitare nel programma le parole chiave, e vi compariranno una decina di lezioni (anche con video) tenute dal premio Nobel. Un giochetto che si può ripetere anche per materiale nostrano: si possono trovare dalle “Lezioni di Storia Laterza” (di cui vorrei segnalare una straordinaria lezione sul Maxiprocesso del 1986 di Salvatore Lupo) alle “Lezioni di Filosofia” di Salvatore Natoli. Insomma, un vero e proprio sconfinato database dove, se prenderete mano, vi ritroverete a scaricare ore e ore di materiale.

Un altro strumento interessante, in particolare per ricerche tesi, è il Caronte. Per capire la sua utilità, bisogna sapere che l’Università di Trieste è abbonata a migliaia di periodici on-line (come “European journal of international relations” o “African Studies Bulletin”) e banche dati (come la IBSS, giustappunto, la biblioteca della LSE), che sono accessibili solo se connessi alla rete della università. Pertanto, per accedere a queste risorse si hanno due possibilità: o si è presenti, fisicamente, all’università (connettendosi con un computer dell’aula informatica o alla rete wifi UniTS) oppure si utilizza un sistema VPN (Virtual Private Network), nel nostro caso, il Caronte. Quindi, quest’ultimo è un ponte che permette di collegare un computer alla rete dell’università, anche se utilizzate la linea ADSL di casa vostra. In poche parole, si accede a tutte le risorse a cui è abbonata l’università, non muovendosi di casa. Utilizzare Caronte, non è troppo complicato. Il primo passo è accedere al sito caronte.units.it ; scrivete le vostre credenziali e, una volta entrati, seguite passo a passo le istruzioni del sito (tra cui l’installazione dell’affidabile programma Cisco VPN IPSec). Dopo aver eseguito tutta la procedura, rientrate di nuovo nel sito del Caronte e cliccate, partendo da sinistra verso destra, alla terza icona che troverete in alto a destra. Questa aprirà una piccola finestra e, a fianco della scritta “Biblioteca (S.B.A)”, schiacciate il pulsante GO, che vi porterà al sito del Sistema Bibliotecario dell’Ateneo. A questo punto – connessi alla rete UNiTs comodamente da casa vostra – potete accedere a tutte le sterminate risorse che troverete nei link “Banche dati” e “Catalogo periodici elettronici”. In questi due motori di ricerca troverete milioni di pagine di PDF, tutte scaricabili gratuitamente. Tuttavia, per quanto utile possa sembrare, Caronte non ha pochi problemi. E’ da dire che è una tecnologia che, da una parte viene sottovalutata e, dall’altra, sottosviluppata. Spesso la connessione in certe banche dati, come JSTOR, è mortalmente lenta e può capitare che in certi periodi non funzioni del tutto. Ma il problema più grosso rimane la gestione del materiale: solo nell’area umanistica dei periodici accademici, sono digitalizzate più di 5000 mila riviste; il problema diventa come trovare il materiale che serve.

D’altro canto, Itunes U, per quanto possa avere questi grandi nomi, non potrà mai sostituire un reale corso accademico, né tantomeno rappresentarlo (se non parzialmente). I corsi sono spesso o propedeutici alla materia (es. Political Philosophy di Yale) oppure estremamente specifici (es. Nietzsche on Mind and Nature di Oxford) . Ma, in ogni caso, sia Itunes U che Caronte sono dei strumenti da tenere in considerazione.

Luca Magonara

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Eliminati i curriculum della specialistica! A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su http://www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista
attilio.dibattista@sconfinare.net
Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Tutto da rifare: cambiati di nuovo i requisiti minimi del MIUR

Eliminati i curriculum della specialistica!

A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare on-line su www.sconfinare.net la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista

Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Colloquio coi prof. La Mantia e Neglie sul progetto di ricerca che partirà a marzo

«Sarà un convegnacolo: un evento, cioè, a metà tra convegno e spettacolo»: così i professori Neglie e La Mantia ci hanno illustrato il punto di approdo del loro singolare progetto.

Il tema è molto vasto: il dissenso e la manifestazione del dissenso, in ogni ambito. Il ruolo centrale spetterà agli studenti, ai loro interessi e alla loro fantasia. Ogni gruppo di ricerca creerà il suo “percorso didattico”, un lavoro di studio e ricerca concentrato su un ambito preciso della questione. L’evento conclusivo, poi, raccoglierà tutti gli spunti per creare un puzzle complessivo della nostra idea di “dissenso”.

La prima fase del progetto prevede, dunque, il lavoro di ricerca. Gli studenti interessati potranno riunirsi in gruppi e, a seconda dell’ambito che desiderano approfondire, scegliersi un professore di riferimento. L’approccio sarà multidisciplinare: potenzialmente tutti i professori potranno dare il loro contributo, anche attraverso piccoli seminari durante i loro corsi del secondo semestre.

Sono gli stessi prof. Neglie e La Mantia a proporre alcuni spunti. Si potrà spaziare dal “dissenso contro i totalitarismi”, come quello di Solidarnosc in Polonia e dei cattolici in Unione sovietica, a quello studentesco; dal dissenso armato di terrorismo e anni di piombo a quello utopico delle comuni maoiste e dei parchi Hobbit; dal rapporto “dissenziente” fra le chiese cattolica e ortodossa, alla Teologia della liberazione; dalla forza di andare controcorrente dell’antipsichiatria di Basaglia al tema delle “Piccole patrie”, le identità regionali che cercano protezione dall’invadenza  burocratica/tecnico/finanziaria dell’Unione Europea. Le ricerche avranno un taglio “multimediale”: cinema, letteratura, teatro e musica entreranno a pieno titolo nei lavori. Per questo si vorrebbero coinvolgere la Cineteca del Friuli oltrechè, magari, l’Università di Udine e Dams Cinema.

Ogni gruppo di studio produrrà infine un paper che verrà esposto durante l’incontro/conferenza finale. Inoltre probabilmente i lavori verranno pubblicati su un blog dedicato, in cui verrebbero anche esposte tutte le informazioni e le scadenze riguardanti il convegno e il lavoro dei gruppi di studio. Sempre a questo scopo saranno sfruttate le mailing list delle associazioni che decideranno di collaborare.

Il “convegnacolo” conclusivo (che si terrà tra la fine di aprile e l’inizio di marzo) sarà una manifestazione multimediale: un’unione di testimonianze dal cinema, dalla musica, dalla letteratura che spera di riuscire a coinvolgere anche i cittadini di Gorizia. Il modello di partenza è il convegno sul Sessantotto, svoltosi l’anno scorso sempre a Gorizia, solo con una struttura più organizzata e appunto una maggiore partecipazione degli studenti. Per curare l’aspetto iconografico della giornata il prof. Neglie è già alla ricerca di una “task force musica&immagini”.

Anche se non è ancora certo, probabilmente si riuscirà a ottenere l’attribuzione dei crediti liberi/F per il lavoro svolto nei gruppi di studio: più che un metodo per attirare più studenti, questo vuole essere un riconoscimento ufficiale della serietà del lavoro svolto.

Un altro aspetto innovativo di questo progetto è la partecipazione di studenti stranieri, russi e polacchi, provenienti delle università con cui è a contatto Gorizia: svolgeranno nelle loro università l’attività di studio e ricerca, per poi “confluire” qui per l’incontro finale. In particolare, gli studenti russi potranno forse condividere la loro ricerca con gli italiani, approfittando dello scambio che li porterà in Italia in marzo.

Il professor Neglie presenterà il progetto il prossimo 5 marzo durante l’apertura del suo corso di Storia Contemporanea. Ovviamente chi fosse interessato può fin da ora contattare i docenti: oltre agli spunti già forniti saranno la fantasia e la voglia di impegnarsi degli studenti a trasformare quest’evento in un’occasione di crescita e rinnovamento della nostro corso e della città di Gorizia.
Federico Faleschini

Francesco Marchesano

federico.faleschini@sconfinare.net

francesco.marchesano@sconfinare.net

L’università è pubblica, offerta ad un prezzo stracciato. Tutti possono permettersela con qualche piccolo accorgimento: ridurre le statistiche di lettura (gentilmente fornite dalle case editrici) grazie all’usato o a tonnellate di fotocopie, sessioni di caccia all’offerta nei supermercati, una dieta equilibratamente priva di carne, pesce e vegetali e, infine, l’abile “riciclaggio” di qualche tesina o lavoro già fatto – dove sia possibile, naturalmente.

Ma avete mai provato a fare a meno del computer? Del comodo portatile che svolge il suo degno lavoro di radio, TV, quaderno e telefono, comodamente assiso sulla vostra scrivania?

Innanzitutto, vi toccherebbe affrontare lo sguardo contrariato dei prof al ricevere da una manina incerta due fogli a quadretti – miserelli – scritti a mano. Il prestigio di un font impersonale (anche se leggibile) e di un’impaginazione a cui il vostro intelligente marchingegno ha pensato per voi, non ha pari.

Per non parlare poi delle presentazioni: quei dieci minuti da elettricista tra cavi, prese, proiettori, pulsanti e rotelline sono uno dei momenti d’orgoglio della vita universitaria! Che fareste, impacciati, sempre con le medesime pagine manuscritte tra le mani, cercando di leggervi di straforo qualche parola illuminante, con gli occhi e le orecchie di tutti puntati su di voi (almeno nei primi imbarazzanti minuti) e non sullo schermo colorato, senza la possibilità di scappare a premere il magico bottone-cambia-slide? Davvero un bell’esercizio di self control!

In verità, l’università italiana incoraggia ancora la cultura del papiro, tant’è vero che molti professori non v’è maniera di contattarli se non di persona, essendo la posta elettronica un mero suppellettile. Il materiale dei corsi fornito agli studenti via internet, poi, è quasi un mito a cui non siamo abituati a far fronte. A volte ci perdiamo dietro a tanta innovazione e non riusciamo a tenere il passo. Insomma, per la scuola, questioni di forma a parte, se ne potrebbe far anche a meno.

È però nella vita privata che lo straordinario armenicolo imperversa e regna sovrano. Alla mattina l’oroscopo per i più superstiziosi, l’orario delle lezioni per gli scrupolosi; impostato sulla funzione “scarica di tutto” lo si può poi abbandonare per qualche ora, per approfittare, al ritorno, del ricco bottino nel frattempo conquistato. Musica, film sono una banale ovvietà. Viene poi il momento della lettura dei giornali, della mail e dei siti di rito. Ma il vero pericolo risiede nella libera divagazione per l’universo di YouTube, di Messenger, Facebook e chat varie. I contatti coi vecchi amici vanno ben salvaguardati, no?! E fu sera e fu mattina…secondo giorno!

Driiiin! Sveglia…è tardi…ach! Devo correre in università o non farò mai in tempo a copiare e stampare il lavoro di inglese. Pedala, suda, conquista la postazione, batti a ritmo folle sulla tastiera, vinci sul tempo i concorrenti nella corsa alla stampante e…tuuuu…stampante rotta! Sconsolata riprendo i miei fogli, controllo la posta e consegno le solite pagine sparse alla prof. È bene farsi un’elenco delle cose da fare a computer o potrebbe risultare fastidioso dover tornare apposta in facoltà per una piccola dimenticanza. Non è così facile, purtroppo mantenere i contatti con tutti vivendo in un’altra città e potendo consultare solo sporadicamente il web. Si evitano le comode relazioni basate su qualche parola via chat e ci si costringe a scrivere lunghe mail o addirittura lettere, anche se più raramente. Non vi preoccupate, dopo qualche anno vi capiranno!

Una volta conclusa la routine informatica, grazie ad una connessione dai ritmi preistorici (che di certo scoraggia le piacevoli scampagnate a tempo perso sul web), il pomeriggio è libero. Libero? Terribilmente vuoto! Mi toccherà farmi un giro, magari andare di persona a salutare Tizio o Caio e addentrarmi nel profondo della città, dei suoi dintorni e tra i suoi abitanti, giusto per perder un po’ di tempo fino a sera. Forse ci scappa addirittura un’oretta di sport…vero.

Margherita Vismara

Qui, su Sconfinare non sono mai mancate le denunce agli sprechi, alle ingiuste sottrazioni di corsi che andavano e tutt’ora vanno a minare le peculiarità di un Corso di laurea come quello in Scienze Internazionali e Diplomatiche.
Nella quasi totalità dei casi Professori ed Istituzioni universitarie hanno sempre motivato tali scelte al ribasso, non come scelte di tipo “politico” ma bensì come conseguenza di problematiche di tipo prettamente economico che non permettevano la presenza di particolari Professori a contratto o di particolari corsi complementari. Se poi ritorniamo con il pensiero nella nostra realtà locale, spesso si è detto che una regione piccola come il Friuli Venezia Giulia ed al suo interno un’Università come quella di Trieste, non si possono assolutamente permettere doppioni, non si possono assolutamente permettere corsi dove partecipano non più di cinque ragazzi. Se a quanto fin qui detto aggiungiamo le varie, e spesso incomprensibili, riforme del mondo universitario allora il gioco è fatto.
Allora, o te ne fai una ragione, e ti dici “ bhè bisogna tirar la cinghia”; e allora anche se un po’ incavolato vai avanti e cerchi di tirare fuori il meglio da quello che resta, oppure prendi e vai da un’altra parte.
Ma nel caso fossi rimasto qui, ti può capitare di tutto. Ti può anche capitare (come è successo a me) di leggere per caso “Il Piccolo” e scoprire con grandissimo stupore che: “L’università della terza età attiva corsi di lingua cinese”.
Come… Corsi di cinese??
Il cinese, lingua strana, qui al S.I.D. l’hanno tolto dal piano di studio circa due anni fa, a causa dei soliti problemi di bilancio e delle solite normative ministeriali, che obbligano a riformare i curricula. E chissenefrega se il cienese lo parlano più di un miliardo di persone, e chissenefrega se secondo molti sarà una delle lingue fondamentali per il futuro. La realtà è che noi qui oggi non possiamo studiarlo perché non rientra più nel nostro piano di studio.
Detto ciò mi chiedo: ma com’è possibile che a Gorizia possa partire un corso di lingua cinese, con tanto di lettrice, per i frequentanti dell’università della terza età?
Vabbè che qui i vecchi ed i pensionati pullulano, ma di questi quanti andranno a frequentare un corso di lingua cinese?? Più o meno di cinque…
Ma soprattutto a che scopo? Cultura personale? Tempo libero? Hobby? Oppure si stanno preparando per sbarcare in massa a Pechino per le Olimpiadi 20008?
Sia ben chiaro, le università della terza età hanno tutto il diritto di fornire nozioni anche a chi, magari, a vent’anni era costretto a lavorare, però questo non giustifica ciò che è accaduto: da un lato noi non possiamo studiare il cinese, mentre dall’altro i pensionati lo possono fare.
Sembra una riproposizione al contrario di certe tematiche legate al ’68. Penso prima di tutto al diritto allo studio. Infatti in quegli anni i giovani chiedevano, ai loro padri e ai loro “vecchi” garanzie e diritti nei loro confronti; mentre oggi sembrano essere i “vecchi” (quelli che nel ’68 avevano circa vent’ani) a chiedere ulteriori diritti, però sempre nei loro confronti. Il problema è che questa continua richiesta di diritti e garanzie, al giorno d’oggi no fa altro che penalizzare i loro stessi figli, cioè noi!
E’ evidente e chiaro, che nel caso specifico, non c’è alcun legame diretto tra la nostra Università e l’Università della terza età di Gorizia; però se pensiamo che in ogni provincia d’Italia è presente un università per anziani, i soldi spesi e gli investimenti fatti cominciano ad essere tanti.
Sembra una situazione assurda e paradossale, ma purtroppo è la mera realtà di un Paese “allo sbando” che pensando sempre a sindacati e pensioni non ha le ben che minima idea di che cosa fare dei suoi giovani, cioè del suo futuro!

Marco Brandolin

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