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Assegnato a Fabrizio Gatti, autore di Bilal, Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi

E’ sempre di grande emozione la serata della consegna del Premio Terzani che si svolge a Udine ormai da quattro anni nell’ambito della manifestazione Vicino Lontano. Quest’anno la serata del 17 maggio 2008 lo è stata ancor di più: una Angela Terzani Staude commossa ha letto la motivazione della giuria che ha stabilito vincitore Fabrizio Gatti, scrittore e giornalista dell’Espresso, per il suo libro “Bilal, il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi”. E’ stato il premio che secondo Angela Terzani  si è probabilmente avvicinato di più a Tiziano: al suo spirito giornalistico e umano. La giuria, composta da Giulio Aselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Ettore Mo, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz ha riconosciuto all’autore di Bilal “qualità professionali ormai dimenticate nel giornalismo e rare qualità umane”.
Fabrizio Gatti ha più volte condotto inchieste sotto copertura e testimoniato tramite queste le tragiche vicende di prostitute, lavoratori in nero, immigrati clandestini. Vestendo i panni di Bilal, Fabrizio, da Agadez, in Niger, comincia il suo viaggio da immigrato clandestino verso l’Italia. Attraversa il deserto  su un camion stracolmo di persone, assiste e subisce i soprusi dei militari che pretendono denaro da ogni passeggero. La situazione degli immigrati è complicata dagli accordi tra i governi sull’immigrazione, più volte si fa riferimento a quello italo-libico. Il viaggio della speranza, già viaggio di disperazione, è ormai viaggio della disillusione. E il disincantamento aumenta entrando nel CPT di Lampedusa. Fabrizio Gatti nella gabbia di Lampedusa resta una settimana: questo centro è “la vergogna della nostra democrazia”. Bilal ottiene il foglio di via e inizia a lavorare come immigrato clandestino, prima al Nord e poi al Sud, raccogliendo pomodori in Puglia. L’esperienza di lavoro è un continuo di violenza e umiliazioni perpetrate dai caporali. Infine, Bilal compie il viaggio a ritroso e torna con gli immigrati respinti dalla Libia nel deserto.
Bilal è un libro straordinario, Fabrizio Gatti è una persona stupenda, come continuavano a ripetere tutti quelli che gli si avvicinavano per ringraziarlo del coraggio e dell’onestà del suo essersi trasformato completamente in Bilal.
Gli immigrati sono al tempo stesso i nuovi eroi e i nuovi schiavi.

Giulia Cragnolini

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