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Eliminati i curriculum della specialistica! A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su http://www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista
attilio.dibattista@sconfinare.net
Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Tutto da rifare: cambiati di nuovo i requisiti minimi del MIUR

Eliminati i curriculum della specialistica!

A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare on-line su www.sconfinare.net la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista

Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

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Il campo di lavoro è sicuramente una delle esperienze più interessanti e intense che uno studente possa fare, soprattutto se  interessato, dopo l’università, ad intraprendere una carriera nel volontariato umanitario. Il campo di lavoro è inoltre la situazione ideale per chi vuole iniziare ad approcciarsi al mondo della cooperazione nei paesi in via di sviluppo, per chi non ha esperienza e vuole un impegno a breve termine. Soprattutto in vista delle vacanze estive, questi campi vengono spesso indicati come delle ottime esperienze propedeutiche, utili e arricchenti dal punto di vista umano. Sotto il profilo psicologico i campi di lavoro non sono particolarmente impegnativi, anche perché molto spesso si è inseriti in un gruppo di coetanei; lo scopo primario per cui si partecipa rimane comunque sempre lo stesso: aiutare chi ha bisogno.
Nei campi di lavoro spesso non è richiesta esperienza, la struttura è organizzata per accogliere un certo numero di volontari, i tipi di lavoro richiesti sono semplici e mai in situazioni estreme (spesso è messo in preventivo che ci siano delle persone meno motivate e capaci di altre…). I campi di lavoro sono una prova di volontariato all’estero: una volta che nel vostro curriculum avrete un po’ di anni di volontariato in questi campi , con anche referenze attestabili, questo potrà essere considerato un requisito sufficiente ad essere ammessi come volontari di maggior responsabilità o per il volontariato retribuito a lungo termine.
Come già è stato ricordato la professionalità richiesta è molto bassa o nulla e questo rende i campi di lavoro più accessibili a noi poveri inesperti del settore…solitamente è solo richiesta la conoscenza della lingua utilizzata nel campo di lavoro (quasi sempre l’inglese).
Chi poi ha più esperienza può sempre ambire ad una posizione di coordinamento, per essere più gratificato e valorizzato.
E’ bene ricordare infine che le posizioni di volontariato generico, soprattutto nei campi di lavoro,  generalmente non sono retribuite;al massimo si riceve un rimborso spese.

Pubblicazioni

Esistono diverse pubblicazioni utili per chi vuole approfondire il mondo della Cooperazione. Esiste innanzitutto un’ottima e completa guida per chi vuole iniziare una carriera in cooperazione: “Guida alla cooperazione e al volontariato internazionale”. Viene aggiornata ogni due anni ed elenca tutte le ONG riconosciute dal Ministero Aff. Esteri (le ONG possono anche non essere riconosciute), tutti i loro progetti in corso, con gli Enti finanziatori e i settori di intervento suddivisi per Paesi. La guida riporta anche molte informazioni utili, tra cui le organizzazioni che allestiscono dei campi di lavoro,  gli uffici dei comuni e tutti i corsi di formazione, Master e Scuole di specializzazione organizzate da Università, enti pubblici o dalle stesse ONG. La guida viene pubblicata da un ufficio pubblico, il SOCI di Milano (Servizio Orientamento Cooperazione Internazionale, che dipende dal Settore Relazioni Esterne e Comunicazione del Comune). Per chi semplicemente inizia e vuole affrontare volontariato a breve termine questa guida è fin troppo dettagliata; è possibile richiederla (verrà spedita per posta) telefonando al Servizio SOCI- P.zza Duomo 21- 20121 Milano, tel. 02 8846 3636, fax. 02 8846 3635, e-mail: ufficio.soci@comune.milano.it –  http://www.comune.milano.it/ relazioninternazionali/ cliccare su Cooperazione internazionale.
Molto interessante è anche il libro del CISPI (una delle tre federazioni nazionali di ONG): “Come diventare operatore della Solidarietà Internazionale”. Questo libro offre le basi per conoscere il mondo delle ONG, i presupposti, le strategie di Cooperazione, il tipo di sviluppo sostenibile, le relazioni economiche tra Nord e Sud. La guida si può ordinare dal sito del CISPI: http://www.cispi.it
Molte ONG hanno dei bollettini a varia periodicità che si possono ottenere associandosi o facendo una donazione all’ONG che li pubblica. Possiamo citare ad esempio “Volontari per lo Sviluppo”, periodico mensile edito da un consorzio di 13 importanti ONG italiane tra cui la FOCSIV. Vedere il sito: http://www.volontariperlosviluppo.it

In rete

http://www.fivol.it: il sito della Fivol, Federazione Italiana Volontariato. Il sito distingue la sezione “Per fare volontariato in Italia” e la sezione “Per fare volontariato in un Paese in via di Sviluppo” e contiene inoltre una lista di oltre 20000 organizzazioni di volontariato censite.

http://www.unimondo.org: il sito dell’associazione Unimondo di Trento, parte del network mondiale OneWorld, con offerte di volontariato internazionale.

http://www.volint.it: gestito dal VIS, Volontariato Italiano per lo Sviluppo, contiene una sezione dedicata alle offerte di lavoro dalle ONG di Cooperazione allo Sviluppo.

http://www.cocis.it: il sito del COCIS, Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo.

http://www.cispi.it: il sito del CISPI, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale.

http://www.oneworld.net: il sito di OneWorld che riporta occasioni di volontariato in tutto il mondo, oltre ad offerte di lavoro e numerosi link.

http://www.esteri.it: cliccando: Politica estera, Grandi temi, Cooperazione allo sviluppo, si accede alle pagine dedicate alla Cooperazione. Si segnala la pagina “Opportunità nelle Organizzazioni Internazionali” e in particolare la sezione “Posti vacanti e opportunità per i giovani”.

http://www.idealist.org: il sito con il più grande data base di associazioni al mondo, ripartite per campo di intervento e stato.

http://www.worldvolunteerweb.org: portale dell’ONU gestito dall’UNV, l’agenzia delle Nazioni Unite per il volontariato.

http://www.vfp.org: lista di campi di lavoro in 80 paesi del mondo.

http://www.alliance-network.org: sito dell’Alliance of European Voluntary Service Organisations; contiene una lista di ONG europee che offrono campi di lavoro.

http://www.missionfinder.org: occasioni di volontariato a lungo e breve termine nelle missioni di tutto il mondo.

http://www.reliefweb.int: sito dello United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA); contiene una lista aggiornata di posizioni professionali vacanti.

Chiunque avesse bisogno di qualche altra informazione, anche relativa ad un’organizzazione specifica, può contattarmi all’indirizzo e-mail: mister_bush@hotmail.it

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