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Ad essere onesti, un dvd come quello di Deaglio lo si aspettava da mesi. Almeno da quando il Berlusca aveva monopolizzato la scena post-elettorale paventando brogli da sottoregime sovietico. Cioè, sia chiaro, era stato bello immaginare torme di scrutatori comunisti che, fra un bambino in tecia e un esproprio proletario, sbianchettavano come pazzi le schede del Nostro. Ci aveva lasciato la speranza che almeno una parte dei duri e puri fosse sfuggita alla banca o alla cattedra, e ci desse dentro come nemmeno nei magnifici ’70. Un po’di vita, insomma.

Ahinoi, l’Infallibile ci aveva visto male. La realtà è ben più grigia: i folli nemici della democrazia altro non erano che bancari disillusi e professori frustrati. Altro che colpo di stato, al limite colpo apoplettico. Per cui, era inevitabile che, prima o poi, l’accusa si ritorcesse contro l’Inquisitore. Anche perché è forse il caso di sottolineare un piccolo particolare. E cioè che a dirigere le operazioni di voto non c’era Trotskji, ma quel cattolico tutto d’un pezzo che è il bel Pisanu.

Questo non vuol dire che sia valida l’accusa di Deaglio, per effetto di un contrappasso mai così appropriato. Diciamo che, agli occhi di un profano, la risposta dei bolscevichi ha tutt’altra consistenza, per una serie di elementi. A partire dal catto-sardo, passando per il black-out dei risultati nella notte elettorale, senza trascurare la miracolosa rimonta del centro-destra, che nemmeno a Lourdes avevano saputo prevedere. Poi, queste non sono altro che idee buone per una discussione da bar. E io sono più che prevenuto.

E’chiaro che ognuno di noi sarà maggiormente propenso a credere ad una particolare versione. E che, nella stragrande maggioranza dei casi, questa scelta si sposerà d’ incanto con i propri pregiudizi. La conseguenza di tutto ciò non può che essere l’impossibilità di giungere ad una conclusione condivisa. Perché, tanto, qualsiasi pronunciamento nascerà con un vizio di fondo insanabile: l’assoluta mancanza di fiducia. Se non sono i giudici comunisti, saranno i servizi deviati.

Ma è proprio qui che sta il nocciolo del problema. Chi conta, in democrazia? Chi vota o, piuttosto, chi conta i voti? Conta il contatore o conta il contato? E il contato si fida del contatore?

Mi pare ovvio che questa fiducia sia venuta meno qualche era geologica fa. Ma, forse, mai come ora la situazione s’è fatta ingarbugliata. Siamo arrivati al paradosso delle cifre militanti, all’opinabilità della matematica. Non credo che ci sia una sola persona in grado di cavalcare i milioni di dati, in aperta contraddizione, con cui scudieri e stallieri fortificano le posizioni dei rispettivi boss.

Può darsi che la causa di tutto ciò sia la perenne overdose di informazioni in cui viviamo. Ma il punto è un altro. E cioè, come superare questa situazione. Perché è ovvio che un governo formatosi ignorando l’accusa più grave non potrà che essere mutilato.

Non sembra, finora, che la classe politica abbia recepito questa necessità. L’unica iniziativa vagamente sensata in tale direzione è la decisione di Amato di sospendere la sperimentazione del voto elettronico. Nell’attesa, ovviamente, che qualche modernista insorga in nome del progresso.

Ma quello che veramente inquieta, almeno secondo me, è l’atteggiamento del centro-sinistra. Voglio dire, nel giro di sei mesi, è passato dall’accusa di aver truccato le elezioni, alla condizione di potenziale vittima di un colpo di stato. Ce ne sarebbe abbastanza per allarmarsi, credo. O, quantomeno, per cercare di normalizzare la situazione, e costringere al silenzio chiunque dubiti della legittimità del risultato. A destra come a sinistra. E invece, finora, non s’è andati oltre a qualche timido balbettio sconnesso, teso a non scontentare la piazza, ma nemmeno a compromettere la salute di Berlusconi. Non una presa di posizione forte. Non dico accusando aprioristicamente la Cdl. Ma nemmeno chiedendo una verifica rigorosa dei risultati. E’confortante quanto un tg di Fede, per un elettore dell’Unione, sentire che certe richieste sono avanzate da Bondi e Cicchitto, mentre Bertinotti seda e tranquillizza. Perché, delle due l’una: o siamo di fronte ad una cazzata colossale, che può ritorcersi in primo luogo contro lo stesso centro-sinistra, e allora non si spiega l’inerzia dell’Unione. Oppure, i nostri paladini si trovano all’interno di un sistema che non fa comodo nemmeno a loro smascherare; in fin dei conti, se così fosse, non sarebbe lo stesso sistema che li ha finora legittimati?

Ma insomma, forse non è il caso di farsi troppe illusioni. Del resto, ricordiamolo, siamo davanti a gente che trova appassionante sapere come la pensa la signora Fassino sulla droga.

Andrea Luchetta

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