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Come una sorpresa, quella di Tunisi è stata un’esperienza nata all’ultimo istante. Un giro di voci incredibile che ha riempito l’estate di tre sidini che a maggio ancora tentennavano sul da farsi estivo.

Già, perché il problema è che da noi vi è una concorrenza tale che certe opportunità non circolano, se non negli ambienti massonici del Polo Universitario goriziano. Per fortuna, Maestro Natta si è invece adoperato nella ricerca di buoni e giusti discepoli da portarsi dietro. A partire dal veterano Buonerba, che già presagiva un ritorno nella terra dei suoi nonni. Ma anche dall’orientale Codeluppi, che lo studio dell’anarchia ha istruito alla partecipazione. Ma anche alla fuga, già che, nello spavento che il suo studio provocasse movimenti fascisti e ronde emiliane, ha abbandonato il Paese dalla mezza luna. Terra di socialisti quella, non di anarchici. Allora meglio difendere il proprio bastione emiliano e lasciare al Veneto voce in capitolo. E che voce ha portato Fiamengo, con il suo carico di… beh, diciamo che il cambio ci è dispiaciuto per Miss VC. ma ci è piaciuto per Miss GF. con tutto il suo carico di italianità. Statistiche alla mano, Jesolo ha avuto un calo netto del 3% contro un aumento del turismo in Tunisia. Se Maometto non va da Giorgia … (abbiamo scoperto che questo modo di dire non esiste nei Paesi arabi … mah!). Manca un personaggio nella nostra storia ed è Terrona. Già, la fedele jeep che ha accompagnato i tre naufraghi in giro per un mese e per 4.000 km al totale. Che ha attraversato i mari Mediterranei con molte ore di nave e con molti bolli, timbri tunisini e un affondamento nella sabbia. Tutto il resto? Beh, tutto il resto è forse storia troppo lunga da raccontarvi, troppo piena di dettagli da ricordare, troppe impressioni ma soprattutto troppe cose che, se non vissute lì in quel contesto, sono incomprensibili per chi ci legge. E’ oramai un mese e mezzo che ricordiamo quei momenti di ilarità, nella incomprensione di chi ci ascolta.

Non ci resta quindi che farvi un quadro il più oggettivo possibile dell’esperienza ed invitarvi a consultare il sito www.iblv.rnu.tn . L’Istituto Bourguiba organizza corsi di lingua araba durante l’inverno (in sessioni trimestrali) e durante l’estate (con corsi intensivi di un mese, luglio ed agosto). Questi ultimi prevedono lezioni 5 giorni a settimana per cinque ore quotidiane per un totale di 105 ore mensili. All’arrivo all’Istituto si paga il corso, che è intorno ai 250 euro, si fa il test per essere posto in uno dei livelli di lingua araba e si decidono eventuali attività pomeridiane che l’Istituto offre in più a costi ridotti (ad es. musica, teatro, cinema, dizione o laboratorio di lingua). Inoltre, l’Istituto cerca di venire incontro il più possibile alle esigenze degli studenti organizzandone la ricezione o in famiglie tunisine altrimenti in residenze universitarie sempre ben collegate al centro della città. Come potete ben capire, le due soluzioni hanno vantaggi e svantaggi da ponderare in base alle proprie necessità. I costi, anche in questo caso sono molto bassi e la famiglia offre anche colazione e cena (molto piccante!). Alla fine del corso, vi è un esame di produzione e comprensione orale e scritta, con conseguente rilascio di diploma. E premiazioni per i migliori delle rispettive classi (ringraziamo Giorgia e Michela per averci provato, ma Alby e Edo salutano dagli specchietti!). Bisogna sottolineare altre due cose importanti: l’Istituto organizza anche visite guidate ai vari siti di interesse del Paese. Il nostro consiglio però, avendo vissuto l’esperienza, è di organizzarsi indipendentemente e di affidarsi alle agenzie al massimo per il solo giro nel deserto. Se possibile, organizzandosi in anticipo, vi potete portare la macchina (navi da Genova, Roma o Trapani e forse altri porti) che, a livello di costi, eguaglia l’aereo e lo sbattimento del viaggio è compensato da un mese di divertimento. In secondo luogo, comunque bisogna far presente che il costo di un corso estivo o di uno trimestrale invernale è lo stesso!!! Quindi, se avete tempo, voglia e disponibilità …

Infine, last but not least, stiamo portando avanti una richiesta in Consiglio di Facoltà per poter concludere un accordo tra Università e Istituto Bourguiba per stanziare qualche borsa specificatamente per studenti SID. Ma di questo, vi aggiorneremo più avanti (Inshallah!). Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.

edoardo.buonerba@sconfinare.net

albynatta44@hotmail.it

jotesoro85@hotmail.com

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Dal 25 luglio al 10 agosto, ho avuto l’entusiasmante opportunità di partecipare all’International Institute for Political & Economic Studies (IIPES), in Grecia. L’istituto, frutto della collaborazione tra il TFAS (The Fund for the American Studies), la GAAEC (the Greek Association for Atlantic & European Cooperation) e l’università americana di Georgetown, di Washington D.C., è un esperimento avviato e giunto ormai alla sua 14 edizione, riscuotendo sempre maggiore successo agli occhi degli organizzatori.

I partecipanti, una ottantina di ragazzi provenienti da ventuno paesi (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Egitto, Repubblica di Macedonia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Kosovo, Libano, Montenegro, Palestina, Romania, Arabia Saudita, Serbia, Siria, Turchia e Stati Uniti), hanno trascorso due settimane vivendo un’esperienza unica che difficilmente potranno dimenticare. Ospiti del MAICh, un campus di agraria europeo incredibilmente all’avanguardia, con campi sportivi, dormitori, numerose aree di svago e aule attrezzate per iniziative conferenziali, è stato a nostra disposizione durante le attivitá di questa summer school, alle porte della seconda cittá cretese di Chania.

Sorprendentemente coinvolgenti le lezioni cui abbiamo preso parte, che hanno toccato quattro discipline: Intellectual History (la storia interpretata dagli scritti e le idee di alcuni grandi personaggi), The
Good
Society (filosofia con l’analisi di testi dei grandi pensatori da Platone a Tocqueville), Political Economy e Conflict Management. Ovviamente tenute in inglese, sono rimasto positivamente colpito dai professori, tutti americani: il metodo di insegnamento trascinante e l’alta partecipazione richiesta durante le lectures hanno cancellato l’iniziale paura di affrontare per la prima volta lezioni universitarie in lingua straniera: specialmente quelle di economia, verso le quali nutrivo profonde preoccupazioni non avendo mai affrontato un corso di inglese economico (le mie conoscenze si fermavano a demand e supply), sono state tra le più seguite e le più interessanti: il giovane professore Rotthoff ha, in una settimana, affrontato le basi della macro economia che avevo precedentemente trattato in un anno di corso a Gorizia: la chiarezza delle spiegazioni, la passione e la disponibilità del professore ci hanno permesso non solo di capire con facilità argomenti per alcuni ostici, ma ci hanno spronato a “divorare” i readings consigliatici e spronare il professore a tenere una lezione aggiuntiva unicamente rivolta alla crisi finanziaria.

La disponibilità dei professori si è tradotta, in molti casi, in veri e propri rapporti di stima e amicizia: non è raro, aggirandosi per il MAICh, notare i professori seduti a cena con gli studenti, discutere insieme davanti ad una birra o, perché no, chiacchierare in spiaggia o sfidarsi in estenuanti partite a tennis. Tutto questo ha contribuito a rendere l’apprendimento (che, per quel che mi riguarda, è stato profondo e inaspettato) piacevole e attraente.

L’interesse non è mai mancato, e molto è stato fatto per il coinvolgimento di noi studenti: intere ore di lezione erano dedicate a discussioni fra noi, e l’intreccio di culture e storie differenti ha reso il confronto con i miei coetanei di una rarità e straordinarietà unica. Sedere nella stessa aula con israeliani e palestinesi, serbi e kosovari, mi ha fatto sentire veramente “cittadino del mondo”, e ho potuto toccare con mano storie, conflitti, racconti con i quali ero abituato a confrontarmi nei giornali o nei libri. Durante il corso di Conflict
Management ci siamo divisi in gruppi per analizzare, in un esercizio di simulazione, le possibili conseguenze che un Pashtunistan indipendente (comprendente l’area di etnia Pashtun, tra Afghanistan e Pakistan) avrebbe portato all’equilibrio geopolitico mondiale. E’ facile immaginare la tenacia e la passione con cui abbiamo, internet sottomano, difeso il nostro punto di vista nell’arena finale.

Come ogni serio programma di studi che si rispetti, al termine delle due settimane abbiamo affrontato degli esami sul lavoro svolto nelle quattro discipline. Il risultato dei test (tutti a domande aperte) può fornire crediti elargiti direttamente dalla università di Georgetown, oltre che il più facile accesso agli altri progetti gestiti dal TFAS. Le domande di ammissione per questo e per gli altri programmi organizzati dalla fondazione sono, infatti, abbastanza impegnative, e nel mio caso comprendevano oltre a curriculum, lettera di motivazione e certificato attestante la buona conoscenza della lingua inglese, un commento ad un articolo economico ed un colloquio telefonico di 5 minuti.

La particolarità che fanno di questo programma il punto di forza e l’eccezionalità è, certamente, la variegata provenienza dei partecipanti e il multiculturalismo. Unico rappresentante italiano (e dell’ovest europa), ho assistito e partecipato ad incredibili (e pacifiche) discussioni tra ragazzi israeliani e palestinesi, pur non mancando momenti di attrito. In particolare, mi preme ricordare un avvenimento che difficilmente scorderò: il litigio tra una ragazza kosovara, Fjolla, e un ragazzo di Belgrado, Vojimir, iniziato tra i banchi durante la lezione e proseguito furiosamente nella hall del campus. Sotto gli occhi sbigottiti dei ragazzi americani, che gettavano occhiate di palese incomprensione notando “quanto incasinato fosse il vecchio continente”, i due ragazzi si davano battaglia riguardo la legittimità o meno dell’indipendenza kosovara. Il momento più emozionante è però stato, ai miei occhi, l’immagine del ragazzo serbo visibilmente sconvolto tirato in parte e consolato niente di meno che dall’amico croato, seppellendo così odi antichi di guerre passate.

I momenti di apprendimento non si sono limitati alle lezioni in programma: abbiamo ricevuto importanti ospiti che ci hanno intrattenuto con interessanti conferenze, a partire dal portavoce del governo greco, la speaker della camera ellenica del principale partito d’opposizione, l’ambasciatore serbo a Parigi e una giovane dipendente delle pubbliche relazioni della NATO slovacca.

Merita una parola anche l’ambiente che ha ospitato l’esperienza: oltre alla cittadina di Chania, a ridosso della quale alloggiavamo, (seconda città di Creta che mi ha colpito per la vivacità e la bellezza, meta dei nostri svaghi notturni), i week end li abbiamo trascorsi a scoprire le meraviglie dell’isola greca, a partire da Heraklion e il sito archeologico di Cnosso, fino alla favolosa spiaggia di Elafonisis, con un viaggio di due ore interamente organizzato da noi studenti ripagato con gli interessi dalla sabbia dorata e il mare caldo e cristallino di una delle migliori località balneari di tutta la Grecia.

L’esperienza ovviamente non termina allo scadere delle due settimane: oltre al bagaglio di conoscenze che indubbiamente ha portato, i numerosi contatti di amici da ogni dove sono senza dubbio tra gli aspetti più entusiasmanti del programma. Si entra, inoltre, nella grande famiglia degli alumni, con l’obiettivo di mantenere una vasta rete di contatti tra partecipanti e organizzatori.

Probabilmente non sono riuscito a descrivere in queste righe cosa l’IIPES sia realmente e cosa abbia significato emotivamente per il sottoscritto. Credo che per chiunque voglia cimentarsi in un esperienza formativa e multiculturale, resti una sfida verso cui lanciarsi senza timori.

 

Matteo Lucatello

Matteo.lucatello@sconfinare.net

www.matteolucatello.it

 

Dopo la riforma seguita al Decreto Mussi è necessario un ripensamento generale del SID

20 anni fa nasceva il SID. Non staremo qui a richiamare alla memoria le vicende che si sono susseguite da allora nelle aule di via Alviano, i momenti gloriosi e quelli un po’ meno, i volti, i nomi e le storie che hanno caratterizzato il nostro corso di laurea dal 1989.

Ma è meglio guardare al futuro e ricordare che proprio quest’anno, il SID affronterà il più grande restyling della sua storia, forse anche più incisivo (ed ahimè forse anche più deleterio) del passaggio dalla laurea quadriennale al 3+2. Come forse i più sapranno, con l’entrata in vigore del decreto Mussi, dal prossimo anno accademico l’ordinamento didattico delle lauree triennali e specialistiche della Facoltà sarà completamente rivoluzionato, e quindi anche il SID.

Il decreto Mussi ha l’obiettivo, più che condivisibile, di porre freno alla proliferazione di corsi di laurea più o meno fantasiosi in giro per l’Italia, riportandoli tutti a delle classi di laurea molto più stringenti, che finiscono per escludere tutti quei corsi che presentavano caratteristiche uniche e specifiche, come il SID. Altro obiettivo è quello di impedire che interi corsi si reggessero per la gran parte su personale di docenza a contratto e presentassero esami troppo numerosi o troppo fantasiosi (sempre in base alle famose classi di laurea dettate dal ministero). Il decreto prevede pertanto che la metà dei crediti formativi sia coperta da personale di ruolo, che gli esami non siano più di 20 per la triennale e 12 per la specialistica, che ci siano almeno 12 professori di ruolo per triennale e 8 per specialistica e che la metà dei crediti sia presa dalle apposite tabelle ministeriali.

Insomma, senza entrare troppo nel merito della normativa, poste le condizioni dettate dalla classe di laurea in cui rientra in SID e dal personale docente strutturato presente presso la Facoltà di Scienze Politiche, il risultato praticamente forzato è quello che è stato presentato nell’assemblea di martedì 28 aprile in sala Atti. Se nella laurea triennale il corso sembra mantenere una sua organicità, pur con la perdita di insegnamenti fondamentali come Diritto dell’Unione Europea, Statistica o la lingua a scelta obbligatoria tra Tedesco e Spagnolo, al contrario le lauree specialistiche, nei tre curricula Politico-Diplomatico, Economico-Internazionale e Studi Extra-Europei, non sembrano avere molto senso nella loro configurazione attuale, mancando sia di una vera e propria specificità sia di una caratterizzazione ben precisa e di una coerenza interna, al punto che chi entrerà in specialistica dall’attuale triennale si troverebbe a sostenere al biennio esami già superati precedentemente (sono qui riportati i nuovi piani di studio che entreranno in vigore dall’a.a. 2009-2010).

Di fronte a questa prospettiva ci si sta iniziando ad interrogare nuovamente sul futuro da dare al SID. Mentre il ministro Gelmini si appresta ad effettuare tagli al Fondo di Funzionamento ordinario che rischiano di coinvolgere anche pesantemente l’Università degli Studi di Trieste e quindi Scienze Internazionali e Diplomatiche, sembra sempre più urgente cercare anche fonti di finanziamento alternative per il corso di laurea, guardando in primo luogo ai privati.

In ogni caso si dovranno fare delle scelte di campo, per elaborare un progetto per Gorizia. Abbiamo bisogno di nuove idee, ma anche solo di osservazioni su come migliorare il SID. Quali aree disciplinari salvaguardare, se mantenere la presenza di docenza a contratto esterna al mondo prettamente accademico (personale diplomatico, delle forze dell’ordine, del mondo privato…), se mantenere le specialistiche o puntare piuttosto alla triennale, se mantenere i curricula attuali, se puntare sui master… In quest’opera di ripensamento del SID a tutti (a partire da molti professori) è parso utile cogliere l’opportunità dell’Alumni Day per chiedere un contributo anche agli alumni (oltre che agli studenti ovviamente), affinché essi stessi individuino cosa del nostro corso di laurea li ha agevolati o ostacolati più di ogni altra cosa una volta usciti dalle aule di via Alviano; affinché dicano se rifarebbero o meno la scelta che hanno fatto, e perché, o anche ci spieghino cosa hanno trovato altrove che al SID non c’era (soprattutto coloro che hanno avuto esperienze di formazione post-laurea in altri atenei – magari all’estero).

Da qui l’idea di stendere un Manifesto degli Studenti e degli Alumni del SID per il SID, in cui esprimere il proprio pensiero, partendo dal presupposto che è interesse di tutti noi mantenere un SID di alto livello (del resto anche per i nostri laureati non sarebbe un’ottima cosa avere un titolo di studio presso un corso di laurea che ora è scadente o peggio non esiste più!). Per questo è attivo da oggi uno spazio all’interno del blog dell’ASSID (http://assid.wordpress.com) cui speriamo sarete in molti a portare il vostro contributo. L’idea è quella di creare sulla base dei commenti inseriti da tutti noi un documento da rendere noto proprio il giorno dell’Alumni Day, e da far conoscere al Consiglio di Facoltà ed al Rettore come documento comune di indirizzo per le politiche da attuare a Gorizia nei prossimi anni.

È ovvio che esso avrà senso e sarà incisivo quanto più numerosi saranno i contributi su di esso espressi, di qualunque tenore essi siano (anche i più critici), restano valide le regole della buona educazione! Più saranno numerosi gli interventi e più saranno gli stimoli e le idee, e più il documento avrà forza nell’arena della discussione.

Per questo il mio invito è di scrivere, anche solo poche righe, per il futuro del SID…

Attilio Di Battista

Insegnamento     CFU
I Anno
Diritto Privato     6
Sociologia     10
Scienza della Politica     9
Economia Politica     6
Storia Contemporanea     9
Storia delle Relazioni Internazionali     10
II Anno
Diritto Costituzionale e Comparato     9
Economia Internazionale     9
Politica Economica     10
Storia ed Istituzioni dei Paesi Afro-Asiatici     6
Relazioni Internazionali     9
Diritto Internazionale Pubblico     6
Lingua Inglese I     9
Lingua Francese I     9
III Anno
Storia dell’Europa Orientale     9
Filosofia Politica     6
Geografia Politica     9
Lingua Inglese II     9
Lingua Francese II     6
Insegnamento a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     6

Economico-Internazionale

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Marketing Internazionale     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geografia Economica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12

Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Politico-Diplomatico

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     6
Istituzioni del Mondo Musulmano     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     9
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Studi Extra-Europei

Insegnamento     CFU
I Anno
Storia ed Istituzioni dell’Africa     9
Sociologia Politica     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Istituzioni del Mondo Musulmano     9
Metodologia e tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Antropologia dello Sviluppo     6
Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

La distribuzione degli esami negli anni è ancora indicativa fino al 10 giugno, data in cui verranno anche definiti i titoli precisi degli insegnamenti, il cui settore disciplinare è comunque già stato fissato.

Luci e ombre del decreto anticrisi

Il 28 Novembre è stato varato il decreto legge n. 185/2008, meglio noto come “decreto anticrisi”, che ha acceso una vivace discussione all’interno del Parlamento. Le misure adottate muovono circa 80 miliardi di € nel corso dei prossimi 2-3 anni, con l’obiettivo immediato di ristabilire la fiducia, come ha detto il ministro Tremonti.

Il ddl è composto di 36 articoli, divisi in 5 titoli, e le misure più importanti sono quelle a sostegno delle famiglie più bisognose – bonus da 200€ a 1000€, compensazione per l’acquisto di gas naturale – e in generale a tutti i cittadini (ammortizzatori sociali dotati di 1,2 mld circa di € in più per il triennio 2009-2011), oltre ad altre misure di varia natura (tra cui sostegno alle Ferrovie, misura per contrastare la fuga di cervelli e di sostegno ai precari).

Il punto su cui però il dibattito è stato più intenso è la pesante riduzione delle risorse disponibili per gli sgravi fiscali a sostegno dell’efficienza energetica, che in pratica permettono a chi vuole migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione di pagare solamente il 45% del costo degli interventi necessari. Con la modifica introdotta all’articolo 29, infatti, il limite di spesa per questi interventi è “pari a 82,7 milioni di euro per l’anno 2009, a 185,9 milioni di euro per l’anno 2010, e 314,8 milioni di euro per l’anno 2011” (art. 29 comma 7). Per rendere l’idea di quanto sia ridicolmente bassa questa cifra, basti sapere che nel solo 2007 ci sono state richieste di sgravi fiscali per 825 milioni di €.

Inoltre, il procedimento per accedere a questi già scarsi fondi si è complicato, prevedendo l’invio di una “apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi” di cui sopra: vale la regola del “silenzio dissenso”, cioè, se non si riceve entro 30 giorni la risposta dall’Agenzia delle Entrate, il contributo si intende non concesso.

Inizialmente il ddl rendeva questa norma addirittura retroattiva a partire dal 31 dicembre 2007 (riferito alle opere in corso a quella data): in pratica tutti coloro che avevano ottenuto degli sgravi fiscali da quella data in poi non ne avrebbero più beneficiato. Tuttavia, il 3 Dicembre ’08 il governo ha fatto marcia indietro eliminando la retroattività, quindi chi ha già ottenuto gli sgravi fiscali nel corso del 2008 dovrebbe stare tranquillo (il condizionale è d’obbligo!).

Evidentemente il disaccordo è forte anche all’interno della maggioranza, se Tremonti ha subito ventilato l’ipotesi di porre la fiducia sul decreto. E per restare nell’ambito regionale, la Lega Nord del Friuli Venezia-Giulia ha duramente condannato questi tagli.

La motivazione ufficiale di questi tagli sarebbe evitare che i crediti d’imposta vengano “usati come dei bancomat”, cioè per finanziare spese per le quali non c’è la copertura necessaria da parte dei privati. Proposito ovviamente condivisibile, che però non può certo giustificare le dimensioni di questo taglio che di fatto blocca la diffusione degli interventi di risparmio energetico e dà anche un durissimo colpo alla giovane e attiva industria delle energie rinnovabili, una delle poche in buona salute anche in questo periodo di crisi.

Nel frattempo, in Europa e negli USA, si è ormai affermata una strategia di uscita dalla crisi economica che non solo non danneggi l’ambiente, ma anzi faccia dell’industria delle energie rinnovabili e del risparmio energetico due pilastri fondamentali per rilanciare l’economia. Su questo tema, che giustamente ha inserito fra le priorità del suo mandato, Obama è atteso al varco (il primo è la firma all’accordo di Kyoto). In Europa, invece, già da tempo ci sono paesi che investono nelle energie rinnovabili e che ne stanno traendo i benefici. Tanto per evitare di essere accusato di faziosità politica, faccio notare che è stato proprio il conservatore Sarkozy a difendere a spada tratta il pacchetto europeo contro il cambiamento climatico.

Ma si deve andare al di là dei benefici puramente economici ricavabili sul medio e lungo periodo dallo sviluppo delle energie rinnovabili. Non si tratta solamente di freddi calcoli economici,  non è una questione né di destra né di sinistra: la difesa dell’ambiente è una questione che tocca tutti, indistintamente, non perché tutti debbano amarla, ma semplicemente perché le conseguenze peseranno sulle spalle di tutti noi. Anzi, non peseranno sulle spalle di chi ora ha 60 o 70 anni e sta al governo o all’opposizione, ma soprattutto su quelle di noi giovani.

Vorrei abbandonarmi a un elogio lirico sull’amore per la Natura, ma so che non avrebbe molta presa (e non ne sarei capace!). Quindi preferisco tenere una linea “leggermente” più brusca: non possiamo permetterci di attendere troppo, è già tardi per evitare danni ma non è troppo tardi per evitare il peggio. Questa crisi è l’occasione di staccarci da un modello di sviluppo distorto che considera i danni ambientali una variabile quasi irrilevante: spero che si comprenda la mostruosità di questo errore senza doverlo provarlo sulla nostra pelle e senza che il nostro futuro venga compromesso. Abbiamo il diritto di non pagare le colpe altrui: rendiamocene conto e cominciamo noi stessi a cambiare le cose.

Federico Faleschini
federico.faleschini@sconfinare.net

Qui, su Sconfinare non sono mai mancate le denunce agli sprechi, alle ingiuste sottrazioni di corsi che andavano e tutt’ora vanno a minare le peculiarità di un Corso di laurea come quello in Scienze Internazionali e Diplomatiche.
Nella quasi totalità dei casi Professori ed Istituzioni universitarie hanno sempre motivato tali scelte al ribasso, non come scelte di tipo “politico” ma bensì come conseguenza di problematiche di tipo prettamente economico che non permettevano la presenza di particolari Professori a contratto o di particolari corsi complementari. Se poi ritorniamo con il pensiero nella nostra realtà locale, spesso si è detto che una regione piccola come il Friuli Venezia Giulia ed al suo interno un’Università come quella di Trieste, non si possono assolutamente permettere doppioni, non si possono assolutamente permettere corsi dove partecipano non più di cinque ragazzi. Se a quanto fin qui detto aggiungiamo le varie, e spesso incomprensibili, riforme del mondo universitario allora il gioco è fatto.
Allora, o te ne fai una ragione, e ti dici “ bhè bisogna tirar la cinghia”; e allora anche se un po’ incavolato vai avanti e cerchi di tirare fuori il meglio da quello che resta, oppure prendi e vai da un’altra parte.
Ma nel caso fossi rimasto qui, ti può capitare di tutto. Ti può anche capitare (come è successo a me) di leggere per caso “Il Piccolo” e scoprire con grandissimo stupore che: “L’università della terza età attiva corsi di lingua cinese”.
Come… Corsi di cinese??
Il cinese, lingua strana, qui al S.I.D. l’hanno tolto dal piano di studio circa due anni fa, a causa dei soliti problemi di bilancio e delle solite normative ministeriali, che obbligano a riformare i curricula. E chissenefrega se il cienese lo parlano più di un miliardo di persone, e chissenefrega se secondo molti sarà una delle lingue fondamentali per il futuro. La realtà è che noi qui oggi non possiamo studiarlo perché non rientra più nel nostro piano di studio.
Detto ciò mi chiedo: ma com’è possibile che a Gorizia possa partire un corso di lingua cinese, con tanto di lettrice, per i frequentanti dell’università della terza età?
Vabbè che qui i vecchi ed i pensionati pullulano, ma di questi quanti andranno a frequentare un corso di lingua cinese?? Più o meno di cinque…
Ma soprattutto a che scopo? Cultura personale? Tempo libero? Hobby? Oppure si stanno preparando per sbarcare in massa a Pechino per le Olimpiadi 20008?
Sia ben chiaro, le università della terza età hanno tutto il diritto di fornire nozioni anche a chi, magari, a vent’anni era costretto a lavorare, però questo non giustifica ciò che è accaduto: da un lato noi non possiamo studiare il cinese, mentre dall’altro i pensionati lo possono fare.
Sembra una riproposizione al contrario di certe tematiche legate al ’68. Penso prima di tutto al diritto allo studio. Infatti in quegli anni i giovani chiedevano, ai loro padri e ai loro “vecchi” garanzie e diritti nei loro confronti; mentre oggi sembrano essere i “vecchi” (quelli che nel ’68 avevano circa vent’ani) a chiedere ulteriori diritti, però sempre nei loro confronti. Il problema è che questa continua richiesta di diritti e garanzie, al giorno d’oggi no fa altro che penalizzare i loro stessi figli, cioè noi!
E’ evidente e chiaro, che nel caso specifico, non c’è alcun legame diretto tra la nostra Università e l’Università della terza età di Gorizia; però se pensiamo che in ogni provincia d’Italia è presente un università per anziani, i soldi spesi e gli investimenti fatti cominciano ad essere tanti.
Sembra una situazione assurda e paradossale, ma purtroppo è la mera realtà di un Paese “allo sbando” che pensando sempre a sindacati e pensioni non ha le ben che minima idea di che cosa fare dei suoi giovani, cioè del suo futuro!

Marco Brandolin

Riceviamo e pubblichiamo una lettera arrivata in redazione, riservandoci di pubblicare le eventuali repliche. Scriveteci all’indirizzo email sconfinare@gmail.com. Speriamo così di poter creare un dialogo costruttivo tra studenti e istituzioni.

Spettabile Redazione del mensile “ Sconfinare”,

in qualità di studenti del secondo anno della Laurea Specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche ci sentiamo in dovere di replicare alle dichiarazioni rilasciate  dal Prof. Gabassi nel corso dell’intervista allo stesso pubblicata sul vostro giornale nell’edizione di ottobre 2007. Siamo motivati a questo in ragione del fatto che, essendo noi ormai giunti a conclusione del nostro percorso di studi, possiamo far risaltare le incongruenze presenti nelle parole del Presidente del Corso di Laurea, in particolar modo,  quando questi si riferisce al più recente passato del S.I.D., un passato che ormai solo noi “anziani” conosciamo e che desideriamo non venga mistificato.

In primo luogo, vorremmo sottolineare che la Presidenza del Corso di Laurea, pur non potendo secondo gli ordinamenti vigenti esercitare nei confronti dei docenti un potere “coartante”, ha sempre svolto una peculiare funzione di persuasione grazie alla quale la coordinazione tra insegnanti e insegnamenti si è sempre svolta secondo i normali principi di organizzazione di un corpo complesso quale quello in cui ci troviamo ad operare. D’altra parte, non si comprende quale altra funzione questa carica possa svolgere: più volte alle nostre domande di intervenire di fronte a situazioni critiche ci siamo sentiti rispondere dal prof. Gabassi “io non ho potere: fate una raccolta firme” e non crediamo che questa risposta possa provenire da chi è stato posto a capo del S.I.D. Che compito dunque svolge il Presidente? Di mera rappresentanza?

Spiace altresì constatare come, alla domanda sul calo delle domande di ammissione presso il nostro Corso di Laurea, l’intervistato risponda con una sostanziale fuga rispetto al nocciolo della questione. Un Corso di Laurea vive dei suoi studenti, i quali dovrebbero essere posti in primo piano, e dunque la drastica diminuzione di coloro che tentano l’esame di ingresso va attentamente analizzata, diremmo sviscerata, senza nascondersi dietro un fragile dito costituito dall’affermazione “La quantità è calata, ma è aumentata la qualità” (concetto peraltro discutibile).

Di seguito, in relazione alla creazione del nuovo corso “internazionale” di Scienze Politiche a Trieste, il nostro Presidente dichiara di aver votato a favore di quest’ultimo in Consiglio di Facoltà pur riconoscendone la sua “distonia”. Ora, si presume che chi è a capo di un organismo abbia intenzione di preservarne l’esistenza e, qualora questa sia messa in dubbio, egli ha il dovere di motivare le scelte che possono apparire confliggenti agli occhi di colui che in quell’organismo agisce sia come docente sia come discente. Tali motivazioni non sono fornite dal nostro Presidente. Anzi, egli controreplica cambiando argomento e accusando gli intervistatori di averlo insultato relativamente alle sue presunte velleità di “indirizzare Gorizia alla specializzazione sul Negoziato”. Si smentisce di voler fare del S.I.D. un corso “negoziale”, affermando però che in fin dei conti il Negoziato da noi si è sempre fatto con Baldocci, Ferrarsi, Farinelli etc. Noi lo neghiamo. Le personalità citate dal prof. Gabassi non si riuducevano a questo,  ma le loro lezioni spaziavano su tematiche ben più vaste (ed interessanti) di carattere politologico ed internazionale.

Per il Presidente “è opinabile che l’offerta formativa in senso negoziale venisse fatta in modo diverso” rispetto alla caratterizzazione che egli vuole imprimere. Noi rispondiamo che è vero: era così radicalmente diversa da non essere affatto impostata in senso negoziale.
Se poi il Presidente intende percorrere nuove strade ci permetta di dire che queste non rappresentano il motivo per il quale noi ci siamo iscritti a questo corso di Laurea.

Per quanto concerne la cosiddetta “microdidattica” aspettiamo il consiglio dei docenti al quale parteciperà anche la rappresentanza studentesca; tuttavia ci sia consentito esprimere i nostri dubbi in merito alla rilevanza di questo: non sono certo le conferenze né tantomeno le lezioni di “Portoghese in 24 ore” ad aumentare l’offerta culturale dell’istituzione in oggetto.

In conclusione, quello che più ci sorprende nelle dichiarazioni rilasciate nell’intervista dal Prof. Gabassi nei riguardi del Corso di Laurea che egli dirige, è la totale assenza dell’idea di “prestigio” che per anni ha accompagnato Scienze Internazionali e Diplomatiche. Il prestigio, specialmente negli ultimi cinque anni, ha agito da calamita nei confronti degli studenti ben più che la presenza di nomi autorevoli quali docenti. Oxford rimane Oxford anche in assenza di rilevanti personalità che lavorano e operano al suo interno. Il SID, come è stato dimostrato recentemente, è rimasto un polo di attrazione per i giovani anche dopo che sono venuti meno i grandi nomi che vi avevano insegnato ( si pensi ad Andreotti, ad un Dominick Salvatore, Nobel per l’economia….) e tutto ciò grazie al prestigio accumulato nel tempo. Ora, nelle parole del Presidente non scorgiamo in alcun modo l’orgoglio di presiedere una realtà di tale rilievo e questo è ciò che ci duole di più. Sia ben chiaro che quanto qui scriviamo non è assolutamente finalizzato ad ottenere una contropartita consistente in favori o agevolazioni, ma si tratta di un nostro doveroso e giusto scatto di orgoglio. Si tratta anche di un profondo rispetto nei riguardi di un Bene che nel tempo ha distribuito ai suoi studenti non solo notevoli competenze nei settori più specifici e nello stesso tempo più vasti della politica, dell’economia e della diplomazia internazionali, ma anche un bagaglio di esperienze che i nostri ex-studenti non dimenticano.

Da tempo gli studenti si lamentano del livello a cui il S.I.D. è giunto e chi scrive ha sempre cercato di evidenziarne i suoi aspetti positivi, anche, e lo ripetiamo, per questioni di anzianità,  ma ora non possiamo permettere che sia la stessa dirigenza a metterne in crisi la sua esistenza.

Ringraziamo per l’attenzione e per la lettura.

Lettera firmata da 22 studenti del secondo anno del corso di laurea specialistica del SID.

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