You are currently browsing the tag archive for the ‘età’ tag.

Nel pubblico impiego, uomini e donne in pensione a 65 anni

Dopo esser stata condannata con sentenza della Corte di Giustizia Europea, l’Italia deve trovare una soluzione alla disparità d’età pensionabile tra uomo e donna nel pubblico impiego.

Attraverso l’informativa al Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso, il Ministero della Pubblica Amministrazione, per voce del suo Ministro Brunetta, lancia un segnale di allarme: in caso di inattivismo legislativo a seguito della sentenza, i lavoratori di sesso maschile potrebbero “adire il giudice nazionale per ottenere la concessione della pensione di vecchiaia a 60 anni”, attraverso una parificazione al ribasso.

Visti i danni, in primis economici, di una tale deriva, già ad inizio gennaio il Ministro del Welfare Sacconi si esprimeva in favore di un’equiparazione dell’età pensionabile, da mettere in atto con “flessibilità e gradualità”.

Rimanendo fedele a tale idea, il Governo ha inviato la settimana scorsa una bozza di riforma alla Commissione Europea, la quale prevede un aumento graduale dell’età pensionabile delle donne a partire dal 2010, fino alla totale parificazione nel 2018. Il testo, denominato “elevazione dell’età pensionabile per le dipendenti pubbliche”, sostituirà quanto previsto dalla vigente legge n. 335 del 1995, fatti comunque salvi gli specifici ordinamenti (tra cui quello diplomatico).

La misura di legge vuole avere diverse finalità. Innanzi tutto, vuole e deve rispondere ad una sentenza UE alla quale l’Italia difficilmente si sarebbe potuta svincolare. In secondo luogo, una finalità puramente finanziaria: tale misura permetterebbe infatti risparmi per le casse pubbliche pari a 2,3 miliardi di euro in 8 anni. Infine, un’attuazione ancora più approfondita delle pari opportunità nel nostro Paese, argomento che in molti settori risulta “trascurato”.

Leggendola in maniera oggettiva, vien da pensare che una tale misura debba essere accolta a braccia aperte. Eppure, gran parte della società si è ribellata in questi giorni, fino a parlare, addirittura, di “accanimento contro le donne”, da parte del principale sindacato italiano, la CGIL, al quale si è accodata anche la UGL. Eppure, ci si sorprende che i sindacati, proprio loro, si “accaniscano” su una misura di parificazione. Credo che molti concordino, nel leggere le note informative che hanno divulgato tali sindacati, che ancora persistono molti ostacoli alla parità, tra cui gli ostacoli alla carriera, la disparità salariale, il mobbing e, non per ultima, la fondamentale questione della maternità, che bisognerebbe tutelare maggiormente. Ciò nonostante, mi sembra difficile buttare tutti questi temi in un unico calderone o legarli uno all’altro come fossero complementari.

La differenza di età non si giustifica più all’interno di uno stato sociale che sì, deve tutelare la donna al lavoro, ma non può riconoscere il fatto di avvantaggiarla in età di pensionamento considerando la maternità, tra le altre cose, un ostacolo o uno svantaggio. L’errore è insito e, certo, base di opportunismo. Dal lato dei sindacati, la politica della “spada tratta” in favore dei propri iscritti dovrebbe essere ammorbidita. Ne va della loro credibilità in fase negoziale. Da parte degli altri partiti, quali la Lega, che ha approfittato una volta di più, a poco tempo dalle elezioni europee, per dare contro all’Unione Europea, mi sembra un becero motivo per fare demagogia.

Edoardo Buonerba

edoardo.buonerba@sconfinare.net

Qui, su Sconfinare non sono mai mancate le denunce agli sprechi, alle ingiuste sottrazioni di corsi che andavano e tutt’ora vanno a minare le peculiarità di un Corso di laurea come quello in Scienze Internazionali e Diplomatiche.
Nella quasi totalità dei casi Professori ed Istituzioni universitarie hanno sempre motivato tali scelte al ribasso, non come scelte di tipo “politico” ma bensì come conseguenza di problematiche di tipo prettamente economico che non permettevano la presenza di particolari Professori a contratto o di particolari corsi complementari. Se poi ritorniamo con il pensiero nella nostra realtà locale, spesso si è detto che una regione piccola come il Friuli Venezia Giulia ed al suo interno un’Università come quella di Trieste, non si possono assolutamente permettere doppioni, non si possono assolutamente permettere corsi dove partecipano non più di cinque ragazzi. Se a quanto fin qui detto aggiungiamo le varie, e spesso incomprensibili, riforme del mondo universitario allora il gioco è fatto.
Allora, o te ne fai una ragione, e ti dici “ bhè bisogna tirar la cinghia”; e allora anche se un po’ incavolato vai avanti e cerchi di tirare fuori il meglio da quello che resta, oppure prendi e vai da un’altra parte.
Ma nel caso fossi rimasto qui, ti può capitare di tutto. Ti può anche capitare (come è successo a me) di leggere per caso “Il Piccolo” e scoprire con grandissimo stupore che: “L’università della terza età attiva corsi di lingua cinese”.
Come… Corsi di cinese??
Il cinese, lingua strana, qui al S.I.D. l’hanno tolto dal piano di studio circa due anni fa, a causa dei soliti problemi di bilancio e delle solite normative ministeriali, che obbligano a riformare i curricula. E chissenefrega se il cienese lo parlano più di un miliardo di persone, e chissenefrega se secondo molti sarà una delle lingue fondamentali per il futuro. La realtà è che noi qui oggi non possiamo studiarlo perché non rientra più nel nostro piano di studio.
Detto ciò mi chiedo: ma com’è possibile che a Gorizia possa partire un corso di lingua cinese, con tanto di lettrice, per i frequentanti dell’università della terza età?
Vabbè che qui i vecchi ed i pensionati pullulano, ma di questi quanti andranno a frequentare un corso di lingua cinese?? Più o meno di cinque…
Ma soprattutto a che scopo? Cultura personale? Tempo libero? Hobby? Oppure si stanno preparando per sbarcare in massa a Pechino per le Olimpiadi 20008?
Sia ben chiaro, le università della terza età hanno tutto il diritto di fornire nozioni anche a chi, magari, a vent’anni era costretto a lavorare, però questo non giustifica ciò che è accaduto: da un lato noi non possiamo studiare il cinese, mentre dall’altro i pensionati lo possono fare.
Sembra una riproposizione al contrario di certe tematiche legate al ’68. Penso prima di tutto al diritto allo studio. Infatti in quegli anni i giovani chiedevano, ai loro padri e ai loro “vecchi” garanzie e diritti nei loro confronti; mentre oggi sembrano essere i “vecchi” (quelli che nel ’68 avevano circa vent’ani) a chiedere ulteriori diritti, però sempre nei loro confronti. Il problema è che questa continua richiesta di diritti e garanzie, al giorno d’oggi no fa altro che penalizzare i loro stessi figli, cioè noi!
E’ evidente e chiaro, che nel caso specifico, non c’è alcun legame diretto tra la nostra Università e l’Università della terza età di Gorizia; però se pensiamo che in ogni provincia d’Italia è presente un università per anziani, i soldi spesi e gli investimenti fatti cominciano ad essere tanti.
Sembra una situazione assurda e paradossale, ma purtroppo è la mera realtà di un Paese “allo sbando” che pensando sempre a sindacati e pensioni non ha le ben che minima idea di che cosa fare dei suoi giovani, cioè del suo futuro!

Marco Brandolin

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 11.476 hits