You are currently browsing the tag archive for the ‘croazia’ tag.

I rapporti tra Italia e Slovenia, nonostante l’importanza del confine a nord-est, passano molte volte in sordina sul piano nazionale. Eppure, come sempre è stato nei rapporti tra i due Paesi, ci sono motivi per cui andare fieri e sponsorizzare i buoni auspici che vengono dalle ripetute strette di mano. Ma ci sono anche buoni motivi per non far finta di nulla di fronte a frizioni vecchie di anni, che ogni tanto scappano di mano ai buoni politici e ai buoni diplomatici.

Già il 28 febbraio scorso, per andare un po’ indietro nel tempo, a Corgnale di Divaccia (Slovenia), l’impedimento per motivi di ordine pubblico di una manifestazione dell’Unione degli Istriani, commemorativa e umanitaria, correlata al giorno della memoria (nonostante ci fosse già l’ok delle autorità locali), fece muovere addirittura il Ministro Frattini che richiamò alla Farnesina un alto funzionario dell’Ambasciata slovena a Roma per chiedere spiegazioni. Sembra che una contromanifestazione di simboli titini fosse in attesa. La manifestazione ha infine avuto luogo, dopo dovuti chiarimenti, il 23 maggio.

Ma venendo proprio ai giorni d’oggi, la doppia faccia dei rapporti italo-sloveni si è fatta particolarmente notare. Se difatti il 4 novembre scorso il Ministro Frattini esprimeva “viva soddisfazione” per la firma a Stoccolma degli accordi tra Croazia e Slovenia sull’arbitrato relativo ai confini, dall’altro lo stesso, il giorno successivo, si diceva “francamente stupefatto” per la decisione dell’Accademia slovena per la cinematografia di finanziare il film “Trieste è nostra”. Bisogna dire che la notte non ha portato molto consiglio al nostro Ministro.

Nello specifico, la prima notizia riguarda un obbiettivo da vario tempo portato avanti dallo Stato italiano: ovvero la risoluzione pacifica della controversia riguardante il confine croato-sloveno affinché la Croazia possa fare nel più breve tempo possibile i passi che la porteranno all’adesione all’Unione Europea (vi è la convinzione da parte del nostro Ministero Affari Esteri che il percorso di integrazione della Croazia e di tutti i Balcani Occidentali rappresenti un obbiettivo fondamentale per la stabilità della regione). Al contrario, vi è stata stizza da parte del Ministero alla notizia dl finanziamento e di diffusione televisiva del film il cui titolo è già tutto un programma.

A chiudere la “saga del lunatico”, il viaggio del nostro Ministro a Lubiana il 9 novembre, accompagnato dai responsabili di agricoltura (Zaia), ambiente (Prestigiacomo) e trasporti (Castelli, oltre ai sottosegretari alle attività produttive e all’istruzione. Obbiettivi del viaggio: intensificare il dialogo e la cooperazione, rilanciando il ruolo del Comitato di Coordinamento dei ministri dei due Paesi.

Si è discusso inoltre di riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, immigrazione, allargamento Ue ai Balcani e liberalizzazione dei visti.

Vista allora l’importanza dei nostri rapporti con il vicino e visto l’interesse delle tematiche da portare avanti in comune, bisognerebbe farla finita con la tanta demagogia storico-politica che caratterizza ancora oggi i rapporti transfrontalieri. In una realtà importante quale quella europea non si può giocare al tira e molla continuo. Andrebbe e va a discapito di qualsiasi sforzo in direzione comune.

Si finirebbe per fare il gioco del due passi avanti (due strette di mano in Transalpina) e tre passi indietro (protestare per l’IKEA, protestare per i casinò, protestare per Q-landia).

Edoardo Buonerba
edoardo.buonerba@sconfinare.net

Dal 25 luglio al 10 agosto, ho avuto l’entusiasmante opportunità di partecipare all’International Institute for Political & Economic Studies (IIPES), in Grecia. L’istituto, frutto della collaborazione tra il TFAS (The Fund for the American Studies), la GAAEC (the Greek Association for Atlantic & European Cooperation) e l’università americana di Georgetown, di Washington D.C., è un esperimento avviato e giunto ormai alla sua 14 edizione, riscuotendo sempre maggiore successo agli occhi degli organizzatori.

I partecipanti, una ottantina di ragazzi provenienti da ventuno paesi (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Egitto, Repubblica di Macedonia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Kosovo, Libano, Montenegro, Palestina, Romania, Arabia Saudita, Serbia, Siria, Turchia e Stati Uniti), hanno trascorso due settimane vivendo un’esperienza unica che difficilmente potranno dimenticare. Ospiti del MAICh, un campus di agraria europeo incredibilmente all’avanguardia, con campi sportivi, dormitori, numerose aree di svago e aule attrezzate per iniziative conferenziali, è stato a nostra disposizione durante le attivitá di questa summer school, alle porte della seconda cittá cretese di Chania.

Sorprendentemente coinvolgenti le lezioni cui abbiamo preso parte, che hanno toccato quattro discipline: Intellectual History (la storia interpretata dagli scritti e le idee di alcuni grandi personaggi), The
Good
Society (filosofia con l’analisi di testi dei grandi pensatori da Platone a Tocqueville), Political Economy e Conflict Management. Ovviamente tenute in inglese, sono rimasto positivamente colpito dai professori, tutti americani: il metodo di insegnamento trascinante e l’alta partecipazione richiesta durante le lectures hanno cancellato l’iniziale paura di affrontare per la prima volta lezioni universitarie in lingua straniera: specialmente quelle di economia, verso le quali nutrivo profonde preoccupazioni non avendo mai affrontato un corso di inglese economico (le mie conoscenze si fermavano a demand e supply), sono state tra le più seguite e le più interessanti: il giovane professore Rotthoff ha, in una settimana, affrontato le basi della macro economia che avevo precedentemente trattato in un anno di corso a Gorizia: la chiarezza delle spiegazioni, la passione e la disponibilità del professore ci hanno permesso non solo di capire con facilità argomenti per alcuni ostici, ma ci hanno spronato a “divorare” i readings consigliatici e spronare il professore a tenere una lezione aggiuntiva unicamente rivolta alla crisi finanziaria.

La disponibilità dei professori si è tradotta, in molti casi, in veri e propri rapporti di stima e amicizia: non è raro, aggirandosi per il MAICh, notare i professori seduti a cena con gli studenti, discutere insieme davanti ad una birra o, perché no, chiacchierare in spiaggia o sfidarsi in estenuanti partite a tennis. Tutto questo ha contribuito a rendere l’apprendimento (che, per quel che mi riguarda, è stato profondo e inaspettato) piacevole e attraente.

L’interesse non è mai mancato, e molto è stato fatto per il coinvolgimento di noi studenti: intere ore di lezione erano dedicate a discussioni fra noi, e l’intreccio di culture e storie differenti ha reso il confronto con i miei coetanei di una rarità e straordinarietà unica. Sedere nella stessa aula con israeliani e palestinesi, serbi e kosovari, mi ha fatto sentire veramente “cittadino del mondo”, e ho potuto toccare con mano storie, conflitti, racconti con i quali ero abituato a confrontarmi nei giornali o nei libri. Durante il corso di Conflict
Management ci siamo divisi in gruppi per analizzare, in un esercizio di simulazione, le possibili conseguenze che un Pashtunistan indipendente (comprendente l’area di etnia Pashtun, tra Afghanistan e Pakistan) avrebbe portato all’equilibrio geopolitico mondiale. E’ facile immaginare la tenacia e la passione con cui abbiamo, internet sottomano, difeso il nostro punto di vista nell’arena finale.

Come ogni serio programma di studi che si rispetti, al termine delle due settimane abbiamo affrontato degli esami sul lavoro svolto nelle quattro discipline. Il risultato dei test (tutti a domande aperte) può fornire crediti elargiti direttamente dalla università di Georgetown, oltre che il più facile accesso agli altri progetti gestiti dal TFAS. Le domande di ammissione per questo e per gli altri programmi organizzati dalla fondazione sono, infatti, abbastanza impegnative, e nel mio caso comprendevano oltre a curriculum, lettera di motivazione e certificato attestante la buona conoscenza della lingua inglese, un commento ad un articolo economico ed un colloquio telefonico di 5 minuti.

La particolarità che fanno di questo programma il punto di forza e l’eccezionalità è, certamente, la variegata provenienza dei partecipanti e il multiculturalismo. Unico rappresentante italiano (e dell’ovest europa), ho assistito e partecipato ad incredibili (e pacifiche) discussioni tra ragazzi israeliani e palestinesi, pur non mancando momenti di attrito. In particolare, mi preme ricordare un avvenimento che difficilmente scorderò: il litigio tra una ragazza kosovara, Fjolla, e un ragazzo di Belgrado, Vojimir, iniziato tra i banchi durante la lezione e proseguito furiosamente nella hall del campus. Sotto gli occhi sbigottiti dei ragazzi americani, che gettavano occhiate di palese incomprensione notando “quanto incasinato fosse il vecchio continente”, i due ragazzi si davano battaglia riguardo la legittimità o meno dell’indipendenza kosovara. Il momento più emozionante è però stato, ai miei occhi, l’immagine del ragazzo serbo visibilmente sconvolto tirato in parte e consolato niente di meno che dall’amico croato, seppellendo così odi antichi di guerre passate.

I momenti di apprendimento non si sono limitati alle lezioni in programma: abbiamo ricevuto importanti ospiti che ci hanno intrattenuto con interessanti conferenze, a partire dal portavoce del governo greco, la speaker della camera ellenica del principale partito d’opposizione, l’ambasciatore serbo a Parigi e una giovane dipendente delle pubbliche relazioni della NATO slovacca.

Merita una parola anche l’ambiente che ha ospitato l’esperienza: oltre alla cittadina di Chania, a ridosso della quale alloggiavamo, (seconda città di Creta che mi ha colpito per la vivacità e la bellezza, meta dei nostri svaghi notturni), i week end li abbiamo trascorsi a scoprire le meraviglie dell’isola greca, a partire da Heraklion e il sito archeologico di Cnosso, fino alla favolosa spiaggia di Elafonisis, con un viaggio di due ore interamente organizzato da noi studenti ripagato con gli interessi dalla sabbia dorata e il mare caldo e cristallino di una delle migliori località balneari di tutta la Grecia.

L’esperienza ovviamente non termina allo scadere delle due settimane: oltre al bagaglio di conoscenze che indubbiamente ha portato, i numerosi contatti di amici da ogni dove sono senza dubbio tra gli aspetti più entusiasmanti del programma. Si entra, inoltre, nella grande famiglia degli alumni, con l’obiettivo di mantenere una vasta rete di contatti tra partecipanti e organizzatori.

Probabilmente non sono riuscito a descrivere in queste righe cosa l’IIPES sia realmente e cosa abbia significato emotivamente per il sottoscritto. Credo che per chiunque voglia cimentarsi in un esperienza formativa e multiculturale, resti una sfida verso cui lanciarsi senza timori.

 

Matteo Lucatello

Matteo.lucatello@sconfinare.net

www.matteolucatello.it

 

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 11.503 hits