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Ti parrà strano, però questo disco non l’ho ascoltato per nulla. Ultimamente non piove poi così spesso e voglio aspettare, tante volte un’idea è più importante del lavoro in cui s’esprime. Le cose sgretolano, si rovinano, passano. Con un po’ di pazienza invece l’idea può restare. Ti parrà strano Dean, scrivere di un disco che non ho mai ascoltato. Però io già me ne sono innamorato, perché sono molto naif e senza troppe pretese lo capisco. Capisco come ci si deve sentire se il tuo migliore amico si schianta da qualche parte a metà strada tra gli anni sessanta e l’eternità, proprio un attimo prima della festa che finisce; non era il momento Dean, ma chi avrebbe detto che avremmo dovuto appendere le tavole da surf al chiodo e vendere i nostri dischi dei Beach Boys, tagliarci i capelli e finircene in Vietnam senza mai avere avuto un mercoledì da leoni? E allora Jan, che fino a quel momento ha tenuto le redini del gruppo ben salde finisce fuori strada, ok, è paralizzato su un letto d’ospedale ed è in coma, ok, e non suonerà mai più. Mai più feste, pianti, risate, ragazze e chitarre, litigi e sogni, è l’estate, un altro bicchiere di vino e poi basta, la corsa ha superato il corridore; è stato tutto così improvviso Dean, ora che altro ti resta?, e tu pensi alla pioggia perché altrimenti non riusciresti a rispondere. Ti rinchiudi nel tuo studio casalingo e registri un disco di cover, e tutte parlano della pioggia, soltanto della pioggia.

Ti dirò, Dean, io il tuo disco non l’ho mica ascoltato ancora. Ce l’ho qui, davanti a me, ancora bello chiuso e impacchettato, perché ora non piove e seguo il tuo consiglio, preferisco aspettare e tenerlo da parte. Un giorno che pioverà potrei averne bisogno. E sai perché ne parlo adesso? Soltanto per la pioggia, Dean, perché appena ho letto il titolo la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un qualche pomeriggio da bambino alla fine di agosto, chissà quando molto tempo fa, le prime gocce piovono dal cielo e lavano via dalla pelle la polvere ed il sole, e tu sai che l’estate volge al termine e ha un buon profumo mentre svanisce. L’ho perfino ordinato il tuo disco, Dean, l’ho fatto venire apposta qui perché in giro non lo si trova, e l’ho fatto solo per quel motivo. Perché per un attimo m’è parso di vederti, non come sei veramente o com’eri a vent’anni mentre lo registravi, no; ti vedo a cinque o sei anni con una bella chioma bionda ordinata che tua madre ogni mattina con cura ti pettina, ti vedo in un giorno d’estate ma non giochi mai, non sei in riva alla spiaggia o per strada, ma disteso sul tuo letto ed osservi le finestre rigarsi di pioggia. Perché l’estate non dura per sempre e soprattutto non torna, ci saranno altri anni, però è un peccato, Dean, è un vero peccato.

Il tuo disco non l’ho ancora ascoltato e non posso dir altro, è lì ad un lato della scrivania ed aspetta che arrivi il suo giorno di pioggia. Non c’è fretta, capita prima o poi ed allora sai che in qualche modo devi rimetterti in spalla la vita e pensarci da solo; lo fanno tutti e puoi solo sperare di dimenticare in fretta l’estate e vuoi saperla una cosa? – Dean,

spero di non trovarci nessun arcobaleno.

Rodolfo Toè

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Uno dei primi giorni del mio stage alla rappresentanza italiana presso l’OSCE a Vienna il mio responsabile mi disse che ognuno dei tre periodi di stage ha un evento importante: autunno-inverno la Ministeriale, estate la festa del 2 giugno, e inverno-primavera il Ballo di Carnevale.

Io ero capitata nel periodo della festa del 2 giugno, ma mi era sembrato un vero peccato aver perso un’occasione come quella di andare ad un ballo nel palazzo imperiale di Vienna, città dove i balli sono un’istituzione.

 Così sono riuscita a ottenere l’invito: e qui comincia il bello. Perché ogni ragazza, anche la meno femminile, sogna sempre di andare ad un ballo, di vestirsi come una principessa e ballare un valzer con il principe azzurro. Allora ha inizio la caccia al vestito, agli accessori, alle scarpe: vestito da sera, scialle, tacchi alti, pochette, gioielli.

 Ed eccoci a Vienna. Due principesse davanti all’Hofburg, nervose come non mai, impaurite dal dover affrontare quei diplomatici con i quali abbiamo lavorato per 3 mesi, ma che tuttora incutono quel timore reverenziale proprio di questa casta. La tensione scema quasi subito: appena entrate si torna indietro all’estate, quando in quelle sale ci si andava per le riunioni e ci si restava dalla mattina alla sera. Si  capisce immediatamente che l’ansia da prestazione legata alla fatidica domanda “Ma i nostri vestiti saranno appropriati?” risulta inutile, dato che il buongusto italiano vince sempre. Infatti mentre gli uomini sfoggiano il frac, un completo, o ancor meglio la divisa da cerimonia, molte delle signore non si distinguono per una scelta di abito appropriata: c’era chi aveva un vestito da cocktail (inappropriato), chi aveva un vestito evidentemente troppo piccolo (cattivo gusto), e chi aveva il vestito identico ad altre tre (poca fantasia).

 Tra i primi che riconosco tra la folla ci sono i diplomatici italiani, che ci accolgono con grande calore: il tempo di scambiarsi i convenevoli e fare un breve riassunto dei mesi precedenti, che veniamo interrotti dal cerimoniere che dalla cima delle scale addobbate da cascate di fiori annuncia l’inizio del ballo. Si salgono le scale tra fiori e giovani militari sull’attenti, con lunghe e doverose pause per le foto di rito, e finalmente si arriva alle sale: una rutilanza di luci, di tavole imbandite, camerieri che sistemano gli ultimi dettagli.

 E così ha inizio lo spettacolo. Le debuttanti fanno il loro ingresso trionfale, anche se con alcune cadute di stile, come una collana nera su abito bianco e degli evidenti problemi di coordinazione tra le coppie, e si aprono le danze: ballare il valzer a Vienna è un must, figuratevi dentro al palazzo imperiale!

Ormai eravamo all’Hofburg da quasi due ore, la fame iniziava a farsi sentire pesantemente, ma di cibo non ce n’era quasi traccia, solo un buffet un po’ improvvisato di specialità tipiche della Grecia, che quest’anno detiene la Presidenza dell’OSCE. Un po’ sconsolate cerchiamo comunque di tornare al nostro tavolo, e lì notiamo finalmente che la cena è iniziata: un buffet molto ricco, di specialità greche e ceche ( dato che la presidenza EU è della Rep. Ceca questo semestre). Bisogna dire che un dubbio ci attanagliava fin da quando avevamo scoperto che la cena era inclusa nel biglietto del Ballo: avremmo ritrovato le “Tartine dell’OSCE” che tanto ci avevano saziato e allo stesso tempo nauseato durante l’estate, o saremmo state graziate da un buffet più ricco e quasi quasi, più gustoso? Beh, la risposta è arrivata in fretta: alla vista sembrava un grande salto di qualità, ma all’assaggio si capiva che il catering era sempre quello di un tempo, applicato però a culture culinarie differenti.

  Tra una chiacchierata tra vecchi compagni di stage e la conoscenza dei compagni di tavolo si è arrivati ben presto alla mezzanotte, che come da programma riservava una sorpresa: era infatti prevista l’estrazione tra i biglietti venduti per la serata dei fortunati che avrebbero vinto dei viaggi in centri benessere di lusso nelle varie isole greche (ovviamente avevamo 4 biglietti, ma nessuno era vincente) seguito da uno spettacolo di musica e balli tipici greci. Questa è stata la parte più divertente della serata , perché se in una sala si ammiravano dei ballerini pseudo greci (Evan, il mio amico della presidenza, mi ha confermato che solo 3 tra il gruppo musicale e il corpo di ballo erano greci, gli altri erano austriaci doc) che si sbizzarrivano in canti e balli, coinvolgendo gli ambasciatori in un sirtaki un po’ stentato e  portando una ventata di Mediterraneo nella fredda capitale asburgica, nella sala adiacente un’altra orchestra suonava brani tra i più disparati, dai Beatles a alla colonna sonora di Nove Settimane e mezzo, da Asereje a What a Wonderful World. Ed è stato in quest’ultima sala che i diplomatici, sempre composti, hanno lasciato fuori la veste di diplomatico, per mostrare loro stessi, lanciandosi in balli sfrenati, che mi ricordavano le feste dei miei genitori e dei loro amici, a colpi di rock ‘n’ roll e musica anni ’70.

 Così al momento di andarsene verso un’altra festa, lasciamo questo meraviglioso palazzo e questa festa, finalmente diventata genuina e poco formale, che anche se di ballo viennese tradizionale, come ha detto la mia esperta in materia, ha ben poco, rappresenta perfettamente lo spirito dell’organizzazione che l’ha organizzata.

 

Leonetta Pajer

Settembre, il mese della fine dell’estate, della vendemmia, della burocrazia e degli esami d’ammissione.

Ogni anno, ogni rientro dalle vacanze, ci si scontra inevitabilmente con questo signor Settembre. E bisogna farci in qualche modo i conti. Bisogna finire quello che è rimasto in sospeso prima delle vacanze e prima che (ri)comincino le lezioni, ci sono sempre le domande e bollettini da pagare e controllare, ci sono gli ultimi esami dell’anno da completare e ci sono anche gli esami d’ammissione.

Per questi ultimi fortunati è stata l’estate della maturità e della fine del liceo, delle vacanze veramente meritate e la vostra prima estate da “maggiorenni e maturi”. Ora scordatevi i 3 mesi estivi di libertà, appartengono al liceo, qui in estate si suda sui libri, e solo chi è stato veramente bravo può forse gustarsi le vacanze a partire da luglio.

Per l’esame di ammissione al SID 2008 si parla di circa 240 candidati, per 120 posti disponibili. Ottimi numeri, considerando il calo dei candidati nei due anni precendenti. Ma quest’anno ci sarà una novità ad accompagnare i candidati all’ammissione al SID, uno sportello informativo organizzato dall’ASSID (Associazione Studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche) con la collaborazione di tutte le Associazioni Studentesche presenti a Gorizia, per consigliare e informare i candidati, i “Futuri Studenti Universitari”, nel loro ingresso nel mondo dell’università.

Buon rientro dalle vacanze, in bocca al lupo per gli esami e buon inizio del nuovo anno accademico!

Scarica il Foglio Informativo dell’ASSID

Diego Pinna

Flickr Photos

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